Armando Picchi

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Armando Picchi
Armando Picchi con la maglia dell'Inter.jpg
Picchi all'Inter nella stagione 1966-1967
Nazionalità Italia Italia
Altezza 171 cm
Peso 71 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex difensore)
Ritirato 1969 - giocatore
1971 - allenatore
Carriera
Giovanili
19??-19?? Rosso e Blu.png San Frediano
1949-1954 Livorno
Squadre di club1
1954-1959 Livorno 99 (5)
1959-1960 SPAL 27 (1)
1960-1967 Inter 205 (1)[1]
1967-1969 Varese 46 (0)
Nazionale
1964-1968 Italia Italia 12 (0)
Carriera da allenatore
1968-1969 Varese
1969-1970 Livorno
1970-1971 Juventus
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 
« Spalle larghe [...], muscoli definiti, come se il fisico fosse la rappresentazione perfetta del carattere. Le spalle larghe, Picchi le aveva, era uno senza paura. Libero davvero, nel nome dell'Inter. »
(F.C. Internazionale Milano, 13 giugno 2014[2])

Armando Picchi (Livorno, 20 giugno 1935San Romolo, 26 maggio 1971[3]) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore. È considerato uno dei migliori liberi nella storia del calcio italiano.[4]

Ha iniziato la sua carriera tra le file del Livorno, dove è rimasto per cinque anni (dal 1954 al 1959) affermandosi come terzino destro, prima di trasferirsi alla SPAL. Nel 1960 è approdato all'Inter, dove ha iniziato a ricoprire il ruolo di libero, militandovi fino al 1967 collezionando in totale 257 presenze e 2 reti. Da capitano (succedendo a Bruno Bolchi nel 1962) ha conquistato tre campionati italiani nonché due Coppe dei Campioni e altrettante Coppe Intercontinentali. Ha concluso la sua carriera nel 1969 giocando per il Varese. Meno fortunata l'esperienza con la Nazionale, con la quale ha esordito nel 1964 senza tuttavia prendere parte ad una rassegna mondiale o continentale.

Da tecnico ha guidato dapprima il Varese (nella doppia veste di allenatore e giocatore) e poi, una volta terminata definitivamente l'attività agonistica, il Livorno. Nel 1970 è chiamato dalla Juventus, che ha guidato con buoni risultati fino alla prematura scomparsa avvenuta nel 1971.

A livello individuale, detiene assieme ad altri cinque compagni il primato di presenze in Coppa Intercontinentale con la maglia dell'Inter (cinque[5]). Nel 1971, è stato insignito dalla Federazione italiana della Targa d'oro alla memoria. Sempre nel 1971 è stato istituito il Trofeo Nazionale di Lega "Armando Picchi".[6]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Picchi in nerazzurro assieme al "Mago" Helenio Herrera. Il tecnico argentino fu l'artefice del suo spostamento da terzino a libero; tuttavia, col tempo, il loro rapporto s'incrinò fino alla rottura.[4]

Iniziò la carriera giocando da attaccante o mediano, venendo successivamente arretrato in difesa da Mario Magnozzi durante i suoi anni a Livorno.[4] Si affermò quindi come terzino destro, ruolo in cui si mostrò grintoso e scattante, segnalandosi anche per la propensione al gioco d'attacco.[4]

Col suo approdo a Milano venne gradualmente trasformato dall'allenatore Helenio Herrera in libero e, grazie alla sua grande personalità, posto al comando della retroguardia come una sorta di "allenatore in campo".[7][8] A tal proposito, Mario Gherarducci scrisse: «l'interpretazione che Armando fornisce del ruolo di "libero" è esemplare ma discussa. È lui l'ultima barriera davanti al portiere, è lui che non sguarnisce mai la difesa, è lui che calamita ogni pallone anche senza essere un fenomeno nel gioco aereo».[4] Questo stile di gioco, che lo portò a limitare notevolmente le sortite offensive, fu una delle cause delle poche apparizioni di Picchi in Nazionale: Edmondo Fabbri, commissario tecnico dell'Italia dal 1962 al 1966, lo riteneva infatti troppo difensivista, e dello stesso avviso era il centrocampista azzurro Gianni Rivera.[4][9]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

« Non era il capitano perché la società gli aveva dato la fascia, era il capitano perché era il nostro punto di riferimento. »
(Sandro Mazzola, 2012[10])
Picchi in posa con la maglia dell'Inter, laureatasi campione d'Italia l'anno prima.

