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Stati post-sovietici

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Stati post-sovietici in ordine alfabetico:

Gli stati post-sovietici, anche conosciuti come ex repubbliche sovietiche, sono le nazioni indipendenti che si sono staccate dall'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche durante la sua caduta nel 1991, o liberate dall'occupazione sovietica come Estonia, Lettonia, Lituania.

Erano anche conosciuti come Nuovi stati indipendenti.

Raggruppamenti geografici[modifica | modifica wikitesto]

Raggruppamenti tipici degli stati post-sovietici:

     Russia

     Asia Centrale

     Europa Orientale/CSI Occidentale

     Stati baltici

     Transcaucasia

Gli stati post-sovietici sono generalmente suddivisi nei seguenti cinque gruppi. Ognuna di queste regioni ha una serie di caratteristiche comuni, che non appartengono soltanto a fattori geografici e culturali, ma anche a quelli della storia della regione in relazione con la Russia.

Inoltre, ci sono altri stati de facto indipendenti, ma non riconosciuti internazionalmente.

Gli Stati dell'Europa orientale hanno intrecciato la propria storia con la Russia sin dall'inizio della loro esistenza, mentre gli Stati dell'Asia centrale e del Transcaucaso non furono conquistati fino al XVIII o XIX secolo. Gli stati baltici sono stati governati dalla Confederazione Polacco-Lituana, dal Granducato di Lituania, dall'Ordine Teutonico, dalla Danimarca, dalla Polonia e dalla Svezia per lunghi periodi della loro storia prima di essere incorporati nella Russia imperiale nel XVIII secolo, per diventare poi nazioni indipendenti, come la Finlandia, nel 1918 dopo la prima guerra mondiale. L'occupazione straniera da parte dell'Unione Sovietica delle Repubbliche Baltiche, iniziata nel 1940 non fu mai riconosciuta dagli Usa e dalla maggior parte degli stati occidentali (con l'eccezione delle vicine Finlandia e Svezia); il Governo in esilio dell'Estonia agì da Oslo fino al 1991.[1]

Superficie e popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Nazione Superficie (km²) Abitanti Densità
(pop./km²)
Date fonte
Russia Russia [converti: numero non valido] 143.975.923 8 21 1 gennaio 2015 Official estimate
Ucraina Ucraina[2] 603,628 233 45.377.581 75 194 1 aprile 2014 Monthly official estimate
Bielorussia Bielorussia 207,600 80 9,469,200 46 119 1 luglio 2014 Quarterly official estimate [collegamento interrotto]
Uzbekistan Uzbekistan 444,103 171 30,492,800 69 179 1 gennaio 2014 Official estimate [collegamento interrotto]
Kazakistan Kazakistan 6,31 16 Monthly official estimate
Georgia Georgia 69,700 27 4,490,500 64 166 1 gennaio 2014 Official estimate
Azerbaigian Azerbaigian 86,600 33 9,477,100 109 282 31 dicembre 2013 Official estimate
Lituania Lituania 65,300 25 2,944,459 45 117 1 gennaio 2014 Monthly official estimate
Moldavia Moldavia 33,843 13 3,559,500 105 272 1 gennaio 2012 Official estimate
Lettonia Lettonia 64,562 25 2,005,200 31 80 1 gennaio 2014 Monthly official estimate
KirghizistanKirghizistan 199,945 77 5,895,100 29,5 76 2015 Official estimate
TagikistanTagikistan 143,100 55 8,160,000 57 148 1 gennaio 2014 Official estimate
ArmeniaArmenia 29,743 11 3,024,100 102 264 2012 Official estimate
TurkmenistanTurkmenistan 491,210 190 5,240,000 10,7 27,7 1 luglio 2013 UN estimate
EstoniaEstonia 45,339 18 1,313,271 29 75 1 gennaio 2015 Official estimate
URSSL'ex URSS [converti: numero non valido] 13,1 34 Various Sources

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Economia della Russia.

Dopo il collasso dell'Unione Sovietica, gran parte delle ex repubbliche sovietiche adottarono il capitalismo come nuovo sistema economico. I collegamenti economici tra le repubbliche vennero rotti, il prodotto interno lordo in tutti gli ex stati sovietici (eccetto quelli baltici, che erano occupati) crollò di circa il 40% nel 1991. Fu pesante anche l'effetto dell'inflazione. Nel 2004, solo gli stati baltici, l'Armenia, la Bielorussia e il Kazakistan avevano raggiunto un livello del PIL maggiore di quello del 1991. Nella stessa Russia il fallimento del capitalismo inteso per migliorare la qualità della vita culminò nella crisi economica del 1998, che fu seguita da un ritorno della politica economica interventista del governo.

