Piramide di Cheope

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Coordinate: 29°58′45″N 31°08′03″E / 29.979167°N 31.134167°E29.979167; 31.134167

Piramide di Cheope
Grande Piramide
Great Pyramid of Giza 2010 from the Great Sphinx 4.jpg
Vista della Piramide di Cheope.
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Governatorato Giza
Altitudine 60 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 53077
Altezza 146,6 m[1]
Larghezza 230,36 m[1]
Inclinazione 51° 50' 40''[1]
Amministrazione
Patrimonio Menfi
Ente Ministry of State for Antiquities

La Piramide di Cheope, conosciuta anche come Grande Piramide di Giza o Piramide di Khufu, è la più antica e la più grande delle tre piramidi principali della necropoli di Giza, confinante con quello che oggi è El Giza, in Egitto. È la più antica delle sette meraviglie del mondo antico e l'unica a rimanere in gran parte intatta.

Gli egittologi ritengono che la piramide sia stata costruita come tomba per il faraone Khufu (Cheope in Greco), IV dinastia, per un periodo dai 10 ai 20 anni, concludendosi attorno al 2560 a.C. Secondo alcuni fu realizzata dall'architetto reale Hemiunu.[2][3][4] Inizialmente alta 146,6 metri[1], la Grande Piramide è stata la più alta struttura artificiale del mondo per oltre 3800 anni, fino a circa il 1300 d.C., quando fu costruita la Cattedrale di Lincoln in Inghilterra.

In origine, la Grande Piramide era coperta da un rivestimento in pietra che formava una superficie esterna liscia; ciò che si vede oggi è la struttura di base sottostante. Alcune delle pietre del rivestimento che un tempo ricoprivano la struttura sono ancora visibili attorno alla base. Ci sono state diverse teorie scientifiche e alternative circa le tecniche di costruzione della Grande Piramide. Le ipotesi di costruzione più accreditate si basano sull'idea che la piramide sia stata edificata spostando da una cava enormi blocchi che una volta trascinati siano stati sollevati in posizione.

All'interno della Grande Piramide sono state scoperte tre camere. La camera più bassa, o camera ipogea, è scolpita nella roccia su cui la piramide è stata costruita ed è incompiuta. Le cosiddette[5] Camera della Regina e Camera del Re si trovano più in alto, all'interno della struttura piramidale. Il complesso piramidale comprendeva due templi mortuari in onore di Cheope (uno vicino alla piramide e uno vicino al Nilo), tre piramidi più piccole, dette secondarie, per le regine di Cheope, una ancor più piccola piramide satellite o cultuale, una strada rialzata, detta rampa processionale, che collega i due templi e piccole tombe mastaba per i nobili che circondano la piramide.

L'attribuzione della Grande Piramide a Cheope è deducibile dalla concordanza dei rilievi archeologici e dei dati storici disponibili. Erodoto (V secolo a.C.) fu il primo studioso di cui gli scritti sulla piramide sono giunti fino a noi, raccolse informazioni dai sacerdoti egizi suoi contemporanei e le integrò nelle sue Storie.

Per i 1200 anni successivi il monumento fu studiato per lo più allo scopo di penetrarvi ed eventualmente saccheggiarlo. Il califfo al-Ma'mun vi riuscì attorno all'820 d.C. scavando una galleria, ma trovò la piramide già vuota. Una volta violata se ne perse l'interesse e alla fine del XIV secolo fu sostanzialmente trasformata in cava. Dalla metà del XVIII secolo divenne meta di esploratori occidentali in cerca di emozioni. Solo dopo le guerre napoleoniche (1799-1801) e lo scoppio dell'egittomania europea iniziarono le campagne sistematiche di studio da parte degli archeologi europei. Con l'indipendenza dell'Egitto, il controllo del sito è passato in mano dello stato egiziano, che ne regola i permessi di scavo e studio.

All'interno non è stato trovato il feretro né il corredo funerario; ciò non sorprende, perché quasi tutte le sepolture reali dell'antico Egitto sono state saccheggiate dai violatori di tombe già nell'antichità, tuttavia questo fatto, unito alla mancanza di decorazioni o geroglifici dei vani interni ed alle notevoli dimensioni dell'opera, ha fatto nascere un buon numero di teorie e leggende – non accreditate dalla comunità scientifica archeologica – sul fatto che le piramidi non sarebbero vere tombe.

L'accesso alla piramide è ristretto a un massimo di 100 persone, in mattinata e nel pomeriggio, ed è vietato fare fotografie all'interno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Statua dell'architetto Hemiunu
Statua del faraone Cheope

La Grande Piramide è stata realizzata nel XXVI secolo a.C. Non tutti concordano sulla data precisa, a causa di problemi di completezza e interpretazione dei Libri dei Re (antiche cronologie dei regnanti in Egitto), tuttavia la data di completamento più probabile è intorno al 2570 a.C.

La Grande Piramide è la più antica delle tre grandi piramidi nella necropoli di Giza, alla periferia de Il Cairo, in Egitto. Poche centinaia di metri a sud-ovest dalla Piramide di Cheope sorge la piramide attribuita al suo successore Chefren, che costruì anche la Sfinge. Ancora a poche centinaia di metri a sud-ovest è la piramide di Micerino, successore di Chefren, alta circa la metà delle due maggiori. La piramide di Chefren appare più alta solo perché è stata costruita su un terreno più elevato.

Nelle immediate vicinanze della piramide vi sono ben sette fosse per barche sacre di cui una è stata ricostruita ed è visibile nell'apposita struttura ove la barca di Cheope ha subito un notevole restauro.[6]

La piramide è provvista di cortile, luogo di culto a nord, tempio funerario, rampa processionale ed altre strutture quali il tempio a valle. Vi sono inoltre annesse alla piramide principale di Cheope anche tre piramidi secondarie di minor dimensione dedicate a sue tre regine e una piramide satellite scoperta nel 1999.[7]

Erodoto di Alicarnasso[modifica | modifica wikitesto]

Erodoto di Alicarnasso, nelle sue Storie, considerate il primo esempio di storiografia nella letteratura occidentale, descrisse ciò che vide ed ascoltò in occasione del suo viaggio in Egitto, durante la prima dominazione persiana, nel 450 a.C. circa. I brani si collocano nel II libro delle Storie, interamente dedicato all'Egitto, la più antica traccia scritta sulle piramidi, anche se più di 2000 anni dopo la loro costruzione. A causa di ciò, le testimonianze a cui Erodoto stesso ebbe accesso risultavano frutto di tradizione orale. Di conseguenza, le sue osservazioni emergono come una miscela di affermazioni verosimili, deduzioni personali, conclusioni errate e storie di fantasia.

Erodoto caratterizza Cheope come un re tirannico. Questo probabilmente ricalca il punto di vista dei Greci, i quali evidentemente giudicavano che l'innalzamento di tali monumentali edifici potesse avvenire solo attraverso il crudele sfruttamento della popolazione. Secondo quanto appreso da Erodoto addirittura:

(EL)

« ἐς τοῦτο δὲ ἐλθεῖν Χέοπα κακότητος ὥστε χρημάτων δεόμενον τὴν θυγατέρα τὴν ἑωυτοῦ κατίσαντα ἐπ᾽ οἰκήματος προστάξαι πρήσσεσθαι ἀργύριον ὁκόσον δή τι· οὐ γὰρ δὴ τοῦτό γε ἔλεγον. τὴν δὲ τά τε ὑπὸ τοῦ πατρὸς ταχθέντα πρήσσεσθαι, ἰδίῃ δὲ καὶ αὐτὴν διανοηθῆναι μνημήιον καταλιπέσθαι, καὶ τοῦ ἐσιόντος πρὸς αὐτὴν ἑκάστου δέεσθαι ὅκως ἂν αὐτῇ ἕνα λίθον ἐν τοῖσι ἔργοισι δωρέοιτο. ἐκ τούτων δὲ τῶν λίθων ἔφασαν τὴν πυραμίδα οἰκοδομηθῆναι τὴν ἐν μέσῳ τῶν τριῶν ἑστηκυῖαν, ἔμπροσθε τῆς μεγάλης πυραμίδος, τῆς ἐστὶ τὸ κῶλον ἕκαστον ὅλου καὶ ἡμίσεος πλέθρου. »

(IT)

« Cheope giunse, dicono, a tanta malvagità che, occorrendogli denaro, mise sua figlia in un lupanare, con l’ordine di raccogliere una determinata somma, che non mi è stata precisata. Ella eseguì l’ordine del padre; ma volle pure ella lasciare un suo ricordo, e a ogni visita chiedeva che le si donasse una pietra.

