Immanuel Kant

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(DE)

« Aufklärung ist der Ausgang des Menschen aus seiner selbstverschuldeten Unmündigkeit. Unmündigkeit ist das Unvermögen, sich seines Verstandes ohne Leitung eines anderen zu bedienen. Selbstverschuldet ist diese Unmündigkeit, wenn die Ursache derselben nicht am Mangel des Verstandes, sondern der Entschließung und des Muthes liegt, sich seiner ohne Leitung eines anderen zu bedienen. Sapere aude! Habe Muth, dich deines eigenen Verstandes zu bedienen! ist also der Wahlspruch der Aufklärung. »

(IT)

« L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da un difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo. »

(Immanuel Kant da Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?, 1784, Akademie-Ausgabe VIII, 35)
Immanuel Kant
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Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724Königsberg, 12 febbraio 1804) è stato un filosofo tedesco.

Fu il più importante esponente dell'illuminismo tedesco, anticipatore degli elementi fondanti della filosofia idealistica e della modernità. Autore di una vera e propria rivoluzione filosofica ("rivoluzione copernicana"), con lui la filosofia perde l'aspetto dogmatico metafisico tradizionale ed assume i caratteri di una ricerca critica sulle condizioni del conoscere.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Vita privata di Immanuel Kant.

Le fonti: l'epistolario e i primi biografi[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto e firma di Immanuel Kant

« Kant non ha altra biografia che la storia del proprio filosofare. »

(Otfried Höffe, Immanuel Kant, Bologna, Il Mulino, 1997, p. 9)

La maggior parte della sua biografia è conosciuta grazie all'epistolario, un resoconto asciutto dei rapporti con gli studenti, i colleghi, gli amici e i parenti, ricco di interessanti dettagli sui rapporti intercorsi con alcune importanti personalità del secolo e sulle prime reazioni ottenute dal pensiero kantiano[1]. Importanti sono anche le prime biografie a lui dedicate, quali quelle di Ludwig Ernst Borowski[2], di Reinhold Bernhard Jachmann[3], di Ehregott Andreas Wasianski[4], di Johann Gottfried Hasse[5] del 1804 e di Friedrich Theodor Rink[6] e ad opera di persone che ebbero modo di conoscerlo personalmente e di frequentarlo anche in qualità di collaboratori.[1] L'edizione italiana dell'epistolario di Kant non contiene lettere precedenti il 1761[7], mentre le biografie menzionate lo ritraggono soprattutto a partire dalle esperienze che gli autori ebbero di Kant quando egli era sul finire della vita, per cui questo repertorio biografico rischia di produrre un ritratto sbilanciato verso la rigidità tipica dell'età senile, quando invece in generale Kant fu personaggio "socievole e, nel suo stile di vita, addirittura galante"[8].

Le origini e l'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Kant nacque nel 1724 nella periferia di Königsberg, allora capitale della Prussia Orientale e oggi, con il nome di Kaliningrad, capoluogo dell'omonimo Oblast, exclave russa tra Polonia e Lituania. Era quarto di undici figli (o nove, secondo altri[8]), dei quali solo cinque raggiunsero l'età adulta.[9]

Nello stesso anno in cui nacque Kant, la città venne unificata a partire dai conglomerati di Altstadt, Löbenicht e Kneiphof. A Königsberg si affacciavano numerosi commercianti inglesi, che scambiavano articoli russi (cereali e bestiame) con vino e spezie.

Era alto un metro e cinquanta, tanto che sua madre lo aveva soprannominato manelchen ("ometto"), condusse una vita casta, poiché forse era asessuale[10] o, secondo altri, omosessuale[11] ma non desiderando assecondare questa preferenza, considerata da lui anormale[12], si impose l'astinenza e non ebbe nessuna relazione sentimentale.[13]

Kant riteneva che il nonno paterno fosse un immigrato scozzese, supposizione che non è possibile confermare: il bisnonno Richard era del Kurland, anche se due delle sue figlie erano effettivamente sposate con scozzesi[8]. Il padre di Immanuel, Johann Georg Kant (1682-1746), era un sellaio originario di Memel, al tempo la città prussiana più settentrionale (oggi Klaipėda, in Lituania); la madre, Anna Regina Reuter (1697-1737), proveniente da una famiglia originaria di Norimberga e Tubinga, era una seguace del pietismo. Kant condivise dunque con molti illuministi tedeschi origini povere[8].

Al Collegium Fridericianum e all'università[modifica | modifica wikitesto]

L'educazione religiosa impartitagli dalla madre continuò anche nel Collegium Fridericianum,[14] che Kant frequentò dalla Pasqua del 1732 all'8 maggio 1740 e il cui direttore era da poco diventato Franz Albert Schultz (1692-1763). Costui era allievo di Christian Wolff e importante esponente del pietismo, nonché professore di teologia: soccorse finanziariamente, così come fecero altri amici di Kant, gli studi dell'indigente ragazzo.[15]

Al Collegio, indicato dalla gente di Königsberg come un "rifugio di Pietisti", aveva larghissimo spazio un rigoroso catechismo: Kant vi studiò molto il latino, l'ebraico (dall'Antico Testamento), poco il greco antico (limitato al Nuovo Testamento) e quasi per nulla le materie scientifiche.[16][17] Kant ricorderà il Fridericianum come una "schiavitù giovanile", e anche avanti negli anni vi penserà con "paura e angoscia"[17]. In particolare per l’educazione religiosa, ricevuta nel Collegium così come per quella impartitagli nell’ambito familiare, Kant, ormai in tarda età, così commentava:

« Si dica del pietismo ciò che si vuole, le persone che lo vivevano veramente possedevano ciò che di più alto può possedere l’uomo: quella quieta serenità e pace interiore che nessuna passione potrebbe turbare. Nessuna privazione, nessuna persecuzione le addolorava, nessun contrasto le induceva all’ira o all’inimicizia. [...] I miei genitori, modelli di onestà, di probità e di ordine, senza lasciarmi un patrimonio (ma nemmeno debiti), mi hanno dato un’educazione che non potrebbe essere migliore dal punto di vista morale e per la quale nutro sentimenti di vivissima gratitudine ogni volta che penso a loro [18]. »

Nel 1737 muore la madre: Kant, tredicenne, la consegnò alla tomba il 23 dicembre[17].

