Il mercante di Venezia

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Il mercante di Venezia
Commedia in cinque atti
Shylock e jessica.jpeg
Shylock e Jessica

Maurycy Gottlieb (1856-1879)

Autore William Shakespeare
Titolo originale The Merchant of Venice
Lingua originale Inglese
Genere Commedia
Composto nel 1594-1598
Personaggi
  • Il Doge di Venezia
  • Il Principe del Marocco, pretendente di Porzia
  • Il Principe di Aragona, pretendente di Porzia
  • Antonio, mercante di Venezia
  • Bassanio, suo amico, pretendente di Porzia
  • Graziano, amico di Antonio e di Bassanio
  • Solanio, amico di Antonio e di Bassanio
  • Salerio, amico di Antonio e di Bassanio
  • Lorenzo, amante di Jessica nonché amico di Antonio e di Bassanio
  • Shylock, ricco ebreo
  • Tubal, suo amico
  • Lancillotto Gobbo, servo di Shylock
  • Vecchio Gobbo, padre di Lancillotto
  • Leonardo, servo di Bassanio
  • Stefano e Baldassarre, servi di Porzia
  • Porzia, ricca ereditiera
  • Nerissa, sua cameriera
  • Jessica, figlia di Shylock
  • Magnati di Venezia
  • Ufficiali della Corte di Giustizia
  • un carceriere
  • servi di Porzia
(EN)

« I hold the world but as the world, Gratiano - a stage where every man must play a part »

(IT)

« Considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte. »

(Antonio a Graziano, Atto I, Scena I)

Il mercante di Venezia (The Merchant of Venice) è un'opera teatrale di William Shakespeare, scritta probabilmente tra il 1596 e il 1598.

La trama dell'opera riprende abbondantemente quella di una novella trecentesca di ser Giovanni Fiorentino, Il Giannetto, prima novella della giornata quarta della raccolta di cinquanta detta Il Pecorone, che Shakespeare aveva avuto modo di conoscere nella traduzione di William Painter. In particolare, del Giannetto vengono conservati, pressoché intatti, i personaggi corrispondenti a Bassanio, Shylock e Porzia, oltre che la vicenda della penale di una libbra di carne.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sir Herbert Beerbohm Tree nei panni di Shylock, ritratto nel 1914 da Charles Buchel.

Venezia, XVI secolo. Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte. Per corteggiare degnamente Porzia, Bassanio chiede al suo carissimo amico Antonio 3.000 ducati in prestito. Antonio, pur amando Bassanio, non può prestargli il denaro, poiché lo ha interamente investito nei traffici marittimi. Tuttavia Antonio decide di garantire per lui presso Shylock, ricco usuraio ebreo. Shylock è disprezzato dai cristiani, e ricambia questo sentimento. Soprattutto non sopporta Antonio, il mercante di Venezia, che presta denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d'interesse nella città, e che lo umilia pubblicamente con pesanti insulti.

Nonostante ciò, Shylock accorda il prestito a Bassanio, con Antonio come garante. L'ebreo stabilisce che in caso di mancato pagamento, Antonio debba pagare con una libbra di carne dal proprio corpo. Bassanio cerca di far desistere Antonio dall'accettare l'offerta, ma costui è sicuro di poter saldare il debito, dato che tre navi sono in viaggio per riportare a Venezia ricchezze nove volte più grandi di quanto abbia investito. Il tempo concesso per il saldo del prestito è di tre mesi, e le navi ne impiegheranno solo due. Bassanio si reca a Belmonte; secondo la volontà del defunto padre di Porzia, i suoi pretendenti sposi dovranno scegliere lo scrigno giusto tra tre differenti possibilità (oro, argento, piombo). Il principe del Marocco sceglie lo scrigno d'oro (che non è quello giusto), e il principe d'Aragona sceglie lo scrigno d'argento (e nemmeno questo è quello giusto), mentre Bassanio sceglie lo scrigno di piombi, il meno pregiato dei tre, e ottiene il diritto di sposare Porzia, già precedentemente innamorata di lui. L'amico di Bassanio, Graziano, sposa l'ancella di Porzia, Nerissa.