Variazione prodotto interno lordo (PIL) a prezzi costanti, 1991-2015 [3]
Nazione 1991* 1996 2001 2006 2011 2015 Anno di svolta**
Stati dell'europa orientale
Russia 100 63.1 74.5 103.3 118.3 119.8 1997
Ucraina 100 47.2 51.8 73.7 75.9 63.4 2000
Bielorussia 100 67.9 94.0 141.5 192.5 193.9 1996
Moldavia 100 45.2 45.0 62.5 74.5 83.2 1997
Stati baltici
Estonia 100  ?  ?  ?  ?  ?  ?
Lettonia 100 67.8 92.9 143.1 130.1 145.8 1993
Lituania 100 64.6 81.5 119.8 123.9 139.6 1995
Asia centrale
Kazakistan 100 69.3 88.5 141.4 185.7 219.0 1996
Kirghizistan 100 58.9 76.1 89.6 114.4 133.9 1996
Tagikistan 100 34.1 45.2 56.0 98.1 124.5 1997
Turkmenistan 100 68.4 107.7 215.5 351.8 515.5 1998
Uzbekistan 100 82.9 102.6 137.5 208.4 281.2 1996
Transcaucasia
Armenia 100 63.3 84.2 154.7 172.5 202.6 1994
Azerbaigian 100 42.7 65.2 150.2 241.1 276.5 1996
Georgia 100 39.8 49.8 74.1 93.2 109.3 1995

*L'economia della maggior parte delle repubbliche sovietiche ha iniziato a diminuire nel 1989-1990, indici in tal modo per il 1991 non corrispondono massimi pre-riforma.

**L'anno in cui il PIL declino commutato alla crescita del PIL.

Lista del presente Prodotto interno lordo (PIL) [4][5][6][7])


1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
Nazione nominale
milioni
nominale
pro capite
PPP
milioni
PPP
pro capite
Armenia Armenia 10,440 3,400 20,610 6,300
Azerbaigian Azerbaigian 76,010 7,900 100,400 10,800
Bielorussia Bielorussia 69,240 7,500 150,400 16,100
Estonia Estonia 24,280 18,300 29,940 22,400
Georgia Georgia 15,950 3,200 27,300 6,100
Kazakistan Kazakistan 224,900 12,700 243,600 14,100
Kirghizistan Kirghizistan 7,234 1,300 14,300 2,500
Lettonia Lettonia 30,380 15,400 38,870 19,100
Lituania Lituania 46,710 15,300 67,430 22,600
Moldavia Moldavia 7,880 2,200 12,680 3,600
Russia Russia 2,113,000 14,600 2,553,000 18,100
Tagikistan Tagikistan 8,537 1,000 19,000 2,300
Turkmenistan Turkmenistan 40,560 7,900 55,160 9,700
Ucraina Ucraina 175,500 3,800 337,400 7,400
Uzbekistan Uzbekistan 55,180 1,900 112,600 3,800

Organizzazioni regionali[modifica | modifica wikitesto]

Nella regione, a partire dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, sono nate diverse organizzazioni internazionali e blocchi di cooperazione. Le nazioni sono divise nella loro partecipazione a questi blocchi:

Gli ultimi due gruppi divennero separati solo una volta che l'Uzbekistan si è ritirato dal GUAM, chiedendo di entrare nel EurAsEc e nel CSTO.

In questa sezione non vengono discusse le organizzazioni composte da stati anche non ex-sovietici; sono menzionate solo quelle composte interamente da stati ex-sovietici.

Partecipazioni esclusive degli Stati ex-sovietici[modifica | modifica wikitesto]

Comunità degli Stati Indipendenti (CSI)[modifica | modifica wikitesto]

La Comunità degli Stati Indipendenti consiste di 11 delle 15 ex Repubbliche sovietiche — le quattro eccezioni sono le repubbliche baltiche, perché furono annesse forzatamente e occupate dai sovietici nel 1940, e il Turkmenistan. Alcuni credono che questa organizzazione sia stata creata per "permettere un divorzio civile" tra le repubbliche, ma i suoi membri hanno da allora firmato un documento che promuove una cooperazione più stretta. Il Turkmenistan è l'unica ex repubblica sovietica che, dopo essere stata membro della CSI, si è successivamente ritirata.

Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO)[modifica | modifica wikitesto]

Sette membri della CSI (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Armenia), hanno instaurato una cooperazione militare, stabilendo l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. L'organizzazione, pur se fondata da Stati dell'ex Unione delle Repubbliche Socialistiche Sovietiche è aperta all'adesione di altri Stati. L'organizzazione gode dello status di osservatore all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e ha concluso un accordo di cooperazione nel mantenimento della pace con l'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Comunità Economica Euroasiatica (EURASEC)[modifica | modifica wikitesto]

La Comunità Economica Eurasiatica fu istituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L'Ucraina e la Moldavia hanno lo status di osservatori nella comunità, anche se l'Ucraina ha dichiarato di non voler diventare uno Stato membro. Dato che uno dei prerequisiti per la piena partecipazione è l'avere i propri confini nazionali in comune con la comunità, la Moldavia non può prendere parte all'organizzazione. Nell'ottobre 2005 l'Uzbekistan chiese di poter partecipare alla comunità,[8] quando iniziò il processo di unione della CACO e della Comunità Economica Euroasiatica. Il 25 gennaio 2006 si unì all'organizzazione.

