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Akhenaton

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Akhenaton, Amenofi IV, Amenhotep IV, Naphu(`)rureya, Ikhnaton[1]
Akhenaten statue.jpg
Busto colossale di Akhenaton, con tracce dei colori originari, proveniente dal Grande tempio di Aton ad Amarna. Museo egizio del Cairo.
Signore dell'Alto e del Basso Egitto
In carica ca. 1351 a.C. - 1334/3 a.C.[2] oppure 1353 a.C. - 1336 a.C.[3]
Predecessore Amenofi III
Successore Neferneferuaton
Nome completo Fino al 5° anno di regno[4]: Neferkheperura-Uaenra Amenofi-Netjerhekauaset

Dal 5° anno di regno: Neferkheperura-Uaenra Akhenaton

Nascita Tebe, ca. 1375 a.C.
Morte Akhetaton, ca. 1334/4 a.C.[5]
Luogo di sepoltura originariamente: Tomba reale di Akhenaton ad Akhetaton
successivamente: KV55, Valle dei Re (dibattuto[6])
Dinastia XVIII dinastia egizia
Padre Amenofi III
Madre Tiy
Consorte Nefertiti
Coniugi Kiya
Merytaton
Ankhesenpaaton
una sorella non identificata[7]
principesse straniere[8]
Figli Merytaton, Maketaton, Ankhesenpaaton, Neferneferuaton Tasherit, Neferneferura, Setepenra, Tutankhamon[9]

Incerti: Smenkhara, Merytaton Tasherit, Ankhesenpaaton Tasherit[10]

Religione Religione egizia
Atonismo

Akhenaton (talvolta anche Ekhnaton, Ikhnaton[11] e Khuenaton[12][13] - ma, per i primi 5 anno di regno[14], Amenofi IV o Amenhotep IV) (Tebe, ca. 1375 a.C.Akhetaton, ca. 1334/3 a.C.) è stato un faraone egizio della XVIII dinastia. Regnò per 17 anni morendo, probabilmente, intorno al 1334 a.C.

È celebre per aver abbandonato il tradizionale politeismo egizio a favore di una nuova religione di stampo enoteistico (che mantenne, cioè, la credenza in più divinità pur adorandone una sola), introdotta da lui stesso e basata sul culto del solo dio Aton, il disco solare[15]. La sua rivoluzione religiosa, duramente contrastata[16], si rivelò effimera. Pochi anni dopo la sua morte, i suoi monumenti furono occultati o abbattuti, le sue statue furono spezzate o riciclate e il suo nome fu cancellato dalle liste reali[17][18]. Le pratiche religiose tradizionali furono gradualmente restaurate e i sovrani che pochi decenni dopo fondarono una nuova dinastia, senza legami con la XVIII dinastia, screditarono Akhenaton e i suoi immediati successori (Neferneferuaton, Smenkhara, Tutankhamon e Ay), appellandolo stesso Akhenaton "il Nemico" o "quel Criminale"[19]. A causa di questa damnatio memoriae, Akhenaton fu completamente dimenticato fino alla scoperta, nel XIX secolo, del sito archeologico di Akhetaton (Orizzonte di Aton), la nuova capitale che egli fondò e dedicò al culto di Aton, presso l'attuale Amarna. Gli scavi condotti dall'archeologo inglese Flinders Petrie, dal 1891, fecero nascere un grande interesse nei confronti di questo enigmatico faraone. Una mummia scoperta nel 1907 da Edward Ayrton nella tomba KV55 della Valle dei Re potrebbe essere la sua[20]: recenti analisi del DNA hanno accertato che l'uomo scoperto nella KV55 era padre di re Tutankhamon[21], ma l'identificazione di tali resti con Akhenaton è assai dibattuta[22][23][24][25][26].

