Repubblica cecena di Ichkeria

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Cecenia
Cecenia – Bandiera Cecenia - Stemma
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Cecenia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Cecena di Ichkeria
Nome ufficiale Noxçiyn Pachhalkh Noxçiyçö
Lingue ufficiali Ceceno, Russo
Lingue parlate
Inno Morte o libertà
Capitale Grozny
Politica
Forma di Stato Repubblica
Forma di governo
Nascita 1º novembre 1991 con Džokhar Dudaev
Causa Dissoluzione della Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Ceceno-Inguscia
Fine agosto 1999 con Akhmed Zakayev
Causa Seconda guerra cecena
Territorio e popolazione
Bacino geografico Caucaso
Massima estensione 15.300 nel 2002
Popolazione 1.103.686 nel 2002
Economia
Valuta Nahar ceceno
Religione e società
Religioni preminenti Islamismo sunnita
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Soviet Union.svg Unione Sovietica
Succeduto da Russia Russia

La Repubblica Cecena di Ichkeria (in latino Noxçiyn Respublika Noxçiyçö, in cirillico Нохчийн Республика Нохчийчоь, in russo Чеченская Республика Ичкерия) è stata un'entità statuale non riconosciuta creata dal governo separatista ceceno e proclamata dal leader secessionista ceceno Džokhar Dudaev nel 1991. Alla fine del 2007 il Presidente della Repubblica di Ichkeria in esilio Dokka Umarov ha ribattezzato il nome della Repubblica in Noxçiyçö, proclamando l'annessione della regione al cosiddetto Emirato Caucasico, altra realtà politica non riconosciuta della quale si è autoproclamato emiro. Questo mutamento di status è stato tuttavia rifiutato dal resto del movimento separatista ceceno e dalle milizie separatiste che tuttora operano sul campo per l'autonomia della Cecenia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

1991-1994[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1990 l'ex comandante della base sovietica di Tartu, Estonia, Džokhar Dudaev, venne eletto a capo del Comitato Esecutivo del movimento indipendentista ceceno Congresso Nazionale del Popolo Ceceno che avocò a sé l'autonomia della Cecenia come repubblica separata dall'Unione Sovietica. Nel 1991 lo stesso Dudaev vinse la corsa alla Presidenza dell'autoproclamata repubblica.

In questa nuova veste, Dudaev dichiarò unilateralmente la sovranità della Repubblica di Ichkeria e la sua secessione dall'Unione Sovietica e dalla Russia. Il nuovo Stato non venne riconosciuto da nessun'altra nazione se non dalla Georgia guidata dal leader indipendentista georgiano Zviad Gamsakhurdia, rimanendo sotto la continua minaccia di invasione da parte delle forze della neonata Federazione Russa.

La politica interna di Dudaev fu fortemente caratterizzata nei primi anni novanta da una condotta criminosa fatta di rapimenti ed altre attività illegali con lo scopo di sovvenzionare la propria fazione nella lotta interna con altri gruppi armati per il controllo del territorio ceceno. Forte fu anche la spinta verso la discriminazione etnica, soprattutto nei confronti delle etnie non cecene, in particolare verso le popolazioni slave, costrette a fuggire in massa in Russia e nel territorio della Ossezia settentrionale.

Nel marzo 1992 Dudaev procedette alla proclamazione della costituzione della Repubblica Cecena di Ichkeria, ma in quello stesso mese l'opposizione filo-russa tentò un colpo di stato, che venne sventato con la forza delle armi. Un mese dopo lo stesso Dudaev decise di rafforza il proprio potere aumentando il ruolo del Presidente e sciogliendo di fatto il Parlamento ceceno. Come risposta a questa ulteriore decisione, le forze armate federali russe distaccate per sedare la rivolta in Ossezia, vennero inviate ai confini ceceni nell'ottobre 1992. Questo spostamento di truppe venne considerato ufficialmente da Dudaev come una minaccia diretta alla sicurezza nazionale cecena e intimò ai soldati russi di ritirarsi dal confine ceceno, dichiarando contemporaneamente lo stato d'emergenza. Dopo aver organizzato un secondo colpo di Stato sventato ancora una volta da Dudaev, l'opposizione si organizzò in un Governo Provvisorio per prendere la guida del paese, chiedendo contemporaneamente supporto alla Russia.

