Paolo Mazza

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Paolo Mazza
Mazza 2.jpg
Mazza presidente della SPAL
Nazionalità Italia Italia
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore
Carriera
Squadre di club1
???? Portuense
Carriera da allenatore
1933-1936 Portuense
1936-1937 SPAL
1937-1938 Molinella
1938-1939 Portuense
1939-1942 Bianco e Nero.svg Ferrara
1962 Italia Italia
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Paolo Mazza (Vigarano Mainarda, 21 luglio 1901Ferrara, 31 dicembre 1981) è stato un allenatore di calcio e dirigente sportivo italiano.

La sua carriera è legata prevalentemente alla SPAL e comunque al grande calcio degli anni cinquanta e sessanta.

Calciatore ed allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Mazza nasce a Vigarano Mainarda ma si trasferisce giovanissimo a Portomaggiore, comune del medio ferrarese, agli inizi del XX secolo dedicandosi fin da giovanissimo ad una carriera da elettricista. Gioca anche a calcio senza grande successo nella squadra di Portomaggiore, la Portuense. Con la compagine rossonera milita negli anni venti e trenta in campionati minori e, una volta dismessa la maglia da calciatore, ne diviene allenatore in Serie C.

Nel 1936 viene chiamato per la prima volta ad allenare la SPAL caduta in Serie C. Mazza la condurrà al terzo posto sfiorando la promozione in Serie B e tornerà nella medesima società nel 1939 ad allenarla. Nel frattempo la SPAL aveva mutato il proprio nome in Associazione Calcio Ferrara. Nel dopoguerra Mazza - che nel frattempo ha strutturato la sua impresa impiantistica - diviene prima direttore sportivo della rinata SPAL e successivamente, nel 1946, presidente della società.

Presidente[modifica | modifica wikitesto]

A cavallo fra gli anni quaranta e cinquanta Mazza valorizza numerosi giovani calciatori fino a quel momento sconosciuti e nel 1948 vende alla Lazio Bruno De Lazzari, Serafino Montanari e il portiere Marco Brandolin mentre alla Fiorentina cede il capocannoniere Egisto Pandolfini - acquistato per 3 milioni di lire e rivenduto a 16 milioni[1] dopo che ha segnato 20 reti nel girone B della Serie B e che successivamente giocherà 21 partite segnando 9 reti in Nazionale della quale divenne, per un periodo, il capitano - che spiccano il volo in Serie A. L'anno successivo è il turno di Attilio Frizzi che con 25 gol è nuovamente capocannoniere e passa quindi al Torino e Valentino Valli al Como e nel 1950 quello della coppia d'attacco De Vito-Ciccarelli (pagato 700 000 lire) che vengono ceduti alla Triestina per 35 milioni[1].

Mazza, ultimo in piedi a destra con il cappotto, presidente della SPAL nel campionato 1945-1946.

Nel 1952 tocca a Fulvio Nesti che, acquistato per 700 000 lire, passa all'Inter per 40 milioni[2]. Successivamente Nesti andrà in Nazionale e nella squadra nerazzurra giocherà 123 partite di campionato vincendo due scudetti. Sempre nel 1952 Andrea Marzani va al Torino.

Il ritorno in Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1951, con Mazza presidente, la SPAL ritorna in Serie A - la prima volta da quando era stato istituito nel 1929 il girone unico - con una squadra guidata da Antonio Janni, che inanella 20 risultati utili consecutivi di cui 18 vittorie.

Nel 1953 Mazza compie due importanti colpi di mercato: vende al Napoli Ottavio Bugatti per 55 milioni[3] ed alla Lazio Alberto Fontanesi. Viene inoltre ceduto al Genoa il danese Niels Bennike. Questi ulteriori movimenti di mercato, con buone plusvalenze, gli consentono di mantenere la SPAL in Serie A per tredici anni consecutivi. Si consacra quindi la leggenda del Mago di campagna, che acquista sconosciuti in giro per l'Italia per farli diventare grandi calciatori.

Sempre nella prima metà degli anni cinquanta lancia e cede successivamente calciatori del calibro di Rinaldo Olivieri alla Lazio che approda successivamente all'Atalanta, Gianfranco Dell'Innocenti all'Udinese, Giorgio Bernardin - che nel 1954 passa all'Inter oltre al cartellino di Pietro Broccini e Sergio Morin - e molti altri ancora.

Contribuì a modernizzare in modo sostanziale il calciomercato: insieme a Renato Dall'Ara presidente del Bologna e al principe Raimondo Lanza di Trabia, presidente del Palermo, divenne il vero inventore del calcio mercato che, a partire dalla fine degli anni cinquanta, ebbe a Milano una sede fissa.

