Campo di concentramento di Jasenovac

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Luogo della memoria di Jasenovac

Il campo di concentramento di Jasenovac, creato dallo Stato Indipendente di Croazia, retto da Ante Pavelić con il pieno appoggio dell'Italia fascista e della Germania nazista[1], fu il più grande campo ustascia[2].
Venne definito, in una lettera del 24 febbraio 1943 indirizzata ad Ante Pavelić, il dittatore dell'epoca, dal Cardinale Alojzije Viktor Stepinac una "vergognosa macchia per lo Stato Indipendente Croato[3]". Si trova nei pressi dell'omonima località sulle rive del fiume Sava, ad un centinaio di chilometri a sud-est di Zagabria, vicino all'attuale confine croato-bosniaco[4].

Fu articolato in cinque campi.

I primi prigionieri furono rinchiusi nei campi di Krapje (Jasenovac I) e Bročica (Jasenovac II) il 23 agosto 1941. Questi due campi furono chiusi nel novembre del 1941[4], mentre gli altri tre campi, allestiti in seguito, Ciglana (Jasenovac III), Kozara (Jasenovac IV), Stara Gradiška (Jasenovac V), continuarono a funzionare fino alla fine della guerra[5].

Le stime del numero di vittime nel campo di Jasenovac differiscono enormemente[5]; una di esse indica il numero di morti in una forbice fra 77.000 e 99.000. Di questi, i serbi sono stimati fra 45.000 e 52.000 (su un totale di 320/340.000 serbi uccisi in Croazia dagli ustascia), fra 12.000 e 20.000 ebrei (su un totale di più di 30.000 uccisi), fra 15.000 e 20.000 zingari e fra 5.000 e 12.000 croati e musulmani oppositori politici o religiosi del regime ustascia[6]. Molti di questi erano bambini di età compresa fra i tre mesi e i quattordici anni. Sono stati individuati i nominativi di 83.145 vittime, fra le quali diciannove italiani, diciotto uomini e una donna, deceduti tra il 1941 e il 1945[7][8].

Nella sponda serba del fiume su cui è costruito il campo, ovvero nella Republika Srpska (parte della confederazione della Bosnia ed Erzegovina), si è continuato a proporre la cifra di circa 600.000 vittime[9](elaborata dalla storiografia jugoslava e portata avanti fino agli anni Ottanta anche nelle altre Repubbliche).

Direzione del campo[modifica | modifica wikitesto]

Jasenovac fu diretto tra gli altri dall'ufficiale ustaša Dinko Šakić, catturato in Argentina nel 1998. Chiamato a giudizio nel suo Paese insieme all'amante Nada Luburić, negarono ogni accusa, ma furono condannati a 20 anni di carcere (20 aprile). Fu diretto per due mesi anche dal francescano Miroslav Filipović-Majstorović[10], che vi era entrato come prigioniero per crimini commessi in precedenza. L'ex religioso e cappellano militare, già sospeso dalle sue funzioni dal legato papale il 4 Aprile del 1942[11], venne espulso dall'ordine dei francescani il 22 Ottobre del 1942[12][13]. Nel 1946 venne giudicato colpevole da un tribunale civile Jugoslavo di Belgrado e condannato a morte per i suoi crimini.

Prigionieri noti[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jasenovac Concentration Camp
  2. ^ CAMPS IN THE INDEPENDENT STATE OF CROATIA
  3. ^ In croato: "sramotna ljaga za Nezavisnu Državu Hrvatsku". Cfr. Aleksa Benigar, "Alojzije Stepinac: hrvatski kardinal",Glas Koncila, 1993 , p. 386
  4. ^ a b JASENOVAC CONCENTRATION CAMP
  5. ^ a b Jasenovac
  6. ^ Jasenovac, su www.ushmm.org. URL consultato il 26 marzo 2015.
  7. ^ LIST OF INDIVIDUAL VICTIMS OF JASENOVAC CONCENTRATION CAMP, jusp-jasenovac.hr.
  8. ^ SURVEY AND SEARCH OF THE LIST OF INDIVIDUAL VICTIMS OF JASENOVAC CONCENTRATION CAMP, jusp-jasenovac.hr.
  9. ^ YUGOSLAVIA - JASENOVAC, motlc.learningcenter.wiesenthal.org. URL consultato il 19 marzo 1982 (archiviato il 12 maggio 2006).
  10. ^ A report by the State Commission of Croatia for the Investigation of the Crimes of the Occupation Forces and their Collaborators (SCC), Section D-XXV .[1]
  11. ^ Jure G. Krišto, Katolička crkva i Nezavisna Država Hrvatska 1941-1945, Zagreb: 1998, pg. 223
  12. ^ Michael Phayer. The Catholic Church and the Holocaust, 1930–1965. Bloomington, Indiana: Indiana University Press. 2000. pp. 34, 237. ISBN 0-253-21471-8
  13. ^ Jure G. Krišto, Katolička crkva i Nezavisna Država Hrvatska 1941-1945, Zagreb: 1998, pg. 223

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