Intanto la sfortuna si accanisce su Shylock: sua figlia Jessica infatti, aiutata da Lancillotto, fugge di casa sposando un cristiano di nome Lorenzo, amico di Antonio e Bassanio. La ragazza è fuggita portando con sé 2.000 ducati e soprattutto uno scrigno contenente l'anello donato a Shylock dalla defunta moglie. L'unica consolazione di Shylock deriva dalla pari sfortuna di Antonio: infatti le sue tre navi sono disperse in mare, per cui egli non potrà più saldare il debito. Nel frattempo Porzia e Nerissa donano ai rispettivi mariti, Bassanio e Graziano, un anello, segno del loro amore. Stringono una promessa, che loro non dovranno mai separarsene finché l'amore li legherà alle loro consorti.

Shylock decide di portare Antonio di fronte al Doge e alla corte, chiedendo di far valere i suoi diritti. Porzia, che viene a sapere del processo in arrivo, si traveste da avvocato, all'insaputa di tutti, per salvare Antonio. Nerissa la segue vestendosi da scrivano.

Giunta in tribunale, Porzia, travestita, esibisce la lettera del Dottor Bellario, giurista e consulente del Doge, in cui si spiega che al processo sarebbe stato presente il suo sostituto, il giovane avvocato Baldassarre (cioè lei stessa). Al processo assistono anche Bassanio e Graziano.

Shylock After the Trial: immagine che descrive la settima scena del secondo atto, realizzata da Sir John Gilbert nell'Ottocento.

Porzia/Baldassarre invita Shylock ad accettare i 6000 ducati offerti da Bassanio, ormai ricco per avere sposato Porzia, al fine di estinguere il debito dell'amico. L'odio di Shylock verso i cristiani, fomentato dall'abbandono della figlia, gli impedisce di accettare. Al contrario, chiede a gran voce che gli sia pagato il debito con la libbra di carne di Antonio, come da accordo. Nonostante la crudeltà della proposta, il Doge, dice Baldassarre, deve necessariamente applicare la legge e permettere a Shylock di prendersi la libbra di carne, perché in caso contrario si creerebbe un precedente dannoso per lo stato.

Baldassarre invita Shylock a procedere, ma gli comunica che, dato che il contratto parla solo di carne, se avesse versato anche una sola goccia di sangue, sarebbe stato considerato colpevole di aver attentato alla vita di un cittadino veneziano, e quindi i suoi beni sarebbero stati confiscati e divisi tra Antonio e lo stato, e lui condannato a morte. Il Doge gli concede in grazia la vita e Antonio rinuncia alla sua parte purché venga ceduta, alla sua morte, in eredità alla figlia Jessica. Inoltre si stabilisce che Shylock debba convertirsi al cristianesimo, pena assai più pesante per l'usuraio. In queste condizioni, Shylock, sconfitto, rinuncia ai suoi propositi.

Bassanio si complimenta con Baldassarre per aver salvato il suo amico e gli chiede come possa ringraziarlo. Il finto avvocato gli chiede solo il suo anello. Bassanio esita, a causa del valore affettivo dell'anello, ma spinto dall'onore e dalla gratitudine finisce per cederlo. Lo stesso è obbligato a fare Graziano per lo scrivano/Nerissa.

Quando tutti i cristiani giungono a Belmonte, Porzia e Nerissa chiedono ai mariti gli anelli, ma entrambi spiegano l'accaduto. Quindi le due donne fanno credere di aver trascorso una notte con i nuovi possessori dell'anello, Baldassarre e lo scrivano, per riottenere gli anelli, prima di rivelar loro la vera identità dell'avvocato e del suo assistente. Antonio fa di nuovo da garante per Bassanio che giura di non separarsi mai più dal suo anello. Successivamente Nerissa riferirà a Lorenzo che i beni di Shylock diventeranno suoi e di Jessica dopo la morte dell'usuraio.

Nel frattempo si scopre che le tre navi di Antonio sono tornate sane e salve in porto.

