Crisi della Crimea del 2014

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La crisi della Crimea del 2014 è stata una crisi politica scoppiata nella penisola della Crimea, la cui popolazione è per maggioranza di etnia russa, che portò alla separazione della penisola dal resto dell'Ucraina in seguito ai disordini locali e all'intervento militare russo[1] come reazione all'esautoramento nel febbraio 2014 del presidente Viktor Janukovyč e del governo ucraino da parte del parlamento ucraino, a sua volta quale conseguenza dei fatti dell'Euromaj­dan.

Il governo locale della Crimea ha rifiutato di riconoscere il nuovo governo e il nuovo presidente ucraino, sostenendo che il cambiamento sarebbe avvenuto in violazione della costituzione ucraina vigente, mentre la legittimità del nuovo governo è stata riconosciuta dalla gran parte degli stati, eccetto la Russia e alcuni altri. A fronte della nuova situazione politica delineatasi, il governo locale ha dichiarato la propria volontà di separarsi dall'Ucraina chiamando a referendum la popolazione di Crimea: l'esito della consultazione ha visto un'altissima maggioranza dell'opzione autonomista (con oltre il 97% di consenso sul totale dei votanti) ma la legittimità di tale referendum, tuttavia, è respinta dai Paesi dell'Unione europea, dagli Stati Uniti d'America e da altri 71 Paesi membri dell'ONU (Risoluzione 68/262 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite) che la ritengono in violazione del diritto internazionale e della Costituzione dell'Ucraina, mentre il referendum è ritenuto valido dalla Russia.

Crisi della Crimea,
parte dell'Euromaidan
Location UK-Crimea-RU.PNG

Data 23 febbraio 2014 - 19 marzo 2014
Luogo penisola di Crimea
Esito
Schieramenti
Comandanti
Perdite
Totale: 2
Voci di crisi presenti su Wikipedia

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Euromaidan.
Flotta Russa del Mar Nero a Sevastopoli, in Crimea, nell'agosto 2007.
Foto satellitare della zona di Sebastopoli;g al centro la baia e la città, a destra l'aeroporto militare di Sebastopoli-Belbek.

Secondo il gruppo di esperti del "Centro Internazionale di Studi per la Difesa" di Tallinn, dalla rivoluzione arancione del 2004, la Russia fece pressione contro l'Ucraina che stava associandosi sempre più con l'Occidente.[7] È stato affermato che la campagna d'informazione in Crimea è diventata particolarmente abile e sistematica, diventando particolarmente intensa durante l'offerta all'Ucraina di aderire alla NATO avvenuta tra il 2006 e il 2008. I tentativi dell'Ucraina per raggiungere l'integrazione europea portarono a una maggiore ostilità russa tramite l'uso delle campagne di informazione.[7][8] La Russia si oppone all'integrazione ucraina con l'Occidente per vari motivi, tra cui la paura dell'espansione della NATO ai confini occidentali della Russia,[9] e il desiderio affermato della Russia d'includere l'Ucraina in un'Unione eurasiatica.[10]

Secondo Taras Kuzio, durante la presidenza Juščenko (2005-2010), le relazioni della Russia con l'Ucraina si deteriorarono, spingendo il servizio di sicurezza russo (FSB) e quello d'intelligence militare (GRU) a espandere il loro sostegno segreto alle forze filorusse nel sud dell'Ucraina e ai separatisti russi in Crimea.[11] Dopo la rivoluzione arancione e la guerra Russo-georgiana del 2008, i dispacci diplomatici americani trapelarono al pubblico rivelando che l'azione militare russa contro l'Ucraina "non è più impensabile".[12] Nel 2008, alcuni analisti suggerirono anche che l'attacco della Russia alla Georgia era un avvertimento per l'Ucraina e la Moldavia, e il rifiuto della NATO di fermare ulteriori espansioni orientali potrebbe costringere Mosca a promuovere la secessione nelle due aree.[13] La Russia negoziò il 21 aprile 2010 con l'allora presidente dell'Ucraina Viktor Janukovyč un accordo per la concessione prolungata di basi russe in territorio ucraino. Nel trattato, noto come accordi di Charkiv, venne concordata un'estensione di 25 anni (dal 2017 al 2042 con ulteriore opzione fino al 2047) del precedente contratto ventennale negoziato nel 1997 di affitto delle infrastrutture portuali nella città di Sebastopoli, base storica della Flotta russa del Mar Nero in cambio della riduzione per 10 anni del prezzo del gas russo all'Ucraina e di un aumento dell'affitto della base navale.[14] Il negoziato estese la durata di un accordo già esistente e negoziato nel maggio 1997 tra l'allora presidente russo Boris El'cin e Leonid Kučma, secondo presidente dell'Ucraina indipendente, per terminare il contenzioso intorno al futuro della flotta ex sovietica del Mar Nero, ancorata a Sebastopoli e numericamente molto consistente con circa 835 navi tra quelle da guerra e quelle ausiliarie.[14]