Unione statale di Russia e Bielorussia[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione statale di Russia e Bielorussia fu fondata originariamente il 2 aprile 1996, con il nome di "Comunità di Russia e Bielorussia", prima di venire ulteriormente rafforzata il 3 aprile 1997. L'input alla fondazione fu dato dal Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukašenko. Sulla carta, l'Unione di Russia e Bielorussia intende perseguire una maggiore integrazione, oltre il traguardo della cooperazione, includendo l'introduzione del rublo russo come valuta comune.

Organizzazioni non più esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni post-sovietiche[modifica | modifica wikitesto]

GUAM[modifica | modifica wikitesto]

GUAM Organizzazione per la Democrazia e lo Sviluppo Economico è un'organizzazione regionale mel 2001, i cui membri effettivi sono quattro paesi post-sovietici: Georgia, Ucraina, Azerbaigian, Moldavia. Sono Stati osservatori: Turchia, Lettonia.

Organizzazione della Cooperazione economica[modifica | modifica wikitesto]

L'Organizzazione di Cooperazione Economica fu fondata in origine nel 1985 da Turchia, Iran e Pakistan, ma nel 1992 l'organizzazione si espanse per includere l'Afghanistan e le sei repubbliche musulmane ex-sovietiche: Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

Comunità di Scelta Democratica[modifica | modifica wikitesto]

La Comunità di Scelta Democratica (CDC) fu istituita nel dicembre 2005 su proposta di Ucraina e Georgia, e conta sei stati membri post-sovietici (Ucraina, Georgia, Moldavia e i tre stati baltici: Estonia, Lettonia e Lituania), oltre a tre altre nazioni dell'Europa orientale: Slovenia, Romania e Repubblica di Macedonia. Come il GUAM prima di esso, questo forum ha lo scopo di contrastare l'influenza russa nella regione. Questo è l'unico forum internazionale centrato nello spazio post-sovietico al quale partecipano anche gli stati baltici. In aggiunta, gli altri tre stati dell'organizzazione sono tutti membri del GUAM. Il suo principale obiettivo è la promozione della democrazia, dei diritti dell'uomo e dello Stato di diritto, contrastando l'ingerenza russa ove si verifichi.

Organizzazione della Cooperazione di Shanghai[modifica | modifica wikitesto]

L'Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) è composta dalla Cina e da cinque stati post-sovietici: Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. L'organizzazione è stata fondata nel 2001, anche se il suo predecessore, il gruppo Shanghai Cinque, è esistita sin dal 1996. Lo scopo dell'organizzazione è principalmente in materia di cooperazione economica e di sicurezza.

Altre organizzazioni regionali[modifica | modifica wikitesto]

Gli stati post-sovietici sono anche membri delle seguenti organizzazioni nelle regioni dei Balcani e del Mar Nero:

Problemi politici[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo alle libertà politiche all'interno delle ex repubbliche sovietiche, i Paesi sono divisi come segue:

In modo simile, il Worldwide Press Freedom Index, pubblicato da Reporters Without Borders, ha registrato i paesi secondo la libertà di stampa:

È stato notato che diversi stati post-sovietici non hanno cambiato leadership a partire dalla loro indipendenza, come Islom Karimov in Uzbekistan e Nursultan Nazarbaev in Kazakistan. Tutti questi avevano in origine mandati a termine, ma attraverso decreti o referendum prolungarono la loro permanenza in carica (una pratica seguita anche dal Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukašenko). Askar Akaev del Kirghizistan ha, in modo simile, svolto la carica di Presidente a partire dall'indipendenza della nazione finché è stato obbligato a dimettersi a seguito della rivoluzione del 2005. Saparmyrat Nyýazow in Turkmenistan ha governato dall'indipendenza fino alla morte nel 2006, creando un culto della personalità intorno a se stesso.

Il problema della successione dinastica è stato un altro elemento che ha affetto le politiche di alcuni stati post-sovietici, con Ilham Aliyev che è divenuto Presidente dell'Azerbaigian dopo la morte del padre Heydar Aliyev, e teorie sui figli di alcuni leader dell'Asia centrale che sono stati scelti per la successione. La partecipazione del figlio e della figlia di Akayev nelle elezioni parlamentari kirghize del 2005 ha suscitato paure di successione dinastica, e potrebbe aver contribuito al clima anti-Akayev che ha portato al suo rovesciamento.

