Sapienza (filosofia)

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Personificazione di Sophia nella Biblioteca di Celso a Efeso

La sapienza (dal latino sapientia, derivato di sapiens -entis «sapiente, saggio»), o sofia (dal greco σοφία), è un concetto filosofico con il significato di possesso teorico di approfondita scienza e capacità morale di saggezza (φρόνησις, phronesis)[1].

Il concetto è usato inoltre nell'esoterismo (gnosticismo) e in religione (ebraismo, dove è chiamato Achamoth, e cristianesimo, dove è chiamata Sapienza o Santa Sophia).

Sapienza e sensi[modifica | modifica wikitesto]

«È opportuno interrogarci sul significato originario di sapientia; il latino sapere significa "avere sapore", da cui può derivare "avere senno", "essere perspicace". Questa duplicità rimane nel nostro uso linguistico, con alcune sfumature: diciamo che un cibo sa di qualcosa o è insipido; un cibo è sapido e insipido, una persona sapiente (in disuso per evidenti ragioni) o insipiente; insomma in origine è presente una connessione con un senso, il gusto, qualcosa di istintivo; in greco una connessione del genere si ha con il verbo noein, (nous, noesis), che viene da una radice snovos, snow, annusare, fiutare, capacità di (diremmo oggi 'captare', 'subodorare', 'snasare') "presentire", o di "accorgersi istintivamente di qualcosa", di una situazione, un pericolo, dunque una sorta di sapere diretto e istintivo. In Omero noein significa vedere, un vedere che può essere inteso e tradotto con riconoscere[2]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pensiero greco arcaico.

Sapienza e tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Dai filosofi presocratici fino a Platone per sapienza si intendeva non solo il possesso di conoscenze razionali ma anche la connessa abilità tecnica nel mettere in opera quelle conoscenze ed assieme la virtù della prudenza nel distinguere il bene dal male e l'utile dal dannoso. In quest'ultimo caso la sapienza, prevalendo il comportamento morale, coincideva con la saggezza φρόνησις, (phronesis). Il saggio, nel senso greco del termine, non è l'uomo perso nelle sue riflessioni teoriche; egli, pur detenendo un sapere considerato astratto, possiede invece l'abilità di farne un uso concreto, pratico[3].

Sapere di non sapere[modifica | modifica wikitesto]

Posizione del tutto particolare è quella occupata da Socrate relativamente al tema della sapienza. Infatti paradossale fondamento del pensiero socratico è il "sapere di non sapere", un'ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che diventa però movente fondamentale del desiderio di conoscere. La figura del filosofo secondo Socrate è completamente opposta a quella del saccente, ovvero del sofista che si ritiene e si presenta come sapiente, ossia come detentore di una sapienza tecnica come quella della retorica. Le fonti storiche che ci sono pervenute descrivono Socrate come un personaggio animato da una grande sete di verità e di sapere, che però sembravano continuamente sfuggirgli. Egli diceva di essersi convinto così di non sapere, ma proprio per questo di essere più sapiente degli altri[4] poiché egli non presume di possedere una volta per tutte la sapienza, sa di non sapere ed è quindi sempre disposto a dialogare per la ricerca in comune di quella verità che una volta raggiunta va sempre rimessa in discussione.

Sapienza e saggezza[modifica | modifica wikitesto]

La distinzione tra saggezza e sapienza viene definita chiaramente con Aristotele per il quale:

  • la saggezza è «una disposizione vera, accompagnata da ragionamento, che dirige l'agire e concerne le cose che per l'uomo sono buone e cattive»[5];
  • la sapienza come «scienza delle realtà che sono più degne di pregio, coronata dall'intelligenza dei supremi principi»[6].