I sacerdoti mi dissero che con queste pietre fu costruita la piramide che sorge in mezzo alle tre dinanzi alla grande piramide, e di cui ogni faccia misura un plettro e mezzo. »

(Erodoto, Storie, Libro II, 126)

Secondo quanto riportato da Erodoto ogni trimestre lavoravano a turno centomila uomini, la costruzione della strada (rampa processionale) durò dieci anni:

« Un’opera che è a parer mio, non di troppo inferiore alla piramide: giacché la sua lunghezza è di cinque stadi, la larghezza di dieci orgyie, l’altezza della scarpata raggiunge, dove tocca il massimo, le otto orgyie. La strada è fatta di pietra levigata e con figure incise. »
(Erodoto, Storie, Libro II, 125)

La costruzione della piramide durò invece venti anni, la sua base è quadrata ed ogni lato misura 8 plettri (1 plettro equivale a 29,6 m, quindi il lato avrebbe misurato 236,8 metri, abbastanza verosimile) e l'altezza è uguale al lato (valore non compatibile né con le misurazioni recenti, né con le ipotesi ricostruttive, né considerando la lunghezza della faccia anziché l'altezza). Erodoto spiega che la costruzione di questo edificio sarebbe stata terminata tramite l'uso di macchine «fatte di legni corti», le quali innalzavano le pietre verso le zone più alte. Vennero terminate prima le parti più elevate poi quelle inferiori.

Diodoro Siculo[modifica | modifica wikitesto]

Diodoro Siculo visitò l'Egitto nel 60 a.C. ed anche lui menzionò, tra le altre, le piramidi di Giza nella sua Bibliotheca historica. Secondo Diodoro, la più grande delle tre piramidi venne eretta in onore di Chemmis di Memfi, secondo faraone della IV dinastia, mentre il nome riportato da Erodoto era Cheops, per Manetone era Sufis ed infine sul cartiglio è Khufu.

Anche Diodoro riporta che il sovrano regnò 50 anni e che la costruzione della piramide durò 20 anni, ma secondo lo storico, l'imponente struttura della piramide fu realizzata mediante l'uso di terrapieni, poiché a quell'epoca non erano ancora state inventate macchine in grado di sollevare i blocchi di costruzione. Diodoro esprime la propria meraviglia del fatto che non sia rimasta alcuna traccia attorno alla piramide né del terrapieno, né del lavoro di levigatura dei blocchi, tanto che la piramide sembra essere stata collocata in quel luogo, in mezzo alla sabbia, dalla mano di un dio.

Secondo la testimonianza di Diodoro, il rivestimento della piramide era ancora in ottime condizioni, mentre descrive la parte superiore della piramide come una piattaforma di 6 cubiti (circa 3 metri). Di conseguenza, molto probabilmente il pyramidion era già scomparso. La piramide è descritta inoltre con un lato di base di sette plettri (210 m) e con un'altezza di più di sei plettri (circa 180 m). Il numero di lavoratori che sono stati necessari per la costruzione della grande piramide venne stimato in 360.000 uomini.

Strabone da Amasea[modifica | modifica wikitesto]

Strabone di Amasea dedica il primo capitolo del libro XVII della Geografia all'Egitto ed è qui che vengono trattate le piramidi di Giza, annoverate tra le sette meraviglie del mondo.

« Procedendo quaranta stadi dalla città [di Memfi], c'è un altopiano roccioso, sul quale vi sono molte piramidi, tombe di re, ma tre sono degne di nota: due di queste sono anche annoverate tra le sette meraviglie del mondo. Misurano uno stadio in altezza, quadrangolari nella forma, hanno altezza di poco superiore al lato di base. Una è di poco più grande dell'altra e in alto, quasi a metà di una faccia, ha un masso estraibile: togliendolo, c'è una galleria tortuosa fino alla camera mortuaria. Queste piramidi dunque sono vicine le une alle altre sullo stesso pianoro; più discosta, sulla parte elevata dell'altopiano, c'è la terza, molto più piccola delle due, ma fatta costruire con molta più spesa: infatti dal piano di calpestio fino quasi alla metà è di pietra nera, da cui si fabbricano anche i mortai, fatta venire da lontano, dai monti dell'Etiopia, e per il fatto che essa è dura e difficile da lavorare, la costruzione fu così dispendiosa. »
(Strabone da Amasea, Geografia, XVII 1, 33)

La città di Menfi dista circa 21 km da Giza, quasi 120 stadi come indica Diodoro, e non 40. Strabone fornisce informazioni circa la cava di estrazione del materiale di rivestimento, le cave di calcare di Tura, che si trova sulla sponda destra del Nilo, proprio di fronte a Giza.

Inoltre, non lontano dal fiume, è indicato il villaggio chiamato Troia, antico insediamento dei prigionieri troiani, arrivati con Menelao. Questa affermazione si ritrova anche nella Bibliotheca historica (I 56,4) di Diodoro Siculo e risale alla tradizione epica vede il soggiorno dell'eroe greco in Egitto, dopo la fine della guerra di Troia.

Plinio il Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Gaio Plinio Secondo inserisce una digressione sulle piramidi e sulla Sfinge nel libro XXXVI della Storia naturale, che ha come argomento principale la mineralogia. A differenza degli autori precedenti, Plinio cita come causa della costruzione dei monumenti «il non lasciare denaro ai successori o ai rivali invidiosi oppure non lasciar la plebe in ozio» e giudica la loro costruzione come del tutto inutile e vana. Da notare che la Sfinge venne ignorata dagli autori citati in precedenza.

Plinio indica che la piramide più grande è costruita con pietre estratte dalle cave dell'Arabia ed afferna che siano stati impiegati 360 mila uomini in 20 anni. Le tre piramidi nel loro complesso furono invece portate a termine in 88 anni e 4 mesi.

Lo storico latino inserisce un interessante elenco di autori che hanno menzionato le piramidi nei loro scritti: Erodoto, Evemero, Duride di Samo, Aristagora, Dionisio di Alicamasso, Artemidoro, Alessandro Poliistore, Butoride, Antistene, Demetrio, Demotele ed Apione, mentre sono assenti Diodoro e Strabone.[8]

Plinio indica come lato di base della piramide 783 piedi (se la lunghezza di un piede equivale a 29,6 cm, si ottengono circa 231,8 metri, un valore molto prossimo a quello effettivo), l'altezza è invece sovrastimata a 725 piedi (più di 214 metri), come per gli altri autori. Per la seconda piramide (quella di Chefren) è riportato un lato di 757,5 piedi (224,2 metri), dato abbastanza approssimato. Per l'ultima piramide (quella di Micerino), è indicato un lato di 363 piedi (107,4 metri, anche questa molto ben approssimata), la quale è giudicata la più bella a causa del fatto che è rifinita con pietra etiopica.

Plinio infine afferma che non esiste alcuna testimonianza dai sistemi utilizzati nelle fasi di edificazione, ma riporta diverse ipotesi in merito al trasporto dei blocchi di pietra. Alcuni, dice, pensano all'uso di piani inclinati di salnitro che vennero successivamente sciolti attraverso l'uso delle acque del Nilo; altri parlano di impalcature di mattoni di fango che furono in seguito riutilizzati per abitazioni private.

