Roberto Bettega

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Roberto Bettega
Roberto Bettega - Italia.jpg
Bettega in nazionale nel 1979
Nazionalità Italia Italia
Altezza 184 cm
Peso 78 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Attaccante
Ritirato 1984
Carriera
Giovanili
1961-1969Juventus
Squadre di club1
1969-1970Varese30 (13)
1970-1983Juventus326 (129)
1983-1984Toronto Blizzard48 (11)
Nazionale
1975-1983Italia Italia42 (19)
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Roberto Bettega (Torino, 27 dicembre 1950) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante.

Da sempre alla Juventus, società nelle cui giovanili entrò agli inizi degli anni 1960,[1] con essa trascorse tredici stagioni da professionista vincendo sette campionati nazionali, una Coppa UEFA e due Coppe Italia. In nazionale, tra il 1975 e il 1983, fu impiegato 42 volte con 19 gol e fece parte della selezione che si classificò al quarto posto al campionato del mondo 1978.

Dopo il ritiro divenne opinionista televisivo e dirigente sportivo: fu, dal 1994 al 2006, vicepresidente della Juventus di cui, successivamente, tra il 2009 e il 2010, fu anche vicedirettore generale.

È stato soprannominato Bobby gol e Penna bianca, per via della prolificità sotto rete e della canizie che caratterizzava la sua chioma fin da quando era ancora in campo.[1]

Per volontà di Francisco Ocampo, presidente del Tacuary, a Roberto Bettega è stato intitolato, dal 2002[2] alla dismissione del 2015,[3] l'Estadio Roberto Bettega di Asunción, in Paraguay.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

L'acrobatico gol di Bettega che fissò la vittoria 2-0 dell'Italia sull'Inghilterra, nelle qualificazioni al campionato del mondo 1978: il colpo di testa fu tra le principali abilità dell'attaccante.

Era considerato un attaccante moderno e un trascinatore della squadra, in grado sia di concludere sia di suggerire. Ambidestro[4] dotato di fisico atletico, intuito, tecnica individuale e visione di gioco, era uno specialista nel colpo di testa:[5] in questo ultimo caso, rimane memorabile il suo gol in tuffo all'Inghilterra nella sfida di Roma del 17 novembre 1976, che fissò il 2-0 e contribuì alla qualificazione dell'Italia al campionato del mondo 1978 a spese degli inglesi.[6] È stato definito uno dei più completi attaccanti italiani di sempre, grazie anche alla determinazione e alla professionalità che l'hanno contraddistinto.[4]

Affermatosi come attaccante puro, la sua ascesa fu frenata da un principio di tubercolosi che lo colpì nella stagione 1971-1972;[5] Giampiero Mughini scrisse di lui che fu tale malattia a impedirgli di diventare il più grande calciatore dell'era moderna.[7] In seguito arretrò la propria posizione in campo, agendo dapprima da centravanti di manovra[5] e a fine carriera anche da centrocampista offensivo.[8]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Juventus e Varese[modifica | modifica wikitesto]
Un giovane Bettega al debutto nel calcio professionistico, nel Varese vincitore della Serie B 1969-1970.

Nato a Torino da una famiglia di emigranti veneti, con il padre operaio alla FIAT, Bettega entrò da bambino nella Juventus compiendo tutta la trafila delle squadre giovanili.[9][10] Qui crebbe sotto la guida dello storico tecnico del vivaio bianconero del tempo, Mario Pedrale,[11] il quale lo paragonò agli esordi a John Charles.[12]

In vista della sua prima stagione da calciatore professionista, nell'estate 1969 il club piemontese decise di mandare il promettente attaccante, anche per evitare che potesse "bruciarsi" con un precoce salto nella prima squadra juventina, in prestito in Serie B nel Varese;[12] venne infatti richiesto dall'allenatore dei lombardi, Nils Liedholm, dopo essere stato da questi notato durante una sfida tra le formazioni giovanili dei due club.[12] Lanciato subito titolare, poco più che diciottenne, nella sua unica annata in maglia biancorossa Bettega emerse come la maggiore rivelazione di quel campionato cadetto, contribuendo al primo posto e annessa promozione in Serie A dei bosini, risultati cui contribuì segnando 13 gol che ne fecero il capocannoniere del torneo[12] (in coabitazione col compagno di squadra Ariedo Braida e col catanese Aquilino Bonfanti).

