Sfinge di Giza

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Coordinate: 29°58′31″N 31°08′15″E / 29.975278°N 31.1375°E29.975278; 31.1375

La sfinge di Giza
La sfinge di Giza
La sfinge con la Piramide di Userib
La sfinge di Giza, sullo sfondo la piramide di Cheope

La Sfinge di Giza è una statua, situata nella Necropoli di Giza, raffigurante una sfinge (più precisamente un'androsfinge, essere mitologico con volto umano e corpo di leone accovacciato).

È la più grande statua monolitica tra le sfingi egizie: lunga 73,5 metri, alta 20,22 metri e larga 6 metri di cui solo la testa è 4 metri.[1]

Nome[modifica | modifica sorgente]

Nella sua lunghissima storia, la Sfinge è stata chiamata in diversi modi: per gli Arabi era Abul Hol, padre del terrore.

Il nome Sfinge che le attribuiamo, deriva dal greco Sphynx che significa strangolatrice derivante a sua volta dall'egizio traslitterato in šsp ˁnḫ[2] (shespankh) con il significato di "statua vivente" ed era il nome attribuito alle statue di leoni con testa di uomo.[3]

La Stele del Sogno la identifica con un altro nome, quello con cui era conosciuta nell'antichità: Hor em akhet, reso Armachis in greco.

Le consonanti che compongono Hor em akhet sono hr w kt oppure hr m kt; hr vuol dire Horus, w significa dimora (mentre m esprime lo stato in luogo), kt è l'orizzonte: Horus dimora (oppure è, si trova) all'orizzonte (qualcuno traduce anche Horus sorge all'orizzonte).

Nonostante il significato esplicito di questo nome, gli studiosi non riscontrano una relazione tra Sfinge e Horus; qualcuno, invece, identificando Horus con il Sole, ritiene che il rapporto esista dal momento che la Sfinge assiste alla sua nascita ogni giorno.

Realizzazione[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il monumento probabilmente fu ricavato da un affioramento di roccia durante la costruzione delle piramidi di Giza. Stranamente la Grande Sfinge è un monumento isolato, quando, invece, le sfingi successive erano poste in coppia per proteggere l’ingresso di un edificio. In teoria poteva essere scolpita un'altra grande sfinge; infatti, poco distante, a sud, nell’altopiano si erge un’altra collinetta di roccia, ma in pratica non è stato così, forse a causa della troppa distanza.Pare sia stata creata attorno al 2500 a.c.al tempo del faraone Chefren (2520-2494 a.C).

Materiale e struttura geologica[modifica | modifica sorgente]

La Grande Sfinge fu realizzata scolpendo la pietra viva, mentre alcune parti sono state costruite o riparate con l’aggiunta di blocchi di roccia tagliati. Tuttavia lo strato roccioso varia all’interno del monumento. La struttura geologica fu analizzata a metà degli anni ottanta del ventesimo secolo, durante i lavori di Lehner e Hawass, dal geologo K. Lal Gauri[4] dell’Università di Louisville, nel Kentucky. Il risultato fu che il monumento era composto da tre diversi strati rocciosi:

  1. lo strato inferiore del corpo è di pietra calcarea dura ma fragile, di origine più antica;
  2. lo strato mediano, che comprende il nucleo della Sfinge, migliora salendo verso l’alto, ma è in media di pessima qualità; per questo sono presenti numerose crepe;
  3. lo strato superiore, che comprende la testa della Sfinge e il collo, è formato da pietra calcarea dura, che diventa sempre più pura nella testa, permettendo di preservarla meglio nel tempo.

Testa[modifica | modifica sorgente]

La testa della Sfinge

Nonostante il tipo di pietra utilizzato per la testa della Sfinge sia di qualità migliore del corpo, il volto è la parte più danneggiata del monumento. La causa, tuttavia, non è solamente da attribuire al deterioramento naturale ma anche all’azione dell’uomo. Infatti, il naso è stato completamente rimosso, mentre la bocca e gli occhi sono stati gravemente danneggiati. Contrariamente a quanto alcuni pensano, il naso della Sfinge non fu distrutto in epoca napoleonica, ma nel XIV secolo, ovvero in epoca Ottomana, ad opera dei Mamelucchi dello sceicco Saim-ed-Dahr per motivi di fanatismo islamico, come scrisse lo storico arabo El-Makrizi.[5]

Il dubbio e la credenza che siano stati i soldati di Napoleone i colpevoli, scaturì dal fatto che nel 1804, Mayer, proprio a seguito della spedizione Napoleonica, pubblicò vedute dell'Egitto, tra le quali una riproducente la Sfinge con il naso al suo posto. Ma possediamo altre immagini, risalenti al 1737, di Frederick Lewis Norden che già mostrano il colosso privo del naso. Per quanto riguarda la datazione, la testa della Sfinge è sicuramente stata realizzata durante la IV dinastia dell’Antico Regno (2620 a.C.-2500 a.C.). Appartengono a quell’epoca lo stile del copricapo, la presenza del cobra reale sulla fronte e la fisionomia del volto, caratteristiche che si ritrovano nelle sculture dei re Chefren e Micerino, della stessa dinastia. Inoltre, un elemento in comune con le statue dell’epoca è la barba cerimoniale, di cui i frammenti sono stati ritrovati ai piedi della sfinge e ora conservati al British Museum di Londra e al Museo di antichità egiziane del Cairo.

Resti della barba cerimoniale della Sfinge

Rispetto al corpo la testa è di dimensioni ridotte, sebbene vista da sola risulti ben proporzionata. La causa è forse da attribuire o alla scarsa quantità della pietra calcarea dura o all’esigenza di allungare il corpo per colpa delle crepe.

L'identificazione del volto raffigurato, invece, desta molti dubbi. Inizialmente era stato attribuito a Chefren, sovrano della IV dinastia egizia (2560 a.C.2540 a.C.). Mark Lehner ha mostrato con modelli al computer[6], che sovrapponendo il volto della Sfinge alla statua del faraone Chefren la somiglianza era evidente. Tuttavia il risultato di Lehner è stato confutato dalla ricostruzione facciale del detective Frank Domingo della polizia di New York[7]. Secondo recenti studi la statua rappresenterebbe, invece, Cheope, secondo sovrano della IV dinastia (2595 a.C.2570 a.C.), e la sua costruzione sarebbe da attribuire al figlio Kheper, a lui succeduto prima di Chefren dal 2570 a.C. al 2560 a.C. In conclusione, dopo numerose ricerche non c’è ancora un’ipotesi inconfutabile, anche se l’archeologia ufficiale continua ad attribuire il volto della Sfinge a Chefren.