Il 24 settembre 1740, Kant, secondo miglior allievo della classe, si immatricolò all'Università di Königsberg, la cosiddetta Albertina, per intraprendere studi filosofici, di teologia, di letteratura latina e di matematica, completati nel semestre estivo 1746, dove fu allievo di Martin Knutzen (1713-1751),[19] docente di logica e metafisica, l'interesse per Newton, scomparso nel 1727, ma anche per le scienze in generale, si manifestò proprio in questo periodo: grazie all'estro di Knutzen,[20] Kant si legò alla fisica di Newton, che diventò per lui un modello di scienza esatta.[17]

Nel 1746 morì il padre; Kant lasciò l'Albertina nella tarda primavera o all'inizio dell'estate 1748, procurandosi da vivere come precettore domestico, inizialmente presso il predicatore Andresch, poi presso il maggiore von Hülsen all'incirca fino al 1753, infine presso il conte Keyserling.[21] È del 1746, pubblicato però nel 1749, il primo scritto, Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive, nel quale Kant si soffermò sul problema del calcolo dell'energia cinetica dei corpi. È questa un'opera dalla forte e chiara impronta illuministica: possiamo infatti ritrovarvi le prime tracce del suo "sapere aude", con il quale demolisce l'autorità dei pensatori precedenti in nome di nuove scoperte sorrette dall'intelletto, con un chiaro rinvio a Francesco Bacone.

La maturità[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Kant eseguito da Charlotte Amalia Keyserling nel 1755

Nel 1755 con la tesi di laurea Principiorum Primorum cognitionis metaphysicae nova delucidatio ottenne la licenza di magister, mansione che esercitò per quindici anni. Non aveva però ancora uno stipendio fisso, in quanto pagato direttamente dagli studenti, e ciò lo obbligava a lavorare molto; preparava meticolosamente le lezioni, dimostrandosi un buon insegnante, piacevole da ascoltare.[22]

L'ipotesi cosmogonica della nebulosa solare primitiva, esposta nel 1755 nella Storia universale della natura e teoria del cielo (che egli desunse da Buffon e da altre fonti), in particolare dal materialismo antico di Democrito, Epicuro e Leucippo, ebbe molta fortuna e gli diede fama anche nel campo dell'astronomia. Essa fu enunciata proprio da Laplace che la rielaborò e la rilanciò nel 1796 nella Exposition du système du monde (Esposizione del sistema del mondo).

Nel 1770 lavorò come vice-bibliotecario presso la Reale Biblioteca, stesso anno in cui pubblicò la Dissertazione (De mundi sensibilis atque intellegibilis forma et principiis), testo grazie al quale riuscì a ottenere la cattedra di metafisica e logica all'Università di Königsberg. Da questo anno iniziò a lavorare a quel progetto che si concluderà nel 1781 con la pubblicazione della Critica della Ragion pura. Il 7 giugno 1771 scriveva al suo allievo Marcus Herz:[23] «Sto lavorando a un’opera che deve contenere, ed anche elaborare abbastanza dettagliatamente, il rapporto dei concetti fondamentali e delle leggi concernenti il mondo sensibile insieme a un abbozzo di ciò che costituisce la natura della dottrina del gusto, della metafisica e della morale [24]». Kant quindi pensava di scrivere una sola grande opera, che avrebbe voluto vorrebbe intitolare Die Grenzen der Sinnlichkeit und der Vernunft (I limiti della sensibilità e della ragione), che poi invece dividerà nelle tre Critiche: la Critica della ragion pura, la Critica della ragion pratica e la Critica del giudizio. All'università Kant inizia a sviluppare un pensiero originale, come poi accadrà per gli idealisti Fichte, Schelling e Hegel. Kant continuò ad insegnare sino al 1796 (l'ultima lezione, sulla logica, è del 23 luglio), compiendo con scrupolosità i suoi obblighi accademici anche quando, per debolezza senile, gli divennero estremamente gravosi.

Herder, che fu suo allievo negli anni 1762-1774, ha lasciato questa immagine di lui:

« Io ho avuto la felicità di conoscere un filosofo, che fu mio maestro. Nei suoi anni giovanili, egli aveva la gaia vivacità di un giovane, e questa, credo, non lo abbandonò neppure nella tarda vecchiaia. La sua fronte aperta, costruita per il pensiero, era la sede di una imperturbabile serenità e gioia; il discorso più ricco di pensiero fluiva dalle sue labbra; aveva sempre pronto lo scherzo, l'arguzia e l'umorismo, e la sua lezione erudita aveva l'andamento più divertente. Con lo stesso spirito col quale esaminava Leibniz, Wolff, Baumgarten, Crusius, Hume, e seguiva le leggi naturali scoperte da Newton, da Keplero e dai fisici, accoglieva anche gli scritti allora apparsi di Rousseau, il suo Emilio e la sua Eloisa, come ogni altra scoperta naturale che venisse a conoscere: valorizzava tutto e tutto riconduceva a una conoscenza della natura e al valore morale degli uomini priva di pregiudizi. La storia degli uomini, dei popoli e della natura, la dottrina della natura, la matematica e l'esperienza, erano le sorgenti che avvivavano la sua lezione e la sua conversazione. Nulla che fosse degno di essere conosciuto gli era indifferente; nessuna cabala, nessuna sètta, nessun pregiudizio, nessun nome superbo, aveva per lui il minimo pregio di fronte all'incremento e al chiarimento della verità. Egli incoraggiava e costringeva dolcemente a pensare da sé; il dispotismo era estraneo al suo spirito. Quest'uomo, che io nomino con la massima gratitudine e venerazione, è Immanuel Kant: la sua immagine mi sta sempre dinanzi.[25] »