L'interesse moderno nei confronti di Akhenaton e della sua regina Nefertiti deriva in parte dalla sua connessione con Tutankhamon (anche se la madre del giovane faraone non fu Nefertiti, ma una donna sconosciuta che gli egittologi hanno soprannominato The Younger Lady), così come dalla corrente artistica che incentivò e dalle sue idee religiose rivoluzionarie.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Il padre di Akhenaton, il faraone Amenofi III, fu un uomo dai gusti raffinati e, da abile diplomatico, oltre alla regina Tiy, prese varie mogli provenienti da lontano: una veniva da Babilonia, una da Arzawa, l'attuale Turchia sudoccidentale, un'altra da Mitanni, l'odierno Kurdistan, e durante il suo regno diede il suo contributo alla magnificenza del tempio del dio Sole. Il fratello maggiore di Akhenaton, Thutmose, morì improvvisamente e prematuramente e così, alla morte del padre, il figlio minore salì al trono.[27]

Il contrasto Amon/Aton[modifica | modifica wikitesto]

Amon, divinità solare tebana, giunse ad avere grande importanza nazionale appunto con la XVIII dinastia. Il suo ruolo di protettore della regalità comportava un enorme potere per il suo tempio principale, situato a Karnak; questo, nel corso dei secoli, aveva ricevuto in dono terre ed altre proprietà, fino a diventare quasi uno stato nello stato ed a influenzare anche le scelte sulla successione al trono d'Egitto. La famosa Hatshepsut, detta il re-donna, derivò il suo potere dal favore goduto presso il clero di Tebe.

L'apostasia di Akhenaton fu quindi un tentativo di recuperare il potere sacrale originariamente detenuto dal sovrano. La stessa titolatura dei sovrani ne indicava la componente divina: il re è l'Horo vivente, figlio di Ra. Un'ultima teoria vuole che la divinizzazione del sole fosse anche dovuta al fatto che il faraone aveva problemi di vista, quindi per lui la luce solare assumeva molta importanza. Alcuni studiosi infatti, analizzando le effigi del sovrano, avrebbero individuato alcuni inconfondibili sintomi della sindrome di Marfan, dei quali due sono particolarmente evidenti: l'aracnodattilia e la dislocazione del cristallino, con conseguente miopia; la teoria trova ulteriore conferma nell'analisi del DNA, effettuata sulle mummie di due suoi figli.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Akhenaton e Nefertiti, Calcare dipinto. Parigi, Museo del Louvre

Secondo una parte degli studiosi Amenofi IV avrebbe regnato come coreggente con il padre per alcuni anni ma questa interpretazione dei dati è contestata, da altri tra cui il Gardiner, sulla base di alcune lettere facenti parte della corrispondenza diplomatica (le lettere di Amarna) ed anche sulla poco credibile situazione che si sarebbe venuta a creare: due sovrani con due capitali diverse.
Il sovrano scelse come consiglieri sua madre Tiye, la regina Nefertiti ed il sacerdote Ay, marito della sua governante. Nel secondo e nel terzo anno di regno, decise di celebrare un grande giubileo e iniziò la costruzione di almeno otto strutture in muratura a Karnak, dove, inizialmente, Amenofi IV regnò; la struttura più articolata fu il tempio ad Aton detto Gen-pa-Aton ("il Disco del Sole è trovato"), sui cui muri apparivano incise scene della celebrazione del giubileo e raffigurazioni della regina Nefertiti assieme alle figlie nell'atto di effettuare offerte al Sole (la coppia non ha avuto un figlio maschio e sarà la primogenita a prendere il posto della madre); un secondo tempio fu chiamato "Esaltati sono per sempre i monumenti del Disco del Sole" e comprendeva molte raffigurazioni di vita domestica a palazzo; un terzo tempio fu denominato "Robusti sono per sempre i monumenti del Disco del Sole", i cui rilievi descrivevano offerte al Sole, processioni e scene di palazzo con servi.[27]

Tra il quarto ed il sesto anno di regno, dopo aver mutato parte della titolatura reale ed anche il suo nome da Amenofi (Amenhotep, "Amon è contento") in Akhenaton (Aton è soddisfatto o L'effettivo spirito di Aton) e quello della moglie in Nefer-neferu-Aton (Bella è la perfezione di Aton), trasferì la capitale in una città appositamente costruita 240 chilometri più a nord: Akhet-Aton, Orizzonte di Aton (oggi Amarna). Nella parte meridionale della città era previsto il palazzo per l'intrattenimento del sovrano, mentre il centro era occupato da un tempio e dal palazzo reale; il lato settentrionale ospitava il quartiere dei mercanti. I templi erano aperti verso il cielo e quindi seguivano la struttura di quelli solari di Eliopoli. La città era priva di qualunque sistema di fognatura.