Passaggi nascosti[modifica | modifica sorgente]

Uno dei misteri della Sfinge, alimentato dalle leggende popolari, è certamente la presenza di passaggi nascosti al suo interno. Attualmente è nota l'origine di uno di essi soltanto: un breve varco senza uscita dietro la testa, effettuato nel XIX secolo da John Shae Perring e Howard Vyse durante la ricerca di una camera segreta all’interno del corpo. L'ipotesi che all’interno del monumento ci siano camere nascoste non ha riscontri scientifici anche se gli ultimi scavi del 2007 hanno rilevato la presenza di una fitta rete di cunicoli.

La stanza dei registri è una mitica biblioteca sepolta sotto la sfinge di Giza,[8] che secondo alcuni conterrebbe tutta la conoscenza degli antichi Egizi su rotoli di papiro, oltre alla storia del perduto continente di Atlantide.

La Sfinge all'interno della necropoli di Giza[modifica | modifica sorgente]

Posizione[modifica | modifica sorgente]

La Grande Sfinge è parte integrante dell'ampio complesso funerario di Chefren e si trova lateralmente alla rampa processionale che conduce dal tempio a valle alla Piramide di Chefren a Giza.

Il corpo della Sfinge è posto su una piattaforma di pietra ed è circondato da un recinto roccioso a forma di U, realizzato durante gli scavi per la realizzazione del monumento ricavato con la roccia presente all’interno dell' avvallamento del recinto ed è per questo che esso ha la stessa pessima qualità di pietra.

Inoltre essendo infossata, la sfinge, era soggetta, in passato, ad essere sepolta dalle sabbie del deserto, erosa dalle infiltrazioni d'acqua piovana e dall'aumento della falda freatica dovuta alle esondazioni del Nilo.

Templi[modifica | modifica sorgente]

Disposizione dei templi vicino alla Sfinge

A est della Sfinge sorgono due templi, uno di fronte alle zampe posteriori, battezzato come Tempio della Sfinge, mentre l’altro, il Tempio a valle di Chefren, si trova accanto al primo in direzione sud. Entrambi sono stati costruiti con la medesima roccia del corpo della Sfinge, e per questo sono gravemente danneggiati dall’erosione. Quando fu rinvenuto il Tempio a valle di Chefren, l’ipotesi che la Grande Sfinge fosse stata realizzata dopo la costruzione delle piramidi di Cheope e Chefren ebbe una nuova prova. Infatti, il Tempio era collegato alla Piramide di Chefren tramite una via di accesso in pietra calcarea, che era fornita di canali di drenaggio per l’acqua piovana e, sul lato settentrionale, di un grande fosso, che è tagliato in un angolo del recinto della Sfinge e bloccato con pezzi di granito, per non far defluire l’acqua nel sito. Inoltre il ritrovamento sul lato nord del recinto di tombe appartenenti all'epoca di Cheope e Chefren, avvalora l’ipotesi della realizzazione del monumento durante il loro regno o per lo meno non prima.

Erosione[modifica | modifica sorgente]

A causa della pessima qualità di pietra calcarea utilizzata, il corpo della Sfinge è la parte più danneggiata dall'erosione naturale.

Il collo e la parte inferiore del copricapo, oggi mancante, hanno subito per secoli il danneggiamento provocato dalle folate di sabbia, quando il corpo era completamente sommerso dalla sabbia del deserto. Dal collo in giù, l'erosione non fu provocata solo dalla sabbia, poiché la qualità di pietra utilizzata era talmente pessima, che cominciò a deteriorarsi fin dalla costruzione del monumento. Infatti, sono presenti numerose crepe lungo il corpo, che sono datate al tempo della formazione della pietra calcarea stessa. A causa del persistente deterioramento, nel corso del tempo sono state compiute moltissime riparazioni.

Negli anni ottanta numerosi egittologi e geologi, tra cui soprattutto K. Lal Gauri, Mark Lehner e Z. Hassan, hanno studiato la condizione odierna di erosione della Sfinge. Il risultato fu la scoperta che il deterioramento del corpo era causato dal fenomeno di condensa notturna, assorbito per azione capillare, con evaporazione mattutina, che provoca la cristallizzazione dei sali nei pori della roccia e l’erosione in seguito all’espansione dei cristalli. Questo fenomeno è ancora attivo e può avvenire anche sotto strati di sabbia: per questo l'erosione del monumento è continuata nonostante fosse ricoperto dalla sabbia per moltissimi secoli.

Sul corpo della sfinge sono presenti evidenti segni di erosione dovuti all'espozione continua all'acqua piovana, ipotesi accettata dalla comunità scientifica. L'egittologia ufficiale non sa come spiegare questo fatto, considerando che le ultime piogge in grado di sortire tali effetti nella regione di Giza risalgono alla fine dell'ultima glaciazione.

Ma le piogge non smisero di cadere con l'ultima glaciazione, e le precipitazioni avvennero intense e in più periodi fino a circa il 3.000 a.C. determinando quello che viene definito il periodo neolitico umido.

Si è tentato anche di spiegarne la causa con le esondazioni del Nilo, ma i segni dell'erosione presenti, che presentano un'erosione più marcata in alto e meno marcata in basso, sono incompatibili con quelli che causerebbe un'erosione dovuta all'acqua del fiume, che causerebbe segni di erosione più evidenti alla base della statua.

La sfinge prima dell'egittologia[modifica | modifica sorgente]

La disciplina dell'Egittologia si sviluppa pienamente soltanto nel XVIII secolo, dopo la spedizione militare di Napoleone Bonaparte in Egitto. Prima che si approfondisse l’interesse per l’Antico Egitto qualsiasi cosa che lo riguardava, Sfinge inclusa, era un mistero.