La vita di Kant, priva di avvenimenti notevoli, fu dedicata interamente alle attività intellettuali, a cui fece da cornice uno stile di vita regolare e abitudinario. La sua giornata cominciava alle cinque, subito dedicata al lavoro, e continuava con la colazione, poi una passeggiata, il riposo alle dieci. Non lasciò mai la sua città natale[26], neanche dopo la chiamata dell'Università di Halle che gli offriva uno stipendio più alto, un maggior numero di studenti e di conseguenza anche maggior prestigio. Era convinto che Königsberg fosse il posto ideale per i suoi studi. Il rigorismo della sua dottrina morale e suo celebre ritiro dalla vita mondana ha favorito il fiorire di leggende sulla sua condotta di vita: si dice che egli stesso si imponesse rigide regole per le quali tutte le sere andava a dormire alle dieci in punto, per alzarsi alle cinque meno cinque del mattino seguente, senza mai anticipare o ritardare l'ora. Altresì, si racconta che i suoi concittadini regolassero gli orologi basandosi sulla sua routine quotidiana.[27]. La costanza richiesta dagli studi unita al contenuto della sua etica si sono fuse nella celebre leggenda del suo abitudinario e regolare stile di vita.[28]

La censura[modifica | modifica wikitesto]

L'unico fatto che uscì davvero fuori dai canoni di una vita completamente dedicata allo studio fu lo screzio che ebbe con il governo prussiano a seguito della seconda edizione, pubblicata nel 1794, dell'opera La religione entro i limiti della semplice ragione, ma con l'incoronazione di Federico Guglielmo III la libertà di stampa venne ripristinata e Kant rivendicò la libertà di pensiero nel Conflitto delle facoltà, del 1798.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Morì nel 1804, dopo essere stato afflitto, a partire dal 1798,[29] da un decadimento delle funzioni cognitive ed altri disturbi che permettono di ipotizzare che fosse affetto da Alzheimer o comunque da un'altra malattia degenerativa[30]. La sua ultima frase fu: "Es ist gut" ("Va bene").

È stato sepolto in un piccolo mausoleo, nell'angolo nord-est della Cattedrale di Königsberg, odierna Kaliningrad. Sulla sua tomba vi è un epitaffio che recita l'explicit della Critica della ragion pratica:

(DE)

« Zwei Dinge erfüllen das Gemüt mit immer neuer und zunehmender Bewunderung und Ehrfurcht, je öfter und anhaltender sich das Nachdenken damit beschäftigt: Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetz in mir. »

(IT)

« Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. »

(Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant dalla Critica della ragion pratica[31])

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pensiero di Kant.

Uno dei principali contributi della dottrina kantiana è l'aver superato la metafisica dogmatica operando una rivoluzione filosofica tramite una critica della ragione che determina le condizioni e i limiti delle capacità conoscitive dell'uomo nell'ambito teoretico, pratico ed estetico. Questi ambiti non sono scelti casualmente ma sono per Kant corrispondenti alle tre principali questioni cui la filosofia deve provare a rispondere, ovvero "Che cosa posso sapere?; Che cosa devo fare?; Che cosa ho diritto di sperare?"[32]

La Critica della ragion pura, pubblicata in prima edizione nel 1781, e in una seconda edizione, fortemente rielaborata in alcune parti nel 1787 mira, come si desume dalle Prefazioni, alla fondazione di una critica la cui funzione avrebbe dovuto essere quella di gettare le fondamenta dell'edificio della metafisica, poi elaborata nelle due opere Metafisica dei costumi e Primi principi metafisici della scienza della natura, questi ultimi, in particolare, ripresi e approfonditi nell'Opus postumum. Nella Prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura, Kant prospetta la novità della propria opera paragonando la sua rivoluzione nel modo di pensare alla rivoluzione compiuta da Copernico, Galilei, Keplero e Newton nell'astronomia. Nella definizione del metodo del filosofare, Kant introduce il concetto del trascendentale a cui si atterrà, con notevoli ampliamenti e modifiche, anche nelle due opere successive (Critica della ragion pratica e Critica del giudizio), come pure in altri lavori posteriori. La sua attività di pensatore riguarda prevalentemente la gnoseologia, l'etica, l'estetica, la biologia, e la teologia; ma anche la logica, l'antropologia, la metafisica, la geografia fisica, la pedagogia e la fisica, interessi che coltivò durante tutta la sua attività filosofica, come documenta l'edizione dei suoi scritti editi e inediti pubblicata a cura dell'Accademia delle Scienze di Berlino a partire dal 1901[33].