Ritorno alla Juventus[modifica | modifica wikitesto]
1970-1976[modifica | modifica wikitesto]

Ritornò alla Juventus nella stagione 1970-1971, rimanendovi per tredici stagioni consecutive fino al 1983. Giocò in totale 481 partite con la maglia bianconera (326 in Serie A, 73 in Coppa Italia, 31 in Coppa dei Campioni, 8 in Coppa delle Coppe e 42 in Coppa UEFA), segnando 178 gol (129 in Serie A, 22 in Coppa Italia, 7 in Coppa dei Campioni, 1 in Coppa delle Coppe e 19 in Coppa UEFA, terzo dietro ad Alessandro Del Piero e Giampiero Boniperti nella classifica dei maggiori cannonieri della storia del club. Curiosamente, Bettega fece ritorno alla Juventus come unico giocatore torinese, cresciuto nel vivaio, proprio mentre la squadra già annoverava o stava per ingaggiare una leva di giovani originari del Mezzogiorno.[13]

Bettega (secondo da destra) alla Juventus nel 1971, assieme ad alcuni compagni, durante il precampionato estivo a Villar Perosa.

Debuttò in Serie A il 27 settembre 1970 in trasferta contro il Catania, segnando il gol decisivo. Giocò 42 partite (28 in Serie A, 11 in Coppa delle Fiere e 3 in Coppa Italia) e segnò 21 gol (rispettivamente 13, 6 e 2). Per la seconda volta, la Juventus raggiunse la finale in una competizione continentale, venendo sconfitta dagli inglesi del Leeds Utd nell'ultima edizione della Coppa delle Fiere: dopo il 2-2 casalingo, nel quale Bettega segnò la rete dell'1-0, la gara di ritorno si concluse 1-1 e il trofeo fu vinto dagli inglesi per la regola dei gol in trasferta.

Nel 1971-1972 segnò una doppietta contro il Milan alla quarta giornata, prima di testa e poi con un colpo di tacco, su cross di Causio, rimasto negli annali.[5] Andò di nuovo a rete il 16 gennaio 1972 contro la Fiorentina, e fu l'ultima segnatura (ne aveva realizzate 10 in 14 partite) prima di un lungo stop per un principio di tubercolosi:[5] il disturbo lo affliggeva da inizio carriera, costringendolo a respirare con fatica e limitandone il rendimento.[7] Rientrò in squadra all'inizio del campionato successivo, aiutando la Juventus a vincere il secondo scudetto consecutivo e contribuendo al percorso che portò i bianconeri alla loro prima finale di Coppa dei Campioni, persa il 30 maggio 1973 contro l'Ajax.

Malgrado che nei due anni successivi avesse segnato con minore frequenza, fu fatto esordire in nazionale dal CT Fulvio Bernardini nel giugno 1975, giocando l'intera gara esterna vinta contro la Finlandia. Superò di nuovo la soglia dei dieci gol nella stagione 1975-1976, annata in cui la Juventus perse lo scudetto a vantaggio dei concittadini e rivali del Torino, dopo aver dilapidato un vantaggio di 5 punti alla 21ª giornata. Contemporaneamente, in nazionale dovette accontentarsi di alcuni spezzoni di partita nella nuova gestione tecnica affidata al binomio Bernardini-Bearzot.

1976-1983[modifica | modifica wikitesto]
Bettega in azione in campionato nel 1976, in gol sul campo della Roma.

Nell'estate 1976, con l'arrivo di Giovanni Trapattoni sulla panchina bianconera, cominciò un ciclo vincente destinato a durare un decennio. La Juventus vinse lo scudetto per una lunghezza sui campioni uscenti del Torino, totalizzando il punteggio record di 51 punti sui 60 disponibili (la Fiorentina, terza, giunse a 16 lunghezze di distacco). Bettega non saltò alcuna partita e mise a segno 17 gol, aggiungendone altri 5 nella Coppa UEFA vinta nella stessa stagione. Fu il primo trofeo internazionale conquistato dalla squadra, che ebbe la meglio nella doppia finale sui baschi dell'Athletic Bilbao: nel ritorno perso 2-1 in Spagna, nell'arena infuocata del San Mamés, fu la marcatura di testa di Bettega, su traversone di Marco Tardelli, a consegnare alla Juventus il trofeo grazie al maggior numero di gol segnati in trasferta.[14]