Bibbia e Autori classici[modifica | modifica sorgente]

Prima del XVIII secolo la Bibbia era considerata come fonte attendibile dagli appassionati di storia antica. L’Egitto e i suoi faraoni erano spesso citati all’interno del libro sacro, ma senza informazioni dettagliate. Tuttavia la Sfinge non viene mai menzionata.

Un’altra fonte d’informazione per l’Antico Egitto erano i classici greci e latini, fra cui ebbe maggiore importanza Erodoto, che per primo scrisse ciò che vide di persona a Giza nel 460 a.C.[9]. circa un paio di millenni dopo che la sfinge venne scolpita.

Nei suoi testi, come in quelli degli altri scrittori greci, non si parla mai della Grande Sfinge: molto probabilmente fino al I secolo il monumento era ancora interamente sommerso dalla sabbia.

La prima testimonianza della presenza della Sfinge si ha grazie all’autore romano Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia[10], dove racconta le credenze della gente del luogo.

Il monumento era considerato come l’immagine della manifestazione del dio "Horus all’Orizzonte" e per questo il volto era intonacato e dipinto con ocra, osservazione attendibile perché ancora oggi sono presenti le tracce del colore.

Inoltre Plinio il Vecchio afferma che la Sfinge era stata scolpita nel posto con la roccia locale, contrariamente alla leggenda che fosse stata trasportata da altro luogo.

Conquista araba[modifica | modifica sorgente]

Durante la conquista araba, un medico di Baghdad, Abd el-Latif, scrisse attorno al 1200 d.C. che nei pressi delle Piramidi c’era una testa colossale, dal volto dipinto di rosso, che emergeva dalla sabbia, il cui corpo era sepolto nel terreno. Inoltre riportò il nome con cui veniva al tempo chiamata la Sfinge: Abul-Hol. Lo stesso termine fu usato nel 1402 d.C. dallo storico El-Makrizi, che vide al suo tempo il monumento già danneggiato al volto e ne espresse le cause.[5] Il nome arabo della Sfinge, "Padre del Terrore", secondo le ipotesi del professore Selim Hassan[11], deriverebbe dall'antica espressione egiziana: bw Hwl, "dimora della Sfinge". La parola Hwl era una variante del nome Horemakhet, Horus all’Orizzonte, con cui veniva al tempo dei faraoni chiamata la Sfinge.

XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel XVI secolo si ebbe un particolare interesse per le antichità egizie, soprattutto a Roma. Numerosi viaggiatori si recarono in Egitto, non tanto per studiare i resti dell'antica civiltà, quanto per ammirarla. La testimonianza del prete di Caterina de' Medici è indicativa per mostrare quanto la cultura egizia era poco conosciuta e fusa con le altre religioni: egli, infatti, annotò di aver visto la testa di una grande statua, creata da Iside e amata da Giove. Nel 1579 d.C. Johannes Helferich sviluppò questa interpretazione, descrivendo la Sfinge come il ritratto della dea Isidis, figlia del re greco Inachus, che andò in sposa, con il nome di Iside, al re egizio Osiride e in cui onore sarebbe stata costruita quella testa. Il resoconto di Helferich era accompagnato da un'illustrazione, che dimostra chiaramente, dalla forte caratterizzazione femminile della statua, che egli non si recò mai sul sito della Sfinge. Helferich, inoltre, raccontò della presenza di un passaggio segreto all'interno della statua, che permetteva ai sacerdoti pagani di entrare dentro la testa e parlare al popolo. Questa affermazione era frutto soltanto di credenze popolari.[12]

XVII secolo e XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel XVII secolo numerose persone continuano a viaggiare in Egitto e a riportare in patria le loro osservazioni. La prima illustrazione affidabile della Sfinge si ha nel 1610 da George Sandys nel suo libro Relations of a Journey Begun, in cui raffigura con precisione la testa della statua[13], infatti si possono notare i segni dell’erosione sul collo e sul volto.[14] Nel XVIII secolo la Sfinge viene descritta e illustrata più dettagliatamente. Nel 1743 Richard Pococke la illustra ancora con un'espressione classicheggiante, ma già nel 1755 Frederic Louis Norden ritrae la Sfinge in modo molto più veritiero. Negli anni venti, inoltre, Thomas Shaw scoprì un foro sulla sommità della testa, che molto probabilmente un tempo ospitava una decorazione del copricapo, e gettò nuovi indizi per l'ipotesi di passaggi nascosti all'interno del monumento.

Nel 1798 Napoleone Bonaparte partì per la spedizione in Egitto con un gruppo di eruditi, che studiarono i monumenti dell'Antico Egitto e annotarono accuratamente i risultati nell'opera Description de l'Egypte, dove sono presenti precise incisioni che raffigurano la Sfinge. Durante la spedizione, inoltre, vennero effettuati alcuni scavi per rimuovere la sabbia da sotto la testa, ma senza grandi risultati perché i lavori furono abbandonati.[15]

La sfinge dopo l'egittologia[modifica | modifica sorgente]

G.B. Caviglia e H. Vyse (1816–40)[modifica | modifica sorgente]

La Stele del Sogno di Thutmose IV tra le zampe della Sfinge

Nel 1816 d.C. fu mandato ad esplorare il sito di Giza per conto dell’Inghilterra Giovanni Battista Caviglia, navigatore italiano ed egittologo. Egli incominciò a scavare nella sabbia verso la spalla sinistra della Sfinge, preoccupandosi di non far collassare il fossato con tavole di legno, e riuscì ad arrivare fino alla base del monumento. Grazie a questo primo scavo, Caviglia scoprì che erano state apportate delle modifiche alla superficie del corpo e delle zampe anteriori. Il secondo scavo, invece, portò alla scoperta dei resti della barba spezzata e della testa del cobra reale, decorazione del copricapo. Ma il ritrovamento più importante fu la stele collocata tra le zampe della Sfinge, che a quel tempo non poteva ancora essere decifrata. Sempre nello spazio tra le zampe furono ritrovati i resti di un tempietto, con piccole statue di leoni di pietra dipinti di rosso, e di un altare di granito con segni di combustione, che faceva pensare a rituali in onore della Sfinge. Solo in seguito fu scoperto che erano di un’epoca più tarda rispetto alla costruzione del monumento. I successivi scavi di Caviglia permisero di scoprire la zona ad est intorno alle zampe anteriori, che recavano delle iscrizioni greche. Furono rinvenuti, inoltre, dei gradini di fango che portavano ad un altopiano poco distante, dove furono trovate altre iscrizioni greche in onore della Sfinge, e i resti di una rampa di mattoni di fango che passava sopra la statua ed era collegata al tempietto ai suoi piedi.[16]

