La fenice e la tortora

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La fenice e la tortora
Titolo originale The Phoenix and the Turtle
Loves Martyr TP 1601.png
Autore William Shakespeare
1ª ed. originale 1601
Genere poema
Lingua originale inglese

La fenice e la tortora (The Phoenix and the Turtle) è un poema allegorico sulla morte dell'amore ideale di William Shakespeare pubblicato nel 1601. È conosciuto come uno dei suoi lavori più oscuri e ha portato a molti conflitti interpretativi.[1] Venne considerato il primo poema sulla metafisica.[2] Quando fu pubblicato, in appendice ad un poema di Robert Chester intitolato Love's Martyr, non aveva un titolo. Il termine inglese turtle non si riferisce a un rettile ma ad un uccello.

La fenice e la tortora sono entrambi simboli allegorici dell'amore. Nel poema si narra della loro morte, e di come siano una cosa sola: «Two distincts, division none». Alcuni uccelli vengono invitati, mentre altri vengono esclusi. La poesia si conclude con una preghiera per gli amanti morti.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Il poema è stato pubblicato nel 1601 come supplemento a una lunga poesia di Robert Chester, intitolata Martire d'Amore. Chester precede la sua poesia con una breve dedica indirizzata a La fenice e la tortora.

La poesia principale di Chester è una lunga allegoria in cui viene esplorato il rapporto tra gli uccelli, e il suo simbolismo. Essa incorpora la storia di Re Artù, e la storia della Gran Bretagna, elencando le etimologie gallesi delle città britanniche. Il poema culmina con l'immolazione congiunta della fenice e la tortora, che da vita a un nuovo e più bell'uccello dalle ceneri. La fenice è considerata femmina mentre la tortora è maschio.

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a un'allegoria sul matrimonio ideale, la poesia può essere vista come una spiegazione della relazione tra verità e bellezza, o di amore appagante, nel contesto del neoplatonismo rinascimentale.[3] Sembra anche che alla base di questa concezione di amore perfetto non ci siano solo le fonti scolastiche riguardanti il concetto della Trinità, ma anche altre tre linee di tradizione cattolica medievale: l'unione mistica, l'amicizia spirituale, e il matrimonio spirituale.[4] Shakespeare introduce una serie di altri uccelli, attingendo alla precedente letteratura sul parlamento degli uccelli al fine di rappresentare la morte degli amanti come la dolorosa perdita di un ideale.

Sono stati fatti numerosi tentativi di associare i personaggi del poema a personaggi storici, anche se i critici moderni tendono a sottolineare la natura irrisolvibile delle ambiguità del testo.[5]

John e Ursula Salusbury[modifica | modifica wikitesto]

Poiché Chester ha dedicato la poesia principale della raccolta a Sir John Salusbury e sua moglie Ursula Stanley, si è pensato che tutte le poesie della raccolta, compresa quella di Shakespeare, siano dedicate ai coniugi. Salusbury era un cortigiano alla corte di Elisabetta I, membro della potente famiglia Salusbury del Galles. La moglie Ursula era la figlia illegittima di Henry Stanley, conte di Derby. L'obiezione a questa teoria è che la coppia aveva avuto dieci figli, mentre nella poesia si celebra il matrimonio casto, dove l'unico figlio nasce dalla morte corporale degli amanti. L'identificazione di Salusburys come il soggetto del poema è stata sostenuta principalmente da Carleton Brown nel 1913.[6] L'autore, per sostenere la sua tesi, afferma che la poesia sia stata scritta dopo la nascita del primo figlio della coppia, per poi essere pubblicata in seguito. Un'altra lettura suggerisce che la poesia celebri l'amore casto e la devozione di Salusbury per sua sorella, per la quale Salusbury stesso aveva già scritto una poesia.[7]

La regina Elisabetta I[modifica | modifica wikitesto]