Conflitti separatisti[modifica | modifica wikitesto]

Gran parte dei conflitti militari verificatisi negli stati post-sovietici hanno avuto a che fare con desideri separatisti dei territori con differenti caratteristiche etniche o religiose, diverse da quelle della maggioranza della popolazione dello Stato. Tali territori e i conseguenti conflitti militari sono finora stati:

Tra queste regioni, solo due sono state pienamente reincorporate nelle loro rispettive nazioni. L'Agiara è stata riannessa alla Georgia e il conflitto è terminato pacificamente. Il leader separatista Aslan Abashidze è scappato in Russia, dove gli è stato concesso asilo. La Repubblica Autonoma Talysh-Mughan è stata velocemente abbattuta dopo l'ascesa di Heydər Əliyev. Il suo leader, il colonnello Alakram Alekper Gumbatov fu arrestato; la regione è oggi integrata nell'Azerbaigian, ma è divisa in rajoni separati e non ha autonomia.

La Cecenia è stata coinvolta in due guerre, causate dai desideri delle forze separatiste di rendersi indipendenti dalla Russia, e il conflitto tra separatisti e federalisti continua tuttora. Attualmente, la posizione ufficiale della Cecenia è di repubblica, parte della Federazione Russa. Allo stesso tempo esiste un governo separatista auto-proclamato, non riconosciuto da alcuno Stato.

Esiste un movimento separatista nel Daghestan, i membri del quale hanno combattuto con i ribelli ceceni durante il raid del settembre 1999. Tuttavia, quell'attacco fu subito sedato dalle forze armate russe con l'aiuto di alcuni abitanti locali che consideravano l'attacco ceceno un'invasione piuttosto che una liberazione.

La Transnistria, l'Abcasia e l'Ossezia del Sud, invece, hanno raggiunto un'indipendenza de facto, che non è tuttavia riconosciuta da nessun altro paese del mondo — esiste ancora una presenza militare russa in tutti e tre i territori. Nagorno-Karabakh ha anche raggiunto l'indipendenza de facto, con le truppe armene che esercitano il controllo di tutto il territorio e di alcune parti dell'Azerbaigian. Dal 1994 queste quattro regioni hanno effettuato accordi di mutua assistenza, e i loro leader hanno ripetuto diverse volte le promesse.

I conflitti separatisti sono talvolta chiamati "conflitti congelati", in quanto i massacri di massa si sono calmati, ma esistono tuttora sentimenti e opinioni che continuano ad essere tramandati alle nuove generazioni.

Guerre civili[modifica | modifica wikitesto]

Le guerre civili non collegate a movimenti separatisti verificatesi in queste regioni sono:

Rivoluzioni colorate[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2003 in alcuni stati post-sovietici si verificarono, dopo elezioni fortemente contestate, alcune pacifiche rivoluzioni colorate. Le proteste popolari riportarono al potere l'ex opposizione:

Problemi delle popolazioni russe[modifica | modifica wikitesto]

Esiste una significativa popolazione russofona negli stati post-sovietici, la cui posizione politica di minoranza etnica varia da paese a paese. Mentre Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan hanno mantenuto la lingua russa come lingua ufficiale, tale lingua ha perso il suo status in altri stati post-sovietici dopo la fine dell'Unione Sovietica.

Negli stati baltici, oggi comprensibilmente nazionalisti a causa della pesante occupazione sovietica subita per quasi cinquant'anni e la forzata russificazione nel passato, i russi locali sono considerati come "occupanti". Non volendo imparare le lingue locali, agli slavi è stata negata loro la cittadinanza automatica dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ralph Tuchtenhagen, Storia dei paesi baltici, ed. Il Mulino.
  2. ^ inclusa la Crimea e Sebastopoli.
  3. ^ GDP growth (annual %), su worldbank.org. URL consultato il 2 dicembre 2015.
  4. ^ The World Factbook, su cia.gov. URL consultato il 2 dicembre 2015.
  5. ^ (nominal) GDP (official exchange rate), The World Factbook, Central Intelligence Agency, accessed on 19 March 2014. Population data obtained from Total Midyear Population, U.S. Census Bureau, International Data Base, accessed on 19 March 2014. Note: Per capita values were obtained by dividing the GDP (official exchange rate) data by the population data. The figures were then rounded to the nearest hundred in typical Factbook fashion.
  6. ^ The World Factbook, su cia.gov. URL consultato il 2 dicembre 2015.
  7. ^ The World Factbook, su cia.gov. URL consultato il 2 dicembre 2015.
  8. ^ Working group discusses Uzbekistan's accession to EurAsEC, en.ria.ru, 11 ottobre 2005. URL consultato il 7 marzo 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]