Opere di Kant[modifica | modifica wikitesto]

Fase pre-critica[modifica | modifica wikitesto]

Delle corporee differenze essenziali, 1771
  • 1775Delle diverse razze di uomini[50]
  • 1776 - 1777 - Due saggi sul 'Philantropinum', una scuola riformista fondata da Johann Bernhard Basedow nel 1774

Fase critica[modifica | modifica wikitesto]

  • 1781Critica della ragion pura
  • 1782 - Recensione dell'edizione della corrispondenza di Johann Heinrich Lambert
  • 1782 - Messaggio ai medici sull'epidemia di primavera del 1782
  • 1783Prolegomeni a ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza[51]
  • 1783 - Recensione di Johann Heinrich Schulz, Saggio di una guida etica per tutti gli uomini, senza distinzione di religione, con un'appendice sulla pena di morte[52]
  • 1784Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico[53][54]
  • 1784 – Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?[55]
  • 1784 – Congetture sull'inizio della storia umana
  • 1785L'illegittimità della ristampa dei libri[56]
  • 1785 – Fondazione della metafisica dei costumi[57]
  • 1785 - Recensione di Johann Gottfried Herder, Idee per la filosofia della storia dell'umanità
  • 1785 - Sui vulcani della luna[35]
  • 1785 - Determinazione del concetto di razza umana[58]
  • 1786Princìpi metafisici della scienza della natura[59]
  • 1786 – Che cosa significa orientarsi nel pensiero?[55]
  • 1786 - Presumibile inizio della storia umana[60]
  • 1786 - Recensione di Gottlieb Huseland Saggio sul fondamento del diritto naturale[61]
  • 1786 - Alcune osservazioni sulla recensione di L. H. Jakob all'opera di Moses Mendelssohn Morgenstunden (Le ore del mattino. Lezioni sull'esistenza di Dio)
  • 1786 - De medicina corporis,quae philosophorum est[62]
  • 1787Critica della ragion pura (seconda edizione)[63]
  • 1788Critica della ragion pratica[64]
  • 1788 – Sull'impiego dei principi teleologici in filosofia[55]
  • 1788 - La recensione di Kraus all'Eleutheriologie di von Ulrich
  • 1789Prima introduzione alla critica della facoltà di giudizio[65] (il testo, lasciato inedito da Kant, fu ritrovato da Wilhelm Dilthey nel 1889 nella Biblioteca dell'università di Rostock e pubblicato solo nel 1914)
  • 1790Critica del Giudizio[66]
  • 1790 – Su una scoperta secondo la quale ogni nuova critica della ragion pura sarebbe resa superflua da una più antica (contro Johann Augustus Eberhard)[55]
  • 1791Sul fallimento di tutti i tentativi filosofici in teodicea[55]
  • 1793La religione entro i limiti della semplice ragione[67]
  • 1793 – Sulla questione messa a concorso dall'Accademia reale delle scienze per l'anno 1791: quali sono i reali progressi compiuti dalla metafisica in Germania dai tempi di Leibniz e di Wolff?[55]
  • 1793 – Sul detto comune: "Questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica"[68][69]
  • 1793 – A proposito dell'opera di Sommering sull'organo dell'anima
  • 1794La fine di tutte le cose[55][70]
  • 1794 - A proposito dell'influenza della luna sul clima[35]
  • 1795 – Per la pace perpetua[55]
  • 1796D'un tono da signori assunto di recente in filosofia[55]
  • 1796 – Dichiarazione riguardo alla dottrina della scienza di Fichte
  • 1796 - Esame di una controversia matematica basata su un malinteso
  • 1796 - Annuncio del prossimo completamento d'un trattato per la pace perpetua in filosofia[55]
  • 1797La metafisica dei costumi[71]
  • 1797Sul presunto diritto di mentire per amore dell'umanità[72][73]
  • 1798 – Antropologia dal punto di vista pragmatico[74][75]
  • 1798Il conflitto delle facoltà[76]
  • 1798 - Sulla realizzazione di libri[77]
  • 1800 - Prefazione al libro di Reinhold Bernhard Jachmann, Esame della filosofia kantiana della religione
  • 1800 - Poscritto al Dizionario lituano-tedesco di Christian Gottlieb Mielcke
  • 1800Logica (a cura di Gottlob Benjamin Jäsche, suo allievo)[78]
  • 1802Geografia fisica (a cura di Friedrich Theodor Rink)[79]
  • 1803Pedagogia (a cura di Friedrich Theodor Rink)[80]

Opere postume[modifica | modifica wikitesto]

L'edizione di riferimento degli scritti di Kant è quella a cura dell'Accademia di Berlino, conosciuta come “Akademie-Ausgabe”: Kant's Gesammelte Schriften, von der Königlich-Preußische Akademie der Wissenschaften zu Berlin, Berlino 1902 ss, i testi dei primi 23 volumi sono consultabili sul sito: Elektronische Edition der Gesammelten Werke Immanuel Kants.

Il progetto di un'edizione critica degli scritti kantiani era stato avanzato nel 1894-95 da Wilhelm Dilthey,[81] che aveva proposto di suddividere gli scritti in quattro sezioni:

Prima: Werke [Opere pubblicate durante la vita di Kant] - Volumi I–IX; Seconda: Briefwechsel [Corrispondenza] (Volumi. X–XIII, con un Supplemento nel volume XXIII); Terza: Handschriftlicher Nachlass [Lascito manoscritto] (Volumi XIV–XXIII); Quarta: Vorlesungen [Lezioni 1770-1796] (Volumi XXIV–XXIX), (non ancora completata: manca la seconda parte del volume 26 Physische Geographie).