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

In via ipotetica, si può assumere che Shakespeare si sia accinto nella composizione de Il Mercante di Venezia tra il 1596 ed il 1598. Per ricostruire l'evolversi negli anni del dramma, vengono valutati riferimenti a fatti di storia e cronaca contenuti negli atti: per esempio, Salerio cita la nave Andrew, che pare essere un riferimento all'imbarcazione spagnola St. Andrew catturata dagli Inglesi a Cadice nel 1596. Inoltre, la commedia è stata anche menzionata da Francis Meres nel 1598.

Sempre nello stesso anno, il 22 luglio 1598 l'opera è stata registrata nel Register of the Stationers Company da James Roberts, sotto il titolo The Merchant of Venice, otherwise called The Jew of Venice. Il 28 ottobre 1600 Roberts trasferì i suoi diritti sull’opera all’editore Thomas Heyes, che la pubblicò nel First Quarto in quello stesso anno. Fu stampata di nuovo in un’edizione abusiva nel 1619 (il cosiddetto False Folio) da William Jaggard. L’edizione del 1600 è generalmente considerata accurata e affidabile, ed è la base del testo pubblicato nel First Folio (1623), che comprende anche una serie di indicazioni di scena.[1]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L’opera è suddivisa in cinque atti e comprende due trame che si svolgono in parallelo e si intrecciano. La prima è quella centrata sul prestito che Shylock concede ad Antonio con il pegno della libbra di carne; la seconda riguarda il corteggiamento di Porzia con la scelta tra i tre scrigni. Il luogo dell’azione si alterna tra Venezia, città di commercio e di affari, del nuovo mondo borghese, e Belmonte, il ricco e fiabesco palazzo di Porzia in cui si svolge la celebrazione dell’amore. Se Venezia è il mondo della cruda realtà quotidiana, Belmonte è il mondo del romanzo e dell’evasione dalla realtà. Anche per quanto riguarda lo stile, le scene di Venezia utilizzano prevalentemente il verso sciolto discorsivo o il linguaggio clownesco, mentre in quelle di Belmonte prevale un tono più elaborato e retorico, che spicca, ad esempio, nei discorsi dei corteggiatori di Porzia.[2]

Nel teatro inglese dell’epoca la commedia comprendeva tipicamente una trama principale e una secondaria; ma nel Mercante le due trame hanno lo stesso rilievo (si noti che Porzia, tra tutti i personaggi, ha la parte più lunga). Le due trame e i due luoghi a cui sono legate, dunque, si confrontano e si rispecchiano uno nell’altro; secondo Melchiori, "la concretezza dell'uno mette in risalto l'inconsistenza dell'altro, tanto da porre in dubbio i valori che entrambi rappresentano".[3]

La vicenda è articolata in una parte introduttiva e in tre sequenze di due giornate ciascuna; in tutte è presente l’alternanza di luogo tra Venezia e Belmonte.[4] L’introduzione comprende le prime due scene del primo atto e contiene l’avvio delle due trame. La prima sequenza comprende la terza scena del primo atto e l’intero secondo atto, con la firma del contratto, il corteggiamento fallito del principe del Marocco, la fuga di Jessica, il corteggiamento fallito del principe d’Aragona. La seconda sequenza comprende il terzo atto, con il corteggiamento riuscito di Bassanio, la notizia della rovina di Antonio (sono dunque trascorsi i tre mesi previsti dal contratto di prestito), e la decisione di Porzia di intervenire al processo sotto travestimento. La terza sequenza comprende il quarto e quinto atto, con il processo (che conclude la trama del prestito) e il successivo ritrovarsi della maggior parte dei personaggi a Belmonte con la felice conclusione della trama amorosa.

Antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio de Il Mercante di Venezia. Si noti la scritta «With the Extreme Cruelty of Shylock the Jew», che richiama il forte antisemitismo presente nell'opera.
« Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall'estate e dall'inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo? »
(Shylock: atto III, scena I)

L'opera è rappresentata spesso al giorno d'oggi, ma può suscitare turbamento nel pubblico moderno a causa dei suoi temi principali, che possono apparire antisemiti. I critici ancora oggi continuano a dibattere sull'atteggiamento dell'opera verso gli ebrei e l'ebraismo.

