Sostenibilità

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In ambito ambientale, economico e sociale, la sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente.

Definizione e ambiti[modifica | modifica wikitesto]

Gli ambiti all'interno dei quali è definito il concetto di sostenibilità

Il concetto di sostenibilità può essere applicato in diversi ambiti, tra cui:

In particolare in ambito ambientale, la sostenibilità è considerata una prerogativa essenziale per garantire la stabilità di un ecosistema,[1] cioè la capacità di mantenere nel futuro i processi ecologici che avvengono all'interno di un ecosistema e la sua biodiversità. Tale concetto di sostenibilità è stato il primo ad essere definito e analizzato.[1] Successivamente il concetto di sostenibilità venne allargato ad altri ambiti, in particolare alla sfera economica e sociale,[1] fornendo una definizione più ampia, secondo la quale le tre condizioni di sostenibilità ambientale, economica e sociale partecipano insieme alla definizione di benessere e progresso.[1]

Tale generalizzazione del concetto di sostenibilità è stata svolta usando il concetto di "sistema", che è più generale del concetto di "ecosistema". In questo modo, per quanto riguarda la vita umana, la stabilità di un sistema, può essere vista come un modo per garantire la longevità di un sistema di supporto per la vita umana, che può essere il sistema climatico del pianeta, il sistema agricolo, industriale, forestale, della pesca e delle comunità umane che in genere dipendono da questi diversi sistemi. In particolare tale longevità è messa in relazione con l'influenza che l'attività antropica esercita sui sistemi stessi.

Con riferimento alla società, il termine di sostenibilità sociale indica un "equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie" (Rapporto Brundtland del 1987).[2] Sebbene tale definizione sia ampiamente condivisa, essa è soggetta a differenti interpretazioni.
Il concetto di sostenibilità sociale così definito può essere inoltre distinto in due tipologie:

  • sostenibilità forte: se si ammette che il capitale da tramandare alle generazioni future possa essere solo "naturale",[1] cioè che deriva esclusivamente da risorse naturali;
  • sostenibilità debole: se si ammette che il capitale naturale da tramandare possa essere sostituito da "capitale manufatto", cioè creato dall'uomo.[1]

Il concetto di sostenibilità economica è alla base delle riflessioni nell'ambito dell'economia dello sviluppo che studiano la possibilità futura che un processo economico "duri" nel tempo. Da questo punto di vista, perché un processo sia economicamente sostenibile esso deve utilizzare le risorse naturali ad un ritmo tale che esse possano essere rigenerate naturalmente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Con il movimento ambientalista negli anni sessanta del XX secolo, annunciato dal libro Silent Spring (1962) di Rachel Carson e corroborato dalla ricerca Rapporto sui limiti dello sviluppo (1972) del Think tank chiamato Club di Roma, ci fu una presa di coscienza che l'utilizzo umano delle risorse naturali stava raggiungendo il limite e che questa tendenza, piuttosto che diminuire, stava raggiungendo un livello di allarme. L'interesse internazionale sopra lo sviluppo globale, fortemente connesso allo stato di salute e di povertà dei paesi in via di sviluppo, risultò evidente nel programma di sviluppo sostenibile stilato dall'ONU. Ciò non è sempre stato appoggiato dal movimento ambientalista.

Negli anni '70, mentre i paesi industrializzati consideravano gli effetti dell'esplosione dell'incremento demografico globale, inquinamento e consumismo, i paesi in via di sviluppo fronteggiarono continue situazioni di povertà e privazioni, considerarono lo sviluppo come essenziale - per sopperire alle loro necessità di cibo, acqua potabile e tetti. La "Conferenza sull'Ambiente Umano" delle Nazioni Unite del 1972, che si tenne a Stoccolma, fu la prima importante conferenza indetta dall'ONU riguardo a tale questione e segnò l'inizio della cooperazione internazionale in politiche e strategie per lo sviluppo ambientale.

Nel 1980 l'"Unione Internazionale per la Conservazione della Natura" pubblicò il suo influente documento "Strategie per la Conservazione del Mondo", seguito nel 1982 dalla "Carta per la Natura", che richiamò l'attenzione sul declino dell'ecosistema globale. Tenendo in considerazione le differenze di priorità fra i G20 ed i PVS, la Commissione mondiale delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (la Commissione Brundtland) lavorò per due anni per provare a risolvere l'apparente conflitto fra tutela dell'ambiente e sviluppo. La commissione giunse alla conclusione che l'approccio allo sviluppo avrebbe dovuto mutare e divenire sostenibile, dando così vita alla definizione di sostenibilità sopracitata.