La Juventus bissò il titolo italiano nel 1977-1978, precedendo stavolta, assieme al Torino, anche il sorprendente L.R. Vicenza. Fu il preludio del grande mondiale che Bettega e l'Italia disputarono in Argentina nell'estate 1978. Affermatosi anche in campo internazionale, sia nel 1977 che nel 1978 Bettega giunse quarto nella classifica del Pallone d'oro di France Football.[5]

Bettega colpisce di testa nella finale di andata della Coppa UEFA 1976-1977 contro l'Athletic Bilbao.

Nelle due stagioni successive, la Juventus perse il titolo italiano prima a favore del Milan e poi dell'Inter, ma conquistò la Coppa Italia 1978-1979 sconfiggendo 2-1 ai tempi supplementari il Palermo nella finale di Napoli, durante la quale Bettega fu costretto a uscire per un infortunio alle costole.[15] Nella stagione successiva conquistò per la prima volta in carriera il titolo di capocannoniere della Serie A realizzando 16 gol, aiutato dal fatto di essere diventato il rigorista della squadra. In quella stessa annata, la Juventus affrontò in semifinale di Coppa delle Coppe gli inglesi dell'Arsenal: nella gara di andata a Highbury un'autorete di Bettega fece terminare la partita 1-1 dopo il vantaggio dei bianconeri, che furono poi eliminati nel retour match di Torino.

Nel 1980-1981 vinse nuovamente lo scudetto segnando 5 reti. Nella Coppa UEFA di quella stagione, le sue tre reti non consentirono alla Juventus di superare il secondo turno, eliminata dal Widzew Łódź: i polacchi si imposero all'andata in casa per 3-1 (con Bettega a rete per la Juventus), mentre al ritorno i supplementari finirono 3-1 per i bianconeri, che cedettero poi ai tiri di rigore per 5-4. Il 4 novembre 1981, dopo aver perso per 3-1 all'andata negli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1981-1982 contro l'Anderlecht a Bruxelles, uno scontro con il portiere belga Jacky Munaron nella gara di ritorno costò a Bettega un grave infortunio ai legamenti del ginocchio.[16] La Juventus fu eliminata e Bettega perse l'intera stagione, dovendo rinunciare anche alla convocazione al campionato del mondo 1982.

Bettega contro la difesa del Cesena nel corso del campionato 1981-1982

Nella stagione 1982-1983 cominciò a non essere più titolare inamovibile, alternandosi in campo con il giovane Domenico Marocchino; nel corso dell'annata non fu neanche particolarmente fortunato sottorete, colpendo undici legni tra pali e traverse. Nella semifinale di andata di Coppa dei Campioni contro il Widzew Łódź, Bettega segnò il gol del 2-0; la Juventus perse poi la coppa nella finale di Atene contro l'Amburgo, l'ultima partita di Bettega con la maglia bianconera.

Toronto Blizzard[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver dato l'addio alla Juventus nell'estate 1983, si trasferì nella North American Soccer League e militò per una sola stagione nella squadra canadese dei Toronto Blizzard. Rientrato temporaneamente in Italia, quello stesso anno fu vittima di un grave incidente stradale mentre era al volante della sua Autobianchi A112 e fu ricoverato alcuni giorni in rianimazione.[17]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Debuttò nella nazionale italiana nel 1975 contro la Finlandia, raggiungendo poi l'apice della propria carriera azzurra al campionato del mondo 1978 in Argentina, in cui fu schierato titolare dal CT Enzo Bearzot. Fu l'attaccante azzurro più prolifico dai tempi di Gigi Riva: nel triennio che si chiuse con la rassegna iridata del 1978, Bettega disputò 19 gare e segnò 16 volte. Siglò una quaterna che servì per superare la Finlandia 6-1[18] e, soprattutto, mettere al sicuro la differenza reti nei confronto dell'Inghilterra nel girone di qualificazione per i mondiali argentini.