Sebastopoli è anche la principale base navale della marina militare ucraina, numericamente molto inferiore rispetto alla Flotta russa del Mar Nero. Altra città strategicamente importante è Kerč', situata all'imboccatura del Mar d'Azov, porto ampio anche se non militarizzato e con un vicino aeroporto militare dismesso, Baherovo (Багерове авіабаза)[15], con pista in cemento di 3.500 m da cui si possono effettuare anche trasporti pesanti. Per la Russia la Crimea è importantissima per il controllo del Mar Nero, nel quale altrimenti potrebbe operare solo dal porto di Novorossijsk.

Mappa della penisola di Crimea. La Repubblica autonoma di Crimea è colorata in giallo chiaro.
Distribuzione dei gruppi etnici nella penisola di Crimea secondo il censimento ucraino del 2001. L'etnia russa ne compone la maggioranza con il 58%.

La composizione etnica della repubblica autonoma di Crimea è a maggioranza russa, circa il 58%, secondo gruppo etnico è quello ucraino (24%); nella penisola è presente anche una forte minoranza tatara (12%). Inoltre, il russo è considerato la lingua madre da tre quarti dei suoi abitanti, mentre l'ucraino solo da un decimo. Secondo le stime ufficiali dell'Istituto internazionale di sociologia di Kiev, il 97% degli abitanti usa la lingua russa per comunicare.

La rivoluzione a Kiev[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Euromaidan e Rivoluzione ucraina del 2014.

Alla fine del 2013, le manifestazioni dell'Euromaidan (circa 400.000 - 800.000 persone a Kiev, secondo il politico dell'opposizione della Russia Boris Nemcov, e centinaia di migliaia in altre città ucraine e all'estero)[16] iniziarono dopo che il presidente Viktor Janukovyč aveva rinviato la firma dell'Accordo di associazione tra Ucraina ed Unione europea sotto forte pressione economica della Russia, anche se in precedenza aveva considerato questo accordo uno dei suoi obiettivi fondamentali e lo aveva dichiarato in più occasioni.[17][18] Invece, Janukovyč raggiunse un accordo con Putin che significò, tra l'altro, che la Russia avrebbe comprato 15 miliardi di dollari di obbligazioni ucraine, e scontato i prezzi del gas in Ucraina di un terzo.[19] I leader dell'opposizione erano sospettosi del vero prezzo per l'Ucraina per il sostegno russo.[20][21] La maggior parte dei manifestanti perseguiva valori pro-europei liberali (Bat'kivščyna, Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma, e altre forze). Molto meno popolari, ma ancora influenti, vennero rappresentati anche partiti e movimenti nazionalisti che, in una certa misura, sostennero l'idea di integrazione europea.

Dopo la dispersione violenta dei manifestanti il 30 novembre e l'adozione di leggi anti-protesta, le proteste presero una direzione anti-governativa e anti-corruzione, intensificandosi nei primi mesi del 2014 e alla fine portarono alla morte di due manifestanti e poliziotti il 22 gennaio[22] e tra il 18 febbraio e il 20, 103 persone vennero uccise e 1.419 ferite.[23] Secondo la maggior parte dei rapporti in Ucraina, la violenza venne usata per lo più dalla polizia.[24] Numerosi cecchini uccisero decine di manifestanti. L'identità dei cecchini è ancora in discussione. Secondo l'indagine ufficiale,[25][26][27] dell'opposizione filoeuropea e della maggior parte degli ucraini e dei media occidentali, vennero assunti da Janukovyč e dalla sua cerchia e/o dei servizi segreti russi,[28] che avevano anche programmato una grande operazione militare per "mondare" i manifestanti.[29][30][31] Il 20 febbraio, in qualità di ministro degli Interni, Vitalij Zacharčenko annunciò in un discorso video alla nazione che armi da combattimento erano state fornite alla polizia e annunciò l'inizio di un'operazione per disperdere i manifestanti.[32] Radio Liberty pubblicò riprese video delle forze speciali della polizia che sparavano sui manifestanti con Kalashnikov e fucili da cecchino.[33] Diversi politici pro-Janukovyč chiesero apertamente la "pulizia" dei manifestanti.[34] Nonostante questi fatti, Janukovyč negò il coinvolgimento del suo regime nel massacro.[35] Apparvero alcune accuse che i cecchini fossero stati assunti dai rivoluzionari.[36] Il 21 febbraio, il presidente Janukovyč e il leader dell'opposizione firmarono un accordo di compromesso che venne mediato dai Ministri degli Esteri di Francia, Polonia e Germania,[37][38] ma quando divenne chiaro come Janukovyč avesse lasciato la capitale, la Verchovna Rada deliberò di ritirare la polizia e l'esercito da Kiev,[39] e i manifestanti presero il controllo della città senza incontrare resistenza.[40] Secondo l'accordo, la Verchovna Rada venne costretta ad adottare un disegno di legge sulla riforma costituzionale e Janukovyč venne costretto a firmare entro 48 ore.[38] Il disegno di legge venne adottato, ma Janukovyč non lo firmò.[41]