L'autore ricorda che Talete di Mileto ebbe l'intuizione di calcolare l'altezza delle piramidi misurandone l'ombra proiettata sul terreno.

Epoca bizantina e araba[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe in Egitto. Sullo sfondo le piramidi immaginate come granai.

Al tempo di Gregorio di Nazianzo e Stefano di Bisanzio le piramidi iniziarono ad essere denominate granaio di Giuseppe (il penultimo dei dodici figli di Giacobbe, che salvò l'Egitto dalla carestia ai tempi del Vecchio Testamento), un errore di interpretazione che durò sino alla fine del XV secolo. Questa definizione potrebbe esser nata dalla falsa etimologia del termine greco pyros, grano. Al tempo della dominazione bizantina sull'Egitto non vi sono particolari attenzioni sulla Grande Piramide e con la perdita della lingua egizia, viene rafforzata l'interpretazione dei monumenti come granai.

Con la conquistata dagli Arabi nel 640, le cose non cambiano. Lo storico islamico al-Maqrizi (1364-1442), raccolse un certo numero di scritti islamici e copti sulle piramidi, che descrivevano quasi unanimamente che il nuovo accesso alla piramide fu scavato dal settimo califfo abbaside al-Ma'mun, i cui uomini aveva scavato un cunicolo vicino all'accesso originale nel 820 (la cosiddetta galleria al-Ma'mun). Al-Maqrizi era ovviamente a conoscenza dei sarcofagi nelle camere funerarie e perciò del fatto che le piramidi non fossero granai, ma tombe.

Anche lo storico, filosofo e geografo arabo al-Mas'udi riportò nella sua opera Akhbār al-zamān (Le notizie del tempo, in 30 volumi) il nuovo accesso di al-Ma'mun. Le sue descrizioni sono comunque alternate a fantasiosi abbellimenti. Le prime descrizioni della situazione all'interno della piramide di Cheope apparvero dalla prima metà dell'XI secolo dal medico Ali ibn Ridwan e all'inizio del XII secolo dallo scrittore arabo Muhammad al-Kaisi.

Il viaggiatore arabo Abd al-Latif al-Baghdadi (1163-1231) quando visitò l'Egitto si meravigliò dell'ingegno dei costruttori delle piramidi. Descrisse anche come un esercito di lavoratori del sovrano al-Malik al-Aziz Uthman ibn Salahaddin Yusuf tentò, senza successo, di rimuovere le pietre di rivestimento della Piramide di Micerino, e che le pietre di rivestimento di alcune piramidi vennero utilizzate come materiale da costruzione nella città di Giza. Iniziarono così, per diversi secoli, lavori di demolizione del rivestimento delle due grandi piramidi di Giza. Al-Latif fece anche riferimento a varie iscrizioni sui rivestimenti delle due grandi piramidi e descrisse la precisione con la quale erano state poste le pietre di calcare. Molto interessanti le sue descrizioni del sistema camerale della piramide di Cheope, dove si fa riferimento anche ai condotti di ventilazione nella camera superiore.

Riscoperta europea[modifica | modifica wikitesto]

Lo schema della Grande Piramide nell'edizione del 1752 della Pyramidographia di John Greaves

Verso la fine del XV secolo, la Grande Piramide è stata sempre più meta o almeno tappa di esploratori e pellegrini europei in viaggio verso la Terra Santa, e da questi erronemente sempre interpretata come monumentale granaio.

Già nel 1335 il monaco della Bassa Sassonia Guglielmo di Boldensele aveva visitato le piramidi di Giza e visitò anche l'interno della Grande Piramide, per questo motivo decise di respingere l'idea di un granaio. A quel tempo, i rivestimenti esterni nella parte inferiore della piramide devevano essere ancora intatti. Probabilmente furono rimossi su vasta scala solo sotto il sultano mamelucco al-Nasir al-Hasan (1347-1362) per costruire la moschea del Cairo.

Il Mainzer Bredenbach (1486) e Jehan Thenaud (1512), superiore dei Francescani di Angoulême, visitarono le piramidi quali tombe degli antichi re egizi. Nel 1646 apparve la Pyramidographia, o una descrizione delle Piramidi d'Egitto,[9] dal matematico britannico John Greaves. L'opera è considerata il primo tentativo di un lavoro egittologico. Greaves scalò la piramide di Cheope, ne misurò i blocchi, ne visitò l'interno e ne disegnò uno schema di notevole precisione per la sua epoca.

XVIII e XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il diplomatico inglese Nathaniel Davison entrò nel 1765 nella camera superiore e scoprì la camera di scarico più bassa, quella cioè immediatamente al di sopra della camera superiore, alla quale viene comunemente dato il suo nome.

Un contributo scientifico allo studio delle piramidi fu un effetto della campagna di Napoleone in Egitto: arrivarono sul posto 150 tra filologi, naturalisti, cartografi, geodeti e disegnatori di Francia,[1] tra i quali si ricorda Edme François Jomard, il quale dedicò un capitolo del Description de l'Égypte alle piramidi di Menfi.[10] Malgrado la qualità degli studi fosse divenuta più approfondita, anche in questo periodo non mancarono teorie pseudoscientifiche che vedevano il complesso sistema di misure e proporzioni della Grande piramide come una sorta di registro delle scienze esatte.

Nel 1817 l'esploratore italiano Giovanni Battista Caviglia liberò il corridoio discendente dalle macerie e scoprì la camera ipogea scavata nella roccia (si veda la sezione della piramide, al numero 5), che a quanto pare era rimasta sepolta per secoli. Trovò anche l'accesso al cunicolo verticale (sezione della piramide, numero 11).

Nel 1837 i ricercatori britannici Howard Vyse e John Shae Perring[11] penetrarono nelle altre quattro camere, cosiddette di scarico, al di sopra della camera di Davison, trovando diversi graffiti lasciati dai lavoratori edili, indicanti il nome Cheope, la prima testimonianza moderna che consentì l'assegnazione univoca della piramide a questo faraone[12]. Individuarono inoltre le aperture esterne dei condotti di ventilazione della camera superiore, che ripulirono. Con gli scavi sul lato est della piramide, portarono alla luce i resti del basolato del tempio funerario. Nel vano tentativo di trovare ulteriori aperture all'interno della piramide scavarono e fecero saltare con la dinamite una breccia sul lato sud.

Anche il re di Prussia Federico Guglielmo IV inviò una spedizione in Egitto (1842-1845) sotto la direzione di Richard Lepsius, ed anche questa si occupò della piramide di Cheope. I partecipanti alla spedizione festeggiarono il compleanno del re scalando la piramide e dispiegando al suo apice la bandiera prussiana. Il compleanno del re giustificò anche l'incisione di un messaggio che elogiava il sovrano, con geroglifici egizi, su di una delle travi a contrasto dell'ingresso originale.[13]

Nel 1872 il britannico Waynman Dixon scoprì i condotti di ventilazione della camera intermedia, di cui si tratterà più avanti.

L'astronomo inglese Charles Piazzi Smyth (1819-1900), particolarmente colpito dalle teorie di John Taylor, autore di La Grande Piramide: perché è stata costruita? e chi la costruì?, pubblicato nel 1859, derivò un complesso insieme di interrelazioni numeriche tra le varie dimensioni misurate da lui stesso sulla piramide. Misure che si rivelarono in gran parte artificiose ed arbitrarie. Taylor infatti, sulla base delle cronache dei viaggiatori e delle spedizioni in Egitto, adottò una serie di coincidenze matematiche, dichiarando che la Grande Piramide fu costruita per creare una sorta di registro delle misure della Terra e riteneva che l'architetto che aveva progettato e supervisionato la costruzione della Grande Piramide non era un egiziano, ma nientemeno che il biblico Noè. Egli sostenne che la struttura fu realizzata utilizzando un'unità di misura che battezzò pollice piramide (1/25 del cubito sacro, quasi identico al pollice inglese).

