Attualismo (filosofia)

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L'attualismo è una forma di idealismo sviluppata da Giovanni Gentile ed evolutasi dalla dialettica di contrastanti correnti (che pur fioriscono da una comune visione del mondo): l'idealismo trascendentale di Immanuel Kant e l'idealismo assoluto di Georg Hegel.

Fortuna storico-politica[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe successo nel postulare una teoria di pensiero speculativo che guadagnasse un consenso sufficiente a cimentarsi nella competizione con le nuove ondate di positivismo (e pertanto di concezioni materialistiche della vita sociale) che si contendevano il campo nell'alveo delle tendenze politiche riformistiche dell'epoca.

Le sue idee, storicamente, risultarono decisive per il consolidamento del potere del Partito nazionale fascista in Italia, fornendo un fondamento dogmatico alle relative riforme, nonché la vera linfa vitale della dottrina filosofica fascista. Nondimeno, Gentile rivendicava al suo attualismo la qualità di quintessenza del positivismo, di cui avrebbe costituito null'altro che la più corretta interpretazione.[1]

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

La filosofia di Gentile fu da lui denominata attualismo o idealismo attuale, poiché in esso l'unica vera realtà è l'atto puro del «pensiero che pensa»,[2] cioè l'autocoscienza, in cui si manifesta lo spirito che comprende tutto l'esistente; in altre parole, non i singoli enti pensati, ma l'atto pensante che sta loro a monte rappresenta l'unica realtà che il filosofo riconosce.[3]

Gentile avversa ogni dualismo e naturalismo rivendicando l'unità di natura e spirito (monismo), cioè di spirito e materia all'interno della coscienza, attribuendo a questa un primato gnoseologico ed ontologico. La coscienza è vista come sintesi di soggetto e oggetto, sintesi di un atto in cui il primo (il soggetto) pone il secondo (autoconcetto). Non hanno quindi senso orientamenti solo spiritualisti o solo materialisti, come non ne ha la divisione netta tra spirito e materia del platonismo, in quanto la realtà è unica (qui è evidente l'influsso del panteismo rinascimentale e dell'immanentismo, più che dell'hegelismo).[4]

A differenza di Benedetto Croce (fautore dello storicismo assoluto o idealismo storicista per cui tutta la realtà è «storia» e non atto in senso aristotelico) Gentile apprezza di Hegel non tanto l'orizzonte storicista, quanto l'impianto idealistico fondato sulla coscienza, ovvero l'assunzione della coscienza come principio del reale, posizione che lo avvicina a Fichte. Anche secondo Gentile vi è un errore, in Hegel, nell'impostazione della dialettica, ma in modo diverso da Croce: Hegel avrebbe infatti lasciato nella sua dialettica forti residui della dialettica del «pensato», ovvero quella del pensiero determinato e delle scienze. Per Gentile, invece, solo nel «pensare in atto» si esprime l'autocoscienza che tutto comprende, mentre il «pensato» è già un fatto divenuto storia.[4]

L'attualismo di Gentile si propone pertanto di riformare la dialettica idealista, con l'aggiunta della teoria dell'atto puro e l'esplicazione del rapporto tra «logica del pensare» e «logica del pensato».[5]

Recuperando Fichte, il filosofo afferma che lo spirito è fondante in quanto unità di coscienza ed autocoscienza, pensiero in atto; l'atto del pensiero pensante, o «atto puro», è il principio e la forma della realtà diveniente. Secondo Gentile la dialettica dell'atto puro si attua in particolare nell'opposizione tra la soggettività rappresentata dall'arte (tesi) e l'oggettività rappresentata dalla religione (antitesi) cui fa da soluzione la filosofia (sintesi).[4]

La «logica del pensiero pensante», inteso come istanza archetipico-ontologica, è una logica filosofica e dialettica, la «logica del pensiero pensato» invece è formale ed erronea, perché i singoli pensieri provenienti dal pensare originario sono solo un mero riflesso contemplativo, una sorta di "prodotto secondario".[4]

Esposizione della teoria[modifica | modifica wikitesto]

Anche se i realisti ammettono che il mondo a loro noto sia l'unico a loro eventualmente conoscibile "come un concetto statico", essi continuano ad assumere che vi sia qualcosa di reale in un concetto che nulla ha a che fare con il loro pensare. Gli attualisti disattendono il concetto statico come totalmente falso rispetto a quel mondo in cui, nella loro concezione, la sola cosa reale è "l'atto di pensare" all'interno dell'essere.

