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Chefren

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Chefren
Chephren CG 14.jpg
Statua di Chefren in diorite. La regalità del soggetto è amplificata dal falco del dio Horus, patrono della regalità, che avvolge con le ali il capo del faraone. Faceva parte di un set di 22 sculture venerate nel tempio di Chefren a Giza. Il Cairo, Museo Egizio[1].
Re dell'Alto e Basso Egitto
In carica ca. 2558 a.C. –
ca. 2532 a.C.[2]
Predecessore Kheper
Successore Djedefhor
Morte 2532 a.C.[3]
Sepoltura piramide
Luogo di sepoltura Giza
Dinastia IV dinastia egizia
Padre Cheope
Madre Henutsen?[4] Meritites I?[5]
Consorte Khamerernebty I, Meresankh III?
Figli Micerino, Khamerernebty II, Duaenra, Sekhemkara, Iunmin

Chefren (dal greco antico: Χεφρήν, Chephrèn; originariamente Khafra e Hor Userib)[6] (... – ...) è stato un faraone appartenente alla IV dinastia egizia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È probabile che Chefren fosse figlio di Cheope e fratellastro quindi di Kheper. Una possibile ricostruzione dei fatti legati alla successione di Cheope è la seguente: essendo già morto Kuaf, primogenito e successore predestinato, secondo una versione dei fatti ucciso da Kheper, la lotta per la successione si svolse appunto tra Kheper e Chefren (un altro figlio di Medjedu, Hardedef, ricordato ancora nel Nuovo Regno come sapiente, non entrò in lizza).

Kheper riuscì a salire al trono ma vi rimase per pochi anni, come dimostra l'incompletezza della sua piramide (vedi Abu Rawash).

Alla morte di Kheper Chefren, con l'appoggio degli altri fratelli e della madre, ricondusse allora il trono nella linea di discendenza principale escludendo da questa i figli del predecessore.

Tra i figli di Chefren, oltre al futuro re Micerino annoveriamo anche Iunmin che ricoprì il ruolo di visir verso la fine della dinastia, forse durante il regno del fratello Micerino.[7]

Ricostruzione pittorica del complesso funerario di Chefren

Per quanto riguarda la durata del regno di Chefren, oltre al riferimento di Manetone, di 66 anni, esiste un'incisione su un blocco di pietra che cita l'anno della 13ª ricorrenza (computo del bestiame) che potrebbe quindi corrispondere all'anno 26 di regno.

Il monumento funebre di questo sovrano, eretto anch'esso a Giza, conosciuto come Piramide di Chefren, è secondo per grandezza solo alla piramide di Medjedu (Cheope).

A Chefren era anche attribuita la costruzione della Sfinge di Giza, attualmente interpretata come una imponente raffigurazione del padre in forma di leone accovacciato con testa umana. Il monumento, che si trova a fianco del viale che conduce dal tempio a valle alla piramide, venne probabilmente ricavato da un affioramento di roccia proprio nella zona delle cave delle pietre usate per la costruzione della piramide stessa.

Chefren nelle antiche testimonianze greche[modifica | modifica wikitesto]

Scultura di Chefren assiso, in alabastro. Museo egizio del Cairo.

Manetone[modifica | modifica wikitesto]

Manetone, storico ellenistico e sacerdote egizio d'epoca tolemaica, nei suoi Aegyptiakà, chiama Chefren col nome di Shuphis II, e gli attribuisce 66 anni di regno, senza aggiungere ulteriori informazioni su di lui[8][9][10].

Erodoto e Diodoro Siculo[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici greci Erodoto e Diodoro Siculo lo dipinsero nelle loro opere come un tiranno eretico e crudele. Furono loro a coniare il nome Chefren (in greco antico: Χεφρήν, Chephrèn), grecizzando l'originale Khafra. Scrivono che successe direttamente al padre Cheope, descritto come un despota megalomane, regnando 56 anni e facendo patire al popolo le stesse, fantomatiche, sofferenze che avrebbe inflitto Cheope in precedenza. Siccome collegano Cheope a un regno di 50 anni, i due autori affermano che l'Egitto ebbe a patire, sotto i due faraoni, per un totale di 106 anni[8][9][11]. In seguito, presentando il faraone Micerino, Erodoto e Diodoro Siculo dicono che si mostrò rattristato e indignato dal comportamento dei suoi due predecessori, riportando pace e tranquillità nel Paese[8][9][11].

L'affidabilità di Erodoto nelle pagine che riguardano l'Egitto è spesso criticata; l'egittologia tende a ritenerlo disinformato e fantasioso, giudizio peraltro avvalorato dalle evidenze archeologiche[12][13]. Tombe gigantesche quali le tre piramidi di Giza stupirono sicuramente i greci, e probabilmente gli stessi sacerdoti del Nuovo Regno (memori, questi ultimi, dell'eresia di Akhenaton e di suoi progetti sproporzionati come la città di Akhetaton). Tale immagine finì così col riflettersi su Cheope e Chefren e sulle loro piramidi colossali; a ciò si aggiunse, forse, il divieto vigente sotto Chefren di esporre negli spazi aperti sculture diverse da quelle del sovrano, le quali erano sovente scolpite in materiali pregiati. Evidentemente, gli egizi del Nuovo Regno e i greci non seppero spiegarsi la mole e l'opulenza di tali progetti, se non pensando all'ipotetico carattere megalomane del loro regale committente. Da ciò derivò la pessima fama di Chefren e Cheope nel mondo antico[8][9][10][11].