Grazie al grande fiuto scopritore di giovani talenti del suo presidente Paolo Mazza, nel 1958 la Spal fornì all'allora Nazionale Italiana Under-19 uno degli ultimi suoi azzeccati acquisti; Roberto Oltramari proveniente da Sustinente in provincia di Mantova. Quella nazionale in cui militarono alcuni altri giovani di nome Enrico Albertosi, Mario Corso, Sandro Salvadore, Bruno Bolchi, Mario Trebbi ed altri ancora, partecipò al Campionato Europeo di categoria giocato in Lussemburgo che l'Italia vinse laureandosi campione d'Europa, battendo in finale l'Inghilterra per uno a zero proprio grazie al gol di Roberto Oltramari della Spal. A Paolo Mazza quindi, va in parte riconosciuto il merito di quella vittoria, grazie ad una sua ennesima scoperta.

Nel 1959 Mazza portò a Ferrara l'argentino Oscar Massei e lo trasformò da centravanti in regista. Giocò con la SPAL 210 partite in Serie A detenendo, assieme ad Aulo Gelio Lucchi, il record di presenze spalline nella massima serie e con 47 reti ne è il capocannoniere.

Ma Mazza a Ferrara portò anche altri giocatori all'apparenza agli sgoccioli della propria carriera o in fase ritenuta declinante, che vissero invece nella città estense una seconda giovinezza come Cervato, Rancilio, Trevisani, Cominelli, Bertocchi, Biagiotti, Guaita, Carlini, Pellicari, Colombi, Dal Pos, Badiali, Quaresima, Delfrati, l'ungherese Vinyei, gli svedesi Lofgren, Sandell e Ekner, il turco Bülent, il danese Ørnvold, Mialich, Cappa, Titta Rota, Villa, Ganzer e l'ex viola Vitali. Successivamente con Mazza giungeranno a Ferrara alla soglia dei trent'anni anche Bagnoli, Muzzio, Bean e Bianchi.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Mazza premia il presidente della Juventus Giampiero Boniperti nel 1973 in occasione di una partita di Coppa Italia tra SPAL e Juventus. Sullo sfondo Elio Rinero

Il primo ciclo della SPAL in Serie A si chiude nel 1964 ed in quei tredici anni Mazza sforna nuovi campioni come, fra i tanti, Busnelli, Castoldi, Stefanini I, Costantini, Zaglio, Carpanesi, Picchi, Bozzao, Novelli, Malatrasi, Morbello, Balleri, Gori, Bigon, Dell'Omodarme, Morin, Di Giacomo, Bui, Micheli, Corelli, Gasperi, Rozzoni, Muccini, Olivieri, Reja, Galli, Pasetti, Innocenti, Reif, Giovanni Improta e Capello, prelevato dal Pieris. Capello, acquistato per 2 milioni di lire, venne rivenduto nel 1968 alla Roma per 250 milioni.[4]

Dopo un anno di purgatorio la SPAL di Mazza torna nel 1965 in Serie A dove rimarrà sino al 1968. Poi un'ulteriore retrocessione in Serie C dove la SPAL resterà sino al 1973 per tornare fra i cadetti con Mario Caciagli allenatore e Franco Pezzato cannoniere. Mazza resterà presidente della squadra sino al 1976 quando, in modo poco elegante, verrà costretto alle dimissioni dalla società.[5]

In questi ultimi anni Mazza comunque riuscirà a lanciare Renato Cipollini, Giuliano Bertarelli, Roberto Marconcini, Domenico Parola, Paolino Stanzial, Arturo Bertuccioli, Gianfranco Casarsa, Oscar Righetti, Ruben Buriani, Bruno Zanolla, Giuliano Musiello, Ugo Tosetto, Luigi Delneri, Ferdinando Donati, Tiziano Manfrin e Sergio Domini.

Mazza morì il 31 dicembre 1981 ed è stato sepolto nel cimitero di Ferrara.