Volumi pubblicati:[82]

  • I. (1902, 2ª edizione 1910): Scritti pre-critici 1747-1756
  • II. (1905, 2° 1912): Scritti pre-critici 1757-1777
  • III. (1904, 2° 1911): Critica della ragion pura (seconda edizione, 1787)
  • IV. (1903, 2° 1911): Critica della ragion pura (prima edizione, 1781), Prolegomeni (1783), Fondazione della metafisica dei costumi, Principi metafisici della scienza della natura (1786)
  • V. (1908, 2° 1913): Critica della ragion pratica (1788), Critica del giudizio (1790)
  • VI. (1907, 2° 1914): La religione nei limiti della semplice ragione (1793), Metafisica dei costumi (1797)
  • VII. (1907, 2° 1917): Il conflitto delle facoltà (1798), Antropologia dal punto di vista pragmatico (1798)
  • VIII. (1912, 2° 1923): Saggi pubblicati dopo il 1781
  • IX. (1923): Logica (1800), Geografia fisica (1802), Pedagogia (1803)
  • X. (1900 2° 1922): Lettere 1747-1788
  • XI. (1900 2°1922): Lettere 1789-1794
  • XII. (1902 2° 1922): Lettere 1795-1803
  • XIII. (1922): Note ai volumi X-XII ed Indici
  • XIV. (1911 2° 1925): Riflessioni [Reflexionen] su Matematica, Fisica e Chimica, Geografia fisica
  • XV. (1913 2° 1923): Ristampa della ‘Psicologia Empirica' contenuta nella ‘Metaphysica' di Alexander Gottlieb Baumgarten (paragrafi 504-699) con le annotazioni di Kant, Riflessioni sull'Antropologia
  • XVI. (1914 2° 1924): Ristampa di 'Auszug aus der Vernunftlehre' [Estratto dalla dottrina della ragione] di Georg Friedrich Meier, Halle, 1752, con le annotazioni di Kant
  • XVII. (1926): Ristampa della quarta edizione (1757) della ‘Metaphysica' di Alexander Baungarten (tranne i paragrafi 504-699, ristampati nel volume XV) con le annotazioni di Kant, ‘Erläuterungen' (Osservazioni) sulla metafisica (1753-1776)
  • XVIII. (1928): 'Erläuterungen' (Osservazioni) sulla metafisica (1776-1789), Ristampa di ‘Vorbereitung zur natürlichen Theologie' (Preparazione per la teologia naturale) di Johann Augustus Eberhard, Halle, 1781, con le annotazioni di Kant, Riflessioni sulla Metafisica (1790-1804)
  • XIX. (1934): Filosofia morale: Ristampa di ‘Initia philosophiae practicae primae' di Alexander Baumgarten, Halle, 1760, con le annotazioni di Kant, Riflessioni sulla Filosofia morale, ristampa di ‘Iuris naturalis Part posterior' di Gottfried Achenwall, Göttingen,1763, con le annotazioni di Kant, Riflessioni sulla Filosofia del diritto, Riflessioni sulla filosofia della religione
  • XX. (1942): Annotazioni alle Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, Fogli sparsi sulle Osservazioni sul sentimento del Bello e Sublime, Prima Introduzione alla Critica del Giudizio, Concorso dell'Accademia reale delle scienze per l'anno 1791 sui progressi della metafisica dai tempi di Leibniz e Wolff
  • XXI. (1936) e XXII. (1938): Opus postumum
  • XXIII. (1955): Lavori preparatori e Supplementi
  • XXIV.1 e XXIV.2 (1966): Logica
  • XXV.1 e XXV.2 (1997): Antropologia
  • XXVI.1 (2009): Geografia fisica (da completare)
  • XXVII.1 (1974) XXVII.2.1 (1975) XXVII.2.2 (1979) Filosofia morale (contiene anche il Naturrecht Feyerabend e la ristampa dell'’Ethica Philosophica' di Alexander Baumgarten, seconda (1751) e terza (1763) edizione.
  • XXVIII.1 (1968) XXVIII.2.1 (1970) XXVIII.2.2 (1972) Metafisica e Teologia razionale
  • XXIX.1 (1980) XXIX.2 (1983) Lezioni brevi e Supplementi I e II

I volumi XIV-XIX contengono le note manoscritte di Kant non destinate alla pubblicazione; il curatore dell'edizione, Erich Adickes, le ha suddivise per argomento ed ha stabilito l'ordine cronologico.

Alcune note manoscritte di Kant erano state pubblicate a cura di Benno Erdmann, Leipzig, Fues, 1882-1884 (nuova edizione riveduta in un volume a cura di Norbert Hinske, Stuttgart-Bad Cannstatt,Frommann-Holzboog, 1992).

  • Le riflessioni di Kant sulla filosofia critica: dalle note manoscritte di Kant.
    • Vol. 1: Riflessioni sull'antropologia
    • Vol. 2: Riflessioni sulla Critica della ragion pura

L'edizione comprende anche i manuali usati da Kant nelle lezioni di metafisica e psicologia (Baumgartner) e logica (Meier) a cui Kant è rimasto fedele durante tutta la sua carriera e che ha ampiamente annotato. Tra i manoscritti pubblicati in questi volumi, il ‘Duisburger Nachlass' (Reflexionen 4674–84, vol. 17, pp. 643–673)[83] è di particolare interesse. Si tratta di un manoscritto databile al 1775, il cui nome deriva non dalla città di Duisburg, ma dall'essere appartenuto alla famiglia della nobildonna Luise von Duisburg (1811-1862);[84]; pubblicato per la prima volta nel 1889 è un contributo importante per lo studio della genesi della Critica della ragion pura, durante il ‘decennio silenzioso' (1771-1780).