Liste Reali[modifica | modifica wikitesto]

Lista di Abydos Lista di Saqqara Canone Reale Anni di regno
(Canone reale)
Sesto Africano Anni di regno
(Sesto Africano)
Eusebio di Cesarea Anni di regno
(Eusebio di Cesarea)
Altre fonti:
Erodoto
23
Hiero Ca1.png
N5 N28
D36
f
Hiero Ca2.svg

ḫˁ f rˁ - Khafra

19
Hiero Ca1.png
N5 N28 w f
Hiero Ca2.svg

ḫˁ f w rˁ - Khafura

3.12
Hiero Ca1.png
HASH N28
Hiero Ca2.svg

...ḫˁ - ...kha

persi Suphis 66 non citato Khefren

Titolatura[modifica | modifica wikitesto]

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
F12 F34
Srxtail.jpg
wsr ib Userib Forte nel cuore
G16
nbty (nebti) Le due Signore
F12 m
wsr m User-em-nebti Colui che è forte con le Due Signore
G8
ḥr nbw Horo d'oro
S42 m
S12
sḫm m nbw sekhem em nebu Il falco d'oro è potente
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
wsr ib
Z1
N5 N28
I9
Hiero Ca2.svg
ḫˁ f rˁ Userib Khafra Ra è apparso, forte di cuore
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
N5 N28
I9
Hiero Ca2.svg
ḫˁ f rˁ Khafra Ra è apparso

Datazioni alternative[modifica | modifica wikitesto]

Autore Anni di regno
von Beckerath 2547 a.C. - 2521 a.C.[14]
Malek 2518 a.C.- 2493 a.C.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cur. Regine Schulz & Matthias Seidel, Egitto: la terra dei faraoni, Gribaudo/Könemann (2004) p.67.
  2. ^ T. Schneider: Lexikon der Pharaonen, Artemis & Winkler Verlag (1997) ISBN 3-7608-1102-7
  3. ^ T. Schneider: Lexikon der Pharaonen, Artemis & Winkler Verlag (1997) ISBN 3-7608-1102-7
  4. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, Milano 2003. p.80
  5. ^ Tyldesley, Joyce. Chronicle of the Queens of Egypt. Thames & Hudson. 2006. ISBN 0-500-05145-3
  6. ^ Catalouge Général des Antiquités Egyptiennes du Musée du Caire
  7. ^ Dodson, Aidan e Hilton, Dyan. The Complete Royal Families of Ancient Egypt. Thames & Hudson. 2004. ISBN 0-500-05128-3
  8. ^ a b c d Siegfried Morenz: Traditionen um Cheops. In: Zeitschrift für Ägyptische Sprache und Altertumskunde, vol. 97, Berlin 1971, ISSN 0044-216X, page 111–118.
  9. ^ a b c d Dietrich Wildung: Die Rolle ägyptischer Könige im Bewußtsein ihrer Nachwelt. Band 1: Posthume Quellen über die Könige der ersten vier Dynastien (= Münchener Ägyptologische Studien. Bd. 17). Hessling, Berlin 1969, page 152–192.
  10. ^ a b Aidan Dodson: Monarchs of the Nile. American Univ in Cairo Press, 2000, ISBN 977-424-600-4, page 29–34.
  11. ^ a b c Wolfgang Helck: Geschichte des Alten Ägypten (= Handbuch der Orientalistik, vol. 1.; Chapter 1: Der Nahe und der Mittlere Osten, vol 1.). BRILL, Leiden 1968, ISBN 90-04-06497-4, page 23–25 & 54–62.
  12. ^ Dalley, S. (2003). "Why did Herodotus not mention the Hanging Gardens of Babylon?". In P. Derow & R. Parker. Herodotus and his World. New York: Oxford University Press. pp. 171–189. ISBN 0-19-925374-9.
  13. ^ Dalley, S. (2013). The Mystery of the Hanging Garden of Babylon: an Elusive World Wonder Traced. Oxford University Press. ISBN 978-0-19-966226-5.
  14. ^ Chronologie des Pharaonischen Ägypten (Chronology of the Egyptian Pharaohs), Mainz am Rhein: Verlag Philipp von Zabern. (1997)
  15. ^ (con John Baines), Atlante dell'antico Egitto, ed. italiana a cura di Alessandro Roccati, Istituto geografico De Agostini, 1980 (ed. orig.: Atlas of Ancient Egypt, Facts on File, 1980)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cimmino, Franco - Dizionario delle dinastie faraoniche - Bompiani, Milano 2003 - ISBN 88-452-5531-X
  • Gardiner, Alan - La civiltà egizia - Oxford University Press 1961 (Einaudi, Torino 1997) - ISBN 88-06-13913-4
  • Smith, W.S. - Il Regno Antico in Egitto e l'inizio del Primo Periodo Intermedio - Storia antica del Medio Oriente 1,3 parte seconda - Cambridge University 1971 (Il Saggiatore, Milano 1972)
  • Wilson, John A. - Egitto - I Propilei volume I -Monaco di Baviera 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano 1967)
  • Grimal, Nicolas - Storia dell'antico Egitto - Editori Laterza, Bari 2008 - ISBN 978-88-420-5651-5

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
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