Il gioiello a forma di Fenice di Elisabetta I

Un'interpretazione alternativa è quella che vede la fenice, come la regina Elisabetta I, il che spiegherebbe la castità del rapporto fra gli amanti e l'implicazione che il loro "figlio" sia qualcosa di mistico, piuttosto che fisico. Elisabetta è stata spesso collegata alla fenice, ci si riferisce a lei come fanciulla della fenice anche nell'Enrico VIII (anche se quel passaggio è attribuito a Jhon Fletcher). Due ritratti della regina attribuiti a Nicholas Hilliard sono conosciuti come Ritratto col pellicano e Ritratto con la fenice, a causa di gioielli che la regina indossa. Entrambi gli uccelli appaiono nella poesia principale di Chester. Si obbietta però che l'intimità tra i due amanti sembra troppo intensa per poter essere confrontata con quella di Salusbury e la regina.[5] Secondo Katherine Duncan-Jones e Henry Woudhuysen la poesia potrebbe essere riferita al discorso al parlamento che la regina fece nel 1601, da molti considerato il suo discorso di addio.[8] Elisabetta potrebbe quindi rappresentare entrambi gli uccelli, con il suo aspetto da monarca (fenice) e da essere umano (tortora). Salusbury rappresenterebbe invece il popolo.[8]

Alcuni studiosi interpretano il figlio della fenice come un riferimento all'erede di Elizabeth, Giacomo VI di Scozia. Ma è una tesi molto problematica poiché nel 1601 Elisabetta era ancora in vita.[5]

La teoria che le due poesie di Chester e Shakespeare facciano riferimento al rapporto tra Elisabetta e Robert Devereux, Conte di Essex è stata proposta la prima volta da Grosart nel 1878, poi ripresa da William Matchett nel 1965.[9] Molti autori che rifiutano la l'identificazione degli amanti con Robert ed Elisabetta, tuttavia, sostengono che gli eventi di ribellione e l'esecuzione di Essex nei primi mesi del 1601 possono ritrovarsi dietro alcuni passaggi più oscuri dei poemi della collezione.[10]

Martiri cattolici[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra tesi è che la poesia sia un elogio criptico al cattolicesimo ed è collegata alle tesi secondo cui Shakespeare era un segreto cattolico.[11] Molti critici hanno notato che la poesia sembra fare riferimento alla liturgia cattolica emagli scritti del poeta gesuita Robert Southwell, che ha tradusse l'inno latino Lauda Sion e scrisse una poesia lodando la castità coniugale di Maria e Giuseppe.[12] I fautori dell'interpretazione cattolica hanno suggerito varie identità per identificare gli uccelli del poema, ma la lettura che ha guadagnato più credito è che la fenice ricorda Anne Linea, un cattolico giustiziato a Tyburn nel 1601 e successivamente canonizzato dalla Chiesa cattolica come martire.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J. Holander, F. Kermode, Oxford Anthology of Literature of Renaissance England, OUP, 1973, p. 424.
  2. ^ James P. Bednarz e Patrick Gerard, The Cambridge Companion to Shakespeare's Poetry, Cambridge University Press, 2007, p. 117.
  3. ^ Zezmer, D.M, Guide to Shakespeare, New York, 1976, p. 88.
  4. ^ Beauregard, David, The Mutual Flame of Love’: Spiritual Marriage in Shakespeare’s The Phoenix And Turtl, in Religion and the Arts, 131-147, 2015.
  5. ^ a b c James P. Bednarz, Shakespeare and the Truth of Love: The Mystery of 'The Phoenix and Turtle, Palgrave Macmillan, 2012.
  6. ^ Carleton Brown, Poems by Sir John Salusbury and Robert Chester.
  7. ^ William Empson, Saggi su Shakespeare, Cambridge University Press, 1986, p. 20.
  8. ^ a b Duncan-Jones e Woudhuyson, Shakespeare's Poem, Duncan-Jones e Woudhuyson, 2007, p. 421.
  9. ^ William H. Matchett, Thomas P. Harrison, The Phoenix and the Turtle: Shakespeare's Poem and Chester's Loues Martyr, in Modern Philology, vol. 64, nº 2, Nov 1966, pp. 155–157.
  10. ^ John Finnis e Patrick Martin, Another turn for the Turtle, in The Times Literary Supplement, 18 Aprile 2003.
  11. ^ Longworth, Clara,, My Shakespeare, Rise!, Londra, 1935.
  12. ^ John Klause, The Phoenix and the Turtle in its Time, in Gwynne Blakemore Evans (a cura di), In the Company of Shakespeare: Essays on English Renaissance Literature, Fairleigh Dickinson University Press, 2002, pp. 206-227.
  13. ^ Arden Shakespeare Series, Shakespeare's Poems, pp. 93-94.

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