Cannaregio

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Cannaregio
Santa Maria degli Scalzi (Venice).jpg
La facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth, detta degli Scalzi
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
ProvinciaVenezia Venezia
CittàVenezia
Altri quartieriCastello, Dorsoduro, Santa Croce, San Marco, San Polo
Codice postale30121
Abitanti13 169 ab. (2007)
Mappa dei quartieri di Venezia

Mappa dei quartieri di Venezia

Coordinate: 45°26′45.6″N 12°19′37.2″E / 45.446°N 12.327°E45.446; 12.327

Cannaregio (AFI: /kannaˈreʤo/[1][2]; Canarégio in veneto) è un sestiere di Venezia.

Il 12 dicembre 2007 il sestiere contava 13.169 abitanti[3].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il sestiere di Cannaregio è il più esteso della città dopo Castello ed il più popolato. Cannaregio infatti occupa quasi per intero tutta la parte della città a nord del Canal Grande, estendendosi dalla stazione ferroviaria (numeri bassi), a nord del sestiere di Santa Croce a cui è collegato tramite il Ponte degli Scalzi e il Ponte della Costituzione, fino a Castello, con cui confina a est e a sud quasi per intero, con l'esclusione della parrocchia di San Canciano che confina con Campo San Bartolomeo, nel sestiere di San Marco.

La via acquea principale è il Canale di Cannaregio, che collega il Canal Grande con la laguna. È l'unico canale interno del centro storico, oltre al Canal Grande, ad essere attraversato dai vaporetti.

Il Canale di Cannaregio è attraversato da due ponti:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome si presume derivi dai vasti canneti presenti quando la zona era ancora disabitata. Tale ipotesi è confermata da un documento del 1410 che recita: “Cannaregio impercioché era chanedo et paludo con chanelle.

Un'altra ipotesi, meno credibile, la fa derivare da Canal Regio, riferito al canale di Cannaregio. In realtà potrebbe trattarsi di un errore riportato in alcune mappe asburgiche. Ciononostante si vedono alcuni importanti notabili della Venezia napoleonica, quali Antonio Ruzini, Niccolò Vendramin Calergi e Giovan battista Combi denominare il canale con l'appellativo Canalreggio, lasciando perciò presumere che tale nome fosse già in uso agli inizi dell'Ottocento, e che quindi la sua origine fosse in realtà ancora più antica[4].

Una terza ipotesi riconduce Cannaregio al latino canaliculus (piccolo canale)[5], con riferimento a un piccolo ramo del Marzenego che sfocia nella laguna e le cui correnti d'acqua dolce nelle ore di bassa marea si facevano strada appunto lungo il canale di Cannaregio. Questa ipotesi sarebbe testimoniata da alcuni documenti risalenti all'XI secolo che denominano il luogo Canaleclo o Canareclo.

Nel corso del XIX secolo in questo sestiere si realizzò sotto dominazione asburgica il primo collegamento terrestre tra Venezia e la terraferma, con la costruzione della stazione di Santa Lucia come punto d'arrivo del ponte ferroviario tra Mestre e Venezia. In conseguenza di questo, nel 1858 venne eretto il terzo ponte sul Canal Grande, il Ponte degli Scalzi. Le zone poste esternamente verso la laguna (Baia del Re, Chiovere, San Girolamo) fino agli anni settanta erano considerate malfamate a causa dell'alta percentuale di pregiudicati residenti. Una serie di interventi di riqualificazione, compresa l'edificazione di nuovi complessi residenziali su aree industriali dismesse, hanno consentito il pieno recupero della zona.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della Schola Canton nel Ghetto di Venezia

Proprio in questo sestiere si trova il Ghetto di Venezia, raggiungibile da un "sotopòrtego" posto ai piedi del Ponte delle Guglie e su cui sono ancora ben visibili i cardini in ferro delle porte che anticamente chiudevano il Ghetto durante la notte. Nel quartiere ebraico si trovano tutt'ora le 5 sinagoghe alcune delle quali aperte al pubblico con visite dal Museo Ebraico.