L'archeologo inglese Flinders Petrie lavorò a Giza ed alla Grande Piramide dal 1880-1882 e misurò con strumenti topografici parzialmente auto-costruiti sia l'esterno che l'interno della Grande Piramide. I suoi risultati smentirono le teorie di Piazzi Smyth e le speculazioni sui pollice piramide. Il padre di Petrie era spesso ospite a casa di Piazzi Smyth, mentre egli stesso venne influenzato da La nostra eredità nella Grande Piramide, e più tardi scrisse nel suo Seventy years in Archaeology (1932) che «quindici anni dopo, avrei dovuto raggiungere il "piccolo brutto fatto che ha ucciso la bella teoria"; ma è stato questo interesse che ha portato mio padre ad incoraggiarmi a partire e fare il rilevamento della Grande Piramide».[14]

Petrie intende che fu influenzato dal lavoro di Smyth, ma in ultimo scientificamente ha smentito alcune delle sue teorie. Fu Petrie che per primo coniò il termine pyramidiot per descrivere ciò che vedeva come un culto quasi religioso.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

George Andrew Reisner agli scavi di Giza nel 1926

Dal 1902 al 1932 George Andrew Reisner eseguì estensivi scavi nalla zona ad ovest della piana di Giza e, nel 1925 scoprì nelle vicinanze a nord-est della piramide G-Ia la tomba di Hetep-heres (I) (G 7000x), con il suo corredo funerario. La tomba, collocata sul fondo di un pozzo alto 27 metri, infatti non era stata saccheggiata, sebbene fosse priva della mummia della regina e molti reperti fossero in cattivo stato di conservazione.[15] Hetep-heres (I) era probabilmente la moglie di Snefru e la madre di Cheope.

Anche Hermann Junker effettuò scavi estensivi nella zona ad ovest e soprì, tra l'altro, nella mastaba G 4000 una statua, alta circa 1,50 m, di Hemiunu seduto, con il titolo di sovrintendente alle costruzioni reali, e quindi probabilmente responsabile della costruzione della Grande Piramide.

Due archeologi egiziani, Kamal el-Mallakh e Zaki Iskander, scoprirono nel 1954, a sud della piramide di Cheope, due pozzi ancora sigillati le parti due barche sacra. Dopo una lunga opera di restauro una barca, detta barca solare di Cheope, fu mostrata al pubblico nel 1982 in un museo creato appositamente a fianco della Grande piramide. La seconda, a causa delle cattive condizioni di conservazione, è stata lasciata all'interno del pozzo originario.

Esplorazioni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1986 ed il 1987 ricercatori francesi hanno esaminato la piramide con strumenti microgravimetrici per individuare eventuali camere interne sconosciute. Si trovarono però solo tre piccole cavità all'interno del condotto che conduce alla camera intermedia. Le cavità risultarono essere riempite di sabbia, che, una volta analizzata in laboratorio, risultò proveniente da un'altra regione egiziana ed essere stata filtrata ed arricchita. Più tardi ricercatori giapponesi, diretti da Sakuji Yoshimura, utilizzando scanner elettromagnetici per sondare le onde sonore all'interno delle pareti, confermarono le ricerche francesi rilevando anche altre micro cavità.

Dal 1988, iniziarono gli scavi in uno degli insediamenti dei lavoratori, situato a sud-est della Piana di Giza, guidati da Mark Lehner. Dal 1990 ad ovest di questo quartiere di operai, fecero seguito gli scavi della zona cimiteriale da parte di Zahi Hawass. Lo stesso Zahi Hawass scoprì, nel 1992, i resti della piccola piramide cultuale ad est della piramide principale.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Piramide di Cheope § Condotti di ventilazione inferiori.

Nel 1992 e successivamente nel 1993 l'ingegnere tedesco Rudolf Gantenbrink, in collaborazione con il Deutsches Archäologisches Institut al Cairo, usando diversi robot e sotto la supervisione dell'archeologo Rainer Stadelmann, esplorò entrambi i condotti di aerazione della camera intermedia, riuscendo a visitare interamente solo il condotto sud, il quale presentava uno sportellino di chiusura. A differenza di quelli presenti nella camera superiore infatti, i condotti nella camera intermedia non comunicano con l'esterno.[16] La spedizione liberò dai detriti la parte esterna dei condotti della camera superiore ed installò nel condotto nord ventilatore per far affluire aria pulita nella camera superiore.[17]

Il 17 settembre 2002, anche una spedizione del National Geographic inviò un veicolo robotizzato denominato Piramide Rover all'interno dei condotti della camera intermedia. Il robot riuscì a bucare lo sportellino ed a far penetrare la propria videocamera all'interno solo per scoprire una cavità vuota, chiusa da un'altra pietra. Il 18 settembre 2002 venne scoperta una porta del tutto analoga nel condotto nord.

Nel maggio 2009, un gruppo di ricerca internazionale guidato dall'ingegnere britannico Robert Richardson ha annunciato i risultati di un ulteriore spedizione nel condotto inferiore sud. Il robot Djedi, utilizzando una camera snodabile, riuscì a visualizzare l'interno del piccolo vano da varie angolazioni.

La piramide[modifica | modifica wikitesto]

La grande Piramide di Cheope
Altra immagine della piramide

Quando fu costruita, la piramide di Cheope era alta circa 146,6 metri (280 cubiti egiziani) ed era pertanto la costruzione più alta realizzata fino ad allora. La sua altezza attuale è tuttavia di soli 138 metri e risulta essere pertanto di poco più alta della piramide di Chefren, alta 136 metri. Causa di questa perdita di altezza è probabilmente la rimozione del rivestimento di pietra calcarea che in passato rivestiva l'intera piramide, dovuto sia a fenomeni di erosione naturale, sia all'asportazione delle pietre calcaree da parte degli abitanti del Cairo, che in passato sfruttarono le piramidi come cave di pietre. La piramide con il suo pyramidion d'oro situato sulla sommità, sotto i raggi del sole doveva risplendere come una gemma gigantesca risultando visibile anche a notevole distanza.

La base della piramide copre oltre 5 ettari di superficie, formando un quadrato di circa 230,34 metri per lato. L'accuratezza dell'opera è tale che i quattro lati della base presentano un errore medio di soli 1,52 cm in lunghezza e di 12" di angolo rispetto ad un quadrato perfetto. I lati del quadrato sono allineati quasi perfettamente lungo le direzioni Nord-Sud ed Est-Ovest (l'errore dell'allineamento è di solo 2′ e 28″[18]). I lati della piramide salgono ad un angolo di 51º 50' 35".

La piramide non ha una sezione perfettamente quadra, ma i lati risultano leggermente concavi, un po' come le fortezze bastionate rinascimentali. La sezione è simmetrica e voluta; infatti, da una parte corregge lo spanciamento prospettico che si otterrebbe nella visione complessiva della piramide, dall'altra migliora la stabilità della struttura.[senza fonte]

Per la costruzione del rivestimento esterno e del corpo interno della Grande Piramide furono scelte pietre di calcare, pesanti ognuna dagli 800 kg alle 4 tonnellate, che rappresentano circa il 97% del materiale usato. Per le camere interne vennero usati monoliti di granito pesanti dalle 20 alle 80 tonnellate. Il peso totale si aggira intorno ai 7 milioni di tonnellate. Il volume totale è di circa 2 600 000 m³ . È quindi la più voluminosa piramide d'Egitto, ma non del mondo, dato che la piramide di Cholula, in Messico è più grande.