Debuttò nel Livorno nella stagione 1954-1955, ottenendo rapidamente il posto da titolare dopo lo spostamento da mezzala a terzino. Rimase in Toscana per cinque stagioni, giocando 105 partite con 5 gol all'attivo. Nel 1959 fu ingaggiato dalla SPAL, allora militante in Serie A, voluto dal presidente Paolo Mazza che così trascrisse le sue impressioni sul giocatore: «terzino molto scattante, ottimo nel destro, più debole nel sinistro, un po' scarso nel gioco di testa. Ha tendenza a portarsi in avanti. Prenderlo subito».[4] Con la squadra biancazzurra si classificò al quinto posto in campionato, massimo traguardo raggiunto dagli spallini.

Al termine dell'annata l'Inter lo acquistò col pagamento di 24 milioni, oltre alla cessione definitiva di Oscar Massei, Enzo Matteucci e Ambrogio Valadè. Nella squadra nerazzurra iniziò a giocare da terzino destro, ruolo che già aveva ricoperto a Livorno e Ferrara. Conclusa la stagione 1961-1962, Helenio Herrera lo spostò al centro come libero, ruolo del quale in breve tempo divenne uno dei massimi interpreti. Dopo la partenza di Bruno Bolchi, nel 1964 divenne inoltre il capitano della squadra. Con la Grande Inter vinse tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe intercontinentali.

Dopo aver giocato in nerazzurro 257 partite complessive con 2 gol segnati, al termine della stagione 1966-1967 venne ceduto al Varese. Da qualche tempo, Picchi era ormai entrato in rotta con Herrera per via della ferrea disciplina pretesa da quest'ultimo; arrivato alla soglia dei 32 anni, nell'estate del 1967 il presidente nerazzurro Angelo Moratti cedette all'ultimatum del tecnico argentino («o via lui o via io») congedando il capitano nerazzurro, che non lesinò frecciate all'ex allenatore: «se l'Inter deve qualcosa al Mago, quanto deve il Mago a noi giocatori? Molto, forse moltissimo».[4] Con il club varesino disputò due annate in massima serie, nell'ultima delle quali si cimentò nel doppio ruolo di giocatore-allenatore prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo nel 1969.

Picchi all'ingresso in campo prima di Atalanta-Inter.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Esordì con la Nazionale italiana a Genova il 4 novembre 1964 in Italia-Finlandia 6-1, subito dopo essere diventato campione del mondo di club con l'Inter. Sotto la gestione Edmondo Fabbri non ebbe grande spazio e non venne convocato per il Mondiale del 1966.

Sotto la gestione Valcareggi, peraltro coadiuvato da Helenio Herrera, venne chiamato per tutte le partite delle qualificazioni agli Europei del 1968; il 6 aprile '68, durante Italia-Bulgaria, subì la frattura del bacino[4] e fu quindi impossibilitato a partecipare alla fase finale della manifestazione continentale. Il grave infortunio pose fine alla sua carriera in Nazionale;[7] quello rimase infatti l'ultimo incontro con la maglia azzurra, dopo aver collezionato 12 presenze: «peccato, avrei voluto proseguire sino al '70 per partecipare al Mondiale».[4]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

« Era un uomo intelligente e preparato, possedeva carisma, personalità, capacità persuasive e spiccate attitudini al comando. Sarebbe sicuramente diventato uno dei migliori allenatori d'Italia. »
(Giampiero Boniperti, 2001[4])
Picchi allenatore della Juventus nella stagione 1970-1971, pochi mesi prima della sua scomparsa.

Cominciò da allenatore-giocatore nel Varese nella stagione 1968-1969, quando per un solo punto la squadra biancorossa mancò la salvezza in massima serie. L'anno successivo, ritiratosi definitivamente dall'attività agonistica, subentrò ad Aldo Puccinelli alla guida del Livorno, in Serie B; prese la squadra della sua città in piena zona retrocessione, portandola a risalire la china fino al nono posto finale. Fin da queste prime esperienze, Picchi mostrò delle sapienti qualità in panchina,[7] che fecero presagire una carriera di pari livello a quella da calciatore.[4]

Lasciata la formazione amaranto, venne chiamato da Italo Allodi (già suo dirigente durante gli anni in nerazzurro) e Giampiero Boniperti alla Juventus,[11] per guidare una rinnovata formazione[7] composta in larga parte da promettenti elementi (tra cui gli ancora acerbi Bettega, Capello e Causio);[3] nella stagione 1970-1971, a 35 anni, era a sua volta il più giovane tecnico della Serie A.[12] L'azzardo pagò, coi torinesi che, mentre in campionato vissero sì una stagione di assestamento ma comunque nelle posizioni di vertice, in campo continentale inanellarono un ottimo cammino in Coppa delle Fiere.[3] Tuttavia, i sintomi della malattia che lo porterà alla prematura scomparsa lo costrinsero a lasciare la guida dei bianconeri già nei primi mesi del 1971,[13] sostituito da Čestmír Vycpálek:[14] la sua ultima presenza a bordocampo fu il 7 febbraio, a Bologna, espulso per proteste.[4] La giovane Juve da lui allestita – che, di fatto, gettò le basi per la plurivittoriosa formazione degli anni settanta – chiuse il torneo al quarto posto, raggiungendo quella finale di Coppa delle Fiere (persa contro il Leeds United) cui Picchi non poté assistere, spirato il giorno prima della sfida d'andata.[3]

La scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Scomparve infatti all'età di 35 anni, per le conseguenze di una forma di amiloidosi. Il giorno dei funerali, che si svolsero in forma pubblica nonostante il volere contrario della famiglia, l'intera cittadinanza di Livorno si fermò a rendergli onore; i negozi rimasero chiusi dalle 17:30 alle 19:00 in suo ricordo. Nel 1990 gli venne intitolato lo stadio comunale della città toscana.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Un suo ritratto è presente in Campioni livornesi di Rossano Vittori, un docufilm prodotto dall'Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d'Italia in collaborazione con Raiteche, Istituto Luce e Mediateca Regionale toscana.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
04/11/1964 Genova Italia Italia 6 – 1 Finlandia Finlandia Qual. Mondiali 1966 -
13/03/1965 Amburgo Germania Ovest Germania Ovest 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
18/04/1965 Varsavia Polonia Polonia 0 – 0 Italia Italia Qual. Mondiali 1966 -
01/11/1966 Milano Italia Italia 1 – 0 URSS URSS Amichevole -
26/11/1966 Napoli Italia Italia 3 – 1 Romania Romania Qual. Euro 1968 -
22/03/1967 Nicosia Cipro Cipro 0 – 2 Italia Italia Qual. Euro 1968 -
27/03/1967 Roma Italia Italia 1 – 1 Portogallo Portogallo Amichevole -
25/06/1967 Bucarest Romania Romania 0 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1968 -
01/11/1967 Cosenza Italia Italia 5 – 0 Cipro Cipro Qual. Euro 1968 -
18/11/1967 Berna Svizzera Svizzera 2 – 2 Italia Italia Qual. Euro 1968 -
23/12/1967 Cagliari Italia Italia 4 – 0 Svizzera Svizzera Qual. Euro 1968 -
06/04/1968 Sofia Bulgaria Bulgaria 3 – 2 Italia Italia Qual. Euro 1968 -
Totale Presenze 12 Reti 0

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Picchi, capitano dell'Inter, reca in mano la prima Coppa dei Campioni vinta dal club meneghino nel 1964.

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

  • Targa d'oro alla memoria FIGC: 1 (postumo[15])
1971

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 206 (1) includendo nel computo lo spareggio del campionato 1963-64.
  2. ^ Moratti ricorda Picchi "Era il perno dell'Inter", inter.it, 13 giugno 2014.
  3. ^ a b c d Gli ultimi giorni di Armando Picchi, in storiedicalcio.altervista.org.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Mario Gherarducci, Picchi, il battitore libero che mandava in crisi il Mago, in Corriere della Sera, 25 maggio 2001, p. 41. (archiviato dall'url originale il ).
  5. ^ Contano cinque presenze in Coppa Intercontinentale con la maglia dell'Inter anche Giacinto Facchetti, Aristide Guarneri, Giuliano Sarti, Mario Corso e Luis Suárez.
  6. ^ Lievore: «Il Torneo Picchi mi ripaga di tante amarezze», in Corriere dello Sport, 1º luglio 1971, p. 9.
  7. ^ a b c d Fabio Monti, PICCHI, Armando in "Enciclopedia dello Sport", su Treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002.
  8. ^ Almanacco illustrato del Calcio 2005, Panini, 2004, p. 501.
  9. ^ Gianluigi Pezzotti e Rita Vietti, Dizionario della grande Inter, Newton Compton Editori, 2002, p. 166, ISBN 978-8882894962.
  10. ^ ESPN: Armando Picchi, il documentario, inter.it, 4 maggio 2012.
  11. ^ Picchi trainer della Juventus, in Stampa Sera, 18 maggio 1970, p. 8.
  12. ^ Picchi: Alla Juve senza timori, in La Stampa, 24 maggio 1970, p. 18.
  13. ^ Picchi è morto a 36 anni, in La Stampa, 28 maggio 1971, p. 18.
  14. ^ Vycpalek in panchina per sostituire Picchi, in La Stampa, 13 febbraio 1971, p. 16.
  15. ^ Per Armando Picchi targa alla memoria, in La Stampa, 16 ottobre 1971, p. 19.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nando Dalla Chiesa, Capitano, mio capitano. La leggenda di Armando Picchi, livornese nerazzurro, Limina, 2005. ISBN 9788888551661.
  • Valberto Miliani, Armando Picchi, uomo e campione Edizioni Erasmo 2010. ISBN 9788889530498

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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