L'arteria principale dell'intero sestiere è l'ampio percorso stradale che porta dalla stazione di Santa Lucia a Rialto. Questo tragitto di circa 25 minuti comincia ai piedi del Ponte degli Scalzi (lato Canal Grande) e della chiesa di Santa Maria degli Scalzi e termina in Campo dei Santi Apostoli.

Tradizionalmente è conosciuto con più nomi: la denominazione più nota è quella di Strada Nova, ma è anche noto con il nome di via Vittorio Emanuele II, o con i nomi dei singoli tronconi che lo compongono.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strada Nova.

All'estremo nord di Cannaregio e di Venezia, fra il Ghetto di Venezia, la chiesa di Sant'Alvise e la chiesa della Madonna dell'Orto si trovano lunghe fondamente ricche di locali giovanili.

Oltre alle succitate chiese, sono degne di rilievo anche la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, posta all'estremo sud del sestiere e primo esempio di chiesa rinascimentale a Venezia, la chiesa dei Santi Apostoli, la chiesa dei Gesuiti (Santa Maria Assunta) e il complesso della Scuola e della chiesa dell'Abbazia della Misericordia.

Palazzo Moro[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Moro, sorto a San Girolamo in fondamenta Moro - poi fondamenta Carlo Coletti - a partire dal 1544 circa, viene attribuito a Jacopo Sansovino probabilmente con il contributo dell'amico e proprietario Lorenzo Moro, nobile veneziano che si divertiva a sostenere il ruolo di architetto dilettante. Le mappe storiche della città lo raffigurano, dal 1560 in poi, come una vasta struttura quadrangolare, quasi completamente circondata dall'acqua, con quattro torri d'angolo collegate tra loro da lunghe ali: una residenza suburbana in riva alla laguna, con un mirabile giardino in uno spazioso cortile. Nell'Ottocento l'edificio venne anche utilizzato come "stabilimento per la fabbrica dei panni". L'edificio è stato ristrutturato per ospitare 12 alloggi di edilizia residenziale pubblica. Viene salvaguardata la struttura tripartita interna, con accesso centrale dalla fondamenta e salone passante, conservato nella sua integrità spaziale ai piani terra, primo e secondo. Il collegamento verticale avviene mediante una scala a rampe incrociate, perpendicolare alla struttura portante e collocata lateralmente, che sostituisce il manufatto esistente ma ne conserva la posizione. Dal piano terra, che ospita due mini-alloggi e tutti i magazzini, si accede anche al giardino posteriore; le abitazioni sono state pavimentate in terrazzo alla veneziana e dotate di nuovi impianti elettrici, idrico-sanitari e di riscaldamento, in quanto l'edificio ne era privo. Le facciate, in particolare quella su rio San Girolamo che riprende la tripartizione planimetrica sottolineando la porzione centrale, con trifore arcuate ai piani primo e secondo, sono state recuperate risarcendo o sostituendo gli elementi in pietra d'Istria lesionati, gli scuri e le finestre. Attualmente è anche sede staccata dell'Università Ca' Foscari[6].