Bettega (a destra) festeggia insieme a Tardelli e al commissario tecnico Bearzot nel 1976, al termine della vittoriosa partita degli azzurri contro la nazionale inglese.

In Sudamerica segnò una rete contro l'Ungheria e colse per tre volte la traversa della porta avversaria.[19] Successivamente, nella partita che costò l'unica sconfitta ai futuri campioni del mondo, fu l'autore della marcatura con cui l'Italia batté i padroni di casa di Cesar Luis Menotti. L'Italia arrivò quarta dopo la sconfitta nella finale per il terzo posto contro il Brasile, in cui gli azzurri colpirono tre pali, l'ultimo a opera di Bettega con un colpo di testa nei minuti finali.[20] In virtù delle ottime prestazioni fornite, fu inserito dalla FIFA nella formazione ideale di quel mondiale.[21]

Due anni dopo prese parte al campionato d'Europa 1980 che si disputò in Italia e che vide la nazionale padrona di casa piazzarsi al quarto posto. Bettega fece parte dell'undici titolare, dopo che si era laureato capocannoniere del campionato italiano. Segnò il gol del pareggio nella trasferta in Jugoslavia valida per il girone di qualificazione al campionato del mondo 1982, che avrebbero visto nell'estate di quell'anno il trionfo degli azzurri. Bettega dovette tuttavia rinunciare alla rassegna iridata, a causa del serio infortunio patito in Coppa dei Campioni nel novembre 1981.

Bettega in azione in maglia azzurra durante Italia-Finlandia (6-1) del 15 ottobre 1977, sfida nella quale realizzò una storica quaterna.

Dopo un biennio di mancate convocazioni, il 16 aprile 1983 disputò a Bucarest la gara valida per il girone di qualificazione al campionato d'Europa 1984, persa 1-0 contro la Romania. Fu l'ultima partita in maglia azzurra per Bettega, che fu sostituito al 69' da Alessandro Altobelli. In nazionale vanta un totale di 42 presenze e 19 gol. Subì la sua unica espulsione in maglia azzurra nel 1976, nell'incontro perso 4-1 contro il Brasile valido per il Torneo del Bicentenario.[22]

Dirigente[modifica | modifica wikitesto]

Già al termine dell'attività agonistica si ipotizzò un futuro dirigenziale per Bettega in seno alla Juventus, tuttavia non concretizzatosi nell'immediato a causa di dissidi con l'allora presidente bianconero Giampiero Boniperti.[10] Fu solo nel 1994 che Umberto Agnelli, nel frattempo arrivato a sostituire Boniperti, lo richiamò nel club affidandogli la vicepresidenza: insieme al direttore generale Luciano Moggi e all'amministratore delegato Antonio Giraudo, Bettega andò a formare la cosiddetta "Triade"[23] che a cavallo degli anni 1990 e 2000 diede vita a uno dei più vittoriosi cicli bianconeri;[23][24] in particolare, Bettega assunse una posizione operativamente più «defilata» rispetto ai due colleghi,[9] ricoprendo il ruolo di tramite tra la dirigenza e la squadra, e segnalandosi peraltro come uomo mercato sul calcio estero dove, tra gli altri, scoprì Zinédine Zidane.[10]

Lo scoppio dello scandalo del calcio italiano del 2006 coinvolse la dirigenza juventina ma non Bettega, uscito indenne dall'indagine.[9][25] Pur costretto a lasciare la carica di vicepresidente nonché il posto nel consiglio di amministrazione[26] (onde rompere a livello d'immagine con la precedente gestione della "Triade"),[25] nella stagione 2006-2007 rimase nella società bianconera (nel frattempo declassata d'ufficio in Serie B) come consulente di mercato.[10][27] Al termine dell'annata, con la squadra torinese ritornata nel frattempo in Serie A, il 22 giugno 2007 si dimise dall'incarico,[23][26] dopo che la procura torinese lo aveva nel frattempo iscritto tra gli indagati di un'inchiesta inerente all'ipotesi di falso in bilancio da parte della società bianconera.[9]

