Scienza post-normale

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Il concetto di scienza post-normale è stato introdotto nel dibattito epistemologico da Silvio Funtowicz e Jerry Ravetz, i quali l'hanno utilizzato per designare un nuovo modello di scienza da affiancare alla scienza normale e da impiegare quando «i fatti sono incerti, i valori in discussione, gli interessi elevati e le decisioni urgenti»[1].

Definizione e impianto epistemico[modifica | modifica wikitesto]

Per Funtowicz e Ravetz la scienza normale, che essi definiscono alla luce delle teorie di Thomas Kuhn[2], potrebbe operare con buoni risultati finché i livelli di incertezza sono limitati e gli interessi coinvolti sono bassi. Solo in questo campo, infatti, avrebbe senso una scienza che si basi sulla semplificazione di fenomeni complessi, sulla loro osservazione in laboratorio, su ripetibilità e falsificabilità e orientata alla ricerca della verità, peraltro provvisoria.

Invece, nei contesti in cui i livelli di incertezza sono alti e alti gli interessi in gioco, il riduzionismo implicito nel paradigma scientifico normale (tale da escludere per principio le conoscenze dei "non esperti" o quelle acquisite al di fuori del metodo scientifico classico) produrrebbe delle semplificazioni del discorso, anche mediante assunzioni culturali implicite spesso condizionate da interessi, tali da rendere inaffidabili i risultati "scientifici" e negativi, quando non disastrosi, i loro effetti.

Funtowicz e Ravetz formulano, infatti, una proposta epistemologica (appunto definita Post-Normal Science, ossia "scienza post-normale") destinata a operare in questi particolari contesti, specie dove l'elevata incertezza dei dati si accompagni a effetti altamente indeterminati e/o potenzialmente irreversibili[3]. La proposta consiste in un allargamento dei soggetti autorizzati a partecipare alla raccolta di informazioni rilevanti e alla revisione dei documenti e delle teorie scientifiche (peer review). Tali soggetti, infatti, non dovrebbero essere solo gli esperti appartenenti alla comunità scientifica riconosciuti in una data materia, ma anche gli scienziati portatori di prospettive minoritarie, gli esperti di altri settori rilevanti, i cittadini interessati (questi ultimi, ad esempio, potrebbero apportare conoscenze tradizionali non riconosciute dalla scienza normale o opzioni sociopolitiche), nonché tutti i titolari di interessi in gioco.

Scopo della scienza post-normale non sarebbe, quindi, l'accertamento di una "verità" per sua natura incerta, ma la raccolta di maggiori informazioni possibili per assumere decisioni sagge che tengano conto di tutte le prospettive legittime, producano consenso e si ispirino al principio di precauzione.

Nell'economia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Funtowicz e Ravetz il primo esempio di scienza post-normale sarebbe l'economia ecologica, la quale si proporrebbe di integrare il principio della sostenibilità ambientale all'interno degli obiettivi dell'economia tradizionale. Essa, infatti, imporrebbe di superare il punto di vista liberale tradizionale, esemplificato dalla teoria della "mano invisibile" elaborata da Adam Smith, per adottare un approccio complesso che prenda atto dell'esigenza di regole funzionali al raggiungimento degli obiettivi ecologico-economici (come la correzione dei prezzi per internalizzare le esternalità negative) e di scelte valoriali. In tale contesto, le scelte da adottare sono compresenti con informazioni incomplete, interessi alti e una pluralità di punti di vista legittimi.

PNS ed emergenza COVID-19[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 2020, nel pieno della crisi, un gruppo di studiosi che si riconosce nei principi della PNS pubblica sul blog dello STEPS_Centre (for Social, Technological and Environmental Pathways to Sustainability) dell’Università del Sussex un pezzo [4], in cui affronta l’emergenza COVID-19 come un classico esempio di contesto di scienza post-normale. “Questa pandemia - vi si legge – offre un’opportunità per ridiscutere il modo in cui produciamo conoscenza a supporto delle decisioni pubbliche nelle situazioni di crisi”

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cit. da Funtowicz e Ravetz, 1997.
  2. ^ Vedi Kuhn, 1969.
  3. ^ Cfr. Nanni Salio, Complessità, globalità e ignoranza: fondamenti epistemologici della conoscenza ecologica, Centro Studi Sereno Regis. URL consultato il 15 gennaio 2014 (archiviato il 15 gennaio 2014).
  4. ^ Postnormal pandemics: Why COVID-19 requires a new approach to science, guest post on STEPS by David Waltner-Toews, Annibale Biggeri, Bruna De Marchi, Silvio Funtowicz, Mario Giampietro, Martin O’Connor, Jerome R. Ravetz, Andrea Saltelli and Jeroen P. van der Sluijs.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Kuhn T.S., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1969.
  • Ravetz J.R., Scientific Knowledge and its Social Problems, Transaction, New Brunswick, N.J.-London, 1996.
  • Futowicz S. e Ravetz J.R., Environmental problems, post-normal science, and extended peer communities, Etud. Rech. Syst. Agraires Dév. 30: 169-175, 1997. (archiviato)
  • Funtowicz S. e Ravetz J.R., The Worth of a Songbird: Ecological Economics as a Post-normal Science, Ecological Economics, 10 (3): 197-207, 1994.
  • Martinez-Alier J., The Enviromentalism of the Poor. A study of ecological conflicts and valuation, Edwards Elgar, 2002.
  • O'Connor M., Pathways for Enviromental Valuation: A Walk in the (Hanging) Gardens of Babylon, Ecological Economics 34 (2): 175-194, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]