Lo scontro con il clero di Amon si fece più aspro nel 14º anno di regno quando oltre alla chiusura del complesso templare di Karnak, privato di tutte le sue proprietà, si aggiunge l'opera iconoclasta verso il nome stesso del dio, che venne scalpellato da tutti i monumenti. Inoltre anche il popolo covava risentimenti nei confronti del sovrano per la soppressione delle antiche divinità ed anche l'esercito mostrava segni di disappunto per l'immobilismo e la perdita dei territori asiatici.

La nuova religione[modifica | modifica wikitesto]

Bassorilievo proveniente da Tell el Amarna. Visibile la rappresentazione di Aton come sole raggiato. Museo del Cairo

Il culto di Aton, divinità solare, fu introdotto a Karnak durante il regno di Thutmose II. La nuova religione fu caratterizzata da una forma di teocrasia.

A differenza delle altre divinità egizie Aton non è rappresentato in forma antropomorfa ma sempre come un sole i cui raggi sono braccia terminanti con mani, alcune delle quali reggono l'ankh, simbolo della vita.

Molto si è discusso, e scritto, sul monoteismo del culto di Aton, e alcuni studiosi preferiscono parlare di enoteismo nel senso che forse Aton non sarebbe stato l'unico Dio ma un dio supremo la cui adorazione avrebbe potuto prevalere su quella delle altre divinità.

Akhenaton diede ordine di eliminare le immagini e i culti degli altri dei in tutto l'Egitto (come le ricerche archeologiche ci mostrano), dando così segno di una completa rottura con il politeismo. Con questo egli enunciò i principi della sua nuova dottrina:

  1. Era consentito adorare un solo Dio.
  2. Tutti gli idoli furono banditi, specie le raffigurazione di divinità con animali e le personificazioni del sole divino.
  3. Tutti i rituali legati alla morte aboliti.
  4. Nessun sacrificio di animali.
  5. Universalità di culto.
  6. Le sepolture effettuate senza beni materiali.
  7. Abolizioni della magia e incantesimi.
  8. Monogamia (come egli stesso praticò).
  9. Tutte le rendite degli altri dèi egizi dovevano confluire ad un unico tesoro, quello del Dio unico.

Akhenaton, con il suo monoteismo rivoluzionario, non pone più il sovrano come rappresentazione di Dio; il faraone ora è "utile a Dio, che è utile a lui" come testimonia anche una stele commemorativa nel Tempio di Ptha a Karnak dove è scritto: «Dio ha fatto sì che le vittorie della mia maestà fossero più grandi [di quelle] di ogni altro re. La mia Maestà ha ordinato che il Suo altare sia fornito di ogni bene.».

L'escatologia che sostituisce quella di Osiride, prevedeva che le anime dei morti, con il sorgere del sole, uscissero fuori sotto le sembianze di uccelli per rivivere tutto il giorno in un mondo parallelo a quello materiale.

In alcuni inni ritrovati nella tomba del sacerdote Ay viene manifestato l'universalismo imperiale al quale, secondo alcune interpretazioni, mirava Akhenaton, che si auspicava la diffusione di una religione universale con al centro il dio di tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro razza e soprattutto il dio creatore della natura.[28]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Durante il regno di Akhenaton, come già durante quello del padre, l'Egitto non seppe contrapporsi all'ascesa degli Ittiti perdendo, quindi, il controllo di una serie di stati vassalli dell'Asia Minore che rappresentavano una fonte di ricchezza per le casse reali. Una parte della corrispondenza diplomatica rinvenuta tra le rovine della nuova capitale (le Lettere di Amarna) è appunto composta da richieste di aiuto di sovrani dell'area palestinese dove bande di nomadi predoni Hapiru esercitavano razzie e disordini.

Malgrado le richieste di aiuto provenienti dagli alleati, ad esempio quelle inviate da Tushratta re di Mitanni, almeno da quanto riportato nelle fonti a nostra disposizione, non si hanno notizie di campagne militari nell'area siro-palestinese. Di questo atteggiamento pacifista seppe approfittare Suppiluliuma I, re ittita che, dopo aver portato sotto il suo controllo il regno di Mitanni, iniziò l'espansione nella zona d'influenza egiziana.