Pio Loco delle Penitenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Pio loco delle Penitenti era un istituto laico, fondato nel 1703 dal patriarca Giovanni Badoer per dare ricovero e redimere ex prostitute, facendo rinascere un'opera di carità risalente al xiv secolo. Grazie all'impulso dato nel 1727 da un lascito, l'istituzione promuoverà la costruzione della nuova sede, realizzata a partire dal 1730 su progetto dell'architetto Giorgio Massari. La costruzione procede a più riprese, con lentezza e difficoltà, partendo dal bordo lagunare nord, per concludersi nel 1749 con la chiesa affacciata sulla Fondamenta delle Penitenti a sud. Il complesso era organizzato in modo da essere autosufficiente, con orti, corte con pollaio, cisterne di raccolta dell'acqua nella corte e nel chiostro. Dimostrando la propria laicità, il Pio loco riesce ad evitare la soppressione che le istituzioni religiose subiscono in epoca napoleonica. Attualmente il complesso è costituito da tre edifici: l'edificio attribuibile al progetto di Massari, realizzato tra il 1730 e il 1749, organizzato con la chiesa attestata sulla Fondamenta, e due bracci su tre piani articolati da una corte e un chiostro; l'edificio a nord-est, la cui ristrutturazione è stata curata nel 1795 da Jacopo Zanchi; l'edificio a sud-ovest, un asciugatoio su due piani, modificato nel 1884. La funzione di ricovero e rieducazione permane fino agli anni cinquanta del Novecento, anche se già dal 1922 il declino dell'Istituto - che aveva invece conosciuto nel corso dell'Ottocento una certa floridezza, tanto da rendere necessaria la costituzione di un nuovo reparto - e la scarsità delle ragazze ricoverate avevano indotto a trasferirvi alcuni degli ospizi per anziane indigenti. Nel 1956 viene aperto un Pensionato per signore. Nel 1995 le ultime ospiti lasciano l'Istituto e il Pio loco resta disabitato.

Le penitenti venivano aiutate impiegandole in un lavoro onesto. Non dovevano avere meno di 12 anni e più di 30, dovevano essere veneziane, non gestanti, sane di mente e di corpo e aver lasciato la vita "peccaminosa" da 3 mesi.

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuola elementare e media San Girolamo[modifica | modifica wikitesto]

Il fabbricato, situato a Cannaregio nella zona compresa tra rio di San Girolamo e rio della Sensa, si sviluppa su tre piani con due ampie corti all’interno. Per le rilevanti dimensioni del complesso, le esigenze derivanti dalla diversificazione delle attività scolastiche presenti (scuola materna, scuola elementare e scuola territoriale) e la limitata disponibilità di fondi da parte dell’amministrazione comunale, si è reso necessario suddividere l’intervento in più lotti funzionali.

Scuola elementare Giacinto Gallina[modifica | modifica wikitesto]

La scuola, ubicata nelle immediate vicinanze di campo San Giovanni e Paolo, fu inaugurata nel 1909 per ospitare la elementare femminile. All’epoca le classi erano distribuite in 19 aule ma essendoci 20 sezioni, due classi (la V e la VI) usavano la stessa aula con orario alternato. La scuola, appena costruita, quindi aveva già raggiunto il massimo della sua capienza. Durante la seconda guerra mondiale l’edificio, come molti altri in città, venne occupato da famiglie sinistrate dagli eventi bellici. Nel 1953 il Comune tornò in possesso dell’edificio, che si trovava in pessime condizioni, avviò le procedure per eseguire il necessario restauro, utilizzando anche un finanziamento dello Stato, e nell’anno scolastico 1954-55 la scuola fu riaperta.

Scuola materna Comparetti e asilo nido Arcobaleno[modifica | modifica wikitesto]

Di proprietà dell'amministrazione comunale, la scuola ospita globalmente 210 bambini (60 all'asilo nido e 150 alla materna) di fascia 1-3 anni e 3-5 anni. Il complesso scolastico è composto da due corpi di fabbrica distinti, realizzati in epoche diverse. Il primo corpo, degli anni cinquanta, è di due piani con copertura a falde con manto in coppi. Al piano terra, con ingresso dal campo del Ghetto, è ospitata la scuola materna che si estende anche al primo piano. Nella porzione di fabbricato che affaccia in calle delle Chioverete è ospitato l'asilo nido che si estende nel corpo di fabbrica adiacente e in continuità al primo di recentissima costruzione (fine anni novanta) con una pianta a L a un solo piano. Entrambi i corpi di fabbrica affacciano su uno scoperto attrezzato a giardino scolastico e suddiviso in base alle diverse fasce di età dei bambini.