Shylock come personaggio negativo[modifica | modifica wikitesto]

La società inglese in epoca elisabettiana venne sovente descritta come giudeofobica[5]. Gli ebrei inglesi vennero banditi dal paese nel 1290 sotto la monarchia di Edoardo I; questi non poterono tornarvi fino al 1656, quando a reggere lo scettro del potere in Gran Bretagna vi era Oliver Cromwell. Inoltre, a Venezia e nelle immediate vicinanze, gli ebrei erano tenuti a indossare un copricapo rosso in ogni situazione per essere facilmente identificabili, dovendo tra l'altro anche vivere in un ghetto sorvegliato da guardie cristiane.[6] Nella seppur fiorente industria teatrale elisabettiana, oltre a tutto, gli Ebrei venivano spesso presentati molto sarcasticamente con una caricatura orientalista, con nasi adunchi e parrucche scarlatte, venendo descritti come «avidi usurai». Un esempio di quanto detto può essere ricercato ne L'ebreo di Malta, dramma in cinque atti di Christopher Marlowe che non esita a porre come protagonista Barabba: quest'ultimo è un ebreo avido di ricchezze, presentato quasi come un demonio in carne ed ossa disposto a compiere ogni sorta di delitto per difendere il proprio patrimonio.

Negli ultimi anni del Cinquecento l’antisemitismo della società inglese fu risvegliato da un episodio che coinvolse Roderigo Lopez, ebreo portoghese convertito e medico personale di Elisabetta I: costui nel 1594 fu accusato di aver attentato alla vita della regina, condannato a morte e giustiziato. È nel quadro dell’ondata antisemita che ne seguì che fu rimesso in scena il dramma di Marlowe (risalente al 1589), ed è probabile che essa abbia favorito la scrittura del Mercante di Venezia.[7]

Certamente Shakespeare conosceva già L'Ebreo di Malta durante la redazione de Il Mercante di Venezia, che può quindi essere visto come un prosieguo di questa tradizione.[8] Non a caso, l'opera era anche conosciuta come L'ebreo di Malta; ciononostante, si discosta dal dramma marlowiano in numerosi punti. Innanzitutto, non è possibile collocare precisamente Il mercante di Venezia in un genere: sebbene non sia una tragedia, dato il lieto fine che conclude la vicenda, non è certamente una commedia allegra e spensierata: è una dark comedy. La seconda differenza è costituita dall'intreccio di due peripezie, l'una seria e l'altra più serena: si sta parlando della vicenda della libbra di carne e del matrimonio di Porzia.

Vi è tuttavia una tematica che accomuna le due opere: il marcato antisemitismo. Infatti, indipendentemente dalle effettive intenzioni di Shakespeare, gli antisemiti si sono spesso serviti dell'opera per sostenere le loro posizioni. Da non dimenticare che, in un'edizione del 1619, il titolo recava anche la scritta «With the Extreme Cruelty of Shylock the Jew» («Con L'Estrema Crudeltà dell'Ebreo Shylock»), che indica come era considerato Shylock dal pubblico inglese. Anche la Germania nazista si avvalse di Shylock per mettere in atto la sua feroce propaganda, trasmettendola via radio immediatamente dopo la Notte dei cristalli.[9]

Uno dei primi che cercò di ritrarre Shylock come personaggio positivo fu il drammaturgo Richard Cumberland. Cumberland infatti scrisse una serie di articoli chiamata Observer, dove il protagonista Abraham Abrahams verrà introdotto con questa frase: «Io in verità credo che il carattere odioso di Shylock abbia portato poco meno persecuzioni su di noi, poveri figli di Abramo, che l'Inquisizione stessa».[10] Si tentò quindi di descrivere Shylock sotto una luce positiva, in netto contrasto con la tradizione antisemitica che perseverava fino ad allora. Lo stesso Cumberland, dopo l'enorme successo che riscosse Observer, affermerà:[11]

« La benevolenza del pubblico mi ha aiutato a salvare un personaggio abbandonato e perseguitato, che fino ad allora era solo stato portato sul palcoscenico con lo scopo poco virile di essere realizzato uno spettacolo di disprezzo , e un mozzicone di ridicolo. Nel successo di questa commedia ho sentito, naturalmente, una grande gratificazione, di quanto avessi mai sentito su di un'occasione simile »
Shylock e Porzia (1835) di Thomas Sully.