Il 22 febbraio, Janukovyč fuggì da Kiev.[42] L'evidenza mostra che Janukovyč aveva cominciato a preparare il suo congedo, il 19 febbraio, con la rimozione di beni e oggetti di valore. Le guardie della residenza di Janukovyč aprirono ai manifestanti, che trovarono ampia evidenza della corruzione senza precedenti di Janukovyč.[43][44] La Rada mise sotto accusa Janukovyč,[45] ma non secondo la procedura costituzionale. L'azione non seguì il processo di accusa come specificato dalla Costituzione dell'Ucraina (che avrebbe comportato formalmente l'accusa del presidente di un crimine, una revisione della carica dalla Corte Costituzionale dell'Ucraina, e a maggioranza di tre quarti - cioè almeno 338 voti favorevoli - dalla Rada); invece, la Verchovna Rada dichiarò che Janukovyč "si è ritirato dalle sue funzioni in maniera incostituzionale" e citò "circostanze di estrema urgenza", come ragione delle elezioni anticipate.[46][47][48] La votazione venne sostenuta da tutti i presenti[49] nel parlamento ucraino, 328: 0 (dei 447 deputati). La Rada fissò il 25 maggio per le nuove elezioni presidenziali.[50][51] Secondo i leader dell'opposizione, non avevano altra scelta, perché, come visto, Janukovyč era stato coinvolto in un omicidio di massa e in corruzione su vasta scala,[31] aveva usurpato il potere, compreso il sistema giudiziario, e ignorato e violato la Costituzione e altre leggi molte volte.[52] I membri dell'opposizione nominarono Oleksandr Turčynov come nuovo presidente del Parlamento e anche come presidente ad interim. Un nuovo Consiglio dei Ministri, noto come governo Jacenjuk, venne eletto dal Parlamento il 27 febbraio.[53] La Russia rifiutò di riconoscere le nuove autorità di Kiev, dicendo che erano venuti al potere con un'insurrezione armata da parte delle forze politiche di estrema destra e metodi incostituzionali. Gli Stati Uniti e l'Unione Europea riconobbero subito il governo di Kiev.[54][55][56][57]

Alcuni residenti delle parti meridionali e orientali del paese, che erano prevalentemente di lingua russa e in precedenza costituivano la base di sostegno del presidente Janukovyč, si sentivano senza diritti per questi sviluppi e protestarono contro il governo di Kiev.[58] Il Parlamento di Crimea chiese una sessione straordinaria il 21 febbraio. Il leader dei Tartari di Crimea Refat Chubarov dichiarò che sospettava che la sessione avrebbe potuto chiedere l'intervento militare russo.[59]

Il 21 febbraio, il Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU) rilasciò una dichiarazione che promise che "userà misure severe per evitare qualsiasi azione intrapresa che avrebbe diminuito l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina". Viene anche osservato che "certi politici, funzionari governativi locali, dirigenti di organizzazioni della società civile, e individui radicalmente inclinati hanno tentato di creare motivi per l'escalation del conflitto civile, e si sono diffusi atteggiamenti autonomi e separatisti tra la gente, che potrebbero portare alla scomparsa del nostro paese come nazione unita e la perdita della sua sovranità nazionale". Inoltre, la dichiarazione riportava che alcuni legislatori di tutti i livelli avevano avviato negoziati separatisti con i rappresentanti delle nazioni straniere. "Le consultazioni aperte sono in corso sulla possibile divisione del paese in parti separate in violazione della Costituzione ucraina", si legge sulla dichiarazione. "Questo potrebbe portare a una escalation del conflitto tra i diversi settori della società, che incitano all'odio etnico o religioso e al conflitto militare".[60] Lo stesso giorno, il filorusso Partito delle Regioni che aveva 80 dei 100 seggi del Parlamento di Crimea,[61] non discusse le questioni relative alla separazione della Crimea dall'Ucraina e sembrò sostenere l'accordo raggiunto tra il presidente Janukovyč e l'opposizione per porre fine alla crisi firmato lo stesso giorno.[62]

