Saggezza

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Eraclito in un dipinto di Johannes Moreelse

La saggezza è una particolare connotazione o capacità propria di chi è in grado di valutare in modo corretto, prudente ed equilibrato le varie opportunità, optando di volta in volta per quella più proficua secondo la ragione e l'esperienza.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Saggezza di Pietro Baratta San Zanipolo Venezia

« Guglielmo si piegò in un inchino: "Siete saggio anche quando siete severo. Come volete."
"Se mai fossi saggio, lo sarei perché so essere severo." rispose Bruzzo. »

(Umberto Eco, Il nome della rosa, Primo Giorno, Terza)

La saggezza è spesso intesa come capacità di desiderare e scegliere ciò che, valutato a lungo termine, possa ottenere l'approvazione di un buon numero di persone. In questo senso, una scelta "saggia" implica che l'azione (o la non-azione) sia stata strategicamente corretta se giudicata alla luce di una teoria dei valori ampiamente condivisa. In nessun caso però la saggezza può essere valutata in termini di consenso popolare. Piuttosto, l'opinione popolare attribuisce la dote della saggezza alle persone più anziane, in virtù della loro prudenza e maggiore esperienza di vita.

La saggezza, dal punto di vista dell'etica, consiste nel riconoscere la differenza tra ciò che è bene e ciò che è male e nello scegliere di conseguenza l'azione che è volta al bene. Va tuttavia rilevato che, per chi ritiene che in ambito etico non sussista la possibilità di discernere oggettivamente il bene dal male, la saggezza è invece la consapevolezza dell'assenza di un criterio morale trascendentale. In questo senso tutto ciò che accade è il risultato di infinite forze "negative" e "positive" che, intrecciandosi, portano inevitabilmente alla situazione presente; saggio è dunque l'individuo che sa adeguarsi di volta in volta allo stato dei fatti, modificando i suoi valori secondo le concrete opportunità che gli si presentano.

Riconoscere ciò che è saggio vuol dire quindi riconoscere le conseguenze di ciò che è stolto o addirittura folle: "follia" è il termine filosofico opposto a "saggezza".

Come ogni decisione, una decisione saggia va presa anche quando le informazioni a disposizione sono incomplete. Pertanto, per poter agire saggiamente, bisogna essere capaci di intravedere al meglio gli scenari futuri prospettati dalle conseguenze di una certa azione, di desiderare il meglio per i più (anche a scapito del proprio personale interesse) e di agire in maniera consequenziale.

Una definizione filosofica elementare dice che la saggezza consiste nel "fare il miglior uso possibile della conoscenza che si ha a disposizione". [senza fonte]

Molte autorità e governi moderni, nonché religioni ed etiche, affermano che la saggezza richiede una "prospettiva illuminata". Tale prospettiva è spesso definita in un modo meramente utilitaristico, come supporto a lungo termine per il bene comune.

Le azioni e le intuizioni che sono considerate dai più come sagge tendono a:

  • innalzarsi al di sopra di un singolo punto di vista, aspirando ad un modo di essere che sia compatibile con più di un sistema etico;
  • aver cura della vita, del bene pubblico e degli altri valori impersonali, senza anteporre loro il proprio ristretto interesse personale;
  • avere una solida conoscenza dell'esperienza del passato (senza per questo essere incapaci di svincolarsene), ed essere al contempo in grado di anticipare le probabili conseguenze future di certe azioni;
  • non prestare ascolto solo alla voce dell'intelligenza, ma anche a quella dell'intuizione, del sentimento, dello spirito, ecc.

Tradizionalmente, la saggezza è collegata alla virtù. È tautologico affermare che chi è saggio è anche virtuoso. Le virtù più spesso associate alla saggezza sono l'umiltà, la compassione, la temperanza, la carità, intesa come capacità di amare senza distinzioni o pregiudizi, la tolleranza e la mancanza di presunzione.

Alcuni sostengono che il più universale (ed il più utile) significato del termine saggezza sia quello di essere in grado di vivere stando bene insieme agli altri. In questa prospettiva, il saggio è colui che è in grado di mostrare agli altri la pochezza delle cose del mondo e l'intrinseca interconnessione di ogni cosa ad ogni altra.