Le nostre fonti riportano, invece, una campagna militare nella Nubia durante il 12º anno di regno, per sedare una rivolta.

Successione[modifica | modifica wikitesto]

Bassorilievo proveniente da Tell el-Amarna. Berlino, Museo egizio

La damnatio memoriae (viene spesso identificato come "Il faraone che si ribellò agli dei"), con la conseguente distruzione di documenti e di monumenti, a cui Akhenaton venne condannato a partire da Haremhab rende difficoltoso definire esattamente la linea di successione.

Fonti amarniane sembrano citare come immediati successori due sovrani particolarmente effimeri: Neferneferuaton, di sesso femminile, e Smenkhara. Questi sovrani avrebbero governato da Akhet-Aton.

L'abbandono della nuova religione, ed anche dalla capitale Akhet-Aton, avvenne durante il regno di Tutankhamon, figlio di Kiya (moglie secondaria di Akhenaton) ed ultimo discendente della stirpe regale iniziata con Ahmosi.

Secondo i fautori della teoria della coreggenza, Smenkhara non avrebbe mai governato in modo autonomo ed il successore di Akhenaton sarebbe quindi Tutankhamon. Per un'esposizione completa di questa teoria si può consultare il testo di Cyril Aldred citato nella bibliografia.

La demolizione dei templi del Sole e del palazzo reale di Akhenaton furono condotti all'insegna del reimpiego dei materiali in muratura che furono riutilizzati ad esempio per i piloni aggiunti al tempio di Amon-Ra a Karnak oppure per gli edifici eretti da Ramses II.

Nel 1917 nella Valle dei Re fu scoperta una tomba, la numero KV55, risalente all'epoca Amarniana. All'interno fu trovato un corpo sconosciuto dal momento che le iscrizioni sulle pareti erano state cancellate a colpi di scalpello. Il confronto del cranio con quello del faraone Tutankhamon rivelerebbe, secondo alcuni esperti, una parentela diretta tra i due. Alcuni ipotizzarono, perciò, che si trattasse del corpo di Akhenaton, trasportato nella Valle da Tutankhamon, secondo altri è, invece, il corpo di Smenkhara. Studi del 2009 su base genetica identificano Akhenaton nella mummia 61072 e la consorte Nefertiti nella mummia 61070. Queste mummie "anonime", insieme ad una terza, furono trovate nella tomba di Amenofi II KV35 nel 1898.

Nel 2011 studi condotti dal museo del Cairo e dall'Università del Cairo identificano Akhenaton nella mummia ritrovata nella tomba KV55.

Rinnovamento artistico[modifica | modifica wikitesto]

Alla rivoluzione religiosa si affiancò anche un profondo rinnovamento artistico, il cosiddetto stile di Amarna, in cui la rappresentazione della figura umana, compresa quella del sovrano e della sua famiglia, perde la rituale staticità precedente per acquisire una rappresentazione naturalistica, e talvolta impietosa, della realtà. Akhenaton, ad esempio, viene rappresentato in scene di vita familiare, talvolta, il sovrano indossa una tunica da donna e i nastri posti sul retro della corona assumono una forma allungata e femminile. Anche l'atteggiamento dei cortigiani cambia considerevolmente visto che ora si inchinano o si prostrano davanti alla coppia reale.

Queste insolite rappresentazioni del sovrano hanno fatto a lungo pensare che Akhenaton soffrisse di deformità congenite, che gli avrebbero fatto sviluppare un corpo dai tratti femminili, con un bacino ampio e arti sottili. Lo studio del suo scheletro ha invece rivelato un corpo perfettamente sviluppato e dai tratti mascolini: il re viene rappresentato con tratti androgini perché, in quanto divinità, è associato al mito creatore e quindi né uomo, né donna.[29]

Infatti, tra gli insegnamenti di Akhenaton vi è quello della "verità" e del principio "Vivente della Verità" che spesso è accostato al nome del sovrano. Il suo scultore capo Bek ci ha lasciato la notizia che lo stesso Akhenaton chiese agli artisti di esprimere la realtà che vedevano; quindi furono raffigurate anche scene prese dalla vita animale, come il cane durante la caccia e la preda che fugge.[28]

La tomba di Akhenaton fu collocata ad est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All'interno di essa, per la prima volta, il faraone e la moglie, Nefertiti, sono raffigurati nudi e Akhenaton è solo quando intercede presso il dio Aton, mentre la moglie è rappresentata in battaglia, vestita con i simboli regali.