Il 23 febbraio 2014, il secondo giorno dopo la fuga di Viktor Janukovyč, durante la sessione del parlamento ucraino un deputato del partito "Bat'kivščyna", Vjačeslav Kyrylenko, chiedeva d'inserire nell'ordine del giorno un progetto che avrebbe abrogato la legge del 2012 "Sui principi della politica linguistica di stato". Condotta la mozione con 232 deputati votanti a favore, il progetto venne inserito nell'ordine del giorno, subito messo ai voti senza discussione e approvato con gli stessi 232 voti a favore, rendendo solo l'ucraino lingua di Stato a tutti i livelli.[63][64] L'abrogazione della legge del 2012 "Sui principi della politica linguistica di stato" venne accolta con grande disprezzo in Crimea, popolata da una maggioranza di lingua russa[65] e in Ucraina orientale e meridionale, provocando ondate di proteste anti-governative,[66] culminati alla fine nella crisi di Crimea. The Christian Science Monitor riferì: "[L'adozione di questo disegno di legge] serve solo a far infuriare le regioni di lingua russa, [che] vedono la mossa come un'ulteriore prova che le proteste antigovernative a Kiev che hanno rovesciato il governo di Janukovyč erano mirate a premere per un ordine del giorno nazionalista. "[67]

Pochi giorni dopo, il 1º marzo 2014, il Presidente in carica dell'Ucraina, Oleksandr Turčynov, pose il veto al disegno di legge arrestandone l'attuazione.[68]

Il Gruppo di protezione dei diritti umani di Charkiv e l'Unione ucraina per i diritti umani di Helsinki hanno entrambi negato ogni violazione dei diritti umani contro abitanti di lingua russa in Ucraina che giustifichino le azioni della Russia.[69][70]

Aspetti legali[modifica | modifica wikitesto]

Il Trattato di partizione sullo statuto e le condizioni della Flotta del Mar Nero tra Russia e Ucraina[71][72] firmato nel 1997 e prolungato nel 2010, determinava lo status delle basi militari e le navi in Crimea prima della crisi attuale. La Russia aveva il permesso di mantenere fino a 25.000 uomini, 24 batterie di artiglieria (di calibro inferiore a 100 mm), 132 veicoli blindati, e 22 aerei militari, nella penisola di Crimea e a Sebastopoli. La flotta del Mar Nero russa aveva diritti di stanziamento in Crimea fino al 2042. Tuttavia, è controverso se i recenti movimenti di truppe fossero coperti dal trattato.[73]

Sia la Russia che l'Ucraina sono firmatari della Carta delle Nazioni Unite. La ratifica di tale Carta ha diverse ramificazioni in termini di diritto internazionale, in particolare quelle che coprono i soggetti delle dichiarazioni di indipendenza, di sovranità, autodeterminazione, di atti di aggressione e di emergenze umanitarie. Vladimir Putin affermò che le truppe russe nella penisola di Crimea avevano lo scopo "di garantire condizioni adeguate per il popolo di Crimea di essere in grado di esprimere liberamente la propria volontà",[74] mentre l'Ucraina e altri paesi sostengono che tale intervento è una violazione della sovranità dell'Ucraina.[75] Il presidente russo ha anche osservato che la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite promulgò un parere consultivo nel 2010 dicendo senza ambiguità che la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo (per i quali non vi era alcun referendum né accordo con Belgrado) non era vietata dal diritto internazionale.[76] D'altra parte, Stati Uniti e Ucraina sottolineano che in ciò la Russia ha violato i termini del Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza, con la quale la Russia, gli Stati Uniti e il Regno Unito riaffermarono il loro obbligo di rispettare l'integrità territoriale dell'Ucraina (compresa la Crimea) e di astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica dell'Ucraina.[77] Gli Stati Uniti non considerano il Memorandum vincolante.[78]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In questa foto del 2007 la flotta russa del Mar Nero all'ancora a Sebastopoli; la prima a sinistra col numerale 121 è l'incrociatore Moskva; la base navale è quella occupata a tutt'oggi.