Nell'epoca immediatamente successiva alla costruzione, la piramide era rivestita esternamente di bianche pietre di calcare, lucide e molto lisce, incise con antichi caratteri, precipitate al suolo a causa di un violento terremoto nel 1301 a.C. La maggior parte dei blocchi di rivestimento venne rimossa nel XIV secolo per la costruzione della cittadella e della moschea del Cairo[19]. L'opera di demolizione della piramide iniziò tuttavia già in epoca antica, come testimoniano i conci ritrovati nel Complesso piramidale di Amenemhat I recanti incisi i cartigli di Cheope[19].

Vi è notevole incertezza su quanto durarono i lavori di costruzione; le indicazioni di Erodoto sono assai tarde (V sec. a.C.) e di seconda mano, in quanto derivano da quanto riferito dai sacerdoti egizi del tempo. Erodoto narra che furono utilizzati circa centomila uomini[20], che lavorarono per circa vent'anni. Simili indicazioni generano molti dubbi di fattibilità tecnica, economica e sociale e si intrecciano con le infinite teorie su come è stata realizzata la piramide. Oggi le più comuni ipotesi spaziano dai 20 ai 40 anni di cantiere.

La piramide di Cheope si distingue dalle altre per la sua posizione geografica, ma anche per il grande numero di passaggi e vani interni, per la rifinitura delle parti a vista e la precisione di costruzione.

La piana di Giza[modifica | modifica wikitesto]

La piramide poggia sullo sperone dell'Altopiano di Giza che si affaccia sulla valle del Nilo; questo è costituito da roccia calcarea. Uno dei motivi per cui fu scelto il sito, è che la base rocciosa costituiva un solido appoggio per la struttura, impedendo che il cedimento del terreno (dovuto alla massa di materiale) facesse crollare la struttura, come peraltro era già successo in precedenti piramidi. Inoltre il nucleo centrale della piramide poggia su una sporgenza della base rocciosa, di cui non è stato possibile misurare le dimensioni, che ha consentito agli operai di risparmiare un buon volume di pietra di costruzione. Da rilievi effettuati sul cunicolo discendente e sul cunicolo verticale, infatti, il livello di base in quei punti (interfaccia roccia viva-blocchi di costruzione) non coincide affatto con il precisissimo livello di base perimetrale. Per questo motivo si suppone che la piramide poggi e copra una collinetta di 10–15 m di altezza dal livello di base perimetrale. Questo, e la presenza di una camera inferiore incompleta, ha fatto ipotizzare che la piramide sia stata costruita sopra una più modesta piramide a gradoni o una mastaba rimasta incompiuta.

Originalmente l'altopiano era piuttosto accidentato, con collinette (ancora oggi fino a quota 105 m s.l.m.) e gole (ex uadi), presentando una naturale pendenza media di circa 5 gradi. La preparazione del sito impose il livellamento del suolo, tagliando a terrazza le colline e riempiendo con i detriti le cavità, tanto che oggi il dislivello della base perimetrale della piramide è poco più di 2 centimetri (si ritiene perfino che l'attuale dislivello sia dovuto ai movimenti causati dal terremoto del 1301 a.C.).

Una parte delle strutture interne della piramide sono scavate nella roccia viva sotto la base d'appoggio (vedi schema della sezione): parte del cunicolo discendente (4), la camera inferiore (5), due cunicoli che si dipartono da quest'ultima e il cunicolo verticale (12).

Livellamento e geometria[modifica | modifica wikitesto]

Copertura esterna[modifica | modifica wikitesto]

In antichità, il corpo della piramide era rivestito da uno strato di bianchissimi blocchi di calcare di Tura, lavorati e levigati in modo da creare una perfetta forma a piramide, con le pareti lisce. Oggi questi blocchi sono scomparsi, prima per il crollo degli stessi in occasione del terremoto del 1301 a.C., poi perché sono stati rimossi e riutilizzati per edificare i principali monumenti del Cairo. A riprova di ciò, durante il regno di Barkuk (1382-1399 d.C.) ci sono testimonianze per cui la piramide fosse ormai spogliata.

Plinio (I secolo d.C.) sosteneva che questa copertura era ricoperta da geroglifici; se così fosse, avremmo perso un'eccezionale documentazione su Cheope e la sua piramide.

Una piccola testimonianza di come doveva apparire si ha nella Piramide di Chefren, dove, in cima, è sopravvissuto un "cappello" dell'antico rivestimento in pietra chiara.

Pyramidion[modifica | modifica wikitesto]

La piramide era completata da una cima, detta pyramidion (pietra culminale), oggi scomparsa. In particolare si ferma con una piattaforma di 11 m di lato a circa 138 m di altezza. La sua assenza è normalmente spiegata ad opera di crolli per fattori ambientali o spoliazioni intenzionali. Le tradizioni antiche ci hanno fatto pervenire la voce che il vertice fosse tutto d'oro o in pietra verniciata in oro, tale che potesse essere ammirato da molto lontano perché riflettente l'intensa luce del sole. Alcuni studiosi invece sostengono che la cima fosse sempre stata piatta, e che in loco vi fosse piazzato un tempietto o un altro vistoso manufatto.

Struttura interna e rivestimenti[modifica | modifica wikitesto]

Sezione schematica della Piramide di Cheope:
  1. ingresso originale
  2. nuova entrata
  3. passaggio discendente
  4. cunicolo discendente
  5. camera inferiore
  6. cunicolo ascendente
  7. camera intermedia
  8. cunicolo orizzontale
  9. grande galleria
  10. camera superiore
  11. cunicolo verticale

La piramide è stata realizzata sovrapponendo corsi (cioè strati) di blocchi di pietra calcarea gli uni sugli altri, sfalsati tra loro e con alcuni che si allungano verso l'interno, in modo da migliorare la stabilità e la solidità della struttura. Oggi si possono contare 203 corsi, ma in passato dovevano essercene di più, in quanto la punta della piramide è andata persa. L'altezza dei corsi (e conseguentemente dei blocchi che compongono quest'ultimi) non è costante: mediamente sono compresi tra i 60 e gli 80 cm; mentre alla base, dove si scarica il carico maggiore, si possono trovare corsi alti oltre il metro.

Ingresso originale[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso originale (1) della Grande Piramide si trova sul lato Nord, a 17 metri dal suolo e 7,29 metri a sinistra dalla linea mediana del lato. Sebbene non sia attualmente utilizzato, è ben visibile a causa di un grande scavo fatto per riportarlo alla luce. Sull'uscio si sono ritrovate tracce tali, che hanno fatto sostenere ad alcuni ricercatori che l'ingresso fosse in antichità dotato di una porta di pietra a cardini orizzontali.

Nuova entrata[modifica | modifica wikitesto]

La "struttura" più recente della piramide è l'entrata attraverso cui oggi accedono i turisti (2). Questo passaggio è stato realizzato circa nell'820 d.C. dagli operai del califfo al-Ma'mun, per esplorare l'interno del monumento in quanto si favoleggiava della presenza di un grande tesoro.

Il tunnel è tagliato direttamente attraverso il pietrame per circa 27 metri e gira bruscamente a sinistra per intersecare le pietre che bloccano il passaggio ascendente (3). Incapaci di rimuovere queste pietre, gli operai proseguirono il tunnel sopra di esse, attraverso la più morbida pietra calcarea, finché non raggiunsero il passaggio ascendente (6). È possibile raggiungere da questo punto anche il passaggio discendente (4), ma l'accesso è solitamente vietato.

Cunicolo discendente[modifica | modifica wikitesto]

Dall'entrata originale si dirama un cunicolo (4) alto 96 cm e largo 1,04 metri, che scende con un angolo di 26° 31'23" attraverso le pietre della piramide penetrando all'interno della base rocciosa su cui sorge l'edificio. Dopo 105,23 metri (di cui 28 nella parte edificata e 77 nella roccia viva) il passaggio diviene orizzontale e continua per 8,84 metri fino alla Camera inferiore (5).