Le lezioni contenute nei volumi XXVI - XXIX non sono basate su manoscritti di Kant, ma sugli appunti dei suoi studenti[85] e sono indicate col nome dell'estensore (‘'Metaphysik Herder'’ indica gli appunti di Johann Gottfried Herder, che seguì le lezioni di Kant dal 1762 al 1764), oppure con il luogo del ritrovamento (‘'Wiener Logik'’ è un corso di lezioni ritrovato a Vienna)[86].

Alcune lezioni sono state pubblicate in edizioni separate:

  • Immanuel Kant: Logik-Vorlesung. Unveröffentlichte Nachschriften. I. Logik Bauch; II. Logik Hechsel; Warschauer Logik, a cura di Tillmann Pinder, Hamburg, Felix Meiner, 1998.
  • Immanuel Kant: Vorlesung zur Moralphilosophie, a cura di Werner Stark, con un'introduzione di Manfred Kühn, Berlino, Walter de Gruyter, 2004.
  • Le lezioni sul diritto naturale, note come Naturrecht Feyerabend, risalenti al 1784, sono state pubblicate in edizione critica in tre volumi: cfr. H. P. Delfosse, N. Hinske, G. Sadun Bordoni, Kant-Index, Band 30: Stellenindex und Konkordanz zum “Naturrecht Feyerabend”, Teilband I: Einleitung des“Naturrechts Feyerabend”, Stuttgart 2010; Stellenindex und Konkordanz zum “Naturrecht Feyerabend”, Teilband II und Teilband III; Abhandlung des “Naturrechts Feyerabend”, Stuttgart 2014.

Un'edizione più recente delle opere contenute nella prima sezione, con un testo in parte migliorato, è stata curata da Wilhelm Weischedel, Immanuel Kant Werke in sechs Bänden, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1983 ss.

Traduzioni italiane degli scritti postumi[modifica | modifica wikitesto]

  • Opus postumum [Passaggio dai principi metafisici della scienza della natura alla fisica] trad. Vittorio Mathieu, Bologna, Zanchelli, 1963.
  • Lezioni di etica trad. Augusto Guerra, Bari. Laterza, 1971.
  • Lezioni di psicologia trad. Gian Antonio De Toni, introduzione di Luciano Mecacci, Bari, Laterza, 1986.
  • Lezioni sulla conoscenza naturale dell'uomo, a cura di H. Hohenegger, "MicroMega", 4, 1997, 237-270.
  • Versi sulla virtù benevola, a cura di W. Stark, tr. it. di A. Anedda, "MicroMega", 5, 1997, 227-234.
  • Sul piacere e sul dolore. Immanuel Kant discute Pietro Verri, a cura di P. Giordanetti, Milano, Unicopli, 1998 (contiene la traduzione italiana con testo a fronte di tutti i passi inediti ed editi in cui Kant discute il pensiero di Verri; la discussione si svolge soprattutto nelle Lezioni di antropologia, pubblicate nel 1997 in edizione critica nel volume XXV della Akademie-Ausgabe).
  • Realtà ed esistenza. Lezioni di metafisica: introduzione e ontologia, trad. di Armando Rigobello, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 1998.
  • Inganno e illusione, in I. Kant-J.G. Kreutzfeld, Inganno e illusione. Un confronto accademico, a cura di M.T. Catena, Napoli, Guida, 1998, pp. 41–62.
  • Logica di Vienna, trad. Bruno Bianco, Milano Franco Angeli, 2000.
  • Annotazioni alle Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, a cura di Maria Teresa Catena, Napoli, Guida, 2002.
  • Lezioni sul diritto naturale (Naturrecht Feyerabend), testo tedesco a fronte, a cura di Norbert Hinske e Gianluca Sadun Bordoni, Milano, Bompiani, 2016.
  • Riflessioni sulla Critica della ragion pura da annotazioni manoscritte, a cura di Benno Erdmann, trad. Raffaele Ciafardone, Nocera Inferiore, Orthotes, 2017.

Lettere[modifica | modifica wikitesto]

Kant fu in corrispondenza con filosofi e scienziati famosi (gli anni si riferiscono alle lettere pubblicate):

Tra le lettere importanti sono da citare almeno:

  • A Marcus Herz (7 giugno 1771)
  • A Marcus Herz (21 febbraio 1772 - la lettera più famosa)
  • A Christian Garve (7 agosto 1783)
  • A Marcus Herz (26 maggio 1789)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Höffe, 1997, cit., p. 10.
  2. ^ (DE) Darstellung des Lebens und Charakters Immanuel Kant's ("Ritratto della vita e della personalità di Immanuel Kant").
  3. ^ (DE) Immanuel Kant geschildert in Briefen an einen Freund ("Immanuel Kant ritratto nelle lettere a un amico").
  4. ^ (DE) Immanuel Kant in seinen letzten Lebensjahren ("Immanuel Kant nei suoi ultimi anni di vita").
  5. ^ Letzte Äußerungen Kants von einem seinem Tischgenossen ("Le ultime dichiarazioni di Kant da uno dei suoi commensali").
  6. ^ (DE) Ansichten Aus Immanuel Kants Leben, 1805 ("Opinioni sulla vita di Kant").
  7. ^ I. Kant, Epistolario filosofico 1761-1800, a cura di O. Meo, Il melangolo, Genova 1990. L'edizione delle Opere di Kant dell'Accademia di Berlino, in cui l'epistolario si trova ai volumi X - XIII, riporta come prima lettera quella a Johann Christoph Bohlius del 22 aprile 1747.
  8. ^ a b c d Höffe, 1997, cit., p. 11.
  9. ^ Maurizio Pancaldi, Mario Trombino, Maurizio Villani, Atlante della filosofia: gli autori e le scuole, le parole, le opere, Hoepli editore, 2006, p. 263.
  10. ^ Nicola Ghezzani, La paura di amare. Capire l'anoressia sentimentale per riaprirsi alla vita, FrancoAngeli, 2012 p.34
  11. ^ Saverio Mauro Tassi, Le disavventure del pensiero filosofico-scientifico
  12. ^ Nella Metafisica dei costumi Kant critica apertamente l'omosessualità
  13. ^ Kant è stato oggetto dell'opera satirica di Frédéric Pagès, professore di filosofia e collaboratore del settimanale satirico francese Le Canard enchaîné che ha inventato il personaggio di Jean-Baptiste Botul, filosofo presunto specialista di Kant, che avrebbe tenuto alcune lezioni in Paraguay, a Nueva Königsberg, un'immaginaria colonia di tedeschi emigrati che si riproponevano di imitare puntigliosamente le abitudini di vita di Kant. Gli aneddoti e la vita sessuale di Kant erano poi state riportati nell'opera di Botul La vita sessuale di Kant (tradotto in Italia da Emanuela Schiano Di Pepe, introduzione di Frédéric Pagès, Il Melangolo, Genova, 2011) che ha avuto il merito di attrarre l'attenzione del filosofo francese Bernard-Henri Lévy che si è riferito al testo di Botul su Kant senza accorgersi che si trattava di un filosofo immaginario.
  14. ^ Heiner F. Klemme, Die Schule Immanuel Kants. Mit dem Text von Christian Schiffert uber das Konigsberger Collegium Fredericianum, Hamburg, Meiner, 1994
  15. ^ Höffe, 1997, cit., p. 11-12.
  16. ^ Notizie riferite dal decano della facoltà di Filosofia S. G. Wald in un breve racconto sugli insegnanti di Kant e sulle sue esperienze scolastiche in un discorso commemorativo pronunciato il 23 aprile 1804 in R. Reicke, Kantiana, Königsberg, 1860, p. 56.
  17. ^ a b c d Höffe, 1997, cit., p. 12.
  18. ^ F. T. Rink, Ansichten Aus Immanuel Kants Leben, cit. p 13, citato da: Guido De Ruggiero, Storia della filosofia, Volume 6, Laterza, 1968 p.151
  19. ^ Benno Erdmann, Martin Knutzen und seine Zeit. Ein Beitrag, Leipzip, 1876; Manfred Kuehn, "Knutzen, Martin (1713–51)", in Heiner F. Klemme, Manfred Kuehn (eds.), The Dictionary of Eighteenth-Century German Philosophers, Londra, Continuum, 2010.
  20. ^ Manfred Kuehn nel saggio "Kant's Teachers in the Exact Sciences", in Eric Watkins (ed.), Kant and the Sciences, New York, Oxford University Press, 2001, pp. 11-30, ha sostenuto, in contrasto con Erdmann, che l'attitudine di Kant verso Knutzen fu critica fin dalla pubblicazione dei Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive (1747).
  21. ^ Höffe, 1997, cit., p. 13.
  22. ^ All'attività di Kant come insegnante è dedicato il sito di Steve Naragon, Kant in the Classroom.
  23. ^ Ak. X, pp. 121-124; I. Kant, Epistolario filosofico 1761-1800, pp. 61-63.
  24. ^ Immanuel Kant, Dissertazioni latine, Nota introduttiva, Giunti 2014, p.207
  25. ^ Johann Gottfried Herder (In Edgar Quinet, Essai sur Herder, in Oeuvres complètes, VIII, Ginevra, Slatkine, 1990, pp. 120-121)
  26. ^ Höffe, 1997, cit., p. 10. Pure, notevole era la sua competenza in geografia.
  27. ^ F. Palazzi, Enciclopedia degli aneddoti, Zanichelli, Bologna, 2005.
  28. ^ D. Massaro, La comunicazione filosofica, Paravia, Milano, 2002.
  29. ^ Lettera a Christian Garve del 21.9.1798: in cui Kant dice di sentirsi «come paralizzato per i lavori spirituali», Epistolario filosofico 1761-1800, cit, p.395
  30. ^ Renato Fellin, Stefano Cartacciolo,Federica Sgarbi, L'altro Kant - La malattia, l'uomo, il filosofo, Piccin, 2009, ISBN 978-88-299-2004-4.
  31. ^ A chiarimento così scrive l'autore nell'opera citata:
    «Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo, a una grandezza interminabile con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera in finitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevoli di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire nuovamente al pianeta (un semplice punto nell’universo) la materia del quale si formò, dopo essere stata provvista per qualche tempo ( e non si sa come ) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.» Kant, Critica della ragion pratica, Bari 1982, pp. 197-198 (Akademie Ausgabe V, 161).
