Ash (mitologia)

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Ash, come compare su un sigillo del faraone Peribsen (ca. 2740 a.C.)

Ash (anche Sha) è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto. Dio delle oasi[1] e dei vigneti della zona occidentale del Delta del Nilo[1], era venerato come una divinità benefica.

Nella sua spedizione del 1923 a Saqqara, l'egittologo inglese Flinders Petrie individuò diversi riferimenti ad Ash su etichette di giare di vino dell'Antico Regno: "Io sono rinfrescato da questo Ash", era un'iscrizione comune.

In particolare, gli antichi egizi lo consideravano il dio delle tribù Libu e Tinhu[2], note come "popoli dell'oasi". Conseguentemente, Ash era appellato "Signore di Libia": le frontiere occidentali dell'Egitto, occupate dalle tribù Libu e Tinhu, corrispondono approssimativamente all'area della moderna Libia. È inoltre possibile che fosse venerato a Naqada (Ombos) come originaria divinità principale[1].

Nella mitologia egizia, in quanto dio delle oasi, Ash era associato a Seth, dio del deserto che circondava l'Egitto. Il più antico riferimento ad Ash fino a oggi conosciuto, risale al Periodo predinastico dell'Egitto, ma la sua importanza accrebbe entro la II dinastia, al punto da essere considerato patrono dei possedimenti regali - finché il dio Seth, a lui simile, venerato nel Basso Egitto, non fu adorato come patrono della monarchia stessa. È menzionato nel tempio funerario del faraone Sahura (V dinastia) ad Abusir[3], e nella formula XCV del Libro dei morti[4]. Il suo culto sopravvisse almeno fino alla XXVI dinastia (VII-VI secolo a.C.)[3].

Ash era comunemente rappresentato con il corpo di un uomo[1] e la testa, variamente, di un animale del deserto: leone, avvoltoio, falco, serpente o l'enigmatico animale di Seth. In alcune immagini Ash ha numerose teste, fatto estremamente insolito per un dio egizio - anche se alcune immagini composte erano occasionalmente impiegato per collegare divinità al dio Min. In un articolo del 1923, e ancora in appendice al suo libro The Splendor that was Egypt, Margaret Murray interpretò tali raffigurazioni come riferimenti a una divinità della Scizia di cui Sebastian Münster avrebbe reso conto nella sua Cosmographia. L'ipotesi di Ash come divinità importata, in quanto era adorato a Naqada (Ombos) molto prima dell'introduzione di Seth sotto la II dinastia. Una dei suoi titoli era "Nebuti" (o "Quello di Nebuti"), indicante la sua relazione con Naqada[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Hart, George (1986). A Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses. London, England: Routledge & Kegan Paul Inc. ISBN 0-415-05909-7. pp. 33-4.
  2. ^ Francoise Dunand, Christiane Zivie-Coche, Gods and Men in Egypt: 3000 BCE to 395 CE, Cornell University Press 2005, ISBN 0-8014-8853-2, p. 344.
  3. ^ a b Christian Leitz u. a.: Lexikon der ägyptischen Götter und Götterbezeichnungen (LGG). Peeters, Leuven 2002, ISBN 9042911468, S. 81.
  4. ^ Castel Ronda, Elisa (2001). Gran Diccionario de Mitología Egipcia. Aldebarán.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto - Vol. I, Ananke, ISBN 88-7325-064-5
  • Françoise Dunand, Cristiane Zivie-Coche, Dei e uomini nell'Egitto antico, L'Erma di Bretschneider, ISBN 88-8265-225-4
  • Erik Hornung, Gli dei dell'Antico Egitto, Salerno Editrice, ISBN 88-8402-106-5
  • Boris De Rachewiltz, I miti egizi, Tea, ISBN 88-7818-761-5

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