Edilizia Popolare[modifica | modifica wikitesto]

Campo Saffa[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere è stato edificato in un’area occupata in precedenza dalla fabbrica di fiammiferi “Saffa”, attiva fino agli anni ’50. Le residenze, circa 200 abitazioni, sono state realizzate in due fasi, la prima tra il 1981 e il 1985, la seconda tra il 1998 e il 2001. Il complesso edilizio s’integra perfettamente nel tessuto storico di Venezia proponendo, con nuove soluzioni formali, i motivi della tipologia insediativa veneziana: la struttura degli spazi urbani riprende i temi della “calle” e del “campo”, sono stati proposti elementi edilizi quali le altane e i muri di perimetrazione dei giardini e sono stati utilizzati materiali come il “coccio pesto” e la “pietra d’Istria”. Non è una piazza, ma un Campo. E’ Campo Saffa e la strana vera da pozzo, collocata proprio in mezzo ad esso, ci fa presagire che ci troviamo in un luogo particolare. Ci troviamo infatti a Venezia, sestiere di Cannareggio, nel quartiere residenziale che è stato edificato nell’area industriale dismessa della fabbrica Saffa (in questa area si sono succedute varie attività industriali e fra queste quella delle Fabbriche riunite Fiammiferi, continuata dalla Saffa fino ali anni ’50. Il progetto del complesso è della Gregotti Associati

Ex Istituto San Marco[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso, affacciato a nord e a est sulla laguna, a ovest sul canale di Cannaregio e a sud confinante con il complesso delle Penitenti, costituisce una cospicua porzione del bordo nord-occidentale della città antica, già sede del progetto di nuovo ospedale di Le Corbusier (1963). L'Istituto San Marco fu costruito nel 1937 come "ricovero per gli accattoni e i senza tetto e stazione di lavaggio per la nettezza urbana", in seguito allo sfratto dalla sede a piazzale Roma. La necessità di destinarlo ad alloggi per famiglie indigenti ha fatto emergere la consapevolezza che la natura degli spazi e l'organizzazione distributiva del complesso originario mal si prestavano a un'utilizzazione residenziale, per la difficoltà di trasformare lunghi corridoi, sale dormitorio e servizi comuni in vani rispondenti ai bisogni abitativi. Inoltre, anche se il complesso non appariva in stato di profondo degrado fisico, l'utilizzazione anomala e la qualità architettonica ed edilizia del manufatto ne esaltavano i caratteri di squallore e desolazione. Scartata perciò l'ipotesi di ristrutturare l'esistente si è proceduto a una nuova costruzione. Particolare attenzione è stata posta all'integrazione tra percorsi acquei e terrestri e alla morfologia dell'edificato. Percorrendo la fondamenta sul canale di Cannaregio, un portale introduce alla nuova calle che, collegando la fondamenta con baia San Girolamo, organizza longitudinalmente i corpi del complesso. Un fabbricato lungo 90 m circa delinea il fronte lagunare, riprendendo le proporzioni della facciata dell'ex macello; ospita 15 alloggi duplex da 75 a 103 mq, accessibili dalla calle interna. I tre arconi che interrompono la continuità del fronte, ripresi dalle case della "Marinarezza" in riva dei sette Martiri garantiscono la permeabilità visiva tra acqua e spazi interni e permettono l'accesso alla passerella di legno con l'attracco per le imbarcazioni. La sequenza porticato-corte interna-porticato caratterizza il percorso della calle che sfocia nel quartiere in baia San Girolamo, area imbonita a metà dell'Ottocento e successivamente interessata da interventi edilizi da parte del Comune e dello Iacp, contribuendo, attraverso il nuovo collegamento, a ridare dignità urbana alla zona. Quattro scale a rampa unica accoppiate danno accesso agli 8 alloggi della parte mediana, distribuiti al primo e secondo piano, mentre due corpi scala, collocati sul fronte verso il giardino delle Penitenti, servono i 24 alloggi del terzo corpo di fabbrica. L'attacco a terra è affidato perciò ai volumi delle scale e, sul fondo, agli spazi destinati ad attività commerciali e ricreative. L'area della corte centrale e la fascia confinante con il giardino delle Penitenti, ottenuta dall'arretramento del nuovo corpo rispetto all'allineamento dell'edificio precedente, sono mantenute a giardino, recuperando anche alberi esistenti. Sulla riva verso baia San Girolamo è stato ricavato un attracco per carico e scarico di merci. La compattezza del volume, di 12.276 mc, è ottenuta mediante un'estesa falda di copertura che sottolinea l'andamento degradante del complesso verso la laguna; mentre i grandi camini a cono rovesciato, che ne dominano il profilo, richiamano l'inserimento del complesso nel tessuto cittadino. Inoltre, sono stati utilizzati materiali e pratiche costruttive, pur tecnologicamente aggiornate, nel rispetto delle peculiarità del costruire a Venezia. Le fondazioni sul fronte lagunare sono in blocchi di pietra d'Istria che, accompagnati da una lastra di piombo posta all'innesto delle murature in elevazione, garantiscono l'impermeabilità alla salsedine. La struttura perimetrale è in mattoni pieni e solo i quattro pilastri del porticato sono in cemento armato, rivestiti in pietra d'Istria per evitare le corrosioni di questo materiale in ambiente lagunare. Profili sempre in pietra d'Istria definiscono le aperture e solcano le facciate, intonacate e tinteggiate di rosa. I percorsi pedonali, a quota +2,40 m slmm per la residenza e +2,15 m per le altre attività, sono lastricati con masegni grigi.