Il 23 febbraio a Sebastopoli, decine di migliaia di persone protestarono contro le nuove autorità e deliberarono di istituire un'amministrazione parallela e squadre di protezione civile realizzate con il sostegno dei bikers russi Lupi Notturni. Lo stesso accadde il 22 febbraio a Simferopoli, dove circa 5.000 persone si riunirono in tali squadre. I manifestanti sventolarono bandiere russe e cantarono "Putin è il nostro presidente" e sostennero che si sarebbero rifiutati di pagare ulteriori tasse allo Stato.[79]

Vladimir Putin al National Centre for management of defence

Il 26 febbraio, le forze filorusse a poco a poco presero il controllo della penisola di Crimea. La Russia inizialmente sostenne che gli uomini in uniforme erano forze locali di autodifesa, ma in seguito ammise che erano in realtà militari russi, senza insegne,[80] confermando i rapporti dei media non russi.[81][82][83][84][85][86][87][88]

La mattina del 27 febbraio, unità Berkut della Crimea e di altre regioni d'Ucraina (sciolte con il decreto del 25 febbraio) catturarono i posti di blocco sull'istmo di Perekop e sulla penisola di Čonhar.[89][90] Secondo il parlamentare ucraino Hennadiy Moskal, ex capo della polizia della Crimea, avevano veicoli trasporto truppe, lanciagranate, fucili d'assalto, mitragliatrici e altre armi.[89] Da allora controllano tutto il traffico terrestre tra la Crimea e l'Ucraina continentale.[89]

Anche a Simferopoli, capitale della Repubblica Autonoma di Crimea, uomini armati sequestrarono la sede parlamentare di Crimea e la sede del Consiglio dei ministri la mattina presto del 27 febbraio e sostituirono la bandiera ucraina con la bandiera russa.[91] Spodestarono il primo ministro nominato dal Presidente dell'Ucraina e installarono un politico filorusso, Sergej Aksënov, come Primo Ministro di Crimea.[92] Aksёnov illegalmente si è dichiarato responsabile delle forze militari e delle forze dell'ordine locali.[93] Il 1º marzo, il presidente in carica dell'Ucraina, Oleksandr Turčynov, decretò la nomina di legislatore della Crimea di Aksёnov come incostituzionale, in quanto la posizione di primo ministro viene eletta dal presidente dell'Ucraina, e non dal parlamento.[senza fonte] Il legislatore della Crimea dichiarò la sua intenzione di indire un referendum per una maggiore autonomia da Kiev il 25 maggio 2014, una mossa che Hatidzhe Mamutova, il capo della Lega di Crimea-Donne Tatar, definì illegale.[94] Questo referendum venne poi spostato al 16 marzo.

I consiglieri nella città crimeana di Sebastopoli, sede delle flotte navali del Mar Nero russa e ucraina, scelsero il cittadino russo Aleksej Čalyj come sindaco, mentre i manifestanti filorussi cantavano "un sindaco russo per una città russa". Inoltre, capo della polizia di Sebastopoli disse che avrebbe rifiutato ordini da Kiev.[95] A Sebastopoli, Kerč', e in altre città della Crimea, i manifestanti pro-russi tirarono giù la bandiera dell'Ucraina e la sostituirono con la bandiera della Russia negli scontri con i funzionari della città.[96][97]

Unità russe cominciarono a muoversi in Crimea quasi subito dopo la conferenza stampa dell'ex presidente Janukovyč tenutasi il 28 febbraio 2014 a Rostov sul Don, nei pressi del confine orientale dell'Ucraina, dove chiese a Putin di "ristabilire l'ordine" in Ucraina. Durante la conferenza Janukovyč insistette che l'azione militare era "inaccettabile" e che non si sarebbe chiesto l'intervento militare russo.[98][99] Il 4 marzo 2014 il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vitalij Čurkin, presentò una fotocopia di una lettera firmata da Viktor Janukovyč il 1° marzo 2014 che chiedeva di utilizzare le forze armate russe per "ripristinare lo Stato di diritto, la pace, l'ordine, la stabilità e la protezione della popolazione dell'Ucraina ".[100] Anche Aksёnov fece appello al presidente russo Vladimir Putin a fornire assistenza nel garantire la pace nella Repubblica Autonoma di Crimea. Entrambe le camere della legislatura russa (Assemblea federale) votarono il 1º marzo 2014 per dare a Vladimir Putin il diritto di utilizzare le truppe russe in Crimea.[101][102]

Il 27 febbraio truppe senza insegne conquistarono la sede del Consiglio Supremo di Crimea (il parlamento regionale) e l'edificio del Consiglio dei Ministri a Simferopoli.[103] Unità Berkut, miliziani locali e truppe di autodifesa catturarono posti di blocco sull'istmo di Perekop e sulla penisola di Čonhar.[89][104][105] Da allora controllano tutto il traffico per via terrestre tra la Crimea e l'Ucraina continentale.[89][105]