La saggezza riguarda il comportamento morale, l'economia e la politica, la sapienza è «la più perfetta delle scienze» poiché ha per oggetto realtà metafisiche e quindi immutabili come gli astri e il primo motore e rappresenta quindi la «filosofia prima» che indaga le prime cause e i principi[7], mentre la saggezza, riguardando l'uomo, imperfetto e mutevole, non è una scienza suprema. Aristotele introduce così una nuova concezione del sapere rispetto a quella della tradizione, che collegava la sapienza all'agire e al produrre. Dedicarsi al sapere richiede la scholè, l'otium dei latini, un tempo assolutamente libero da ogni cura e preoccupazione per le necessità materiali dell'esistenza.

«Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando già c'era pressoché tutto ciò che necessitava alla vita ed anche all'agiatezza ed al benessere, allora si incominciò a ricercare questa forma di conoscenza. È evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se stessa[8]

Nella filosofia ellenistica la sapienza si ripropone come strumento per la felicità dell'uomo che agisce per il conseguimento del bene. Questa concezione viene fatta propria anche dalla filosofia latina che, con Cicerone, separa la sapienza dalla saggezza che avvia l'uomo a ciò che deve perseguire (il bene) o evitare (il male), ma anche la sapienza deve perseguire un qualche scopo nella vita dell'uomo altrimenti il sapere stesso sarebbe senza senso e inutile[9].

Sapienza come divinità[modifica | modifica wikitesto]

Nelle filosofie dell'età alessandrina interessate alle tematiche religiose, la sapienza assume caratteristiche divine di mediazione tra l'Essere supremo e il mondo fenomenico, come descritto ad esempio da Filone di Alessandria che la vede rappresentata dal Logos[10]. In Plotino la Sapienza è anche forza creatrice dell'universo la quale si identifica con l'Essere[11].

Nello gnosticismo la sapienza è appena al di sotto della divinità suprema ed agisce nel mondo: presso i valentiniani la sapienza ritenendo di potersi immedesimarsi nel Padre, cerca di creare autonomamente causando così la sua rovina e la contemporanea creazione della materia.

Nella Scolastica, Tommaso d'Aquino si rifà alla definizione di Aristotele intendendo la sapienza come somma virtù conoscitiva che attraverso la grazia viene donata da Dio agli uomini che possono così conoscere quelle verità alle quali prima potevano accostarsi soltanto per fede[12].

Sophia nello gnosticismo cristiano[modifica | modifica wikitesto]

Per gli gnostici cristiani, Sophia è un elemento centrale per la comprensione cosmologica dell'Universo. Sophia è la componente femminile di Dio, e coincide con lo Spirito Santo della Trinità. Ella è, pertanto, al tempo stesso Sorella e Sposa di Cristo poiché, così come Cristo, Ella viene da Dio [Dio inteso dunque come Padre e come Madre al tempo stesso, poiché Origine e Generatore dei due principi, maschile (Cristo) e femminile (Sophia)]. Sophia risiede in tutti noi sotto forma di Scintilla Divina e Cristo fu inviato sulla terra per accendere la scintilla divina (pneuma o gnosi) che è nell'uomo, risvegliandolo dagli inganni del mondo e del Demiurgo.

Nella tradizione gnostica, il nome Sophia è, assieme a quello di Cristo, attribuito all'ultima emanazione di Dio. Nella maggior parte, se non in tutte le versioni della religione gnostica, Sophia provoca un'instabilità nel Pleroma, contribuendo alla creazione della materia. Il dramma della redenzione di Sophia attraverso Cristo o il Logos è il dramma centrale dell'universo.

Pressoché tutti i sistemi gnostici del tipo siriano o egiziano insegnavano che l'universo ebbe inizio da un Dio originario, inconoscibile, definito come Padre o Bythos o Monade. Esso può essere associato anche al concetto di Logos dello stoicismo, o dell'esoterismo, o a termini teosofici come Ain Sof nella Qabbalah o Brahman nell'Induismo. Nello gnosticismo cristiano era noto come il Primo Eone. Da questo inizio unitario, l'Uno emanò spontaneamente altri Eoni, entità accoppiate, in una sequenza di potenza sempre inferiore. L'ultima di queste coppie fu quella formata da Sophia e Cristo. Gli Eoni, tutti insieme, costituivano il Pleroma, o la pienezza, di Dio, e così non dovrebbero essere visti come entità diverse da Lui, ma come astrazioni simboliche della natura divina.