  32. ^ Immanuel Kant, Critica della ragion pura, Dottrina trascendentale del metodo
  33. ^ Kants Gesammelte Schriften,(sigla = Ak, per Akademie Ausgabe), Berlino 1901 ss.
  34. ^ trad. Ivano Petrocchi, Pisa-Roma, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 2000.
  35. ^ a b c d e trad. Silvia De Bianchi, La fenice della natura. Scritti di geofisica e astronomia, Milano-Udine, Mimesis, 2016.
  36. ^ trad. Alfio Cozzi, Roma, Barjes 1956; trad. Giacomo Scarpelli, 1987, rivista da Stefano Velotti, Roma, Bulzoni, 2009.
  37. ^ trad. Paolo Grillenzoni, Milano, EDUCatt, 2012
  38. ^ a b c d e f g h i in Scritti precritici, cura di Pantaleo Carabellese (1923), rivista da Rosario Assunto e Rolf Hohenemser, Bari, Laterza, 1953; n. ed. a cura di Angelo Pupi, Bari, Laterza, 1982.
  39. ^ I terremoti, trad. a cura di Paolo Manganaro, Salerno, Edizioni 10/17, 1984.
  40. ^ a b c d Sulla catastrofe: l'illuminismo e la filosofia del disastro. Voltaire, Rousseau, Kant, trad. Elisa Tetamo, a cura di Andrea Tagliapietra, Milano, Mondadori, 2004.
  41. ^ a b Dissertazioni latine, trad. e testo latino di Igor Agostini, Milano, Bompiani, 2014.
  42. ^ Nuove note per la spiegazione della teoria dei venti
  43. ^ trad. Silvestro Marcucci, Pisa-Roma, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 2001
  44. ^ trad. Laura Novati, Milano, Rizzoli, 1989.
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  46. ^ Relazione introduttiva al proprio insegnamento nel corso del semestre invernale del 1765-1766
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  48. ^ trad. a cura di Ada Lamacchia,Padova, Liviana, 1967, Milano, Rusconi 1995.
  49. ^ trad. Filippo Gonnelli, Scritti di storia, politica e diritto, Bari, Laterza, 1995
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  53. ^ Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico
  54. ^ Gonnelli 1995
  55. ^ a b c d e f g h i j in Scritti sul criticismo, a cura di Giuseppe De Flaviis, Bari, Laterza, 1991.
  56. ^ L'illegittimità della ristampa dei libri
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  58. ^ Gonnelli 1995
  59. ^ trad. Paolo Pecere, Milano, Bompiani, 2003
  60. ^ Gonnelli 1995
  61. ^ Gonnelli 1995
  62. ^ De medicina corporis, trad. Vincenzo Bochicchio, Napoli, Guida, 2007
  63. ^ trad. Giovanni Gentile 1909, 1918, rivista da Giuseppe Lombardo-Radice, rivista da Vittorio Mathieu, 1966; trad. Gustavo Bontadini, 1985; a cura di Pietro Chiodi, 1986; trad. Giorgio Colli, 1995.
  64. ^ trad. Francesco Capra, 1908, rivista da Eugenio Garin, 1955.
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  66. ^ trad. Alfredo Gargiulo, 1906, rivista da Valerio Verra, 1959, 1970; a cura di Alberto Bosi, 1993; a cura di Emilio Garroni e Hansmichael Hohenegger, 1999.
  67. ^ trad. Alfredo Poggi, 1941, 1967, rivista da Marco M. Olivetti, Bari, Laterza, 1980.
  68. ^ Sul detto comune: "Questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica"
  69. ^ Gonnelli 1995
  70. ^ trad. Elisa Tetamo, a cura di Andrea Tagliapietra, Torino, Bollati Boringhieri, 2006.
  71. ^ trad. Giovanni Vidari, rivista da Nicolao Merker,Bari, Laterza, 1970.
  72. ^ trad. Elisa Tetamo, in: I. Kant, Benjamin Constant, La verità e la menzogna. Dialogo sulla fondazione morale della politica cura di Andrea Tagliapietra, Milano, Bruno Mondadori, 1996.
  73. ^ Gonnelli 1995
  74. ^ trad. Giovanni Vidari, 1921, rivista da Augusto Guerra, Bari, Laterza, 1969.
  75. ^ Introduzione e note a cura di Miche Foucault, Torino, Einaudi, 2010
  76. ^ trad. Domenico Venturelli, Brescia, Morcelliana, 1994
  77. ^ Gonnelli 1995
  78. ^ trad. Leonardo Amoroso, Bari, Laterza, 1984.
  79. ^ ristampa anastatica in 3 voll., Bergamo : Leading edizioni, 2004. ISBN 88-86996-14-4
  80. ^ trad. Angelo Valdarnini, 1883; trad. Adolfo Zamboni, 1932; a cura di Nicola Abbagnano, 1944; a cura di Noemi Ruspantini, 1953; a cura di Luciana Bellatalla e Giovanni Genovesi,Roma, Anicia, 2009.
  81. ^ Cfr. Frithjof Rodi: ‘'Dilthey und die Kant-Ausgabe der Preußischen Akademie der Wissenschaften. Einige editions- und lebens-geschichtliche Aspekte'’. In: Dilthey-Jahrbuch 10,1996, pp. 108-126.
  82. ^ Per una descrizione del contenuto dei volumi consultare Kant in the Classroom. Materials to aid the study of Kant’s lectures di Steve Naragon.
  83. ^ Traduzione italiana: ‘'Il Fondo Duisburg'’, Pisa - Roma, 2000
  84. ^ ‘'Il Fondo Duisburg'’, cit. Prefazione, p. 10
  85. ^ Norbert Hinske, ‘'Tra Illuminismo e critica della ragione. Studi sul corpus logico kantiano'’, Pisa, 1999, p. 12
  86. ^ Traduzione italiana: ‘'Logica di Vienna'’, Milano, 2000

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Giorgio Tonelli. Kant's Critique of Pure Reason within the Tradition of Modern Logic. A Commentary on its History. Hildesheim, Olms 1994
  • Karl Vorländer, Immanuel Kant. Der Mann und das Werk, Leipzig, Felix Meiner, 1924; Hamburg: Meiner, 3. erw. Aufl. 1992, Ristampa Wiesbaden: Fourier, 2003. ISBN 3-932412-18-4
  • Francesco V. Tommasi, Philosophia transcendentalis. La questione antepredicativa e l'analogia tra la Scolastica e Kant, L.S. Olschki, Firenze 2008.

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