Camera inferiore[modifica | modifica wikitesto]

La Camera inferiore (5) è la struttura più bassa della piramide. Questa appare di forma rettangolare, dalle dimensioni approssimative di 14 m di larghezza, 8,3 m di lunghezza e 4,3 m di altezza, ed è visibilmente solo sbozzata.

Nel muro Sud della camera c'è uno stretto cunicolo cieco (circa 75 × 78 cm), anch'esso solo sbozzato, che termina dopo 16,4 metri. La camera presenta anche un pozzo scavato nel pavimento; però questo è probabilmente lo scavo effettuato dall'archeologo Perring (1837), mentre era alla ricerca di una camera nascosta.

Il motivo della presenza di questa camera incompiuta costituisce un mistero; l'opinione tradizionale è che questa sia un diversivo per i tombaroli. Alcuni egittologi hanno suggerito che questa dovesse essere l'originale camera sepolcrale, ma che Cheope abbia cambiato idea e chiesto che la camera fosse collocata più in alto nella Piramide. Come già accennato, altri pensano che sia invece una realizzazione abbandonata più antica.

Cunicolo ascendente[modifica | modifica wikitesto]

A 28,2 m dall'entrata, nel soffitto del passaggio discendente (3), è presente un buco quadrato (originariamente nascosto da una lastra di pietra), questo costituisce l'inizio del Cunicolo ascendente (6) che termina all'inizio della Grande galleria (9). Quest'ultimo è lungo 39,9 metri. Altezza e larghezza sono simili a quelle del cunicolo discendente (105 × 125 cm). Anche l'inclinazione è pressoché la medesima.

L'estremità inferiore di questo cunicolo è chiusa da tre enormi blocchi di granito, lunghi ognuno circa 1,5 m. Questi avrebbero dovuto salvaguardare dai ladri le camere reali, ma furono semplicemente aggirate scavando un tunnel.

Cunicolo verticale[modifica | modifica wikitesto]

La "grotta" scavata nella roccia situata a metà del cunicolo verticale

Il Cunicolo verticale (12) parte dal Cunicolo discendente e, seguendo un percorso irregolare attraverso la muratura della piramide, raggiunge la Grande galleria. Anche questo passaggio è del tutto misterioso; molti hanno esposto teorie, ma mai del tutto convincenti. Tra queste c'è chi sostiene che sia stata la via attraverso la quale i predoni hanno raggiunto le camere reali già in antichità (da cui il nomignolo "passaggio dei ladri").

Cunicolo orizzontale[modifica | modifica wikitesto]

Il Cunicolo Orizzontale (8) è un cunicolo in leggerissima pendenza, lungo circa 35 m e avente una sezione approssimativamente quadra di 1,1 m di lato. Vicino alla camera c'è un gradino nel pavimento, dopo il quale il passaggio diventa alto 1,73 metri.

Lungo il suo percorso sono state nel tempo fatte numerose trapanazioni, sempre alla ricerca di camere nascoste (mai trovate).

Camera intermedia[modifica | modifica wikitesto]

La camera intermedia, chiamata Camera della Regina (7), è esattamente a metà strada tra le facce nord e sud della piramide e misura 5,75 metri per 5,23, con un'altezza al vertice della camera di 6,23 metri. La camera è stata chiamata in questo modo dagli arabi, ma all'interno non sono state trovate evidenze archeologiche di sepolture. È interessante notare che questo è l'unico vano che occupa una posizione centrale nella struttura della piramide, esattamente sotto il suo vertice.

Sul lato orientale della camera è presente una nicchia a gradoni di 4,67 metri di altezza. Dei predoni, pensando che fosse un passaggio murato, la perforarono; in effetti trovarono un cunicolo alto 84 cm e largo 100, ma questo risultò cieco dopo 7 m; altri predatori di tombe lo allungarono di ulteriori 7 m, ma inutilmente. Resta il mistero del significato della nicchia e del cunicolo murato; l'opinione comune è che abbia un qualche significato simbolico-religioso.

Condotti di ventilazione inferiori[modifica | modifica wikitesto]
Due dei tre oggetti rinvenuti nel condotto della camera intermedia

I condotti di ventilazione nella camera superiore furono descritti già nel 1610, mentre i condotti della camera intermedia non sono stati scoperti fino al 1872. In quell'anno, Waynman Dixon, un ingegnere ferroviario scozzese, e il suo amico, il dottor James Grant, notarono una crepa nel muro sud della Camera della Regina. Dopo aver spinto un lungo filo nella fessura, che indicava che probabilmente dietro la lastra vi era il vuoto, Dixon assunse un falegname di nome Bill Grundy per tagliare la lastra del muro. Venne così scoperto un canale rettangolare, mediamente di 20,5 cm di larghezza e 21,5 cm di altezza, il quale si snoda per quasi 3 metri all'interno della piramide, prima di curvare verso l'alto con un angolo di circa 39°.[21] Dato che la camera superiore aveva due cunicoli simili, Dixon misurò la posizione, analoga al cunicolo appena scoperto, sulla parete nord e, come previsto, Grundy trovò l'apertura del cunicolo gemello.

All'interno del cunicolo nord vennero scoperti tre manufatti: un piccolo gancio in bronzo, un'asta di legno (descritto come simile al legno di cedro) lungo 12 cm, ed una sfera di diorite nera con inserti in bronzo. Questi oggetti rimasero nelle mani della famiglia Dixon fino agli anni '70, quando vennero donati al British Museum dove sono tutt'ora conservati e, dagli anni '90, esposti.

Gli avventurieri inoltre accesero fuochi per convogliarne il fumo all'interno dei condotti, nel tentativo di scoprire dove questi conducessero. Il fumo ristagnò nel condotto nord, ma scomparve nel condotto sud e non fu visto uscire all'esterno della piramide.

Le aperture di entrambi i condotti sono situate approssimativamente allo stesso livello nella camera, alla giunzione di sommità della prima lastra di granito. L'apertura settentrionale è leggermente inferiore, mentre il piano dell'apertura meridionale è all'incirca all'altezza della giunzione.

I condotti nella Camera della Regina furono esplorati nel 1993 dall'ingegnere tedesco Rudolf Gantenbrink, sotto la supervisione dell'archeologo Rainer Stadelmann del Deutsches Archäologisches Institut, usando un robot cingolato di sua progettazione chiamato Upuaut 2. Esplorando il condotto sud, al termine di una salita di 65 m, scoprì una lastra di calcare con infisse due erose maniglie di rame, a chiusura del cunicolo. Gantenbrink provò ad esplorare anche il condotto nord, ma si preferì non proseguire oltre una curva a 18 m dall'imbocco, perché avrebbe potuto incastrare il robot.[22]

Nel 2002, la National Geographic Society creò un robot simile, chiamato Pyramid Rover, che fece un buco nella zona centrale della lastra del condotto sud, solo per scoprire, il 17 settembre, un'altra lastra di pietra dietro di essa, ma priva di maniglie. Il giorno seguente venne finalmente esplorato il condotto nord, dove si scoprì una lastra di chiusura del tutto analoga.

Le ricerche proseguirono nel 2009 con il progetto Djedi, che adottava una telecamera in grado di orientarsi liberamente all'interno del condotto (micro snake camera), fu grado di penetrare il primo portello del condotto meridionale attraverso il foro nel 2002 e visualizzare tutti i lati del piccolo vano dietro di esso. Furono scoperti dei segni scritti in vernice rossa, forse geroglifici. La telecamera inquadrò anche le maniglie in rame incorporate nel portello all'interno del piccolo vano. La parte interna del portello era stata rifinita, il che suggerisce che non sia stato posto solo per evitare che i detriti potessero penetrare nel condotto.[23]

Grande galleria[modifica | modifica wikitesto]

La Grande Galleria (9) costituisce la prosecuzione del Cunicolo Ascendente, ma è alta 8,6 metri e lunga 46,68. Alla base è larga 2,06 metri, ma dopo 2,29 metri i blocchi di pietra rientrano verso l'interno per 7,6 cm su ogni lato. Ci sono 7 di questi gradini, cosicché alla sommità la galleria è larga solo 1,04 metri.

