Trascendentale

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Il termine trascendentale, usato per la prima volta nella Scolastica e specificamente in Tommaso d'Aquino, voleva significare il riferimento a ciò che è massimamente universale. San Tommaso lo applicava, cioè, a quei concetti che hanno una loro universalità, quali ad esempio verità e bontà: questi, in un primo grado di universalità, si riferiscono concretamente a tutti gli esseri umani, ma se elaborati teoricamente dall'intelletto e dalla volontà di un essere perfetto come Dio, acquistano, per così dire, una "somma universalità" che si esprime, appunto, nel termine trascendentale.

Trascendentale in Kant[modifica | modifica wikitesto]

« Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscenza degli oggetti, in quanto questa deve essere possibile a priori. »
(I. Kant, Critica della ragion pura, A12)

In Kant il termine trascendentale passò a significare il meccanismo "formale" della conoscenza, a prescindere cioè dal contenuto di essa. Kant infatti vuole spiegare non che cosa si conosce, ma come avviene la conoscenza, ossia definire i presupposti teorici che rendono possibile la conoscenza.

Essa è per un verso passiva, in quanto si basa su dati sensibili che noi acquisiamo, appunto, passivamente ma, per altro verso, è attiva, poiché siamo dotati di "funzioni trascendentali", di modi di funzionamento dell'intelletto che automaticamente si attivano nel momento stesso in cui riceviamo i dati sensibili. Nel caso del primo grado del conoscere, l'intuizione, noi mettiamo istantaneamente in azione le funzioni di spazio e tempo; cioè discriminiamo, selezioniamo attivamente i dati sensibili nello spazio e nel tempo.

Questi modi di funzionamento della conoscenza sensibile non sono un'attività ulteriore che noi mettiamo in esecuzione, ma peculiarità specifiche del nostro stesso intelletto.

Kant inoltre afferma che le funzioni trascendentali hanno caratteristiche di "necessità" - poiché la nostra ragione le mette necessariamente in azione tanto che anche se volessimo non potremmo fare a meno di usarle -, e di "universalità", perché appartengono, allo stesso modo, a tutti gli uomini dotati di ragione.

Dette funzioni - spazio e tempo, nel caso dell'intuizione -, sono dunque da sempre presenti prima ancora di ricevere il primo dato sensibile, in quanto non sono altro che il modo di funzionare della nostra ragione. Infatti entrano subito in azione non appena si riceve il primissimo dato sensibile.

Esse non vanno confuse con gli "universali" ricavati dall'esperienza, perché sono presenti prima dell'esperienza e non vanno neppure identificate con le idee innate, le quali si presentano dotate di un contenuto (come ad esempio l'idea innata di Dio), che le funzioni, invece, non hanno.

Possiamo dunque affermare che esse sono a priori, precedono, cioè, l'esperienza, ovvero la "trascendono", in quanto "stanno al di là" dell'esperienza stessa; ma allo stesso tempo sono "immanenti", in quanto esse diventano reali, acquistano valore effettivo, e il loro funzionamento da potenziale diviene attuale, solo quando si "incarnano" con i dati sensibili.

Pertanto, si potrebbe definire il "trascendentale" come una sintesi di "immanente" e "trascendente".

Il significato di trascendentale nell'Idealismo[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "trascendentale" venne ripreso dagli idealisti Johann Gottlieb Fichte e Friedrich Schelling come sinonimo di funzionale o costitutivo, per designare il loro stesso idealismo: l'idealismo è per costoro un postulato filosofico da ammettere a priori, tramite intuizione intellettuale, necessario al costituirsi non solo della conoscenza umana, ma (a differenza di Kant) anche della realtà oggettiva. Fichte riconosceva infatti a Kant il merito di essersi avvicinato alla concezione idealistica con la dottrina dell'"io penso", o "appercezione trascendentale", che rimaneva, però, un principio formale della realtà. L'idealismo trasforma l'io penso in un principio costitutivo, materiale, della realtà stessa.

Trascendentale è, dunque, l'atto con cui l'Io crea il mondo. Questo atto non può essere dimostrato per via razionale, ma va presupposto all'inizio con un atto intuitivo-intellettuale in questo senso trascendentale: forma e contenuto, trascendente e immanente, prima della creazione della realtà (autocoscienza) e contemporaneamente coincidente con essa (autocreazione).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jan A. Aertsen, Medieval Philosophy and the Transcendentals: the Case of Thomas Aquinas, Leiden: Brill, 1996.
  • Jan A. Aertsen, Medieval Philosophy as Transcendental Thought. From Philip the Chancellor (ca. 1225) to Francisco Suárez, Leiden: Brill, 2012.
  • John P. Doyle, On the Borders of Being and Knowing. Late Scholastic Theory of Supertranscendental Being Leuven: Leuven University Press, 2012.
  • Graziella Federici Vescovini (éd.), Le problème des Transcendantaux du XIVe au XVIIe siècle, Vrin, « Bibliothèque d’Histoire de la Philosophie ». 288 p. 2001.
  • Martin Pickavé (ed.) Die Logik des Transzendentalen. Festchrift für Jan A. Aertsen zum 65. Geburstag, Berlin, de Gruyter, 2003.
  • Piero di Vona, Spinoza e i trascendentali, Napoli, Morano, 1977.
  • Piero di Vona, L'ontologia dimenticata. Dall'ontologia spagnola alla Critica della ragion pura, Napoli, La Città del Sole, 2008.
  • Piero di Vona, Trattato dei concetti trascendenti, Napoli, Giannini Editore, 2011.
  • Piero di Vona, Questioni sui concetti trascendenti, Napoli, Giannini Editore, 2011.

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