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Filosofia indiana

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Il termine Filosofia indiana si riferisce a diverse tradizioni di speculazioni originatesi nel subcontinente indiano, tra cui l'Induismo, il Buddhismo e il Giainismo.

Il concetto di "filosofia indiana"[modifica | modifica wikitesto]

In sanscrito non esiste un termine che, anche solo lontanamente, corrisponda a "filosofia" o a "filosofo", ma nel confrontarsi con la modernità occidentale nel corso del periodo coloniale, gli intellettuali indiani hanno utilizzato, come equivalente di filosofo, il ben poco usato termine sanscrito dārśanika, il cui significato (letteralmente: esperto di uno o più darśana) rimanda ai diversi sistemi di filosofia (letteralmente "visioni" [del mondo]) per come sono stati classificati dai dossografi sanscriti.

Come equivalente del termine "filosofia", il trattato Artha Shastra utilizza l'espressione "ānvīkṣikī vidya", traducibile come "scienza dell'investigazione"[1], considerata come un atteggiamento che osserva e indaga sulle attività umane.

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

La filosofia indiana spazia in tutte le tematiche tradizionali della speculazione filosofica in senso lato, dall'epistemologia all'estetica, dalla filosofia della natura alla logica, dall'etica all'ontologia, ma è pur vero che, almeno a livello teorico, ogni speculazione indiana viene fatta risalire dai medesimi pensatori indiani a fini eminentemente pratici, vale a dire all'instradamento dell'essere umano su un cammino che conduca ai fini dell'uomo, tra i quali il più alto è la liberazione dalla sofferenza della condizione umana stessa. Per questo motivo, la interpretatio vulgata rappresenta la filosofia indiana come una filosofia "pratica". Tuttavia, questo legame con la pratica in campi come la logica o l'estetica diviene un legame solo formale, e per così dire nominale.

I pensatori indiani vedevano la filosofia come una necessità pratica che doveva essere coltivata per capire come la vita potesse essere vissuta al meglio. È diventato normale per gli scrittori indiani spiegare come il loro lavoro filosofico possa servire i fini umani (puruṣārtha).

Periodi[modifica | modifica wikitesto]

La filosofia indiana classica può essere suddivisa in 4 periodi:

  1. il periodo vedico (1500 a.C. – 600 a.C.)
  2. il periodo epico (600 a.C. – 200 d.C.)
  3. il periodo Sutra (dopo il 200 d.C.)
  4. il periodo scolastico (dal periodo Sutra fino al XVII secolo).

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Seguendo la suddivisione, tarda, e non corrispondente alla fluidità della storia delle idee delle diverse tradizioni indiane, la filosofia dell'India viene suddivisa in scuole ortodosse e scuole eterodosse. Per convenzione didattica, manteniamo tale suddivisione che si rivelerebbe però inaffidabile ad uno studio più ravvicinato delle fonti originali.

Scuole ortodosse[modifica | modifica wikitesto]

Scuole eterodosse[modifica | modifica wikitesto]

Sono le scuole che non accettano l'autorità dei Veda.

Filosofia politica[modifica | modifica wikitesto]

L'Artha Shastra ("Trattato sull'utile"), di Kauţila, identificato con il ministro Maurya Chanakya, è uno dei primi testi indiani che si dedicano alla filosofia politica. È datato tra il IV e il III secolo a.C. ed è incentrato sull'arte del governo, la strategia militare e l'economia politica.

L'influenza della filosofia indiana[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al suo lavoro sull'idea del sacro, Rudolf Otto ha scritto uno studio comparativo fra Śaṅkara e Meister Eckhart.[2] Arthur Schopenhauer ha scritto che le Upanishad sono stati la sua lettura preferita per tutta la vita. Le Upanishad hanno avuto una grande influenza sul filosofo tedesco.[3] Diverse dottrine che definiscono le Upanishad, come quelli su Dio (brahmavada), l'anima (atmavada), la trasmigrazione (karmavada), l'illusione (mayavada) e la salvezza (mokshavada) hanno influenzato filosofi rumeni.[4] Lucian Blaga è stato influenzato da Śaṅkara. Il filosofo romeno ha scritto che ci sono due tipi di conoscenza: superiore (paravidya, secondo Shankara) e inferiore (aparavidya, secondo Shankara). La prima è la conoscenza di Dio come nirguna Brahman (Dio senza attributi), mentre la seconda è la conoscenza di Dio come saguna Brahman (Dio con attributi).[5] Citando diversi autori europei, Lucian Blaga ha sottolineato che Adi Shankara «è il migliore metafisico di tutti i tempi».[6] Lucian Blaga è stato influenzato anche dalla filosofia buddista. Il buddismo non è interpretato come pessimista. Il concetto di sofferenza viene né dal pessimismo, né dal nichilismo, ma dal realismo.[7] Mircea Eliade è stato influenzato dalla filosofia indiana nel suo concetto sulla religione come esperienza del sacro e l'uomo come «homo religiosus», così come le sue teorie sul sacro e la ierofania. Ha pubblicato diversi articoli sulle Upanishad nella sua giovinezza[8] e più tardi quattro libri francesi di Yoga.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raffaele Torella, Il pensiero dell'India, 2008, p. 14.
  2. ^ (EN) Rudolf Otto, Mysticism east and west: A comparative analysis of the nature of mysticism, New York 1932.
  3. ^ (EN) Ramakrishnan Parthasarathy, How was Schopenhauer influenced by the Upanishads? [1]
  4. ^ (RO) Mircea Itu, Filosofia şi istoria religiilor «La filosofia e la storia delle religioni», Fundaţia România de Mâine, Bucarest 2004, page 142 ISBN 973-582-971-1.
  5. ^ (RO) Mircea Itu, Filosofia şi religiile Indiei «La filosofia e le religioni dell'India», Orientul latin, Braşov 2004, page 67-68 ISBN 973-9338-70-4.
  6. ^ (RO) Lucian Blaga, Curs de filosofia religiei «Corso di Filosofia della religione», Fronde, Paris, Alba-Iulia 1994, page 60 ISBN 973-963-1215.
  7. ^ (RO) Mircea Itu, Filosofia şi istoria religiilor «La filosofia e la storia delle religioni», Fundaţia România de Mâine, Bucarest 2004, page 181 ISBN 973-582-971-1.
  8. ^ (EN) Bryan S. Rennie, Themes in the International Eliade, [2].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raffaele Torella, Il pensiero dell'India, Carocci, Roma, 2008
  • Amartya Sen, L'altra India, Arnoldo Mondadori editore, 2005
  • Giuseppe Tucci, Storia della filosofia indiana, TEA, 1992
  • Radhakrishnan Sarvepalli, La filosofia indiana. Vol. 1: Dai veda al buddismo. Edizioni Asram Vidya, 1993
  • Radhakrishnan Sarvepalli, La filosofia indiana. Vol. 2: I sei darsana brahmanici. Edizioni Asram Vidya, 1991

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