Colloquialmente, si considera la saggezza come una qualità che sopraggiunge con l'avanzare dell'età. Alcune religioni considerano la saggezza un dono offerto da Dio. Il libro ebraico dei Proverbi, contenuto nel Vecchio testamento, afferma che "L'inizio della saggezza è il timore di Dio". In ogni caso, l'intera Bibbia cristiana riconosce che la saggezza, ancorché dono di Dio, non può essere ottenuta senza una adeguata preparazione dell'uomo a riceverla.

La Saggezza per i filosofi[modifica | modifica wikitesto]

Socrate istruisce Alcibiade, opera di Marcello Bacciarelli (1776)

Socrate, definito dalla Pizia «il più saggio» tra gli uomini, scopre che la saggezza consiste nel «sapere di non sapere».[1] Alla concezione della saggezza dei suoi contemporanei, insieme alle altre virtù, egli applica il metodo della maieutica per mettere in luce le contraddizioni nel loro pensiero. Non accontentandosi di un mero elenco di casi da costoro additati quali esempi di saggezza, Socrate mira a definire cos'è la saggezza in se stessa.[2]

Platone nel dialogo Carmide esprime l'idea che la saggezza sia essenzialmente temperanza (sophrosyne).[3]

Per Aristotele la saggezza va distinta dalla sapienza, pur appartenendo entrambe al novero delle virtù dianoetiche, cioè relative alla ragione vera e propria, non attribuibili dunque all'ethos, ossia al carattere o alla consuetudine. Egli stabilisce che la saggezza, da lui intesa più che altro come prudenza, è semmai la via per raggiungere la sapienza, la quale conduce alla felicità. La saggezza è una virtù calcolativa, che non presiede alla sapienza fine a se stessa, propria invece dell'intelletto, bensì alla capacità «tecnica» o arte di sapersi destreggiare, e dunque è propria di colui che opera virtuosamente, anche non essendo filosofo.

« Non è possibile essere virtuosi senza la saggezza, né essere saggi senza la virtù etica. »

(Aristotele, Etica Nicomachea, VI, 13)

Il saggio (sapiens), secondo Seneca, è caratterizzato da due elementi: la costanza e l'imperturbabilità, rispondenti all'ideale stoico.[4]

La saggezza per il Buddhismo[modifica | modifica wikitesto]

« Non fatevi guidare dalla tradizione, dalla consuetudine o dal sentito dire; dai testi sacri, dalla logica o dalla verosimiglianza, né dalla dialettica o dall'inclinazione per una teoria. Non fatevi convincere dall'apparente intelligenza di qualcuno o dal rispetto per un maestro... Quando capite da voi stessi che cosa è falso, stolto e cattivo, vedendo che porta danno e sofferenza, abbandonatelo ... E quando capite da voi stessi che cosa è giusto ... coltivatelo. »

Il Buddhismo s'interessa di quegli aspetti dell'esistenza che sono osservabili invece dell'attaccamento a un credo. Tutto va verificato empiricamente. La verità è vissuta differentemente dalle persone. Ciò che veramente conta è la validità dell'esperienza, e se tale esperienza conduce a un modo di vivere più saggio e compassionevole.

La saggezza secondo il cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione occidentale della chiesa tiene conto della "doppia elica" quella della cultura abramica e di quella aristotelica. È presente anche la saggezza tra le quattro virtù aristoteliche: coraggio, temperanza, saggezza e giustizia che sono collegate alle tre virtù cristiane di fede, speranza e carità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Platone, Apologia di Socrate, 20 e-23 c.
  2. ^ «Egli discorreva sempre di cose umane esaminando che cosa è santità, che cosa empietà, che cosa ingiustizia, che cosa saggezza, che cosa pazzia, che cosa coraggio, che cosa viltà, che cosa Stato, che cosa politica, che cosa governo, che cosa uomo di governo, e simili cose» (Senofonte, Memorabili, I, 1, 11-16).
  3. ^ Platone, Carmide. Sulla temperanza, a cura di Giovanni Reale, § III, pag. 93, Bompiani, 2015.
  4. ^ Lucio Anneo Seneca, L'arte di essere felici e vivere a lungo, a cura di Mario Scaffidi Abbate, Newton Compton Editori, 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Seneca, Lucio Anneo, De Constantia Sapientis

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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