Nodo di Iside

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Il dio Ra-Harakhty con alla cintura il Tiet insieme alla dea Amonet come dea dell'ovest, Amentit
Statua di Iside greco-romana, con il nodo isiaco tra i seni

Il Tiet, o nodo di Iside

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era un potente amuleto egizio comparso durante il Nuovo Regno, che assicurava protezione in vita e nel corso del viaggio verso l'aldilà, connesso al culto di Osiride e chiamato in origine anche Nodo di Seth o Nodo della vita.

Il nodo come simbolo magico, egizio e non, rappresenta un punto di convergenza tra le forze umane e quelle divine e ciò che veniva legato dai maghi egizi su questa terra lo sarebbe stato anche in cielo.

Colonna del porticato del tempio di Philae raffigurante il tiet al centro e il djed a sinistra

Citato nel Libro dei morti - cap. 156 - l'amuleto doveva essere portato al collo per ottenere la protezione di Iside della quale rappresentava la magia ed il sangue. Era perciò realizzato in pietra rossa come il diaspro ma anche in oro che restava sempre il metallo più ambito.

Il tiet era molto simile all'ankh, ma con le braccia rivolte verso il basso e secondo la tradizione egizia doveva essere purificato con l'acqua profumata di un fiore chiamato ankham, forse identificabile con il gelsomino egiziano dall'intenso profumo. Successivamente veniva "caricato" dei suoi poteri dai sacerdoti e dalle sacerdotesse del culto di Iside mediante riti molto particolari.

Il simbolo veniva usato spesso nella decorazione di tombe, nei bassorilievi e nei corredi funerari in unione al pilastro djed, simbolo di stabilità connesso ad Osiride.

A partire dal Nuovo Regno, l'amuleto si trasforma in nodo nel vestiario raggiungendo la massima diffusione nel periodo tolemaico-romano fino a giungere nell'iconografia classica delle figure sacre come nella cintura di Maria Maddalena.

Questo nodo aveva la forma dell'amuleto, poteva essere fatto alla cintura oppure alle stole dove, usando gli angoli superiori, si formava un cappio che doveva trovarsi esattamente tra i seni mentre ai lati del nodo pendeva ciò che restava degli angoli usati.

A destra, Maria Maddalena con cintura formata dal nodo isiaco

Per realizzare il nodo di Iside, si doveva procedere così:

  • prendere una stola molto grande e leggera, posizionarla davanti alla propria persona tenendo l'angolo superiore A lievemente arrotolato e passarla sotto il seno sinistro
  • girare la stola completamente intorno al corpo, dietro, dal lato sinistro;
  • davanti in mezzo ai seni, e ben aderente al corpo, fare un cappio, ben fatto e di giusta misura con l'angolo superiore B sempre leggermente arrotolato;
  • girare l'angolo superiore A per tre volte intorno al cappio e rimboccarlo.

Esistono versioni più complesse del nodo, ma richiedono una notevole quantità di stoffa. Può essere usato, nella maniera più semplice anche un nastro.

Il tiet o nodo di Iside raggiunse la massima diffusione proprio quando arrivarono i dominatori stranieri e la civiltà egizia iniziava così il suo implacabile declino.

L'antico popolo della valle del Nilo si rifugiò per mantenere parte della propria identità nella religione e nella magia, uniche cose che gli appartenevano e che gli avevano donato millenni di gloria.

Altre versioni del nome[modifica | modifica wikitesto]

  • Tet
  • Teth
  • Thet
  • Tit
  • Tjt
  • Tyet

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Treccani [1]
  • Jean-E. Cirlot - Il libro dei simboli - Ed. Armenia - ISBN 88-344-1728-3
  • Edda Bresciani - Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto - Ed. De Agostini - ISBN 88-418-2005-5
  • Mario Tosi - Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'antico Egitto - Vol. I - Ed. Ananke - ISBN 88-7325-064-5
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