Nel Vangelo apocrifo di Filippo, la Sophia viene identificata come la Maria Maddalena, tanto da aver fatto ipotizzare come il Giovanni dell'Ultima cena di Leonardo possa essere Maria Maddalena vista nel concetto gnostico di Sophia e di Spirito Santo[13].

Sophia nei codici di Nag Hammâdi[modifica | modifica wikitesto]

Nei codici di Nag Hammadi, Sophia è la sizigia di Gesù Cristo (essendo stata coemanata con lui, forma un'unità con Cristo), ed è identificata nello Spirito Santo della Trinità. Nel testo "Sull'Origine del Mondo", Sophia è dipinta come Colei che generò senza la sua controparte maschile. In questo modo venne originato il Demiurgo (Satana), ovvero il Dio ebraico Yahweh (anche noto come Yaldabaoth, Samael), creatore di tutto l'universo materiale e dio minore malvagio, poiché appunto Sophia lo generò senza la sua sizigia Gesù Cristo, tentando di aprire una breccia nella barriera tra lei e l'inconoscibile Bythos. Nella creazione del mondo materiale ad opera Demiurgo però, Sophia riuscì ad infondere la sua Scintilla Divina (pneuma) nella materia, permeando dunque il creato della sua Divinità (Divinità dunque presente nel cosmo e quindi in tutte le forme di vita sotto forma di anima), e rovinando i piani del Demiurgo. Riaccendendo la scintilla divina che è in lui infatti, l'uomo si risveglia dagli inganni del Demiurgo e del mondo materiale, e accede alla Verità oltre la realtà materiale. Cristo giunse sulla terra proprio al fine di risvegliare negli uomini la loro divinità (la Sophia che è in loro).

Inoltre Sophia è dipinta anche come Colei che distruggerà Satana/Yaldabaoth/Yahweh e questo universo di materia con tutti i suoi Cieli. In seguito in "Sull'Origine del Mondo", si dice:

"Ella [Sophia] li getterà giù nell'abisso. Loro (gli arconti) saranno perduti a causa della loro cattiveria. Diverranno come vulcani e si consumeranno l'un l'altro finché non periranno per mano del primo genitore. Quando questi li avrà distrutti, si rivolgerà contro se stesso e si distruggerà finché non cesserà di esistere.
Ed i loro cieli precipiteranno uno sull'altro e le loro schiere saranno consumate dal fuoco. Anche i loro reami eterni saranno rovesciati. Ed il suo cielo precipiterà e si spezzerà in due. [...] essi precipiteranno nell'abisso, e l'abisso sarà rovesciato.
La luce vincerà sull'oscurità e sarà come qualcosa che mai fu prima."

Caduta e redenzione di Sophia[modifica | modifica wikitesto]

L'angoscia e la paura di Sophia di perdere la vita (proprio come perse la luce dell'Uno), le provocarono confusione e brama di tornare a lui. A causa di questa brama, la materia (greco: hyle) e l'anima (greco: psykhe) accidentalmente ebbero esistenza attraverso i quattro elementi: fuoco, acqua, terra, ed aria. Anche la creazione del Demiurgo dalla testa leonina fu un errore perpetrato durante questo esilio. Secondo alcune fonti gnostiche, esso fu il prodotto di Sophia che tentò di emanare da sola, senza la sua controparte maschile. Il Demiurgo procedette, poi, nella creazione del mondo fisico nel quale viviamo, ignorante di Sophia, che, comunque, riuscì ad infondere alcune scintille spirituali o pneuma nella creazione del Demiurgo.