Shylock come personaggio positivo[modifica | modifica wikitesto]

Molti lettori e spettatori moderni hanno interpretato l'opera come un appello alla tolleranza, in base al fatto che Shylock è un personaggio che suscita comprensione e simpatia. A sostegno di questa interpretazione vi è il fatto che il "processo" di Shylock alla fine dell'opera è una presa in giro della giustizia, con Porzia che assume il ruolo di giudice nonostante non abbia nessun diritto di farlo. I personaggi che rimproverano Shylock di disonestà ricorrono a trucchi e inganni per vincere. Inoltre Shakespeare fa pronunciare a Shylock uno dei suoi discorsi più eloquenti (Non ha occhi un ebreo?..., atto III scena I).

È difficile stabilire se l'interpretazione comprensiva di Shylock è interamente dovuta al cambiamento di sensibilità dei lettori, o se Shakespeare, autore che creava personaggi complessi e sfaccettati, intendesse veramente che Shylock fosse visto in questo modo.

Uno degli elementi a sostegno di questa interpretazione è che la penosa condizione sociale di Shylock nella società veneziana è messa in evidenza. Per alcuni critici, il discorso di Shylock Non ha occhi un ebreo?... redime il personaggio e ne fa quasi una figura tragica; Shylock qui sostiene di non essere diverso dai personaggi cristiani e di non meritare le angherie e il disprezzo a cui è sottoposto. I critici di questa posizione osservano che il discorso termina in tono di vendetta; ma gli altri notano che Shylock ha appreso il desiderio di vendetta dai personaggi cristiani.

Anche ammettendo che l'autore non intendesse una tale lettura dell'opera, il fatto che essa conservi il suo potere sulla scena per un pubblico che può percepire i suoi conflitti centrali in termini radicalmente diversi, mostra la sottigliezza delle caratterizzazioni di Shakespeare.[12] Nel processo Shylock rappresenta ciò che gli elisabettiani cristiani ritenevano essere il desiderio ebraico per la "giustizia", messo a contrasto con il valore cristiano della clemenza, ovviamente considerato superiore. I cristiani durante il processo invitano Shylock ad amare i suoi nemici, anche se loro stessi avevano mancato di farlo in passato. Secondo Harold Bloom, anche se l'opera contiene elementi a favore di entrambe le tesi, il testo non le tratta allo stesso modo: "L'abile messa sotto accusa dell'ipocrisia dei cristiani da parte di Shylock [ci delizia, ma]… anche se Shakespeare suggerisce comprensione verso l'ebreo, questo non allevia la ferocia del ritratto che fa di questo personaggio…"[13]

Antonio e Bassanio[modifica | modifica wikitesto]

Stampa di Edmund Kean nel ruolo di Shylock in una rappresentazione dell'inizio del XIX secolo.

La misteriosa depressione di cui soffre Antonio ("In verità non so perché sono così triste", atto I scena I) e la sua totale devozione per Bassanio hanno indotto alcuni critici a teorizzare che egli soffra di amore non corrisposto per Bassanio e che sia depresso perché Bassanio ha raggiunto l'età del matrimonio e quindi sposerà una donna. Nelle sue opere, sia teatrali sia poetiche, Shakespeare ha spesso presentato esempi di forti legami tra personaggi maschili, e alcuni critici ne hanno desunto che Bassanio contraccambia l'affetto di Antonio nonostante il suo dovere di sposarsi:[14]

« ANTONIO: Ricordami alla tua onorata sposa:

raccontale quale processo ebbe la fine di Antonio,
dille che t'amai, lodami nella mia morte;
e, finito il racconto, dille che sia lei giudice
se Bassanio non ebbe una volta un amore.
(...)
BASSANIO: Ma la vita stessa, mia moglie, e tutto il mondo
non sono da me stimati più della tua vita;
perderei tutto, li sacrificherei tutti
qui, a questo diavolo, per poterti liberare.[15] »