La posizione del realismo afferma che la ripetibilità dell'esperienza testimoni l'esistenza di una base che trascende e supera le nostre percezioni, così imponendo il rigetto dell'idealismo. Tuttavia non considera che il processo di pensare come creazione ed il pensiero del pensare come astrazione sono intercambiabili in funzione della qualità dell'atto di ciascuno. È il processo di pensare che crea il pensiero, il che può non risolversi in una forma di intuizione intellettuale, ma si manifesta in un pensiero di sé stesso che non può essere superato come una concettualizzazione perché è esattamente il suo processo immanente, ciò che è in effetti. Non come i pensieri percepiti, ma come un pensare percettivo prima di essere costruito fuori della sua totalità come un pensiero, non fatta un'astrazione, che non può esistere o essere supposta esistere in alcuna forma al di fuori del pensare del soggetto. Solo il pensiero del soggetto raggiunto dal — e quindi posto al di fuori del — pensare può essere sorpassato; ma solo dal pensare, non da un eterno astratto.

L'attualismo quindi ripudia l'assoluto hegeliano in quanto presupposizione indimostrabile per la mente, salvo considerarlo sinonimo di ciò che è conosciuto o della totalità dell'atto di pensare. Il quale dunque porrebbe i processi dialettici rendendo il ed il "non-sé" una considerazione che può provare il carattere reale dell'esistenza esterna in tanto in quanto è in realtà parte del pensare proprio del sé. E nemmeno l'idealismo ammette concetti archetipici in quella possibile loro concezione che in relazione a tutto il rimanente non conferisce loro alcuna realtà. Gentile fondò una basilare distinzione circa i fattori riguardanti criteri propri all'idealismo per la realtà risalenti all'adagio di George Berkeley: Esse est percipi: [6] pensiero pensante [7] (l'atto di pensare) e pensiero pensato [8] (il "pensiero statico").[9]

Postulato[modifica | modifica wikitesto]

Gentile assunse poi che la conoscenza come il pensiero abbia fissato, contro uno spettro più vasto di limiti del pensare, ogni proposizione del pensare. Se la verità supera le condizioni di ogni proposizione, prendere un postulato conosciuto come verità impedisce ai suoi criteri di avere la capacità di pensare. Oggettivando l'effettività. Pertanto la verità non può essere conosciuta mediante il pensiero, dato che la conoscenza considerata come pensiero è limitativa verso il pensare come determinato da cosa sia pensiero. Solo il pensare in quanto penetra — e non è dato a sapere in quali categorie di pensiero la orienti — può essere verità, finché non faccia ricorso al pensiero: in tal modo la oggettivizzerebbe. Questo pensare è verità perché dunque definisce la realtà in conformità a tale pensare, piuttosto che escludere la verità dalla possibilità del pensare a causa della sua relazione con i pensieri che scaturiscono. Solo poiché i prodotti del pensare, segnatamente i pensieri, non sono correlati a ciò che germina dall'atto, la verità, ecco che il pensare medesimo diviene degno di considerazione quale vettore di verità. Questo però nulla toglie alla qualità, attribuita alla verità, di essere definita nell'atto come il concreto. Il pensare, essendo la condizione in cui sono misurate le verità, di fatto afferma la condizione stessa del pensare come verità, e quando unito all'idea che esso genera pensieri che ne costituiscono negazione, il concreto dev'essere identificato con il pensare, piuttosto che semplicemente negato al pensiero, visto come astratto, e nella contemporanea situazione di essere assunto con il pensare ma anche negato. E infatti il pensare non può ridursi a puro "fabbricatore di pensieri", nella concezione gentiliana — sarebbe infatti la stessa posizione assunta dai materialisti — poiché i pensieri sono per lui ciò che nega ma anche ciò che produce l'ambiente stabile in cui l'esistente "avviene". Il quale allora è il portato diretto di sé come l'ulteriore qualità in cui la realtà non è negata, come lo è dai pensieri a loro stessi.