Il 28 febbraio, mentre uomini armati occupavano l'edificio, il Supremo Consiglio tenne una sessione di emergenza.[106][107] E votò per porre fine al governo di Crimea, e sostituire il primo ministro Anatolij Mohyl'ov con Sergej Aksënov.[85][108] Aksёnov apparteneva al partito Unità Russa, che ricevette il 4% dei voti alle ultime elezioni.[107] Esso inoltre deliberò d'indire un referendum su una maggiore autonomia il 25 maggio. Gli uomini armati tagliarono tutte le comunicazioni del palazzo e presero i telefoni dei parlamentari mentre entravano.[106][107] Non furono ammessi giornalisti indipendenti all'interno dell'edificio, mentre i voti erano in corso.[107] Alcuni parlamentari affermarono di essere stati minacciati e che i voti vennero espressi per loro e altri parlamentari, anche se non erano nella camera.[107]

L'11 marzo, il Consiglio supremo e il Comune di Sebastopoli congiuntamente espressero l'intenzione di dichiarare unilateralmente l'indipendenza della Crimea dall'Ucraina come singola nazione unita con la possibilità di entrare nella Russia come soggetto federale. La questione dell'indipendenza venne posta in un referendum.

Il 16 marzo, i rendimenti ufficiali indicavano circa il 96% a favore,[109] con un'affluenza di oltre l'83%,[110] nonostante un boicottaggio di Tartari e di altri oppositori del referendum.[111] Il parlamento ucraino dichiarò il referendum incostituzionale.[112] Gli Stati Uniti e l'Unione europea condannarono il voto come illegale,[113] e poi imposero sanzioni nei confronti delle persone considerate di aver violato la sovranità dell'Ucraina.[114][115][116]

Funzionari ucraini, così come Mustafa Abdülcemil Qırımoğlu, Refat Chubarov e il Mejlis dei tartari di Crimea affermarono che la partecipazione al voto nel referendum della Crimea poteva solo essere un massimo di 30-40 per cento e che il referendum era antidemocratico, frettolosamente preparato, falsificato e non rifletteva la reale volontà della Crimea.[117] Mustafa Abdülcemil Qırımoğlu definì il referendum "cinico" e "assurdo", sostenendo che il diritto all'autodeterminazione appartiene solo agli indigeni - la popolazione tartara di Crimea.[118] Sono stati riportati attivisti pro-Ucraina perseguitati e rapiti, con 9 segnalati come dispersi[119][120] e tabelloni pro-Russia vennero visti nelle strade prima del referendum.[121]

Il 17 marzo, il parlamento di Crimea dichiarò l'indipendenza dall'Ucraina e chiese di aderire alla Russia.[122] Il Presidente Putin dichiarò la Crimea come parte della Russia per motivi morali e materiali, citando il principio di autodeterminazione e l'importanza strategica della Crimea per la Russia.[123]

Il 24 marzo, il Ministero della Difesa ucraino annuncia che circa il 50% dei soldati ucraini in Crimea hanno disertato l'esercito russo.[124][125]

Il 25 marzo, la Russia assegnò la medaglia per il ritorno della Crimea per le persone che avevano assistito l'annessione della Crimea. Il rovescio del medaglione datava "il ritorno della Crimea" dal 20 febbraio al 18 marzo. Ciò aumenta la possibilità che la Russia abbia premiato coloro che erano coinvolti nell'omicidio dei manifestanti Maidan del 20 febbraio, mentre Janukovyč era ancora presidente e prima che la crisi di Crimea effettivamente iniziasse.[126]

Il 27 marzo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione non vincolante che dichiarò il referendum della Crimea appoggiato da Mosca non valido. La risoluzione venne approvata con 100 voti a favore, 11 contrari e 58 astensioni nel gruppo delle 193 nazioni.[127][128][129][130][131]

Il 15 aprile, il parlamento ucraino approvò una legge che dichiarava la penisola meridionale della Crimea territorio temporaneamente occupato dalla Federazione russa e impose restrizioni di viaggio per gli ucraini in visita in Crimea.[132]

Il 17 aprile, durante il 12° 'Linea diretta con Vladimir Putin', l'uso di forze armate russe insieme alle truppe di autodifesa della Crimea venne confessato dal presidente russo.[133]