Negli anni trenta e quaranta Caviglia fu assunto dall’egittologo inglese Howard Vyse, conosciuto per i suoi modi d’investigazione violenti. Egli, infatti, con il collega John Shae Perring perforò la schiena della Sfinge alla ricerca delle camere nascoste al suo interno, che naturalmente non trovarono.[17]

La stele del Sogno[modifica | modifica sorgente]

Riproduzione dell'originale Stele del Sogno di Thutmose IV

All’inizio degli anni venti dell'Ottocento l’egittologo francese Jean-François Champollion decifrò i geroglifici con la stele di Rosetta e riuscì a tradurre l’antica lingua egizia. Così la stele ritrovata ai piedi della Sfinge poté essere interpretata. Si scoprì che parlava di un antico scavo al monumento intrapreso dal faraone Thutmose IV del Nuovo Regno. La stele è comunemente chiamata Stele del Sogno, in quanto narra che la causa del restauro fu un sogno, fatto dal faraone mentre si riposava all’ombra della statua, in cui la Sfinge, chiamata Horemakhet (Horus all’Orizzonte) Kheperi-Re-Atum (il sole dell’alba, di mezzogiorno e del tramonto), gli si rivolge per donargli il suo regno sulla terra in cambio delle sue cure. La stele già all’epoca di Caviglia era gravemente erosa, così che non fu possibile decifrare la parte finale completamente. Nella linea 13 però si riesce a leggere la prima sillaba Khaf di Khafre o Chefren, seguita poco più avanti dalla frase "la statua fatta per Atum-Horemakhet"[18]. Dato che la stele sembrerebbe alludere ad un rapporto tra la Sfinge e l'antico farone Chefren, venne così ipotizzato da E. A. Wallis Budge, che la Sfinge fosse stata proprio costruita dal sovrano dell’Antico Regno.[19]

Auguste Mariette (1853-58)[modifica | modifica sorgente]

Dal 1853 a dirigere i lavori della Sfinge fu l’egittologo francese Auguste Mariette, che dovette nuovamente scavare nella sabbia per ripulire il monumento, dal momento che il lavoro precedente di Caviglia era stato cancellato dalla sabbia portata dal vento. Tuttavia Mariette non riuscì a scoprire la Sfinge interamente, tanto che pensò fosse stata costruita per essere vista sommersa dalla sabbia. Mariette scoprì comunque la grande crepa laterale alla base del monumento e rinvenne i resti dei sacrari affiancati al corpo e di una statua di Osiride del Nuovo Regno. A quel tempo il tempio ai piedi della Sfinge era ancora coperto dalla sabbia, e Mariette fu il primo a scavare e ritrovare il tempio a sud, ritenendolo della Sfinge, con diverse statue di Chefren, che convinsero gli studiosi della costruzione del monumento per mano di questo faraone. Dopo che tale tempio fu riconosciuto come il Tempio a valle di Chefren, il rapporto fra il faraone e la Sfinge rimase inalterato, in quanto per dimensione e struttura i due templi erano molto simili; vennero probabilmente costruiti nello stesso periodo.

La Stele dell'Inventario[modifica | modifica sorgente]

Nel 1858 Auguste Mariette ritrovò, nei pressi della piccola piramide, attribuita alla figlia Henutsen di Cheope, a est della Grande Piramide, un’iscrizione su una stele, conosciuta come Stele dell’Inventario, che permise di ipotizzare la realizzazione della Sfinge prima di Chefren e Cheope. La stele fu ritrovata in un tempio dedicato a Iside e narra che il faraone non solo trovò il tempio in rovina e lo ristrutturò, ma anche la stessa Sfinge che aveva bisogno di riparazioni. Per gli studiosi del XIX secolo era un documento validissimo, tuttavia in seguito fu scoperto che la Stele dell’Inventario era di un’epoca più tarda; per lo stile, infatti, appartiene alla XXVI dinastia che regnò tra il 664 a.C. e il 524 a.C.[20]

Gaston Maspero (1886-90)[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del XIX secolo gli scavi alla Sfinge vennero affidati all'egittologo francese Gaston Maspero, che nel 1886 ripulì nuovamente il monumento dalla sabbia e permise ai turisti di ammirarne la bellezza direttamente nel sito archeologico, per sovvenzionarne gli scavi. All’inizio Maspero era convinto, sulla base del ritrovamento della Stele dell’inventario, che la Sfinge fosse appartenuta al Periodo predinastico dell'Egitto[21], ma cambiò presto idea, accordandosi all’opinione comune che fosse stata costruita durante il regno di Chefren.[22] Maspero notò, inoltre, che nelle stele, ritrovate nei pressi delle Sfinge, la statua era sempre rappresentata sopra un piedistallo. Incominciò così la sua ricerca, ma la abbandonò presto per focalizzare gli scavi sulla zona sotto testa.

