Camera di conciliazione ed arbitrato per lo sport

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La Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport era un organo di giustizia sportiva istituito presso il CONI allo scopo di risolvere le controversie attraverso una conciliazione tra le parti e in caso di mancata conciliazione ricorrendo a una procedura di arbitrato.

Nacque nel 2003 a seguito del cosiddetto decreto salva-calcio, emanato dal governo Berlusconi per risolvere le problematiche conseguenti al caso Catania. Il suo presidente fu Lamberto Cardia. Il principale obiettivo che il CONI e le federazioni sportive nazionali volevano perseguire era quello di consentire una risoluzione delle controversie nell'ambito della giustizia sportiva, evitando il ricorso di società e tesserati alla giustizia ordinaria. In realtà almeno per alcune fattispecie (tra le quali quelle relative alla mancata iscrizione ai campionati di calcio e di pallacanestro) le società mantennero la possibilità di ricorrere – in caso di insoddisfazione in sede di arbitrato – anche al TAR del Lazio e in subordine al Consiglio di Stato, senza per questo essere accusate di violazione della cosiddetta clausola compromissoria (che vieterebbe il ricorso agli organi di giustizia ordinaria). La Camera di conciliazione e arbitrato ebbe un ruolo rilevante soprattutto in occasione dello scandalo di Calciopoli tra il 2006 e il 2007: proprio nel 2007 dopo quattro anni di attività è stata soppressa e le sue funzioni sono state suddivise fra due nuovi organi, sempre istituiti presso il CONI: l'Alta corte di giustizia sportiva e il Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport (TNAS).