(atto IV, scena I)

Nel saggio "Brothers and Others", pubblicato in The Dyer's Hand, W. H. Auden descrive Antonio come "un uomo la cui vita emotiva, anche se la sua condotta potrebbe essere casta, è concentrata su un membro del suo sesso." I sentimenti di Antonio per Bassanio sono paragonati a questo distico di uno dei sonetti di Shakespeare: "Ma poiché ti diede forma per il piacere delle donne,/ mio sia il tuo amore, e il tuo corpo sia il loro tesoro." (sonetto XX). Antonio, dice Auden, personifica le parole incise sullo scrigno di piombo di Porzia: "Chi mi sceglie, deve dare e mettere a rischio tutto ciò che possiede." Antonio ha scelto questa strada potenzialmente fatale perché è disperato, non solo per la perdita di Bassanio destinato a sposarsi, ma anche perché Bassanio non può ricambiare ciò che Antonio sente per lui. La devozione frustrata di Antonio è una forma di idolatria: egli rinuncia al diritto di vivere per il vantaggio del suo amato. C'è un altro idolatra nell'opera: Shylock. "Shylock, anche se non intenzionalmente, mette tutto a rischio con l'obiettivo di distruggere il suo odiato nemico; e Antonio, nonostante la leggerezza con cui ha firmato il contratto, mette tutto a rischio per assicurare la felicità dell'uomo che ama." Sia Antonio sia Shylock, accordandosi per mettere in gioco la vita di Antonio, si pongono al di fuori dei normali legami sociali. Vi era, secondo Auden, una tradizionale "associazione della sodomia con l'usura" che risaliva almeno ai tempi di Dante, che probabilmente era familiare a Shakespeare. (Auden vede il tema dell'usura nell'opera come un commento sulle relazioni umane in una società mercantile).

Porzia[modifica | modifica wikitesto]

Tra le tutte le eroine delle commedie romantiche di Shakespeare, Porzia è una tra le più notevoli e attraenti. È bella, cortese, ricca, intelligente e pronta, e ricerca qualità elevate nei suoi potenziali compagni. Obbedisce al testamento di suo padre, che la obbliga ad accettare il corteggiatore che sceglierà lo scrigno giusto, ma allo stesso tempo si sforza tenacemente di ottenere Bassanio. Per quanto non le piacciano, dimostra tatto verso i principi del Marocco e d’Aragona, che scelgono gli scrigni sbagliati e non riescono a ottenere la sua mano. Quando viene a sapere della difficile situazione in cui si trova Antonio, ha l’idea di travestirsi da avvocato, e al processo riesce a superare Shylock in astuzia dopo che tutti gli altri hanno fallito. Nonostante sia priva di istruzione legale, Porzia vince la causa facendo riferimento alla formulazione letterale del contratto di prestito tra Shylock e Antonio, e quindi prevale basandosi su un dettaglio tecnico piuttosto che sul merito della questione. Il comportamento di Porzia mette in evidenza anche l’uso (e l’abuso) della retorica, mostrando che un’argomentazione ingiusta può prevalere per mezzo dell’eloquenza, di scappatoie e dettagli tecnici, indipendentemente dalla questione morale di cui si sta discutendo.

È Porzia a pronunciare uno dei discorsi più famosi dell’opera:

« La clemenza ha natura non forzata,

cade dal cielo come la pioggia gentile
sulla terra sottostante; è due volte benedetta,
benedice chi la offre e chi la riceve…[15] »

(atto IV, scena I)

Il nome del personaggio proviene da quello di Porcia Catonis, nobildonna romana figlia di Catone l’Uticense e moglie di Marco Giunio Bruto, con la quale Porzia è paragonata nel testo (I, 1).

L’intensità e la forza del ruolo di Porzia lo hanno reso attraente per molte attrici importanti. Frances Abington, Sarah Siddons ed Elizabeth Whitlock interpretarono Porzia nel XVIII secolo, quando attrici donne iniziarono a comparire in scena nelle rappresentazioni di quest’opera. Più di recente il ruolo è stato ricoperto al cinema e in televisione da diverse attrici notevoli, tra cui Maggie Smith, Claire Bloom, Sybil Thorndike, Joan Plowright, Caroline John e Gemma Jones.