Il 5 maggio, apparve sul sito web del Presidente russo un articolo del Consiglio dei diritti umani stimando che la "stragrande maggioranza dei cittadini di Sebastopoli ha votato a favore dell'unificazione con la Russia nel referendum (50-80%), in Crimea, vari dati mostrano che il 50-60% ha votato per l'unificazione con la Russia, con una partecipazione del 30-50%", suggerendo che solo il 15-30% della Crimea in realtà ha votato per l'annessione.[134] Ma questi dati estrapolati da tale articolo non sono stime attendibili in quanto si riferiscono esclusivamente ad alcune interviste fatte da tre membri del concilio a venti persone che hanno che hanno espresso la loro opinione riguardo ai risultati del referendum.[135] I dati ufficiali del referendum sono stati invece sostanzialmente confermati da un sondaggio effettuato dalla americana Gallup in cui l'82,8% della popolazione ritiene che i dati del referendum riflettono il loro pensiero [136] e da un sondaggio della tedesca GfK in cui hanno dichiarato di sostenere l'annessione russa il 93% degli intervistati (l'82% ha risposto "yes, definitely" e l'11% "yes, for the most part"), mentre solo il 4% si è dichiarato contrario e il restante 3% ha dichiarato di non avere un'opinione. Questi dati mostrano anche che, al massimo, solo un terzo della popolazione tartara, che costituisce il 12% della popolazione totale, è contrario all'unificazione con la federazione russa nel caso limite, e improbabile, che tutto il 4% di tali oppositori siano tartari.[137]

Il 9 maggio, centinaia di migliaia di persone si riunirono in Crimea a Sebastopoli per guardare la parata del Giorno della Vittoria, sventolando bandiere russe e cantando tra gli altri pezzi l'inno russo.[138]

Il 16 maggio, Sergej Aksёnov annunciò un divieto di tutte le manifestazioni pubbliche, in particolare, in occasione della ricorrenza annuale della deportazione sovietica dei tatari di Crimea, dato che molti tartari continuano a essere tra coloro che resistono all'occupazione russa della penisola.[139]

Nel mese di agosto Roskomnadzor iniziò a censurare i fornitori in Crimea di servizi Internet, tra cui il blocco di un gran numero di siti di notizie ucraini.[140]

Coinvolgimento non-russo[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 marzo 2014, Pavel Černev, ex membro del partito nazionalista Attacco e attuale segretario politico di "Alba Ortodossa" (in bulgaro: Православна Зора? , Pravoslavna Zora), che è noto per le sue opinioni pro-Putin, rivelò che la filiale bulgara dell'organizzazione avrebbe inviato un gruppo di volontari bulgari per "proteggere le etnie russa e bulgara dalla ucrainizzazione forzata". Černev ha inoltre affermato di avere già proposto a "decine di combattenti ortodossi" (non-bulgari) di volare a Mosca e in Crimea.[141][142] Simeon Kostadinov, un altro ex membro di Attacco, quindi rappresentante del partito nazionalista in Bulgaria, e Černev chiarirono che la loro missione aveva intenzioni pacifiche, ma che erano pronti a dare una buona prova di sé nel malaugurato caso di un'escalation. La loro tesi era che il vecchio regime può essere considerato preferibile dal punto di vista della minoranza bulgara in Ucraina e che le nuove autorità mancavano di legittimità. Un altro piccolo "gruppo internazionale con sede nella penisola pirenaica", che comprendeva alcuni bulgari ed era sostenuta da un'organizzazione paramilitare russa venne segnalata per aver lasciato la Spagna per l'Ucraina il 3 marzo. "Alba Ortodossa" mostrò interesse nell'ottenere l'appoggio di attori internazionali per il referendum in Crimea e cercò di reclutare osservatori elettorali stranieri.[143] Secondo fonti bulgare, sulla base di segnalazioni effettuate da Al Jazeera, 20 cittadini bulgari sono arrivati in Crimea. Essi facevano parte della formazione paramilitare Dobrovolec (Доброволец), che era sotto il controllo delle truppe russe. L'area di operazioni di Dobrovolec inoltre è destinata a includere Odessa e Donec'k. Černev dichiarò che avrebbe visitato la Crimea il 15 marzo e garantì che tutti i partecipanti alla missione sarebbero stati sottoposti a un esame accurato per garantire che le persone con condanne penali venissero escluse.[144] Anton Kisse, l'unico deputato della Verchovna Rada con radici bulgare, parlò contro eventuali interventi stranieri, affermando che "anche il più cordiale Stato estero non ha il diritto di imporre la propria visione di ciò che costituisce il giusto ordine in Ucraina" e che "la gente si trasferisca in Bulgaria in caso di necessità".[145] Černev fu uno degli osservatori elettorali per il referendum in Crimea,[146] su invito di Sergej Aksënov.[147]