Dopo questi avvenimenti, il Redentore (Cristo) ritornò e le permise di vedere nuovamente la luce, riportandola a conoscenza dello spirito. Cristo fu poi inviato sulla terra in forma di uomo, Gesù, per dare agli uomini la gnosis di cui avevano bisogno per liberarsi dal mondo materiale e ritornare al mondo spirituale. Si noti che, nello gnosticismo, la storia Evangelica di Gesù è essa stessa allegorica: egli non è un essere vivente in un contesto storico, ma il Mistero Esterno usato come introduzione alla gnosis.

Sophia nel giudaismo e nel cristianesimo non gnostici[modifica | modifica wikitesto]

Giudaismo[modifica | modifica wikitesto]

Anche se la "Divina Sophia" è centrale in molti movimenti gnostici, essa non è una figura esclusiva dello gnosticismo. Sophia come "Sapienza di Dio" (Chokmah in ebraico) appare nella Bibbia nel libro dei Proverbi (in particolare 8.22-31 in cui Sophia parla come se fosse un'entità a sé stante) così come in alcuni Salmi, nei libri deuterocanonici del Siracide e della Sapienza di Salomone e nel Nuovo Testamento. Nel giudaismo Sophia corrisponde alla Shekinah, "la Gloria di Dio", una figura che ha un ruolo chiave nella cosmologia cabalistica come espressione dell'aspetto femminile di Dio. Come la Sophia gnostica, la Shekinah riveste un duplice ruolo, siede a fianco di Dio, ma viene anche esiliata nel mondo della materia, il Malkuth.

Cristianesimo Ortodosso Russo[modifica | modifica wikitesto]

In un certo periodo, nella Chiesa Ortodossa russa, Sophia fu individuata da alcuni teologi come una figura chiave per la comprensione della Divinità. Tra questo i più famosi furono Vladimir Solov'ëv, Pavel Aleksandrovič Florenskij, Nikolaj Berdjaev e Sergej Nikolajevič Bulgakov, il cui libro Sophia: La Saggezza di Dio rappresenta l'apoteosi della Sophiologia. La sua opera fu, però, denunciata dalle autorità ortodosse russe come eretica. Per Bulgakov, Sophia era sullo stesso piano della Trinità, operando come parte Femminile di Dio di concerto con i tre principi Maschili del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questo, naturalmente, in contrasto con il punto di vista ufficiale della Chiesa Ortodossa Orientale, che affermava che Sophia era la stessa persona del Figlio (riferito al femminile nel Vecchio Testamento perché "Sophia" in greco è un termine femminile) che si incarnò in Gesù Cristo.

Chiesa cattolica e chiese riformate[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa cattolica, la figura di Sophia venne dimenticata finché Santa Ildegarda di Bingen non raccontò di averne avuto una visione e la celebrò come figura cosmica sia nei suoi scritti che nella sua arte, raffigurandola con indosso una tunica dorata ornata di gemme preziose. Nell'ambito della tradizione protestante inglese del XVII secolo, la mistica e teosofa fondatrice della Società di Filadelfia, Jane Leade, scrisse copiose descrizioni delle sue visioni e dei suoi dialoghi con la 'Vergine Sophia' che, sostenne, le rivelò il lavorio spirituale dell'Universo. Leade era smisuratamente influenzata dagli scritti teosofici di Jakob Böhme, che, al pari di lei, parlò di Sophia in opere come la Via per Cristo[14].