Emile Baraize (1925-36)[modifica | modifica sorgente]

Supporti di cemento alla testa della Sfinge

Nel 1925 l’ingegnere francese Emile Baraize costruì intorno alla statua, per tenere lontana la sabbia, un grande muro massiccio, che sarà poi demolito negli scavi successivi. Inoltre in quegli anni la Sfinge aveva bisogno di molte riparazioni. Il foro sulla schiena della statua, creato da Vyse e Perring, venne riempito di cemento, per evitare che l’acqua piovana aumentasse la frattura. Lo stesso accadde per le crepe sul volto e il foro in cima alla testa, che al tempo probabilmente ospitava una decorazione del copricapo. Lo stato di erosione del collo era già molto avanzato; si temeva che la testa potesse cedere alle eventuali tempeste; così, furono aggiunti dei supporti di cemento sotto la testa, dove una volta c’erano le pieghe del copricapo, e dietro.[23] Vennero poi tolti o sostituiti alcuni blocchi di pietra, che erano stati aggiunti dopo la costruzione della Sfinge, alla base del corpo.[24]

Durante i suoi scavi Emile Baraize trovò moltissime testimonianze dell’attenzione alla Sfinge dell’ultimo periodo egiziano: stele di età greca e romana, resti di un tempietto del Nuovo Regno, piccole sfingi di pietra e gesso dipinte di rosso. Egli scoprì anche un’incisione del Nuovo Regno su una porta di un tempio, che si riferiva alla Sfinge con il nome del dio Hwrna, termine che compariva anche nella Stele dell’Inventario. Nel 1926, inoltre, Baraize scoprì il tempio di fronte alla Sfinge e lo attribuì alla IV dinastia egizia.

Selim Hassam (1936-46)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1936 l’egittologo Selim Hassan intraprese a Giza una serie di scavi, che ripulirono dalla sabbia l’intero sito della Sfinge. Per prima cosa fu demolito il muro costruito da Baraize e la sabbia fu trasportata a chilometri di distanza attraverso tre rotaie con dodici vagoni. Il 20 settembre 1936 Hassan scoprì a nord della Sfinge i resti di un tempio a lei dedicato, costruito da Amenhotep II, faraone della XVIII dinastia, dove furono rinvenute numerose statuine votive di vari materiali, raffiguranti leoni e sfingi, e molte stele, che raffiguravano un orecchio umano, per incoraggiare il dio, in questo caso Horemakhet la Sfinge, ad ascoltare le preghiere. In alcune stele il dio è raffigurato con la testa di falco e sopra un piedistallo.

Selim Hassan, inoltre, proseguì gli scavi al Tempio della Sfinge, iniziati da Baraize dieci anni prima, e sul lato ad ovest della Sfinge. Alla fine del 1936 scavò lungo il lato settentrionale del recinto esterno, dove scoprì alcune tombe dell’Antico Regno, per la maggior parte della IV dinastia, scavate direttamente nella roccia e dirette verso sud. Dato che di solito le tombe erano rivolte verso nord o est, Hassan stabilì che sicuramente il recinto era già presente al momento della loro costruzione, e che molto probabilmente la loro posizione insolita era dovuta alla presenza della Sfinge. Così egli concluse che il monumento non doveva essere più tardo della IV dinastia. Inoltre, intorno all’area delle tombe Hassan rinvenne numerose stele, fra cui una che raffigura la Sfinge con un collare di piume di falco intorno al collo; molto probabilmente a quel tempo il monumento si presentava decorato in quel modo, oltre che dipinto.

Nel 1937 Hassan ritrovò i resti di un altro tempio dedicato alla Sfinge, più antico del precedente, costruito da Thutmose I verso il 1500 a.C. È al regno di quest’ultimo faraone che viene attribuito la prima informazione riguardante la Sfinge di Giza, che viene indicata con il nome del dio Horemakhet. Il culto della Sfinge venne ripreso nella prima parte del Nuovo Regno, in modo del tutto autonomo; forse il rapporto tra Chefren e il monumento venne semplicemente tralasciato, per lasciare alla Sfinge una propria identità come Horemakhet.

Infine Selim Hassan risolse il problema del piedistallo, che si poteva notare in molte raffigurazioni della Sfinge, come aveva osservato Maspero. La grande statua era collocata all’interno di un recinto scavato nella pietra, e non poggiava certamente su un piedistallo. Tuttavia Hassan dimostrò che la parte rocciosa, davanti alla Sfinge, era stata tagliata verso il basso e presentava una superficie liscia, che creava l’illusione che la statua poggiasse su un piedistallo se vista dall'ingresso del tempio.

Il professor Selim Hassan pubblicò il resoconto sugli scavi in Excavations at Giza nel 1946. Da quel momento in poi la Sfinge richiese soltanto una manutenzione regolare, e non furono apportate grandi modifiche al corpo.[25]

Horemakhet[modifica | modifica sorgente]

Durante il Nuovo Regno la Sfinge era nota con il nome Horemakhet, Horus all’Orizzonte, come dimostra la Stele del Sogno di Thutmose IV. Questo termine si riferisce al dio-cielo egizio Horus nella forma del Sole che appare all’alba all’orizzonte orientale, dove è rivolta la Sfinge, e al tramonto all’orizzonte occidentale. La posizione della Sfinge fa pensare che, fin dalla sua costruzione, incarnasse la divinità del Sole.

Un altro nome con cui viene chiamata è Kheperi-Re-Atum, la trinità del Sole al mattino, a mezzogiorno e al tramonto. Keperi, Re e Atum sono termini che compaiono anche prima di Thutmose IV, nei testi dell’Antico Regno. Inoltre in un’iscrizione scoperta da Selim Hassan, proveniente dal faraone Seti I della XIX dinastia, la Sfinge viene chiamata sia Horemakhet che Hwl, una variante del nome Hwran (Hwrna, Hwrar, Hwron o Horon), presente nella Stele dell’Inventario. Nei geroglifici il suono "r" o "l" viene raffigurato allo stesso modo con un leone sdraiato di lato, perciò tutte le varianti del nome egizio non sono poi così diverse dal nome greco Horus del dio egizio Hor. Selim Hassan ipotizzò che all’epoca del Nuovo Regno si fosse associata al dio egizio Horus la divinità cananea Hwron, proveniente da una città della Palestina, che venne venerata a Giza con il nome di Horemakhet.

Mark Lehner e Zahi Hawass (1978-9)[modifica | modifica sorgente]

Alla fine degli anni settanta si occuparono della Sfinge l’archeologo americano Mark Lehner e l’egiziano Zahi Hawass, che completarono la pulizia del recinto e scoprirono delle interessanti prove per la datazione del monumento. Inserendo una sonda all’interno della crepa sul retro della statua, rinvennero della ceramica dell’Antico Regno e degli utensili usati all’epoca per levigare la pietra, molto probabilmente lasciati da coloro che scolpirono il monumento. Inoltre verificarono tutte le crepe e i fori fatti alla Sfinge ed esclusero definitivamente la presenza di camere e passaggi nascosti al suo interno.

