Barca di Amon

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La Barca di Amon era la barca usata dal clero nelle cerimonie religiose e nelle processioni delle sacre festività dedicate alla divinità suprema e della quale si conoscono almeno tre tipi.

Barca fluviale di Amon[modifica | modifica wikitesto]

La barca fluviale di Amon era il battello usato nelle cerimonie sul Nilo chiamato Userhat (Amon),[1]

F12S29F4
X1 Z1
P3

wsrḥ3t, ossia "Forte di prua è Amon".

Era di imponente bellezza, lungo 70 metri,[1] allestito in maniera sontuosa e decorato con simboli quali il djed e il Nodo di Iside.

La Userhat trasportava, durante la Festa di Opet, la barca processionale di Amon quale simulacro del dio e seppure fornita di remi sovente veniva trainata durante la navigazione dalla barca del sovrano.

Barca processionale di Amon[modifica | modifica wikitesto]

SFEC 2009 SETI1-0007.JPG

La barca processionale di Amon era una barca non atta alla navigazione, portata a spalla dai sacerdoti durante le ricorrenze religiose quando il dio, nel suo simulacro, usciva dal tempio per essere adorato dal suo popolo e per recarsi in visita alle altre divinità nei propri santuari.

Già in uso durante la XII dinastia, era più importante della barca fluviale anche se di dimensioni minori ed è da considerarsi il prototipo dell'Arca dell'Alleanza[2].

Si modificò nel tempo pur restando comunque sempre molto preziosa con lo scafo in legno di cedro dorato, le insegne regali e con i remi-timone anch'essi d'oro. Era guarnita a prua ed a poppa con auree teste di ariete scolpite, animale ipostasi di Amon, adornate con usekh, (wsh), ossia le larghe collane e con le corone atef.

Inizialmente sul ponte vi era un naos circondato da statue dorate di divinità che nascondevano il dio supremo ma successivamente i naos divennero due coperti da un tetto e da tendaggi drappeggiati.

Barca del Giustiziere[modifica | modifica wikitesto]

La barca del Giustiziere era chiamata Wia-En-Maaty, (wi3 n m3ˁty), risulta attribuita ad Amon ma le notizie pervenuteci sono veramente scarse.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sergio Donadoni, Tebe, pag.52
  2. ^ Christiane Desroches-Noblecourt

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Tosi - Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto - Vol.I - Ed. Ananke - ISBN 88-7325-064-5
  • Christiane Desroche-Noblecourt e AA.VV. - Egitto - Vol. VII - Rizzoli Editore, ISSN 1129-0854 (WC · ACNP)
  • Sergio Donadoni - Le grandi scoperte dell'archeologia - Vol. I - Istituto Geografico De Agostini - Novara 1993
  • Maurizio Damiano-Appia - Egitto e Nubia - Arnoldo Mondadori Editore - ISBN 88-04-39704-7
  • Guy Rachet - Dizionario Larousse della civiltà egizia - Gremese Editore - ISBN 88-8440-144-5
  • Edda Bresciani - Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto - Istituto Geografico De Agostini - ISBN 88-418-2005-5
  • Sergio Donadoni, Tebe, Electa, ISBN 88-435-6209-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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