La copertura è fatta di blocchi posati a un angolo leggermente più inclinato rispetto al pavimento, così da incastrare ogni blocco in un incavo ricavato nella sommità della galleria come un dente di un crick. Lo scopo è fare in modo che ogni blocco sia retto dal muro della galleria piuttosto che poggiare sul blocco sotto di esso, cosa che sarebbe risultata in una pressione cumulativa eccessiva al termine della galleria.

Il pavimento della Grande galleria consiste in una doppia gradonata disposta su ogni lato, larga 51 cm, che lascia al centro spazio per una rampa liscia larga 1,04 metri. Vicino al pavimento sono ricavate varie nicchie dall'uso ignoto.

L'estremità inferiore della galleria è un crocevia importante, in quanto, oltre ad essere il punto in cui il cunicolo ascendente sfocia nella Grande galleria, a destra è presente un foro nel muro (oggi bloccato da rete metallica) che costituisce lo sbocco superiore del Cunicolo verticale (12). Da qui inoltre parte il Cunicolo orizzontale (8) che conduce alla cosiddetta Camera della regina (7).

All'estremità superiore della galleria, sul lato destro, è presente un foro nel soffitto che si apre in un breve tunnel attraverso il quale si può avere accesso alla Camera di scarico inferiore.

Lo scopo della Grande Galleria non è stato chiaramente determinato. Una cosa su cui quasi tutti concordano, fa riferimento al sistema di chiusura del Cunicolo Ascendente: le dimensioni della rampa centrale pari a quelle del passaggio ascendente, ha fatto ipotizzare che le pietre di chiusura fossero stivate nella Grande Galleria, e che le lastre delle gradinate reggessero pali di legno intesi a trattenerle dallo scivolare nel passaggio finché i lavori non fossero stati completati. Questa ipotesi però non spiega completamente la struttura e la grandiosità della galleria. Alcune altre note ipotesi prevedono:

  • che originariamente fossero previsti molti più blocchi dei ritrovati, in modo da riempire completamente il cunicolo;
  • che fosse una specie di "cattedrale" per le cerimonie funebri;
  • che contenesse un sistema di contrappesi ed argani destinati al sollevamento dei blocchi più pesanti.

Camera delle saracinesche o anticamera[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della Grande Galleria è presente un gradino (alto circa 90 cm) che dà su un cunicolo orizzontale lungo approssimativamente 1,02 metri e alto 111 cm, da cui si accede alla Camera delle Saracinesche o anticamera. In questo vano si possono riscontrare quattro alloggiamenti, tre dei quali erano probabilmente destinati ad accogliere delle grandi saracinesche di granito, destinate a chiudere definitivamente la Camera del Re (10).

Oggi le lastre sono scomparse, probabilmente distrutte ed asportate già in antichità. Frammenti di granito rinvenuti da Petrie (1881/82) nel passaggio discendente, probabilmente appartenevano a queste lastre.

Camera superiore e camere di scarico[modifica | modifica wikitesto]

Superata la Camera delle Saracinesche si accede alla struttura chiamata Zed, in egizio "luce" (10) (denominata così per la somiglianza con un geroglifico egizio), composta dalla camera superiore, chiamata Camera del Re, e dalle cinque Camere di Scarico.

Le dimensioni della Camera del Re sono di 10,47 metri da est a ovest, e 5,234 da nord a sud. La camera ha un soffitto piatto collocato a 5,974 metri dal pavimento. Le pareti, il pavimento e il soffitto sono stati realizzati con grandi blocchi di granito provenienti dalle cave Assuan. I blocchi sono tagliati e collocati con eccellente precisione, tanto che è impossibile inserire tra loro un foglio di carta. Il soffitto è piano, formato da nove blocchi di pietra del peso complessivo di 400 tonnellate. In particolare, il pavimento misura esattamente 10 per 20 cubiti per cui l'unità di misura usata (rapportata al metro) è di 0,524 metri e non 0,525 generalmente usata[19].

Al di sopra del soffitto della Camera del Re sono stati realizzati cinque comparti chiamati Camere di scarico. Le prime quattro hanno soffitti piatti, ma la camera terminale ha un tetto a capanna. Come già accennato, la prima camera fu subito scoperta per via del passaggio realizzato in antichità dai costruttori, poi Vyse sospettò l'esistenza di altre camere quando verificò che poteva inserire un lungo palo attraverso una crepa nel soffitto della prima camera. Le altre camere di scarico furono esplorate tra il 1837 ed il 1938 dal colonnello Howard Vyse e da John Shae Perring, che scavarono dei tunnel verso l'alto usando dell'esplosivo.[24] Dalla superiore all'inferiore sono denominate Camera Davidson, Camera Wellington, Camera di Lady Arbuthnotr e Camera Campbell. Si ritiene che queste camere bassissime servano a reindirizzare e ridistribuire il carico della massa di pietra che grava sul soffitto della Camera del Re, evitando che questo collassi. Dal momento che non erano state concepite per essere visibili, non sono state rifinite, e le pietre in esse riportano ancora i marchi di cava. Le pietre all'interno delle camere di scarico presentano dei marchi geroglifici, probabilmente il nome della squadra di lavoro, che contegnono un riferimento al faraone Cheope.

L'unico oggetto presente nella Camera del Re è un sarcofago monolitico rettangolare in granito rosa, con un angolo rotto e senza coperchio (forse razziato in antichità). Il sarcofago è poco più largo del passaggio alla camera, e quindi deve essere stato collocato prima che fosse messo in opera il soffitto. Contrariamente alle pareti, magistralmente lavorate, il sarcofago è rozzamente sbozzato, con tracce di utensili da taglio e scavo visibili in molti punti. Ciò è in contrasto con i sarcofagi ben rifiniti e decorati trovati in altre piramidi dello stesso periodo. Petrie suggerì che un sarcofago decorato fosse stato inizialmente previsto, ma sia andato perso nel fiume a nord di Aswan e sia stato frettolosamente predisposto un rimpiazzo. Questa teoria, tuttavia, non spiega perché il secondo sarcofago non sia stato rifinito in situ. Una spiegazione plausibile è che il sarcofago sia stato inserito nella Camera nelle condizioni in cui lo vediamo oggi, come un manufatto già considerato storico dagli stessi costruttori e quindi mantenuto intatto. Questo ne cambierebbe la destinazione d'uso da sarcofago a contenitore o vasca perché privo di copertura.

Condotti di ventilazione superiori[modifica | modifica wikitesto]

Come per la camera intermedia, anche le aperture dei condotti nella camera superiore sono posizionate approssimativamente allo stesso livello, alla giunzione della sommità del primo blocco di granito e ad un'altezza di 91 cm dal pavimento. L'apertura settentrionale è leggermente inferiore, il suo soffitto è allineato con il giunto, mentre la meridionale è all'incirca all'altezza del giunto.

Contrariamente a quelli della Camera della Regina, i condotti comunicano con l'esterno della piramide. Non tutti concordano sul proposito di questi cunicoli: per alcuni sembrerebbero avere degli allineamenti astronomici, ma, d'altro canto, uno di essi segue un percorso irregolare attraverso la struttura, e di conseguenza, attraverso di esso non ci può essere allineamento diretto alle stelle. Un'altra spiegazione è che siano associati con il rituale di ascensione dell'anima del sovrano.