Infine Mark Lehner teorizzò con prove archeologiche che la Sfinge non soltanto potesse rappresentare un re divino, come Chefren, ma anche una divinità a sé stante. Sulla base di opinioni egittologiche precedenti la barba è di tipo "divino" e veniva usata soltanto nelle raffigurazioni di dèi, non per un semplice re. Inoltre, grazie ai numerosi studi effettuati sulla Sfinge, Lehner dimostrò che la testa non poteva essere stata scolpita nuovamente al tempo della IV dinastia, in quanto i frammenti della barba e il corpo avevano una simile struttura geologica.

Riparazioni antiche[modifica | modifica sorgente]

La Sfinge molto probabilmente, data la pessima qualità di pietra calcarea, necessitò fin dalla sua costruzione di riparazioni. Durante gli scavi al monumento furono rinvenuti numerosi blocchi di pietra aggiunti al corpo, che furono datati all’epoca dell’Antico Regno. Tuttavia dopo questo periodo la Sfinge fu abbandonata a se stessa e ricoperta dalla sabbia fino al collo per secoli, favorendo così l'erosione.

I primi interventi consistenti alla Sfinge furono ordinati, come la Stele del Sogno narra, dal faraone Thutmose IV della XVIII dinastia del Nuovo Regno, che cercò di ripulire il monumento dalla sabbia.[26] Inoltre furono sostituiti alcuni blocchi caduti dal corpo a causa dell’erosione. Molto probabilmente il faraone dipinse di rosso la Sfinge e collocò una statua di suo padre, Amenhotep II, tra le zampe del monumento, come mostrano alcune stele ritrovate da Hassan. È possibile che ci fosse veramente una statua davanti alla Sfinge, anche se non può essere dimostrato in quanto sono state ritrovati soltanto rilievi gravemente erosi.

Altre riparazioni furono effettuate nel 1200 a.C. grazie al faraone Ramesse II, che eresse in onore alla Sfinge due stele, ritrovate da Caviglia nella cappella davanti al monumento. Da documenti dell’epoca sappiamo che furono estratte numerose pietre da una miniera locale, che molto probabilmente servirono a rinforzare il rivestimento esterno delle zampe, che venne terminato soltanto durante il dominio romano.

All’epoca di Adriano furono potenziate le mura che tenevano lontana la sabbia dal sito, mentre al tempo di Marco Aurelio fu rivestita la pavimentazione del recinto. Con la fine dell’Egitto pagano la Sfinge di Giza fu di nuovo abbandonata: non ci furono nuove riparazioni e la sabbia finì con invadere un'altra volta il recinto. La testa, oltre all’erosione naturale e alla barba, restò intatta fino all’epoca araba, in cui il volto fu danneggiato.

Datazione[modifica | modifica sorgente]

Vera età[modifica | modifica sorgente]

Secondo la comune opinione degli egittologi, la Sfinge appartiene all’Antico Regno, molto probabilmente al faraone Chefren della IV dinastia egizia, che la costruì intorno al 2500 a.C. Grazie agli scavi effettuati dal professor Selim Hassam (1936-46), sono state rinvenute numerose prove, che collocano la sua datazione non oltre la IV dinastia; le più importanti sono le tombe rivolte a sud e l’angolo a sud-ovest del recinto che taglia il fosso, per raccogliere l’acqua piovana.

Inoltre, se la testa appartiene certamente alla IV dinastia, per lo stile decorativo, l’ipotesi che fosse stata aggiunta successivamente dal faraone Chefren è stata smentita da Mark Lehner, attraverso l’analisi geologica della pietra. Gran parte del mistero deriva dall'impossibilità di datarla scientificamente, il Metodo del carbonio-14 (metodo di datazione radiometrica), alla quale l'archeologia ricorre per datare i reperti, è applicabile solo su materiale organico, mentre la sfinge è interamente scavata sulla roccia viva. In ogni caso le ipotesi dilagano senza certezza di prove realistiche dal 2500 a.C. al 10500 a.C.

Ipotesi alternative[modifica | modifica sorgente]

Numerose furono le ipotesi alternative, che volevano datare la Sfinge in tempi lontanissimi, addirittura nel 12000 a.C. – 10000 a.C. Questa datazione viene fatta considerando i segni dell'erosione presenti sul corpo della statua, simili a quelli tipicamente lasciati da una lunga esposizione alla pioggia.

Le ultime piogge nella regione di Giza risalgono alla fine dell'ultima glaciazione.[senza fonte] Da considerare anche il fatto che, a causa della precessione terrestre, nel 10500 a.C. la Sfinge si trovava di fronte alla costellazione del Leone e secondo alcuni studiosi ne era proprio la rappresentazione. Solo in seguito, infatti, la testa di leone sarebbe stata scolpita nuovamente a rappresentare il faraone: è evidente infatti la sproporzione fra le dimensioni del corpo della sfinge e quelle della sua testa e la differenza di erosione, sempre tra il corpo e la testa.

Ipotesi di Edgar Cayce[modifica | modifica sorgente]

Ad alimentare il mistero del monumento, poi, c’era la credenza di passaggi e camere nascoste all’interno della Sfinge, ipotesi che, abbandonata scientificamente, fu mantenuta, invece, negli anni trenta da un parapsicologo americano, Edgar Cayce, conosciuto anche come Profeta Dormiente. Egli attirò verso di sé moltissimi seguaci, che credevano nei suoi poteri mistici, tra cui quello di rivivere vite passate attraverso i sogni. Uno di questi lo portò in Egitto nel 10500 a.C., dove vide i sopravvissuti di Atlantide costruire la Grande Piramide e la Sfinge. Secondo il Profeta Dormiente le prove della sua teoria erano da ricercare nelle camere nascoste all’interno della piramide e della Sfinge stessa, che sarebbero state riscoperte alla fine del XX secolo, prima del grande cataclisma.[27]