Liste Reali[modifica | modifica wikitesto]

Nome Horo Flavio Giuseppe Anni di regno
(Flavio Giuseppe)
Sesto Africano Anni di regno
(Sesto Africano)
Eusebio di Cesarea Anni di regno
(Eusebio di Cesarea)
Altri nomi
Ka -nekhet
Qaisuty
Onos 36 Onos 32 Onos 36 Amenofi IV
Amenhotep IV
Akhenaton

Titolatura[modifica | modifica wikitesto]

Amenofi IV

G5
E1
D44
X7 A28 S9
Srxtail2.svg
serekht o nome Horo
G16
G36
r
M23 t
n
i i m i p
t
Q1 t
Z2
nome Nebty
G8
U39 M40 N28
Z2
m O28 W24
O49
M27
nome Horo d'Oro
M23 L2
Hiero Ca1.svg
N5 nfr L1 N5
Z2
T21
n
Hiero Ca2.svg
praenomen o nome del trono
G39 N5
Hiero Ca1.svg
i mn
m
R4
t p
Hiero Ca2.svg
nomen o nome di nascita
Amenofi IV
(Amenhotep IV)
in geroglifico

Akhenaton

G5
i t
n
N5
mr
Srxtail2.svg
serekht o nome Horo
G16
G36
r
M23 i i t
Z2
Aa15
N27
i t
n
N5
nome Nebty
G8
U39 r
n
V10 i t
n
N5
nome Horo d'Oro
M23 L2
Hiero Ca1.svg
C2 nfr L1 Z2
N5
T21
n
Hiero Ca2.svg
praenomen o nome del trono
G39 N5
Hiero Ca1.svg
i t
n
N5
G25 Aa1 n
Hiero Ca2.svg
nomen o nome di nascita
Akhenaton
in geroglifico