Con poche eccezioni, i quattro condotti sono stati costruiti in conformità con un sistema invariabile: la struttura superiore ed entrambe le pareti sono state ricavate da un blocco in modo da formare una sorta di canale di pietra. Il pavimento è stato fornito da un secondo blocco, che sorreggeva il blocco superiore.[25]

Il condotto settentrionale è rettangolare, largo circa 18 cm ed alto circa 13 cm, dimensioni che mantiene per tutta la sua lunghezza. Il condotto rimane orizzontale per circa 180 cm poi prende una serie di quattro curve, per evitare la Grande Galleria. Pur mantenendo il suo angolo verso l'alto abbastanza costante, si sposta prima a nord-nord-ovest poi di nuovo a nord, poi a nord-nord-est, e infine di nuovo a nord. La lunghezza totale del condotto settentrionale è di circa 59 m e un angolo con una variazione compresa tra 25° ai 34°.[21] Alcune parti del condotto sono state scavate da cercatori di tesori.[25]

Il condotto meridionale è diverso in apparenza. Il suo imbocco è più grande, circa 45 cm di larghezza per 60 di altezza, ma le dimensioni si riducono dopo poco. La lunghezza totale del condotto meridionale è di circa 53 m e sale con un angolo di circa 39° per la maggior parte della sua lunghezza.

Attualmente in uno dei condotti è stata installata una ventola per cercare di far circolare aria nella piramide, altrimenti viziata dalla presenza dei turisti.[25]

Il complesso piramidale[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio funerario[modifica | modifica wikitesto]

Lastricato del tempio funerario di Cheope
Planimetria del tempio funerario di Cheope

Il Tempio funerario o cultuale, dedicato al culto del sovrano e da non confondere con la piramide satellite o cultuale, ci è pervenuto totalmente privo di muratura ma è possibile ricostruirlo per mezzo delle fondamenta[26].

Edificato a est, alla fine della Rampa processionale, che presenta una lieve deviazione del tragitto, era vicino al lato della piramide ma, come tutti i templi funerari risalenti alla IV dinastia non comunicava con essa.[26]

Le dimensioni erano di circa 52 metri per 40,30, i muri perimetrali avevano uno spessore di oltre 3 metri e presentava all'ingresso un portale con due battenti; dal portale si accedeva ad un grande cortile a peristilio con il porticato formato da colonne quadrate in granito; la pavimentazione formata da spesse lastre di basalto è fornita di canali per lo smaltimento delle acque[26].

Purtroppo la parte ad ovest del tempio è andata completamente distrutta per l'edificazione di una tomba a pozzo neanche terminata verosimilmente di età saitica[26].

Tra il tempio e la piramide vi è un elevato terrazzamento e numerose sono le ipotesi sulla ricostruzione della zona di culto ma i rilievi architettonici propendono per due alte stele con in mezzo una tavola delle offerte e due scalinate laterali[27].

La rampa processionale ed il tempio a valle[modifica | modifica wikitesto]

La Rampa processionale, citata da Erodoto, univa il Tempio a valle al Tempio funerario è presente ancora a piccoli tratti e studi effettuati nel 1990, hanno dimostrato che era lunga più di 800 metri e larga in media 10 metri[28].

Doveva essere decorata sui muri laterali come testimoniano alcuni frammenti ritrovati nella parte iniziale, verso il Tempio a Valle[19].

Poche tracce sono rimaste del Tempio a valle, le cui pietre servirono già in passato per edificare, come sopra accennato, il complesso piramidale di Amenemhat I sui cui blocchi sono stati ritrovati i cartigli di Cheope[19]

Ma alcune di queste pietre sono state ritrovate anche nel villaggio di Nazlet el-Samman che è sorto proprio sopra il tempio[29] e in particolare, è tornata alla luce, parte della pavimentazione in basalto[28]

Il peribolo[modifica | modifica wikitesto]

Le piramidi secondarie[modifica | modifica wikitesto]

La piramide satellite[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione della piramide[modifica | modifica wikitesto]

Hemiunu, il costruttore[modifica | modifica wikitesto]

Le cave e lavorazione della pietra[modifica | modifica wikitesto]

Gli impianti portuali[modifica | modifica wikitesto]

Gli insediamenti dei lavoratori[modifica | modifica wikitesto]

Dati principali[modifica | modifica wikitesto]

Le dimensioni originarie possono solo essere stimate, in quanto lo strato di copertura è andato perduto:

  • altezza originale = circa 147,03 m[30];
  • altezza attuale = circa 137 m;
  • lato di base in origine = circa 231,08 m[30];
  • volume = 2 617 034 metri cubi[30];
  • 1 cubito reale = 0,525 m;
  • angolo di base = 51º 50' 40".[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Peter Jánosi, Le piramidi. Il Mulino, 2006.
  2. ^ Maurizio Damiano-Appia, Egitto - l'età dell'oro, Fabbri Editori, pag.83
  3. ^ Lyon Sprague De Camp, Catherine Crook De Camp, Ancient Ruins and Archaeology, Doubleday 1964, pag. 35.
  4. ^ Ian Shaw, The Oxford History of Ancient Egypt, Oxford University Press 2003, pag. 89.
  5. ^ John Romer, nel suo libro The Great Pyramid: Ancient Egypt Revisited scrive: «By themselves, of course, none of these modern labels define the ancient purposes of the architecture they describe.» (Da loro stessi, naturalmente, nessuno di questi appellativi definisce i veri scopi dell'architettura che descrive.) pag. 8.
  6. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II - Necropoli di Giza, Ananke, pag. 151
  7. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II - Necropoli di Giza, Ananke, pag. 120
  8. ^ Domenico Valeriani, Nuova illustrazione istorico-monumentale del Basso e dell' Alto Egitto. Paolo Fumgalli, Firenze, 1836
  9. ^ Google Books: Miscellaneous Works of John Greaves, tra cui l'edizione completa della Pyramidographia.
  10. ^ Description de l'Egypte, volume 15 (1822): Planches: Antiquités, volume V. Pyramids de Memphis.
  11. ^ Testi originali: oppure:
  12. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II, pag. 121
  13. ^ (EN) The Hieroglyphic Inscription Above the Great Pyramid's Entrance
  14. ^ Google Books - Flinders Petrie, Seventy Years In Archaeology
  15. ^ (EN) gizapyramids.org - The Bulletin of the Australian Centre for Egyptology Volume I, 1990
  16. ^ (EN) Upuaut Project
  17. ^ (EN) Upuaut Project - The second 1992 campaing
  18. ^ Maragioglio V. e Rinaldi C., L'architettura delle piramidi menfite - Vol. IV, Tipografia Artale, 1963
  19. ^ a b c d e Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II - Necropoli di Giza, Ananke, pag. 126
  20. ^ Maurizio Daminia-Appia, Egitto - L'età dell'oro, Fabbri Editori, pag 84
  21. ^ a b Probabilmente le misure attualmente più precise disponibili possono essere trovate sul sito del Progetto Upuaut
  22. ^ Progetto Upuaut
  23. ^ (EN) newscientist.com - First images from Great Pyramid's chamber of secrets
  24. ^ Sergio Donadoni,Le grandi scoperte dell'archeologia, Istituto Geografico De Agostini, pag. 80
  25. ^ a b c www.cheops.org - The second 1992 campaign
  26. ^ a b c d Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II, pag. 147
  27. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II, pag. 148
  28. ^ a b Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II, pag. 150
  29. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II, pag. 125
  30. ^ a b c Complessi piramidali egizi - Vol.II - Necropoli di Giza, Ananke, ISBN 978-88-7325-233-7, pag. 128

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hancock, Graham Bauval, Robert &, Keeper of Genesis, Mandarin books, 1996, ISBN 0-7493-2196-2.
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Predecessore Costruzione più alta del mondo Successore
Piramide rossa 2570 a.C. — ~1300 d.C. Cattedrale di Lincoln
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