Alcuni commentatori ritengono che Colei che viene identificata dai cattolici come la Vergine Maria sia la stessa Sophia,[15] come recita esplicitamente un'iscrizione latina della chiesa romana di Santa Maria in Cosmedin, o come lascia intendere l'accostamento delle feste mariane medievali alla lettura dei Proverbi 8-9.[16] Il culto della Vergine Maria infatti è tale che ella veniva venerata quasi quale Divinità ella stessa, o quanto meno identificata con l'aspetto sofianico di Dio. Mentre però Sophia è quindi una figura femminile di assoluta origine divina, espressa in ogni creatura, nel mondo naturale e, per alcuni mistici sopra menzionati, parte integrante del benessere spirituale dell'umanità e della Chiesa, cioè una Sophia intesa come Dea Madre, ovvero come la manifestazione materna di Dio, la Madre storica di Gesù invece resterebbe come figura molto riduttiva rispetto a quella di Sophia, essendo al di fuori della Creazione e di origine pur sempre umana, sebbene interceda compassionevolmente a favore dell'umanità per alleviare le sue sofferenze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ove non indicato diversamente, le informazioni contenute nella voce hanno come fonte: Dizionario di filosofia Treccani (2009) alla voce corrispondente.
  2. ^ Bruno Centrone, Istituzioni di storia della filosofia antica, Pisa, 1970 (Nuove Dispense 2006-2007. doc)
  3. ^ Il tema è trattato approfonditamente da Pierre Hadot in una delle sue opere principali, Che cos'è la filosofia antica?, nella quale illustra quanto lontano fosse il pensiero greco dalla costruzione di sistemi ideali astratti ed avulsi dalla realtà. Questa sua tesi è stata ampiamente sviluppata dal filosofo ispanico-indiano Raimon Panikkar
  4. ^ Apologia, 20-55.
  5. ^ Aristotele, Etica Nicomachea, VI, 5, 1140 b, 4-6
  6. ^ Aristotele, op. cit. VI, 6, 1140 b 17-20
  7. ^ Aristotele, Metafisica, I, 981 b, 13-20, 28
  8. ^ Aristotele, Metafisica, I, 2, 982b
  9. ^ «Princeps omnium virtutum est illa sapientia, quam Graeci σοφίαν vocant. Prudentiam etiam, quam Graeci φρόνησιν, aliam quamdam intelligimus: quae est rerum expetendarum fugiendarumque scientia» (Cicerone, De officiis, I, 43, 153)
  10. ^ Filone d'Alessandria, Legum Allegoriae, I, 56
  11. ^ Plotino, Enneadi, V, 8, 4-5
  12. ^ Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, Ia IIae, q. 68, a. 4-5
  13. ^ Una nuova ipotesi interpretativa sull’Ultima cena di Leonardo – Periodico Informa, su periodicoinforma.it. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale l'11 dicembre 2018).
  14. ^ The Way to Christ è il titolo di una raccolta di opere di Böhme, tradotte in inglese e pubblicate da William Law nel XVIII secolo.
  15. ^ G. Cardillo Azzaro, Pierluca Azzaro, Sophia: La Sapienza Di Dio, pag. 37, Mondadori Electa, 1999.
  16. ^ G. Cardillo Azzaro, Pierluca Azzaro, Sophia: La Sapienza Di Dio, op. cit., pag. 5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Colli, La sapienza greca, Milano, Adelphi, 1993-2006 (tre volumi).
  • Caitlin Matthews, Sophia: Goddess of Wisdom, Londra, Mandala, 1991 ISBN 0044405901
  • Brenda Meehan, Wisdom/Sophia, Russian identity, and Western feminist theology, Cross Currents, 46(2), 1996, pp. 149–168
  • Thomas Schipflinger, Sophia-Maria (in tedesco: 1988; traduzione inglese: York Beach, Maine|ME: Samuel Wiser, 1998 ISBN 1578630223
  • Arthur Versluis, Theosophia: hidden dimensions of Christianity, Hudson, New York, Lindisfarne Press, 1994 ISBN 0940262649
  • Arthur Versluis, Wisdom's children: a Christian esoteric tradition, Albany NY, SUNY Press, 1999 ISBN 0791443302
  • Arthur Versluis (ed.) Wisdom's book: the Sophia anthology,St.Paul, Minnesota,: Paragon House, 2000 ISBN 1557787832

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