Una volta assolto con formula piena («perché il fatto non sussiste») dalla succitata accusa di doping amministrativo,[26] il 23 dicembre 2009 tornò a pieno titolo nei quadri della Juventus venendo nominato vicedirettore generale con responsabilità sull'intera area sportiva, di fatto numero due della società dopo il presidente Jean-Claude Blanc.[10] Tuttavia la sua seconda esperienza dirigenziale nel club terminò il 31 maggio 2010, dopo soli cinque mesi e senza conseguire risultati sportivi di rilievo, sostituito dal nuovo direttore generale Giuseppe Marotta nell'ambito del repulisti societario portato avanti dal neopresidente Andrea Agnelli.[27]

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver lasciato l'attività agonistica, Bettega portò avanti alcune attività imprenditoriali, gestendo una fabbrica d'imballaggi e acquisendo un ristorante McDonald's in piazza Castello a Torino.[10]

Sul versante sportivo fu, negli anni 1980 e 1990, opinionista sportivo delle reti Fininvest. Nel 1985 commentò la finale della Coppa Intercontinentale tra Juventus e Argentinos Jrs. affiancando il giornalista Giuseppe Albertini; quella fu la prima volta, per le telecronache italiane delle partite di calcio, in cui il telecronista era accompagnato da un ex calciatore o ex allenatore nelle vesti di commentatore tecnico. Successivamente affiancò Nando Martellini, al debutto sulle reti Fininvest dopo aver lasciato la RAI.[28] Condusse anche la trasmissione Caccia al tredici e collaborò con Tele Capodistria.[29] Negli anni 2010 fu opinionista per Controcampo, programma calcistico di Rete 4, e per la syndication 7 Gold.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1969-1970 Italia Varese B 30 13 CI 3 0 - - - - - - 33 13
1970-1971 Italia Juventus A 28 13 CI 3 2 CdF 11 6 TAP 4 1 46 22
1971-1972 A 14 10 CI 4 1 CU 5 4 - - - 23 15
1972-1973 A 27 8 CI 9 1 CC 7 2 - - - 43 11
1973-1974 A 24 8 CI 5 2 CC 2 0 CInt 1 0 32 10
1974-1975 A 27 6 CI 10 3 CU 10 1 - - - 47 10
1975-1976 A 29 15 CI 3 2 CC 4 1 - - - 36 18
1976-1977 A 30 17 CI 4 1 CU 12 5 - - - 46 23
1977-1978 A 30 11 CI 4 2 CC 7 2 - - - 41 15
1978-1979 A 30 9 CI 9 2 CC 2 0 - - - 41 11
1979-1980 A 28 16 CI 4 0 CdC 8 1 - - - 40 17
1980-1981 A 25 5 CI 8 3 CU 4 3 TdC 4 0 41 11
1981-1982 A 7 5 CI 4 2 CC 3 1 - - - 14 8
1982-1983 A 27 6 CI 7 1 CC 6 1 - - - 40 8
Totale Juventus 326 129 74 22 81 27 9 1 490 179
1983 Canada Toronto Blizzard NASL 21 2 - - - - - - - - - 21 2
1984 NASL 27 9 - - - - - - - - - 27 9
Totale Toronto Blizzard 48 11 - - - - - - 48 11
Totale carriera 404 153 77 22 81 27 9 1 571 203