Sacca San Girolamo o Baia del Re[modifica | modifica wikitesto]

Sacca di S. Girolamo, conosciuta anche come Baia del Re", fu realizzata all’inizio del ’900 nel quadro dell’imbonimento delle zone barenose al margine settentrionale del sestiere e sfruttata, tra il 1924 e il 1929, per costruirvi uno dei maggiori complessi di edilizia popolare sorti a Venezia, in bella posizione sulla distesa della Laguna nord. Tristemente nota in passato per la fama tutt’altro che raccomandabile di taluni suoi residenti, la Baia del Re si può considerare oggigiorno pienamente recuperata grazie, oltre che ai tempi radicalmente mutati, a tutta una serie di opportuni interventi di riqualificazione attuati nel corso degli anni, che l’hanno resa una zona residenziale tra le più vivibili e ambite della città.

Sul perché Sacca San Girolamo sia stata soprannominata Baia del Re esistono numerose versioni, la più attendibile delle quali pare essere tuttavia quella secondo cui essa sarebbe stata soprannominata in tale modo, parecchi anni addietro, dagli operai addetti alla costruzione del vicino Ponte del Littorio(oggi della Libertà), che lì avevano le loro baracche, per l’eccezionale freddo che vi faceva, non solo a causa della sua posizione periferica confinante con la Laguna, ma anche degli inverni particolarmente rigidi di quegli anni. E paragonabile ai loro occhi, per certi versi, al freddo polare della Baia del Re, nelle Isole Svalbard, di cui parlavano spesso i giornali di allora, in seguito al fatto che il generale Umberto Nobile vi aveva posto il suo “campo base” per la spedizione al Polo Nord che si accingeva a intraprendere con il suo dirigibile “Italia”. E che, una volta intrapresa, si concluderà nel modo tragico e infelice che tutti sappiamo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Cannaregio", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  2. ^ Luciano Canepari, Cannaregio, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  3. ^ Per avere dati aggiornati consulta il Servizio Statistica del Comune di Venezia
  4. ^ Archivio di Stato di Venezia, Fondo prefettura dell'Adriatico, anno1808, busta n. 174.
  5. ^ G. B. Pellegrini: Toponomastica italiana - Hoepli, Milano 1990. ISBN 88-203-1835-0.
  6. ^ https://www.unive.it/pag/10126/

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