1994-1996[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo che va dal 1994 al 1996 è stato segnato dagli eventi della Prima guerra cecena, con l'intervento delle truppe dell'esercito della Federazione Russa, che tuttavia non riuscirono a ristabilire la sovranità della Federazione in territorio ceceno.

1996-1999[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il primo conflitto ceceno, ebbero luogo in Cecenia nel gennaio 1997 le elezioni presidenziali e quelle del parlamento ceceno, che portarono all'elezione in qualità di Primo Ministro il leader politico Aslan Maskhadov. La politica di Maskhadov fu di mantenere la sovranità cecena cercando tuttavia di ottenere aiuti economici da parte di Mosca, per ricostruire l'economia e le infrastrutture andate distrutte durante l'invasione russa. La Russia inviò fondi e sovvenzioni per ricostruire diverse strutture cecene, e denaro contante per pensioni e fondi da utilizzare per la ricostruzione di scuole ed ospedali. Tuttavia gran parte di questo fiume di denaro venne rubato dalle autorità cecene e spartito tra i vari signori della guerra che imperversavano con le loro bande paramilitari in tutto il territorio ceceno. Per fronteggiare il pericolo di anarchia, in territorio ceceno restarono in servizio due brigate russe. Nel contempo, nel tentativo di trovare una via autonoma di sovvenzionare l'economia cecena, Maskhadov cercò di creare un mercato preferenziale per il commercio di petrolio con alcune nazioni europee, prima tra tutti il Regno unito.

La situazione interna degenerò ulteriormente quando l'incapacità di Maskhadov di ricostruire l'economia del paese portò ad un inasprimento della lotta tra bande e all'aumento della criminalità, dedita soprattutto al saccheggio e al rapimento di stranieri e di ceceni agiati. Questa situazione di insicurezza influì in maniera negativa sull'afflusso di capitali stranieri in Cecenia, soprattutto dopo l'omicidio di quattro dipendenti britannici della Granger Telecom nel 1998. In quello stesso anno Maskhadov proclamò la Repubblica Islamica di Ichkeria ed introdusse come nuovo sistema giuridico la sharia islamica. Egli intraprese in concomitanza una dura campagna contro i rapimenti ma il 25 ottobre 1998 il suo ufficiale a capo della campagna contro i rapimenti, Shadid Bargishev, venne brutalmente assassinato in un attentato. Maskhadov accusò di questi rapimenti e dell'attentato a Bargishev alcune imprecisate forze esterne a cui affiancò alcuni tra i signori della guerra che davano segnali di avvicinamento alla Russia e che nella Seconda guerra cecena avrebbero appoggiato i russi nell'assalto al territorio ceceno.

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla caduta di Grozny nel 2000, alcuni leader politici della Repubblica di Ichkeria si sono rifugiati in esilio, soprattutto nei vicini paesi arabi, ma anche in Polonia, negli Stati Uniti e nel Regno unito. Il 31 ottobre 2007 l'agenzia cecena separatista Chechenpress ha riportato la notizia che il presidente ceceno in esilio Dokka Umarov ha proclamato la nascita del cosiddetto Emirato caucasico autoproclamandosi emiro del nuovo Stato, non ufficialmente riconosciuto da alcuna nazione della comunità internazionale. Per iniziativa dello stesso Umarov, la Repubblica cecena di Ichkeria è diventata un Wilaya (ovvero una provincia) dell'Emirato Caucasico, diventando così Vilayat Noxçiyçö (Ichkeria) of the Caucasus Emirate. Questo nuovo nome è stato contestato da molti leader separatisti ceceni i quali continuano a sostenere e a combattere la causa della Repubblica cecena di Ichkeria. A partire dal novembre 2007 Akhmed Zakayev continua a professarsi Presidente in esilio della Repubblica cecena di Ichkeria.