La Nazionale e gli incarichi federali[modifica | modifica wikitesto]

Mazza viene premiato dal presidente della Federcalcio Franco Carraro

Mazza ricoprì numerosi incarichi federali, grazie anche alla solida alleanza stabilita con il presidente della FIGC, il ferrarese Giuseppe Pasquale presidente dal 1961 e sino al 1966. Tra questi incarichi ricordiamo la vicepresidenza della Lega Calcio ma soprattutto l'occasione di guidare con Helenio Herrera e Giovanni Ferrari in un primo breve periodo,[6] e con Ferrari poi,[7] la Nazionale italiana che risultò esclusa dopo la prima fase eliminatoria, ai Mondiali di Calcio del Cile nel 1962. Quest'ultima avventura fu segnata dall'arbitraggio, rimasto tristemente famoso, dell'inglese Ken Aston in quella che venne definita come la "Battaglia di Santiago". Il suo bilancio come CT resta comunque ragguardevole: su 5 partite 3 vittorie, 1 pareggio e un'unica sconfitta, quella con il Cile appunto, che gli fece dire amaramente: Non ho fatto nessun fiasco, ho perso 1 partita in 9 uomini dopo 13 minuti, tutto qui.[2]

L'occasione di guidare la Nazionale, in coppia con Giuseppe Viani, era per la verità già stata prospettata a Mazza alcuni anni prima, ma egli rifiutò apparentemente per volersi dedicare alla SPAL, ma forse perché non voleva affiancarsi allo scomodo Viani, preferendo successivamente il tandem con il ben più accomodante Ferrari. Curiosamente con Mazza e Ferrari avrebbe dovuto sedere sulla panchina azzurra anche Helenio Herrera che prima accettò l'incarico ma successivamente, per le differenze caratteriali con Mazza e la sua riluttanza nell'accettare condizionamenti, rifiutò.[senza fonte] Mazza è stato anche, nel 1965, selezionatore dei 2 incontri che la rappresentativa italiana di Serie B ha giocato in quell'anno.

I rapporti con gli allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Targa che ricorda Paolo Mazza posta nel 1982 sotto la tribuna dello stadio di Ferrara.

Numerosi furono gli allenatori che con Mazza guidarono la SPAL. Bisogna ricordare che Mazza, in possesso del patentino di allenatore, andò anche per lunghi anni in panchina e nei suoi confronti, nel 1966, scattò l'espulsione da parte di Concetto Lo Bello che a Genova gli impedì di restare in panchina affiancando l'allenatore. Tra questi si ricordano Euro Riparbelli, Guido Testolina, Antonio Janni, Fioravante Baldi, Bruno Biagini, Luigi Ferrero, Giovan Battista Fabbri, Francesco Petagna, Serafino Montanari, Paolo Tabanelli, Giacomo Blason, Tito Corsi, Umberto Pinardi e Cesare Meucci. L'unico che seppe imporsi veramente senza essere cacciato fu Mario Caciagli. Mazza tenne Caciagli per tre anni soprattutto perché era entrato nella leggenda spallina per la calmorosa rimonta che seppe orchestrare nel 1973 con la conseguente promozione in Serie B, ma colse l'opportunità, al primo risultato avverso, di avvicendarlo e riprendere il controllo della squadra affidandola al più remissivo Guido Capello. Mazza non si avvalse mai di alcun direttore sportivo.

Eventi particolari[modifica | modifica wikitesto]

Nell'era Mazza la SPAL vinse lo scudetto Primavera nel 1965 e quello De Martino nel 1968. Quei trofei vinti dalla SPAL testimoniano la grande importanza che il suo presidente assegnò al vivaio giovanile, sino al punto da costruire a Ferrara il Centro Giovanile di Addestramento, esempio di incredibile lungimiranza poi imitato da club ben più importanti e facoltosi di quello emiliano.

Venne anche insignito del titolo di Commendatore.[8]

A seguito della sua morte gli venne intitolato, nel 1982, lo stadio di calcio di Ferrara e successivamente, in onore dei tanti ragazzi del vivaio lanciati da Mazza, la società biancoazzurra iniziò ad organizzare ogni anno a primavera, un torneo di calcio a lui dedicato.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La Spal "fabbrica" di campioni - "La Stampa", 7 ottobre 1958
  2. ^ a b È morto Mazza, padre della Spal- "La Stampa", 2 gennaio 1982
  3. ^ www.pianetaazzurro.it/ottaviobugattileroe.htm
  4. ^ Articolo de "L'Unità sulla Spal
  5. ^ Mazza lascia la Spal - articolo de "La Stampa", 21 dicembre 1976
  6. ^ Mazza resta - Giulio Accattino su "La Stampa" 9 marzo 1962
  7. ^ Mazza e Ferrari responsabili della squadra azzurra in Cile - G.Na. su "La Stampa" 6 aprile 1962
  8. ^ Il commendatore Paolo Mazza 'l'inventore' del calciomercato Calcio-giocato.com
  9. ^ Articolo de "La Nuova Ferrara