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Bibliotheca historica

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Biblioteca storica
Titolo originaleΒιβλιοθήκη ἱστορική
AlexandreLouvre.jpg
Busto di Alessandro Magno (Museo del Louvre)
AutoreDiodoro Siculo
1ª ed. originaleI secolo a.C.
Genereraccolta
Sottogenerestoriografia; geografia
Lingua originale greco antico

La Bibliotheca historica (in greco antico: Βιβλιοθήκη ἱστορική, Biblioteca storica), è un'opera di storia universale scritta da Diodoro Siculo. Consisteva di quaranta libri, suddivisi in tre sezioni. I primi sei libri sono di argomento geografico, e descrivono la storia e la cultura di Egitto (libro I), Mesopotamia, India, Scizia e Arabia (II), Nord Africa (III), Grecia ed Europa (IV - VI). Nella sezione successiva (libri VII - XVII) racconta la storia del mondo a partire dalla guerra di Troia fino alla morte di Alessandro il Grande.

L'ultima sezione (dal libro XVII sino alla fine) riguarda le vicende storiche dei successori di Alessandro, sino al 60 a.C. o all'inizio della guerra gallica di Giulio Cesare nel 59 a.C. (la fine dell'opera è andata perduta, quindi non è chiaro se Diodoro abbia trattato l'inizio della guerra gallica, come aveva promesso all'inizio del suo lavoro, o se, come sembra, vecchio e stanco dalle sue fatiche, si fermò al 60 a.C.).

Diodoro scelse il nome Bibliotheca in riconoscimento del fatto che stava assemblando un lavoro composito da molte fonti. Gli autori da cui trasse, che sono stati identificati, comprendono Ecateo di Abdera, Ctesia di Cnido, Eforo, Teopompo, Geronimo di Cardia, Duride di Samo, Diyllus, Filisto di Siracusa, Timeo, Polibio e Posidonio.

L'immenso lavoro di Diodoro non è sopravvissuto intatto: abbiamo i primi cinque libri e libri dall'XI al XX. Il resto esiste solo in frammenti conservati in Fozio e negli estratti di Costantino VII Porfirogenito.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Una statua di Ottaviano, 30 a.C. ca.

La prima data menzionata da Diodoro è la sua visita nell'Egitto tolemaico durante la 180ª olimpiade (tra il 60 e il 56 a.C.). Questo viaggio fu contrassegnato dall'assistere all'ira di una folla che chiedeva la morte di un cittadino romano che aveva accidentalmente ucciso un gatto, animale sacro agli antichi Egizi (Bibliotheca historica 1.41, 1.83). L'ultimo evento menzionato da Diodoro è invece la vendetta di Augusto sulla città di Taormina, che gli aveva negato il suo aiuto durante la sconfitta navale del 36 a.C. (16.7). Diodoro pare non sapere che l'Egitto divenne una provincia romana nel 30 a.C., quindi è probabile che abbia pubblicato l'opera completa prima di quella data. Diodoro dice di aver impiegato trent'anni per scrivere l'opera e di aver intrapreso molti viaggi rischiosi in Europa e Asia per le sue ricerche storiche. La critica moderna ha posto sotto esame questa affermazione, avendo notato molti errori che un testimone oculare difficilmente avrebbe commesso.

Accoglienza della critica[modifica | modifica wikitesto]

Il generoso uso di pezzi scritti in cronache precedenti è la causa della dura opinione circa la Bibliotheca historica da parte dell'autore dell'articolo ad essa riservato nell'Enciclopedia Britannica del 1911:

"Gli errori di Diodoro risalgono parzialmente alla natura dell'impresa, e dalla goffa formula degli annali in cui ha disposto la parte storica della sua narrazione. Egli non dimostra nessuna delle abilità critiche dello storico, ma espone semplicemente una lunga e inutile serie di dettagli sconnessi. La sua narrazione contiene frequenti ripetizioni e contraddizioni, è stinta e monotona; e la sua semplice lingua, a metà tra l'attico puro e il Greco colloquiale in uso a quel tempo, ci fa scorgere senza troppe difficoltà i pezzi di altre narrazioni da lui raffazzonati e riutilizzati."

Sulla stessa lunghezza d'onda sono stati altri studiosi a noi più vicini nel tempo. A Diodoro viene imputato soprattutto l'aver adattato i suoi racconti ad maiorem Graecorum gloriam ("per la maggior gloria dei Greci"), facendosi così appellare da un celebre autore come uno dei "due più affermati mentitori dell'antichità" (insieme a Ctesia di Cnido)[1].

Più comprensivo è il giudizio di C.H. Oldfather, che scrisse nell'introduzione alla sua traduzione di Diodoro:

"Mentre caratteristiche come queste impediscono a Diodoro di essere annoverato tra i più capaci storici dell'antichità, non c'è motivo per non credere egli abbia utilizzato le migliori fonti e le abbia riportate fedelmente. Il suo libro I, dedicato quasi completamente all'Egitto, è il più completo resoconto della storia e dei costumi di quel paese dopo Erodoto. I libri II-IV sono di ampio respiro, e hanno minor valore, in quanto pieni di materiale mitologico. Nel periodo che va dal 480 al 301 a.C., che egli tratta nella forma degli annali e la cui maggior fonte è la Storia Universale di Eforo, è difficile stabilire quanto la sua opera sia rilevante, o perché non ha concorrenti, o perché concorre nuovamente con scrittori a lui superiori. Tucidide dedica solo poco più di trenta capitoli al cinquantennio tra il 480 e il 430 a.C.; Diodoro invece, li copre molto più esaustivamente (11.37-12.38) e perciò il suo appare essere l'unico resoconto continuativo per la cronologia di quel periodo. [...] Stessa cosa si verifica per gli anni tra il 362 e il 302 a.C.. [...] Diodoro offre anche l'unico resoconto per il periodo di Filippo II di Macedonia, e integra gli autori sopra menzionati e le fonti contemporanee in molti settori. Per il periodo dei successori di Alessandro, dal 323 al 302 a.C. (libri XVIII-XX), è nuovamente lui la fonte più eminente e la sua storia di quel periodo assume perciò un'importanza che non aveva per tutti gli altri anni."