Un piccolo gruppo di cetnici, una forza paramilitare nazionalista serba, viaggiò in Crimea per sostenere la Russia. I nazionalisti serbi e russi condividono la cultura slava e ortodossa e il sentimento anti-occidentale, e i cetnici sostengono di essere a favore della Russia per il sostegno durante le guerre jugoslave.[148] I cetnici avevano base in un monastero ortodosso. I loro comandanti Bratislav Jivković e Milutin Malisic avevano partecipato a conflitti armati precedenti - Jivković nella guerra in Bosnia come parte della Guardia Volontaria Serba mentre Malisic era stato coinvolto nella tutela della minoranza serba in Kosovo in seguito alla guerra del Kosovo. Malisic ribadì che la sua formazione paramilitare era impegnata per la pace e non ha voluto spargere il sangue dei compagni slavi, considerando ucraini e russi come etnie fraterne.[147]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Misure economiche e finanziarie[modifica | modifica wikitesto]

Come conseguenza della crisi, i due indici principali della Borsa di Mosca caddero in ribasso il 3 marzo: il MICEX 10 diminuì del 10,79%, pari a una perdita di capitalizzazione di mercato di quasi 60 miliardi di dollari, e l'Indice RTS diminuì del 12.01% al suo livello più basso dal settembre 2009.[149] Il giorno dopo, però, il MICEX salì del 5,25%, recuperando parte delle perdite. In risposta a questo e al declino del rublo, la Banca Centrale della Russia aumentò il tasso di interesse del 5,5-7,0% e spese fino a 12 miliardi di dollari di riserve per sostenere la valuta.[150] Venne anche sollevata la possibilità di sanzioni internazionali contro la Russia.[151]

Ci furono preoccupazioni che le esportazioni di gas russo verso l'Europa e l'Ucraina potessero diventare sconvolte dal conflitto. Il trenta percento di gas in Europa viene importato dalla Russia, la metà dei quali scorre attraverso gasdotti ucraini. Il 1º marzo, il Ministero dell'Energia russo decise di fermare i sussidi di gas russo verso l'Ucraina.[152] La crisi potrebbe colpire anche le forniture di grano di tutto il mondo. I prezzi probabilmente saliranno perché l'Ucraina è uno dei maggiori esportatori mondiali di grano.[151] La crisi portò alla uscita di diverse società multinazionali dalla Crimea a causa della sospensione dei necessari servizi finanziari e bancari.[153] L'Unione europea vietò anche l'importazione di tutti i beni dalla Crimea nei suoi Stati membri.[154]

Misure prese dalla Federazione Russa[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 marzo, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev, ha annunciato la costruzione di un ponte sullo Stretto di Kerč', che collegherà la Crimea con la Russia.

Nello stesso giorno, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, parlando a una riunione del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite ha dichiarato che la Russia persegue nella difesa dei diritti umani e l'invio di truppe era destinato a scoraggiare l'uso della violenza radicale in Ucraina e a facilitare la riconciliazione nazionale.

Misure prese dall'Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Il comandante della marina ucraina Denys Berezovs'kyj annunciò attraverso la televisione il giuramento alla Repubblica di Crimea. Kiev decise di licenziare Berezovs'kyj e di condannarlo per alto tradimento. Egli venne sostituito da Serhij Gajduk.

L'11 marzo, il Consiglio Nazionale della Radio e della Televisione di Ucraina ha ordinato ai fornitori ucraini a partire dalle 15:00 GMT la sospensione dei principali canali russi che ha portato al blocco di 5 canali. Questo ha provocato reazioni in Russia, dove il ministro degli Esteri ha inviato una comunicazione alla OSCE denunciando una "violazione della libertà di espressione".

Indipendenza della Crimea[modifica | modifica wikitesto]

L'11 marzo, la Crimea e Sebastopoli si sono dichiarate unilateralmente indipendenti con 78 voti favorevoli su 100 al Parlamento della Crimea. Sergej Aksënov è stato nominato primo ministro e Natal'ja Poklonskaja procuratore generale.

Referendum in Crimea per l'annessione alla Russia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Referendum sull'autodeterminazione della Crimea del 2014.

Il 15 maggio si è votato il referendum per l'annessione alla Russia da parte della Repubblica autonoma di Crimea. L'affluenza è stata di 1.548.197 votanti su 1.839.466 aventi diritto, pari all'84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, è stato dunque superato, ma la legittimità del referendum è contestata da parte della comunità internazionale, sia sul piano del diritto internazionale, sia sul piano del diritto costituzionale interno.

Tra le organizzazioni che l'hanno dichiarato illegittimo, vi è l'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa)[155], l'Unione europea[156][157], dagli Stati Uniti d'America e dalla Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa[158].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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