Alla fine degli anni settanta, grazie al contributo finanziario della Fondazione Edgar Cayce, furono effettuate delle ricerche per misurare la resistività del terreno intorno alla Sfinge. Il risultato mostrò che davanti al monumento e nelle zampe posteriori risultavano delle anomalie, che potevano essere causate da cavità sotterranee. Le trivellazioni non rivelarono però cavità artificiali e le anomalie furono spiegate come causa naturale della pietra calcarea utilizzata. All’inizio degli anni novanta furono effettuate ulteriori indagini alla ricerca di camere nascoste, che però non sono mai state individuate.[28]

Ipotesi astronomica[modifica | modifica sorgente]

Un’altra ipotesi alternativa, favorevole alla datazione della Sfinge nel 10500 a.C., è quella formatasi sulla base degli studi astronomici sull’allineamento delle piramidi. È certo che la Sfinge si rivolge verso est, mentre le piramidi di Giza sono disposte precisamente secondo i punti cardinali. Alcuni studiosi hanno concentrato le loro ricerche su questa particolare disposizione, e nel XIX secolo ricostruirono gli allineamenti astronomici che potevano verificarsi in tempi passati. Con l’aiuto dei computer dagli anni sessanta in poi i calcoli furono più precisi. Secondo l'ipotesi astronomica la Sfinge sarebbe collegata alle altre piramidi, e perciò costruita nello stesso periodo, anch’esso anticipato al 10500 a.C.

La Sfinge rivolgendosi verso est, scorge l’alba ogni giorno, mentre soltanto due volte l’anno vede nascere il sole in modo diretto; certamente è stata pensata come un monumento solare. Considerando il suo nome divino Horemakhet, la Sfinge incarnerebbe non solo il dio Horus sotto forma di Sole all’alba ma anche al tramonto, proteggendo così la necropoli di Giza. Se nel corso dei secoli il monumento ha sempre guardato verso il sole, non è stato così per le stelle sullo sfondo, che si sono spostate a causa della precessione degli equinozi. Grazie ai calcoli elaborati al computer è stato possibile ricostruire su che sfondo di stelle sorgesse il sole nei diversi secoli, ed è interessante notare che nel 10500 a.C. era proprio la costellazione del Leone. I sostenitori di questa teoria ipotizzarono che gli antichi egizi, osservando questa costellazione, che assomiglia chiaramente a un leone sdraiato di lato, l’associassero alla Sfinge.

Naturalmente quest’ipotesi aveva molte lacune: prima di tutto non si hanno prove di una cultura talmente evoluta da poter costruire un simile monumento nel 10500 a.C., non solo in Egitto ma in tutto il mondo, e non sappiamo se gli antichi egizi conoscessero la costellazione del leone.[29]

Nonostante le obiezioni, questa teoria fu portata avanti tenendo conto della disposizione delle piramidi a Giza, che sarebbero disposte come le stelle della cintura di Orione. A rafforzare quest’ipotesi nel 10500 a.C. la linea immaginaria che collega le tre piramidi da nord a sud puntava direttamente verso il meridiano celeste intersecandosi con la costellazione di Orione.[30][31]

Ipotesi geologica[modifica | modifica sorgente]

Le ipotesi alternative precedenti non permettono di dubitare seriamente della datazione della Sfinge, perché sono facilmente smentibili con mezzi scientifici.L’unica teoria che potrebbe mettere in discussione l’età della Sfinge è quella del geologo Robert Schoch, professore di Scienze e Matematica alla Boston University, del 1992.[senza fonte]

L’ipotesi geologica di Schoch parte dal presupposto che l’erosione della Sfinge sia causata dall’acqua piovana, caduta in tempi molto più umidi di quelli dell’Antico Regno tra il 7000 a.C. e 5000 a.C.[32] Secondo Schoch, soltanto delle piogge abbondanti avrebbero potuto causare lo stato di erosione del monumento e del suo recinto. Egli osservò che i segni dell’erosione sul corpo e sulle pareti del recinto erano simili a quelli provocati dallo scolo di acqua piovana, caratterizzati da un andamento ondulato e arcuato. A sostegno della sua ipotesi, confrontò lo stato di erosione della Sfinge con quello di alcune tombe dell’Antico Regno, che, pur avendo una roccia di pessima qualità, non hanno subito un tale deterioramento a causa della sabbia portata dal vento. Inoltre, Schoch affermò che la grave erosione della Sfinge, ancora oggi in atto, era cominciata soltanto da duecento anni e che il fenomeno di condensa notturna, presente anche in altre strutture rocciose di Giza, non poteva esserne la causa principale. Se il grave danneggiamento del monumento era dovuto all’acqua piovana, era evidente che fosse più antico degli inizi della civiltà egizia, in quanto soltanto prima del 5000 a.C. le piogge in Egitto erano regolari ed abbondanti.

Schoch non dubitava che la testa fosse dell’Antico Regno, ma riteneva che un faraone della IV dinastia egizia, se non Chefren stesso, avesse ordinato di scolpirne di nuovo il volto e restaurarne il corpo rivestendolo con nuovi blocchi di pietra. Schoch era comunque consapevole che rimaneva aperto il problema di chi nel 5000 a.C. avesse potuto costruire un tale colossale monumento. Non trovando delle prove di una civiltà egizia più evoluta nel periodo pre-neolitico dell’Egitto, egli si soffermò sulle scoperte archeologiche di Gerico risalenti al 8000 a.C.; la Sfinge in quest’ottica non risulterebbe più un caso isolato. Tuttavia non ci sono prove scientifiche a supporto in Egitto.[33]

La teoria di Robert Schoch venne due anni dopo contestata da James A. Harrell, professore di geologia all’Università di Toledo (Ohio). Egli notò che, se da una parte il deterioramento della Sfinge poteva essere causato dall’acqua piovana, era molto più probabile fosse stato realizzato dalla sabbia bagnata, per effetto sia delle piogge sia delle inondazioni durante l’Antico Regno, che arrivavano fino al recinto. Inoltre, il confronto di Schoch con le tombe dell’Antico Regno non era plausibile, in quanto esse si trovavano in una posizione più elevata, e quindi non a portata dell’acqua delle inondazioni. Harrell, inoltre, ritenne che le particolari ondulazioni del corpo della Sfinge siano state prodotte da un’erosione accelerata, causata dall’espansione dell’argilla in tempi umidi e dal sale in quelli secchi. Per di più la disposizione dell’altopiano di Giza favoriva il deflusso dell’acqua nel sito della Sfinge, lasciandola per secoli ricoperta da sabbia bagnata.[34]