Al 1987 risale la definizione di "sviluppo sostenibile", contenuta all'interno del rapporto Brundtland.[1]

Necessità di uno sviluppo sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

Molte modificazioni dell'ecosistema da parte dell'uomo, tra cui l'evoluzione tecnologica incontrollata, il consumismo sfrenato e l'utilizzo irresponsabile delle materie prime, portano all'esaurimento delle risorse naturali e ad un pericoloso aumento dell'inquinamento ambientale.

L'umanità sta vivendo in una maniera non sostenibile, consumando le limitate risorse naturali della Terra più rapidamente di quanto essa sia in grado di rigenerare.
Di conseguenza uno sforzo sociale collettivo per adattare il consumo umano di tali risorse entro un livello di sviluppo sostenibile, è una questione di capitale importanza per il presente ed il futuro dell'umanità.

Gli effetti devastanti generati da una continua produzione e trasformazione di prodotti ottenuti senza un'organica programmazione non possono più essere perseguiti. Per tale motivo è in atto una radicale trasformazione sostenibile, che ha origine nella "Conferenza sull'Ambiente Umano" tenuta a Stoccolma dalle Nazioni Unite del 1972 e nel "Rapporto Brundtland" del 1987.

Da quella conferenza la convinzione che bisogna intervenire e sensibilizzare allo scopo di finalizzare un ciclo completo che generi un processo definito che attraverso linee guida di continuità e controllo, possano gestire integralmente, a partire dall'idea che definisce un prodotto abbia come chiave: l'utilizzo la sua durabilità ed il suo riciclo, come forza costante che accompagna i ravveduti. Il tutto gestito in maniera tale da garantire un ciclo organico chiuso che riduca al minimo o tenda allo zero lo scarto come rifiuto e garantisca la qualità dell'ambiente. Il rifiuto da scarto è l'atto conclusivo di qualunque ciclo, preferibilmente, da scongiurare comunque da controllare; non è un caso che la riciclabilità sia un altro tema correlabile e strettamente connesso al tema trattato.

A seguito di una maggiore presa di coscienza riguardo alla necessità di uno sviluppo sostenibile, la società contemporanea mira a modificare i propri comportamenti puntando alla gestione intelligente del suo operato nel rispetto delle risorse umane e naturali. Si punta inoltre alla salvaguardia delle generazioni future, al fine di garantire la continuità umana attraverso un controllo responsabile delle azioni svolte sull'ecosistema. Le risorse devono essere sfruttate in modo da favorire la rigenerazione delle stesse al fine di scongiurarne l'esaurimento, attraverso metodiche di trasformazione ad impatto prossimo allo zero a tutela dell'ambiente.

Interventi sostenibili[modifica | modifica wikitesto]

È possibile agire in maniera sostenibile intervenendo sul ciclo di vita dei prodotti dell'attività umana, che comprende:

  1. la nascita di un nuovo prodotto;
  2. il mantenimento in vita di un prodotto;
  3. il riciclo del prodotto.

Per ciascuna di queste fasi, la quantità di scarto generato durante ciascuna fase rappresenta un indice fondamentale da minimizzare per l'ottenimento di un processo sostenibile.

Più lo scarto è prossimo allo zero, più il processo da cui esso è generato può essere definito sostenibile.

In generale, le procedure utilizzabili per aumentare la sostenibilità di un processo, includono:

  • il miglioramento della qualità con il minimo consumo di materie prime;
  • l'utilizzo di materie prime naturali; con il minimo investimento energetico al fine di ottenere un prodotto più prossimo al chilometro zero;
  • durante la sua fase di ideazione, prevedere la possibilità di riciclare il prodotto.

Valore condiviso[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni, sta emergendo un nuovo concetto che si basa molto sui concetti di sostenibilità del business aziendale, ovvero il valore condiviso (o shared value). L'idea di valore condiviso, sistematizza quanto è già stato sviluppato dalla teoria e dalla pratica in termini di Corporate Social Responsability e sostenibilità d'impresa, contestualizzando il tema della sostenibilità sociale e ambientale da un livello strategico fino a un livello di bottom line del business. In particolare, con l'approccio del valore condiviso, il focus ricade sulla creazione di un circolo virtuoso che elimina i trade-off e valorizza il ritorno dell'investimento, che conduce appunto a generare sia valore economico per l'impresa che valore sociale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Enciclopedia Treccani, "Sostenibilità"
  2. ^ (EN) Commissione Ambiente e Sviluppo delle Nazioni Unite, Rapporto Brundtland (PDF), conspect.nl, 1987. URL consultato il 23 settembre 2013.

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