Storia scenica[modifica | modifica wikitesto]

La prima rappresentazione di cui resta traccia fu tenuta alla corte di Giacomo I nella primavera del 1605, seguita da una seconda pochi giorni dopo. Non vi sono testimonianze di altre rappresentazioni nel XVII secolo.[16] Nel 1701 George Granville mise in scena un adattamento di successo intitolato The Jew of Venice (L'ebreo di Venezia), in cui Thomas Betterton interpretava Bassanio. Questa versione (caratterizzata dall'inserimento di un masque) si dimostrò popolare e fu rappresentata per i successivi quarant'anni. Granville eliminò i personaggi buffoneschi Lancillotto Gobbo e Vecchio Gobbo [17] in accordo con il decoro caratteristico del neoclassicismo; inoltre aggiunse una scena in prigione con Shylock e Antonio, e una scena più estesa di brindisi durante un banchetto. Thomas Doggett fu Shylock e interpretò il ruolo in modo comico, forse persino farsesco. Nicholas Rowe espresse dubbi su questa interpretazione fin dal 1709; ma il successo di Doggett nel ruolo fece sì che nelle produzioni successive la parte di Shylock fosse affidata al pagliaccio della compagnia.

Nel 1741 Charles Macklin tornò al testo originale in una produzione di grande successo al Drury Lane, aprendo la via alla versione di Edmund Kean settant'anni più tardi (vedi oltre).[18]

Arthur Sullivan scrisse musiche di scena per l'opera nel 1871 .[19]

Shylock sulla scena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Shylock.

Secondo l'attore ebreo Jacob Adler e altri, la tradizione di interpretare Shylock in modo favorevole ebbe inizio nella prima metà del XIX secolo con Edmund Kean,[20] e che in precedenza il ruolo veniva affidato "a un comico che lo dipingeva come un repellente pagliaccio, oppure era rappresentato come un mostro di invariabile malignità." Lo Shylock di Kean fondò la sua reputazione come attore.[21]

Dall'epoca di Kean in avanti, tutti i migliori interpreti del ruolo hanno preferito un approccio favorevole al personaggio, tranne Edwin Booth che lo dipinse come un "cattivo"; persino il padre di Booth, Junius Brutus Booth, preferì l'interpretazione favorevole. Lo Shylock aristocratico e orgoglioso di Henry Irving (messo in scena per la prima volta al Lyceum nel 1879, con Porzia interpretata da Ellen Terry) è stato definito "il vertice della sua carriera."[22] Jacob Adler fu l'interprete più notevole dell'inizio del XX secolo: Adler impersonò il ruolo in traduzione yiddish, prima nel distretto teatrale yiddish a Manhattan, e poi a Broadway, dove egli recitò il ruolo in yiddish con grande plauso in una produzione che per il resto era in inglese.[23]

Kean e Irving presentarono uno Shylock giustificato nel volere la propria vendetta; lo Shylock di Adler evolvette nel tempo, da un tipico "cattivo" shakespeariano a un uomo la cui natura benigna era sopraffatta dal desiderio di vendetta, e infine a un uomo motivato non dalla vendetta ma dall'orgoglio. In un'intervista del 1902 rilasciata alla rivista Theater, Adler sottolineò che Shylock è ricco, "abbastanza ricco da rinunciare agli interessi sulla somma di tremila ducati" e che Antonio è "ben lontano dal cavalleresco gentiluomo che viene fatto apparire. Ha insultato l'ebreo e gli ha sputato addosso, ma poi va con gentilezza ipocrita a chiedergli un prestito." L'errore fatale di Shylock consiste nel dipendere dalla legge, ma "non uscirebbe da quel tribunale a testa alta, una vera apoteosi di odio e scherno provocatori?"[24]

