Zecchino

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Michele Steno (1400-1413): ducato
Venezia Ducato 1400.jpg
S M VENET[1] MICAEL STEN. A sinistra San Marco stante che offre uno stendardo al Doge. Cristo stante di fronte, in "mandorla" ellittica. Intorno SIT T XPE DAT Q T REGIS ISTE DVCAT[2]
AV 21mm, 3,50 g
Ludovico Manin (1789 - 1797):zecchino
Zecchino Manin.jpg
S M VENET[1] LVDOV MANIN. A sinistra San Marco stante che offre uno stendardo al Doge. Cristo stante di fronte, in "mandorla" ellittica. Intorno SIT T XPE DAT Q T REGIS ISTE DVCAT[2]

Lo zecchino era una moneta d'oro veneziana con lo stesso peso e titolo del fiorino fiorentino. Venne emessa nella Repubblica di Venezia dal 1284 durante il governo del doge Giovanni Dandolo.

Il nome, usato dal XVI secolo in sostituzione del precedente ducato (da doge), deriva da zecca, la struttura incaricata della sua emissione.

Il decreto del Consiglio dei Quaranta del 31 ottobre 1284 stabiliva il peso di 3,545 gr., la purezza di 24 carati ovvero 997 millesimi (il massimo che si potesse ottenere all'epoca) e i criteri per l'iconografia demandando al doge ed ai sei consiglieri il compito di definirla. Al diritto trovano posto le figure di San Marco, protettore della città e del doge inginocchiato davanti al santo. Il primo porge il vessillo della città al doge mentre stringe nell'altra mano il vangelo. Attorno la legenda "S M VENET(I)", il nome del doge e lungo l'asta la parola "DUX". Al rovescio l'immagine di Cristo benedicente racchiuso in una aureola a forma di mandorla cosparsa di stelle e la legenda "SIT T XPE DAT Q TU REGIS ISTE DUCAT" (Sia affidato a te, o Cristo, questo ducato che Tu governi). Tali caratteristiche rimasero pressoché invariate per 500 anni, fino al 1797, facendola diventare la moneta d'oro più prestigiosa in circolazione nelle piazze commerciali del Mediterraneo[3].

La qualità del conio è superiore a tutte le monete contemporanee e questo dimostra che gli artisti della Zecca di Venezia avevano raggiunto già all'epoca un elevato livello nel gusto e nella finitezza del disegno[4].

Con il doge Francesco Venier (1554 – 1559) la moneta si chiamò, per la prima volta, zecchino anche pubblicamente. In questo periodo valeva 7 lire e 12 soldi.

Furono emesse sia frazioni da mezzo e da un quarto di zecchino, che multipli da 2, 3, 10, 12, 100 e 105 zecchini.

Dopo la caduta della Repubblica ci furono alcune emissioni effettuate dagli Austriaci, a nome dell'Imperatore Francesco II.

Il dritto mostrava il doge inginocchiato davanti a San Marco, il rovescio l'immagine di Cristo. Il contenuto in oro dello Zecchino veneto varia leggermente a seconda del periodo ma era pari a 3,494-3,559 grammi d'oro praticamente puro (997‰).

All'inizio del XVII secolo a Venezia fu coniato uno Zecchino d'argento dal valore di 10 lire.

Altri zecchini[modifica | modifica wikitesto]

Zecchino di Clemente XIII del 1762
Zecchino clemente 1762R.jpgZecchino clemente 1762D.jpg

In Italia furono emesse monete con questo nome da diverse zecche come quella di Lucca (1572), di Genova (1718), di Roma e Bologna.

Furono emessi anche in Toscana, da Carlo Emanuele III di Savoia, da Maria Teresa d'Austria per la Lombardia.

Zecchino di Solimano il magnifico (1520)
Suleiman sequin 1520.jpg

La moneta fu usata anche dai Cavalieri di Rodi e di Malta e da altri stati cristiani del Mediterraneo Orientale.

Inoltre con questo nome fu coniata una moneta introdotta nell'Impero Ottomano verso il 1478.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cinque zecchini sono le monete che Mangiafuoco regala a Pinocchio nell'omonimo libro di Collodi e che Pinocchio si fa rubare dal gatto e la volpe:

« "C'è poco da ridere", gridò Pinocchio impermalito. "Mi dispiace davvero di farvi venire l'acquolina in bocca, ma queste qui, se ve ne intendete, sono cinque bellissime monete d'oro." E tirò fuori le monete avute in regalo da Mangiafoco. »
(Carlo Collodi, "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino")

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b S[anctus] M[arcus] VENET[iae]: "San Marco di Venezia"
  2. ^ a b SIT T[ibi] XPE (Christe) DAT[us] Q[uem] T[u] REGIS ISTE DVCAT[us]: "Sia dato a te, Cristo, questo ducato che tu regni"
  3. ^ Nicolò Papadopoli Aldobrandini, Le monete di Venezia descritte ed illustrate da Nicolò Papadopoli Aldobrandini, internet, "progetto Gutenberg" Piero Vianelli, 2009, p. 136.
  4. ^ Alvise Zorzi, Il denaro di Venezia - Mercati e monete della Serenissima, Cittadella (PD), Biblios Edizioni, 2012, p. 268, ISBN 978-88-6448-039-8.

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