Cronologia presenze e reti in nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
5-6-1975 Helsinki Finlandia Finlandia 0 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1976 -
26-10-1975 Varsavia Polonia Polonia 0 – 0 Italia Italia Qual. Euro 1976 - Ingresso al 67’ 67’
23-5-1976 Washington Stati Uniti Stati Uniti 0 – 4 Italia Italia Torneo del Bicentenario - Ingresso al 62’ 62’
31-5-1976 New Haven Brasile Brasile 4 – 1 Italia Italia Torneo del Bicentenario - Ingresso al 46’ 46’, espulso al 66'
5-6-1976 Milano Italia Italia 4 – 2 Romania Romania Amichevole 2 Ingresso al 46’ 46’
25-9-1976 Roma Italia Italia 3 – 0 Jugoslavia Jugoslavia Amichevole 2
16-10-1976 Lussemburgo Lussemburgo Lussemburgo 1 – 4 Italia Italia Qual. Mondiali 1978 2
17-11-1976 Roma Italia Italia 2 – 0 Inghilterra Inghilterra Qual. Mondiali 1978 1
22-12-1976 Lisbona Portogallo Portogallo 2 – 1 Italia Italia Amichevole 1
8-6-1977 Helsinki Finlandia Finlandia 0 – 3 Italia Italia Qual. Mondiali 1978 1
8-10-1977 Berlino Ovest Germania Ovest Germania Ovest 2 – 1 Italia Italia Amichevole -
15-10-1977 Torino Italia Italia 6 – 1 Finlandia Finlandia Qual. Mondiali 1978 4
16-11-1977 Londra Inghilterra Inghilterra 2 – 0 Italia Italia Qual. Mondiali 1978 -
3-12-1977 Roma Italia Italia 3 – 0 Lussemburgo Lussemburgo Qual. Mondiali 1978 1
8-2-1978 Napoli Italia Italia 2 – 2 Francia Francia Amichevole - Uscita al 53’ 53’
8-5-1978 Roma Italia Italia 0 – 0 Jugoslavia Jugoslavia Amichevole -
2-6-1978 Mar del Plata Italia Italia 2 – 1 Francia Francia Mondiali 1978 - 1º turno -
6-6-1978 Mar del Plata Italia Italia 3 – 1 Ungheria Ungheria Mondiali 1978 - 1º turno 1 Uscita al 83’ 83’
10-6-1978 Buenos Aires Italia Italia 1 – 0 Argentina Argentina Mondiali 1978 - 1º turno 1
14-6-1978 Buenos Aires Germania Ovest Germania Ovest 0 – 0 Italia Italia Mondiali 1978 - 2º turno -
18-6-1978 Buenos Aires Italia Italia 1 – 0 Austria Austria Mondiali 1978 - 2º turno - Uscita al 71’ 71’
21-6-1978 Buenos Aires Paesi Bassi Paesi Bassi 2 – 1 Italia Italia Mondiali 1978 - 2º turno -
24-6-1978 Buenos Aires Brasile Brasile 2 – 1 Italia Italia Mondiali 1978 - 3-4 posto - 4º posto
20-9-1978 Torino Italia Italia 1 – 0 Bulgaria Bulgaria Amichevole -
8-11-1978 Bratislava Cecoslovacchia Cecoslovacchia 3 – 0 Italia Italia Amichevole - Uscita al 72’ 72’
24-2-1979 Milano Italia Italia 3 – 0 Paesi Bassi Paesi Bassi Amichevole 1
26-5-1979 Roma Italia Italia 2 – 2 Argentina Argentina Amichevole -
26-9-1979 Firenze Italia Italia 1 – 0 Svezia Svezia Amichevole -
16-2-1980 Napoli Italia Italia 2 – 1 Romania Romania Amichevole -
19-4-1980 Torino Italia Italia 2 – 2 Polonia Polonia Amichevole -
12-6-1980 Milano Italia Italia 0 – 0 Spagna Spagna Euro 1980 - 1º turno -
15-6-1980 Torino Italia Italia 1 – 0 Inghilterra Inghilterra Euro 1980 - 1º turno -
18-6-1980 Roma Italia Italia 0 – 0 Belgio Belgio Euro 1980 - 1º turno -
21-6-1980 Napoli Cecoslovacchia Cecoslovacchia 1 – 1 dts
(9-8 dcr)
Italia Italia Euro 1980 - 3-4 posto - 4º posto Uscita al 85’ 85’
24-9-1980 Genova Italia Italia 3 – 1 Portogallo Portogallo Amichevole -
11-10-1980 Lussemburgo Lussemburgo Lussemburgo 0 – 2 Italia Italia Qual. Mondiali 1982 1
1-11-1980 Roma Italia Italia 2 – 0 Danimarca Danimarca Qual. Mondiali 1982 -
15-11-1980 Torino Italia Italia 2 – 0 Jugoslavia Jugoslavia Qual. Mondiali 1982 -
25-2-1981 Roma Italia Italia 0 – 3 Europa Europa Amichevole - Uscita al 74’ 74’
3-6-1981 Copenaghen Danimarca Danimarca 3 – 1 Italia Italia Qual. Mondiali 1982 - Uscita al 67’ 67’
17-10-1981 Belgrado Jugoslavia Jugoslavia 1 – 1 Italia Italia Qual. Mondiali 1982 1
16-4-1983 Bucarest Romania Romania 1 – 0 Italia Italia Qual. Euro 1984 - Uscita al 69’ 69’
Totale Presenze (63º posto) 42 Reti (13º posto) 19