Alcune produzioni moderne si sforzano ulteriormente di mostrare le origini della sete di vendetta di Shylock. Ad esempio nell'adattamento cinematografico diretto da Michael Radford (2004) in cui Al Pacino ha la parte di Shylock, il film inizia con un testo e una sequenza che mostra come gli ebrei veneziani fossero crudelmente maltrattati da fanatici cristiani. Una delle ultime scene sottolinea come Shylock, in quanto convertito, è stato espulso dalla comunità ebraica di Venezia e non gli è più permesso di vivere nel ghetto. Un'altra interpretazione di Shylock e una visione di come "egli deve essere recitato" appare alla conclusione dell'autobiografia di Alexander Granach, un importante attore di teatro e cinema della Germania di Weimar (e in seguito attivo a Hollywood e a Broadway).[25]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wells e Dobson, pag. 288
  2. ^ Melchiori, pag. 338
  3. ^ Melchiori, pag. 330, 336
  4. ^ Melchiori, pag.340-343
  5. ^ Burrin, p. 17.
  6. ^ (EN) Virtual Jewish World: Venice, Italy, Jewish Virtual Library. URL consultato l'8 novembre 2014.
  7. ^ Melchiori, pag. 331, 336
  8. ^ Hales.
  9. ^ Shapiro.
  10. ^ Newman.
  11. ^ L'Ebreo, testi-italiani.it. URL consultato il 7 novembre 2014.
  12. ^ Bloom (2007), p. 233.
  13. ^ Bloom (2007), p. 24.
  14. ^ Harold Bloom, Interpretations: William Shakespeare's The Merchant of Venice, New York, Infobase, 2010, p. 27, ISBN 978-1-60413-885-6.
  15. ^ a b Traduzione di Alessandro Serpieri, Garzanti, Milano 1987
  16. ^ Charles Boyce, Encyclopaedia of Shakespeare, New York, Roundtable Press, 1990, p. 420.
  17. ^ Frederick Warde, The Fools of Shakespeare; an interpretation of their wit, wisdom and personalities, London, McBride, Nast & Company, 1915, pp. 103–120. URL consultato il 28 aprile 2015 (archiviato dall'url originale l'8 febbraio 2006).
  18. ^ F. E. Halliday, A Shakespeare Companion 1564–1964, Baltimore, Penguin, 1964; pp. 261, 311–12.
  19. ^ Informazioni sulla musica di scena di Sullivan per l'opera nel The Gilbert and Sullivan Archive, visitato il 31 dicembre 2009
  20. ^ Adler erroneamente la fa risalire al 1847 (quando Kean era già morto); la Cambridge Student Guide to The Merchant of Venice indica per la rappresentazione di Kean la più probabile data del 1814.
  21. ^ Adler (1999), p. 341.
  22. ^ Wells e Dobson, p. 290.
  23. ^ Adler (1999), pp. 342–44.
  24. ^ Adler (1999), pp. 344–50.
  25. ^ Granach (1945; 2010), pp. 275–9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Louis I. Newman, Richard Cumberland: Critic and Friend of the Jews, Forgotten Books, 2012, ISBN non esistente.
  • James Shapiro, Shakespeare and the Jews, Columbia University Press, 1997.
  • John W. Hales, Shakespeare and the Jews, IX, The English Review, 1894.
  • Philipe Burrin, Nazi Anti-Semitism: From Prejudice to Holocaust, The New Press, 2005, ISBN 1-56584-969-8.
  • Harold Bloom, The Merchant of Venice, a cura di Neil Heims, New York, Infobase, 2007, ISBN 0-7910-9576-2.
  • Jacob Pavlovich Adler, A Life on the Stage: A Memoir, translated and with commentary by Lulla Rosenfeld, New York: Knopf, 1999. ISBN 0-679-41351-0.
  • Stanley Wells and Michael Dobson, eds., The Oxford Companion to Shakespeare Oxford University Press, 2001, p. 288
  • Giorgio Melchiori, Shakespeare. Genesi e struttura delle opere, Roma-Bari, Laterza, 1994, ISBN 8842044962.
  • Il mercante di Venezia, a cura di Dario Calimani, Venezia, Marsilio 2016.
  • Michele Stanco, Il caos ordinato. Tensioni etiche e giustizia poetica in Shakespeare, Carocci, 2009 ISBN 978-88-430-4981-3

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