Pertanto questo postulato riafferma che il pensare è un processo attivo e la concezione statica di un pensiero è il suo opposto dialettico. Laddove il pensare è la vitalità dell'essere psicologico, un pensiero è opposto a quella vitalità e quindi sarebbe opposto a quell'immanente qualità in cui la sola esistenza adduce la sua realtà agli idealisti. Nessun senso o prospettazione di qualcosa oltre o al di fuori dell'atto di pensare in sé per chi pensa può essere reale, e dunque non si può dire che esista, anche se, per continuare l'atto di pensare si deve dire che esista come una creazione dell'atto di pensare se pure poi rimanga non-reale. E, nel considerarlo la misura di quale sia il motivo per cui è realizzata la sua esistenza, è esposto all'atto di pensare ed è soggetto alla realtà; da un inizio a priori ad una conclusione non-empirica senza presupposizione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Philosophy of Giovanni Gentile: An Inquiry into Gentile's Conception of Experience (vedasi bibliografia, infra)
  2. ^ «Atto» è qui da intendersi non in senso aristotelico, ma in senso fichtiano, cioè come azione, come attività o agire dinamico, quello proprio del «pensiero nel momento stesso che pensa».
  3. ^ «Attualismo», Enciclopedia Treccani
  4. ^ a b c d Diego Fusaro (a cura di), Giovanni Gentile
  5. ^ Sull'importanza della riforma della dialettica idealista di matrice hegeliana in Gentile, si veda quest'intervista a Gennaro Sasso. L'intervista è compresa nell'Enciclopedia Multimediale delle Scienza Filosofiche.
  6. ^ Il detto latino: viene generalmente reso con "Tutto l'essere di un oggetto consiste nel suo venir percepito".
  7. ^ Riportato in italiano anche nel testo originale inglese.
  8. ^ Come in nota precedente.
  9. ^ Giovi ricordare l'autorevole definizione di Geymonat (Op. cit., pag. 315):

    «Si tratta di una filosofia idealistica che non solo riduce tutto il reale all'Io, ma riduce questo Io all'atto in atto, o atto puro, cioè all'atto che perennemente si attua, concreto nella sua eterna vita, presenza assoluta "che non tramonta mai nel passato e non teme il futuro": atto che non è contenuto nello spazio e nel tempo ma li contiene, e cioè atto in con cui confluiscono sia la cosiddetta natura esterna (che esiste solo in quanto pensata), sia la stessa storia dell'Io (se infatti gli eventi passati fossero veramente passati — argomenta Gentile — essi sarebbero morti e non avrebbero più interesse per noi; in quanto invece sono oggetto di storia, essi sono presenti nell'atto, cioè sono "storia contemporanea".»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Gentile, la vita e il pensiero, Fondazione Giovanni Gentile per gli studi filosofici, Sansoni, Firenze 1972.
  • Opere complete, Fondazione Giovanni Gentile per gli studi filosofici, seconda edizione, Pubblicato da Treves, 1930.
  • Emilio Chiocchetti, La filosofia di Giovanni Gentile, Vita e pensiero, Milano 1922.
  • Vittorio Agosti, Filosofia e religione nell'attualismo gentiliano, Paideia, Brescia 1978, ISBN 88-394-0139-3, 9788839401397
  • Antonio Cammarana, Proposizioni sulla filosofia di Giovanni Gentile / prefazione del prof. sen. Armando Plebe, Roma: Gruppo parlamentare MSI-DN - Senato della Repubblica, 1975, IT\ICCU\SBL\0559261
In lingua inglese
  • 'The Theory of Mind as Pure Act' (Giovanni Gentile; Herbert Wildon Carr, London, Macmillan, 1922) ISBN 1-903331-29-3
  • 'The Idealism of Giovanni Gentile' (Roger W. Holmes, Macmillan, 1937) ISBN 0-404-16948-1
  • 'The Philosophy of Giovanni Gentile: An Inquiry into Gentile's Conception of Experience' (Pasquale Romanelli, Birnbaum, 1937)
  • 'The Social Philosophy of Giovanni Gentile' (H. S. Harris, University of Illinois Press, 1960)
  • 'Genesis and Structure of Society' (Giovanni Gentile; H. Harris, University of Illinois Press, 1966)
  • 'Giovanni Gentile: Philosopher of Fascism' (A. James Gregor, Transaction Publishers, 2001) ISBN 0-7658-0593-6
In lingua tedesca
  • 'Der aktuale Idealismus' (Giovanni Gentile, Mohr Siebeck, 1931) ISBN 3-16-814141-0
  • 'Die Staatsphilosophie Giovanni Gentili und die Versuche dei loro Verwirklichung im faschistischen Italia' (Sebastian Schattenfroh, Lang, Pietro, GmbH, Europäischer Verlag der Wissenschaften, 1999) ISBN 3-631-34345-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]