Akhenaton nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone Akhenaton è anche stato il protagonista di un fumetto Marvel del 2004 dal titolo La fine dell'Universo Marvel. Nel fumetto, Akhenaton venne rapito da una potentissima razza aliena padrona del Cuore dell'Universo, un potere che permette di fare qualunque cosa. Dopo aver passato millenni ad acquisire potere e capacità, Akhenaton torna sulla Terra per far risorgere il potere dell'Egitto e creare un nuovo imponente Impero. Akhenaton verrà però fermato dai Difensori e da Thanos, che alla fine riuscirà nel suo intento di possedere il Cuore dell'Universo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Robert William Rogers, Cuneiform parallels to the Old Testament, Eaton & Mains, 1912, p 252.
  2. ^ Jürgen von Beckerath, Chronologie des Pharaonischen Ägypten, Magonza, Philipp von Zabern, 1997, p. 190, ISBN 3-8053-2310-7.
  3. ^ Akhenaten
  4. ^ Dodson, Aidan, Amarna Sunset: Nefertiti, Tutankhamun, Ay, Horemheb, and the Egyptian Counter-Reformation. The American University in Cairo Press. 2009. p.170. ISBN 978-977-416-304-3.
  5. ^ Jürgen von Beckerath, Chronologie des Pharaonischen Ägypten, Magonza, Philipp von Zabern, 1997, p. 190, ISBN 3-8053-2310-7.
  6. ^ DNA Shows that KV55 Mummy Probably Not Akhenaten
  7. ^ Hawass Z, Gad YZ, Ismail S, Khairat R, Fathalla D, Hasan N, Ahmed A, Elleithy H, Ball M, Gaballah F, Wasef S, Fateen M, Amer H, Gostner P, Selim A, Zink A, Pusch CM (Febbraio 2010). "Ancestry and Pathology in King Tutankhamun's Family". JAMA. 303 (7): 638–47.
  8. ^ Grajetzki, Ancient Egyptian Queens: A Hieroglyphic Dictionary, Golden House Publications, London, 2005, ISBN 978-0-9547218-9-3.
  9. ^ Hawass Z, Gad YZ, Ismail S, Khairat R, Fathalla D, Hasan N, Ahmed A, Elleithy H, Ball M, Gaballah F, Wasef S, Fateen M, Amer H, Gostner P, Selim A, Zink A, Pusch CM (Febbraio 2010). "Ancestry and Pathology in King Tutankhamun's Family". JAMA. 303 (7): 638–47.
  10. ^ Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, pp.148, 154-5.
  11. ^ Robert William Rogers, Cuneiform parallels to the Old Testament, Eaton & Mains, 1912. p 252.
  12. ^ K.A Kitchen, On the reliability of the Old Testament, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2003. p 486.
  13. ^ Joyce A. Tyldesley, Egypt: how a lost civilization was rediscovered, University of California Press, 2005.
  14. ^ Dodson, Aidan, Amarna Sunset: Nefertiti, Tutankhamun, Ay, Horemheb, and the Egyptian Counter-Reformation. The American University in Cairo Press. 2009. p.170. ISBN 978-977-416-304-3.
  15. ^ Guy Rachet, Dizionario della Civiltà egizia, Gremese Editore, Roma (1994). pp.58-9. ISBN 88-7605-818-4.
  16. ^ Rachet (1994), p.29.
  17. ^ Lise Manniche, Akhenaten Colossi of Karnak (Cairo 6G: American University in Cairo Press, 2000), IX.
  18. ^ Porter & Moss, Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyph Texts, Reliefs and Parts, vol. 1, parte 2, (Oxford Clarendon Press:1960), pp. 550-551.
  19. ^ B.G. Trigger, B.J. Kemp, D. O'Connor, A.B. Lloyd, Storia sociale dell'antico Egitto, Editori Laterza, Bari, 2000. p.237. ISBN 978-8842061199.
  20. ^ G. Elliot Smith, The Royal Mummies, Duckworth Egyptology, 1912 (ristampa 2000), pp. 51-6, ISBN 0-7156-2959-X.
  21. ^ See the KV 55 Mummy & Tutankhamen, su anubis4_2000.tripod.com. URL consultato il 19 gennaio 2017.
  22. ^ DNA Shows that KV55 Mummy Probably Not Akhenaten, su www.kv64.info. URL consultato il 19 gennaio 2017.
  23. ^ (EN) Jo Marchant, Ancient DNA: Curse of the Pharaoh's DNA, in Nature News, vol. 472, nº 7344, 27 aprile 2011, pp. 404–406, DOI:10.1038/472404a. URL consultato il 19 gennaio 2017.
  24. ^ Royal rumpus over King Tutankhamun’s ancestry, newscientist.com.
  25. ^ (EN) Eline D. Lorenzen, King Tutankhamun’s Family and Demise, in JAMA, vol. 303, nº 24, 23 giugno 2010, DOI:10.1001/jama.2010.818. URL consultato il 19 gennaio 2017.
  26. ^ Bickerstaffe, D; The Long is dead. How Long Lived the King? in Kmt vol. 22, n°2, Estate 2010.
  27. ^ a b Donald B. Redford, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num. 126, febbr. 1979, pp. 74-84.
  28. ^ a b Aldred 1996, pag. 79-82.
  29. ^ Il padre di Tutankhamon non era un "Quasimodo Egizio", National Geographic. URL consultato il 17 febbraio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cyril Aldred, Akhenaton: il faraone del sole, Roma, Newton & Compton, 1996.
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003, ISBN 88-452-5531-X.
  • Alan Gardiner, La civiltà egizia, Torino, Einaudi, 1997, ISBN 88-06-13913-4.
  • W.C. Hayes, Egitto: la politica interna da Thutmosis I alla morte di Amenophis III - Il Medio Oriente e l'Area Egea 1800 - 1380 a.C. circa II,1 - Cambridge University 1973 (Il Saggiatore, Milano 1975)
  • René Lachaud, Magia e iniziazione nell'Egitto dei faraoni. L'universo dei simboli e degli dèi. Spazio, tempo, magia e medicina, Edizioni Mediterranee, 1997, ISBN 978-88-272-0479-5.
  • Elio Moschetti, Akhenaton. Storia di un'eresia, Ananke, Torino 2009
  • John A. Wilson, Egitto, "I Propilei", volume I, Monaco di Baviera 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano 1967)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Amenofi III 13501333 a.C. Smenkhara
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