Robert Schoch si difese osservando che non era ancora stato dimostrato che il sito della Sfinge fosse stato ricoperto dalla sabbia bagnata per secoli. Inoltre, seguendo il ragionamento di Harrell, confrontò lo stato di erosione della Sfinge con alcune tombe dell’Antico Regno, che potevano essere esposte all’acqua delle inondazioni. Il risultato era che nemmeno queste presentavano i segni di deterioramento del corpo della statua.[35] Harrell replicò notando che la posizione delle tombe di Schoch non era inferiore a quella della Sfinge ma superiore, e che la qualità della roccia era ben diversa. Inoltre, egli affermò che nello stesso altopiano di Giza c’erano altre strutture che presentavano lo stesso tipo di erosione ondulata, anche se non così accentuato come nella Sfinge.[36]

Nel corso di quegli anni, dal 1992 al 1995, numerose furono le polemiche che interessarono la datazione della Sfinge, e si concentrarono su riviste specializzate, come il KMT: A Modern Journal of Ancient Egypt o Archaeology. Alla fine la geologia indica che l’erosione della Sfinge è causata o dall’acqua piovana dal 7000 a.C. o dalla sabbia bagnata e dalla condensa notturna dal 2500 a.C. L’egittologia si schiera dalla parte della seconda ipotesi, in quanto non ci sono motivazioni valide per considerare la data più antica.[37]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Emporis – Great Sphinx of Giza
  2. ^ *Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, pag.311
  3. ^ *Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, pag. 288
  4. ^ K. Lal Gauri, John J. Sinai, and Jayanta K. Bandyopadhyay, Geologic Weathering and Its Implications on the Age of the Sphinx, Geoarchaeology, Vol. 10, No. 2 (April 1995), pp. 119-133.
  5. ^ a b Hancock & Bauval, 1996, p.15
  6. ^ Mark Lehner, Reconstructing the Sphinx, Cambridge Archaeological Journal, Vol. 1, No. 1, April 1992, pp.20.
  7. ^ John Anthony West, Serpent in the Sky: The High Wisdom of Ancient Egypt, QuestBooks, Wheaton, 111, 1993, p. 231.
  8. ^ Is There a Chamber Beneath the Sphinx? catchpenny.org.
  9. ^ Rita D'Alessio Grassi, Magnifiche piramidi e sfingi misteriose, pag. 69
  10. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia. Libro XXXVI, 77
  11. ^ Selim Hassan, Excavations at Giza, Government Press, Cairo, 1946, Vol. VI, Part I, pp.34-5
  12. ^ Jordan, 2006, pp.39
  13. ^ Il corpo della Sfinge a quell’epoca era ancora interamente ricoperto dalla sabbia.
  14. ^ Jordan, 2006, pp.121
  15. ^ Jordan, 2006, pp.39-41
  16. ^ Jordan, 2006, p.41-44
  17. ^ Jordan, 2006, p.107
  18. ^ James Henry Breasted, Ancient Records of Egypt, Histories and Mysteries of Man Ltd.,London, 1988, Volume II, p. 324.
  19. ^ E. A. Wallis Budge, Stela of the Sphinx in A History of Egypt, London, 1902, Vol. IV, p.80.
  20. ^ Jordan, 2006, p.107-110
  21. ^ Gaston Maspero, The Passing of Empires, New York, 1900.
  22. ^ Gaston Maspero, A Manual of Egyptian Archaeology, D.C.L. OXON, 2009, p. 74.
  23. ^ Jordan, 2006, p.112.
  24. ^ Hancock & Bauval, 1996, p.308.
  25. ^ Jordan, 2006, p.113-117.
  26. ^ Il professor Selim Hassan, durante i suoi scavi, scoprì delle pareti di mattoni di fango, che recavano il nome del faraone, e che servirono a tenere lontana la sabbia dal monumento.
  27. ^ Hancock & Bauval, 1996, p.93-95
  28. ^ Jordan, 2006, pp.140-143.
  29. ^ Le prime mappe stellari egizie risalgono al Primo periodo intermedio dell'Egitto nel 2150 a.C. e non raffigurano la comune costellazione del Leone.
  30. ^ Jordan, 2006, pp.144-154
  31. ^ Hancock & Bauval, 1996, cap.3-4.
  32. ^ Fino al 2300 a.C. il clima dell’Antico Egitto era molto più umido di quello attuale.
  33. ^ R. M. Schoch, Redating the Great Sphinx of Giza, KMT, A Modern Journal of Ancient Egypt, Vol.3, No.2, Summer 1992
  34. ^ James A. Harrell, The Sphinx Controversy: Another Look at the Geological Evidence, KMT, A Modern Journal of Ancient Egypt, Vol.5, No.2, Summer 1994.
  35. ^ Robert M. Schoch, Response to James A. Harrell, KMT: A Modern Journal of Ancient Egypt, Vol. 5, No. 2, Summer 1994.
  36. ^ James A. Harrell, Letter to the Editor, KMT: A Modern Journal of Ancient Egypt, Vol. 5, No. 3, Fall 1994.
  37. ^ Jordan, 2006, pp.170-173.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paul Jordan, Gli enigmi della Sfinge (Riddles of the Sphinx), Roma, Newton Compton Editori, 2006, pp. 235 pp.. ISBN 88-541-0422-1.
  • Graham Hancock e Robert Bauval, The Message of the Sphinx, New York, Random House, 1996, pp. 316 pp.. ISBN 0-517-88852-1.
  • Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5
  • Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5
  • Rita D'Alessio Grassi, Magnifiche piramidi e sfingi misteriose, De Agostini, ISBN 88-418-1427-6
  • Maurizio Damiano-Appia, I tesori del Nilo, Giunti Multimedia, ISBN 8809110579
  • Christine El Mahdy, Il costruttore della grande piramide, Tea, ISBN 978-88-502-0854-8
  • Elio Moschetti, Mario Tosi, Thutmosi IV un sogno all'ombra della sfinge, Ananke, ISBN 88-7325-053-X

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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