Interesse storico[modifica | modifica wikitesto]

Tecnica a fuoco utilizzata sotto terra; illustrazione di Georg Agricola

Il libro sull'Egitto è interessante soprattutto per essere uno dei primi ad aver accennato ad un metodo d'estrazione mineraria chiamato a fuoco, utilizzato per indebolire e far cedere rocce contenenti oro. Consisteva nell'accendere un fuoco di fronte alla roccia contenente l'oro grezzo, per poi gettarvi sopra dell'acqua: lo shock termico riduceva così la roccia in maneggevoli frammenti. Le condizioni di lavoro di allora erano molto dure, i minatori in prevalenza erano prigionieri di guerra o criminali. Una volta estratto, il minerale grezzo veniva sbriciolato manualmente e ridotto ad una polvere fine. Il passaggio finale consisteva poi nel lavare il minerale grezzo, per estrarvi la polvere d'oro e ciò richiedeva un flusso di acqua corrente. Questa doveva essere la parte più difficile da realizzare, visto che la gran parte delle miniere più ricche si trovava nella regione desertica della Nubia. L'attività mineraria in Egitto vantava una lunga e produttiva tradizione e la descrizione di Diodoro è una delle più antiche ad occuparsi di tale industria.

Diodoro viene anche menzionato da Plinio il Vecchio in quanto è un caso raro tra gli storici greci di semplicità nell'intitolare la propria opera.[2] Plinio, nel libro XXXIII della Naturalis historia, parlando di metodi minerari, menziona anche la tecnica a fuoco. E proprio questa tecnica rimase in voga anche nel Medioevo, a giudicare dalla descrizione fornitaci da Georg Agricola nel suo De Re Metallica, insieme alle relative illustrazioni. Prima dell'avvento degli esplosivi, era rischioso utilizzare la tecnica a fuoco sotto terra, a causa della tossicità dei prodotti scaturiti dalla combustione, in special modo il monossido di carbonio.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

L'editio princeps di Diodoro è una traduzione latina dei primi cinque libri di Poggio Bracciolini pubblicata a Bologna nel 1472, mentre la prima stampa dell'originale greco (a Basilea nel 1535) conteneva solo i libri dal XVI al XX, ed era ad opera di Vincentius Opsopoeus. E fu solo nel 1559 che tutti i libri sopravvissuti, e i pochi frammenti rimasti del libro XXI, furono pubblicati da Henri Estienne a Genova.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lloyd, p 47
  2. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, Prefazione, 25

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni
  • Diodorus Siculus, Bibliotheca historica, ed. I. Bekker, L. Dindorf, F. Vogel, C.T. Fischer, 6 voll., Bibliotheca Scriptorum Graecorum et Romanorum Teubneriana, Leipzig 1888-1906 (rist. 1985-1991). Edizione con apparato critico in latino.
  • Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, ll. I-V a cura di G.F. Gianotti, A. Corcella, I. Labriola, D.P. Orsi, Introduzione di L. Canfora, Palermo Sellerio 1986; ll. XI-XV a cura di I. Labriola, P. Martino, D.P. Orsi, Palermo Sellerio 1992; ll. XIV-XVII, a cura di T. Alfieri Tonini, Milano Rusconi 1985; ll. SVIII-XX a cura di A. Simonetti Agostinetti, Milano Rusconi 1988; ll. XXI-XL, a cura di G. Bejor, Milano Rusconi 1988; IX-XIII, a cura di C. Miccichè, Milano Rusconi 1992
  • Biblioteca storica di Diodoro Siculo volgarizzata dal cav. Compagnoni , Milano: dalla tipografia di Gio. Battista Sonzogno, 1820-1822, Tomi I-VII.
  • (EN) Diodorus of Sicily, Library of History, ed. C.H. Oldfather, C.L. Sherman, C.B. Welles, R.M. Geer, F.R. Walton, 12 voll, Loeb Classical Library, Londo-Cambridge (Mass.) 1393-1967 (trad. e commento in inglese).
  • (FR) Diodore de Sicile, Bibliothèque historique, ed. P. Bertrac, Y. Vernière et al. (Collection Budé), Paris 1975- (in corso) (trad. e comm. in francese).
Letture aggiuntive
  • Anne Burton, Diodorus Siculus. Book 1. A Commentary, Leiden, Brill, 1972.
  • (FR) Chamoux, François and Pierre Bertrac, Diodorus Siculus. Bibliothèque historique. Vol 1. Introduction générale, Paris, 1972.
  • Kenneth S. Sacks, Diodorus Siculus and the First Century, Princeton UP, 1990.
  • Salter, F. M., and H. L. R. Edwards (a cura di), The Bibliotheca Historica of Diodorus Siculus Translated by John Skelton, 2 vols. EETS 233, 239, 1956-1963, ISBN 978-0-19-722233-1. and ISBN 978-0-19-722239-3

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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