Carità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Carità (disambigua).
La Giustizia, la Carità e la Prudenza, dipinto di Elisabetta Sirani del 1664 (Comune di Vignola). La Carità è la prima "virtù" a sinistra, raffigurata con i tre bambini.

Carità è un termine derivante dal latino caritas (benevolenza, affetto, sostantivo di carus, cioè caro, amato, su imitazione del greco chàris, cioè grazia). Nella teologia cristiana è una delle tre virtù teologali, insieme a fede e speranza.

Lo stesso termine si utilizza anche in riferimento all'atto dell'elemosina (nell'espressione "fare la carità") e in riferimento a ogni forma di volontariato.

Significato religioso[modifica | modifica wikitesto]

Nel cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Nel cristianesimo, il termine "carità" rappresenta l'amore nei confronti degli altri; si ritiene che essa realizzi la più alta perfezione dello spirito umano, in quanto al contempo rispecchia e glorifica la natura di Dio. Nelle sue forme più estreme la carità può raggiungere il sacrificio di sé.

Attraverso la carità l'uomo realizza il comandamento dell'amore lasciato da Gesù Cristo ai suoi discepoli e quindi ottiene la pazienza di sopportare i mali terreni e raggiungere la felicità eterna[1]:

« Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi" »
(Marco 12,28-31)

Nella Prima lettera ai Corinzi, San Paolo fa un'esaltazione di questa virtù; il brano viene chiamato Inno alla carità.

La carità, unita alle altre virtù teologali, è lo strumento per il raggiungimento della felicità.[2]

Papa Benedetto XVI ha scritto un'enciclica dedicata alla carità, dal titolo Deus caritas est.

La carità si può attuare praticamente anche mediante le opere di misericordia corporale e spirituale.

Nell'ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei comandamenti principali dell'Ebraismo è "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Levitico 19:18), a volte chiamato il Grande Comandamento. Nell'Ebraismo, la carità è considerata una forma di giustizia e viene definita Zedaqah.

Nell'islam[modifica | modifica wikitesto]

Sia il Corano che gli hadith di Maometto sottolineano che la carità è un obbligo per ogni musulmano. Uno dei pilastri dell'islam è pertanto l'elemosina obbligatoria, chiamata zakat; accanto ad essa, esiste una forma volontaria di carità che è chiamata sadaqa.

Nel buddhismo[modifica | modifica wikitesto]

Nella religione buddhista, la compassione (detta karuna) è considerata una virtù fondamentale. Essa non si identifica semplicemente con l'empatia, cioè la partecipazione alla sofferenza altrui, ma deve portare ad assumere un ruolo attivo, effettuando azioni per alleviare tale sofferenza. La compassione nasce dalla benevolenza verso gli altri (detta maitri)[3] e si realizza mediante la generosità (detta dāna) che però non deve limitarsi solo all'aspetto materiale (come l'elemosina ai bisognosi)[4]. Alcuni autori identificano la compassione buddhista con la carità cristiana[5], mentre altri ritengono che, a causa di importanti differenze concettuali esistenti tra le due religioni, tale identificazione non sia corretta[6].

Nel confucianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Confucio affermò che il comportamento dell'uomo virtuoso deve essere ispirato dalla giustizia e dalla benevolenza e raccomandò di rispettare nei rapporti umani il principio di reciprocità espresso dalla regola "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". La benevolenza di Confucio (chiamata ren) non è però ancora un amore universale, in quanto si esprime secondo una gerarchia di rapporti familiari e politici[7]. Mencio sviluppò ulteriormente questo concetto di benevolenza, sottolineando che non va rivolta solo alle persone della propria cerchia familiare e affermò a titolo di esempio:"tratta i tuoi vecchi come devono essere trattati ed estendi il trattamento ai vecchi degli altri"[8]. Bisogna tuttavia tenere conto che l'ideale dell'uomo dignitoso (junzi) del confucianesimo è diverso dal bodhittsava del buddhismo o del santo del cristianesimo, pertanto non si può identificare la benevolenza confuciana con la compassione buddhista o la carità cristiana. Sotto questo punto di vista, per la Cina fu molto importante l'introduzione del buddhismo e l'enfasi con cui predicava la compassione e la gentilezza[9].

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sant'Agostino - La pazienza
  2. ^ Catechismo della Chiesa Cattolica - Le virtù
  3. ^ Lama Anagarika Govinda, Riflessioni sul buddhismo, Edizioni Mediterranee, 1985
  4. ^ La compassione secondo il buddhismo
  5. ^ Matthieu Ricard-Jean Françoise Revel, Il monaco e il filofofo. Laicità e buddismo a confronto, Sperling & Kupfer, 2013
  6. ^ Henry De Lubac, Aspetti del Buddhismo, vol. 21, Jaca Book, 1979
  7. ^ A.A.V.V., Enciclopedia delle religioni, Garzanti, 2004
  8. ^ The Confucian Concept of Ren Philosophy Essay
  9. ^ A.C. Bouquet, Breve storia delle religioni, Mondadori, 1975

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Religioni Portale Religioni: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di religioni