Record[modifica | modifica wikitesto]

Unico calciatore insieme a Gigi Riva, Alberto Orlando, Francesco Pernigo, Omar Sívori e Carlo Biagi ad aver segnato una quaterna con la maglia della nazionale italiana.[18]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1969-1970 (13 gol)
Argentina 1978
1979-1980 (16 gol)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Emanuele Gamba, Vizi e virtù di Bobby gol, in la Repubblica, 27 dicembre 2009.
  2. ^ Mario Salvini, Uno stadio chiamato Roberto Bettega, su chepalle.gazzetta.it, 27 dicembre 2011.
  3. ^ Stadi del passato: Paraguay, Estadio Roberto Bettega, su archistadia.it, 23 marzo 2017.
  4. ^ a b Beccantini
  5. ^ a b c d e f Giorgio Dell'Arti, Biografia di Roberto Bettega, Corriere della Sera.
  6. ^ Grandi sfide - Inghilterra amore mio..., su storiedicalcio.altervista.org.
  7. ^ a b Mughini, pp. 204-205
  8. ^ Sasso, p. 40
  9. ^ a b c d Ettore Boffano, Lo chiamavano Bobby Gol, su repubblica.it, 21 dicembre 2009.
  10. ^ a b c d e f Timothy Ormezzano, Riecco Bettega-Juve: "Saremo subito grandi", su repubblica.it, 23 dicembre 2009.
  11. ^ Vizi e virtù di Bobby gol, in la Repubblica, 27 dicembre 2009.
  12. ^ a b c d Ritratti: Roberto Bettega, su ju29ro.com, 26 aprile 2008.
  13. ^ Giovanni De Luna, La Juve delle passioni e le anime di Torino, in Stampa Sera, 12 febbraio 1990, p. 17.
  14. ^ Bruno Bernardi, Juventus, la Coppa Uefa finalmente!, in La Stampa, 19 maggio 1977, p. 18.
  15. ^ Benetti ha salutato la Juventus spingendola sull'ultima salita, in l'Unità, 22 giugno 1979, p. 12.
  16. ^ Mondiali 1978 - Roberto Bettega: "Quella Finale era nostra...", su storiedicalcio.altervista.org.
  17. ^ Bettega quasi fuori pericolo, in Stampa Sera, 3 novembre 1984, p. 8.
  18. ^ a b È record come Pernigo, Sivori, Orlando e Riva, in La Stampa, 16 ottobre 1977, p. 17.
  19. ^ Valanga azzurra con Rossi-Bettega-Benetti, in La Stampa, 7 giugno 1978, p. 12.
  20. ^ Il Brasile conquista il terzo posto mondiale - Italia in vantaggio di nuovo scavalcata (1-2), in La Stampa, 25 giugno 1978, p. 14.
  21. ^ a b (EN) All-Star Team, su football.sporting99.com.
  22. ^ Luca Ferrato, Quando Italia e Brasile si incontrarono per il Bicentenario degli Stati Uniti..., su scommesse.unibet.com, 20 marzo 2013.
  23. ^ a b c Alessandro Franchetti, Bettega, addio alla Juve dopo 13 anni, su corriere.it, 22 giugno 2007.
  24. ^ Andrea Tabacco, Le squadre più forti di sempre in Serie A: la Juventus di Lippi, su it.sports.yahoo.com, 16 aprile 2015.
  25. ^ a b Gianfrancesco Turano, Il futuro della Juve? Più nero che bianco, su espresso.repubblica.it, 23 dicembre 2009.
  26. ^ a b c Bilanci e doping amministrativo, assolti Giraudo, Moggi e Bettega, su corriere.it, 24 novembre 2009.
  27. ^ a b Timothy Ormezzano, Bettega-Juve, addio dopo cinque mesi, su repubblica.it, 31 maggio 2010.
  28. ^ Alberto Costa, Torna Martellini, signore del microfono, in Corriere della Sera, 30 settembre 1992, p. 36. (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2012).
  29. ^ Beniamino Placido, Le allegre cronache, in la Repubblica, 22 giugno 1988.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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