Ignoramus et ignorabimus

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Ignoramus et ignorabimus è un aforisma latino enunciato nel 1872 dal fisiologo tedesco Emil Du Bois-Reymond (1818–1896) nell'opera "Sui limiti della nostra comprensione della natura" (Über die Grenzen des Naturerkennens, 1872).[1] La frase significa «Ignoriamo e ignoreremo» e sostiene la presunta impossibilità, insita nell'essere umano, di conoscere e di spiegare tutti gli aspetti della realtà.

I "grandi enigmi della natura" secondo Du Bois-Reymond[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua opera del 1872 il fisiologo tedesco stabilisce due limiti assoluti alla conoscenza umana dei fenomeni naturali, che renderebbero la completa conoscenza dell'universo inattingibile dall'uomo:

  1. a livello microscopico è inattingibile la natura della materia e delle forze che legano i suoi elementi costitutivi;
  2. a livello macroscopico la natura della coscienza e la relazione tra gli stati materiali o fisici di un organismo da una parte e la sua coscienza (pensieri, sentimenti, desideri) dall'altra.

«Che rapporto può esserci tra gli atomi nel mio cervello e, dall'altro lato, le mie esperienze originarie e innegabili: ho dolore o desiderio, sento profumo di rosa, odo suono d'organo, vedo rosso? È incomprensibile, e lo sarà sempre, che dalla combinazione di carbonio, azoto, idrogeno, ossigeno, prenda forma la vita cosciente. Ignoramus et ignorabimus

(Emil Du Bois-Reymond, Sui limiti della conoscenza naturale, memoria presentata al 45° Congresso dei naturalisti e medici tedeschi, Lipsia 1882 [2])

Questi due grandi enigmi della natura non costituirebbero solamente dei problemi irrisolvibili con i metodi e le tecniche attualmente in possesso dell'uomo, ma un mistero che la scienza non avrebbe alcun potere di spiegare. Du Bois-Reymond concluse il suo intervento con una professione di monismo, cioè augurandosi che i due misteri si rivelassero due aspetti diversi di una stessa sostanza sottostante il reale, che cioè la coscienza stessa potesse essere identificata come una proprietà di ciò che chiamiamo materia.

Nel 1880, poi, Du Bois-Reymond pronunciò una famosa prolusione all'Accademia Prussiana delle Scienze, in cui trattò dei sette "enigmi dell'universo" (Die sieben Welträtsel), di cui almeno tre (coincidenti con i due sopracitati, in quanto il primo era articolato in due punti) totalmente inattingibili per la loro natura trascendente.

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il tema dell'Ignorabimus è stato ripreso in varie discussioni sui limiti della conoscenza scientifica.

L'opposizione di altri scienziati[modifica | modifica wikitesto]

La concezione monista, ipoteticamente accennata da Du Bois-Reymond nel 1872, e il tema della natura enigmatica del reale vennero ripresi da Ernst Haeckel, che nel 1902 chiamò la prolusione di Du Bois-Reymond il Discorso dell'Ignorabimus. In un famoso saggio intitolato, appunto, "L'enigma del mondo" (Die Welträtsel) e pubblicato fra il 1895 e il 1899 Haeckel affermò che esiste una sola sostanza primigenia, l'etere dalla cui condensazione nasce la materia e che è all'origine di tutti i fenomeni materiali e spirituali. L'opera di Haeckel ebbe molta importanza per lo sviluppo del cosiddetto monismo tedesco (Haeckel fondò nel 1906 la "Lega dei monisti tedeschi") sia della teosofia.

Il premio Nobel per la chimica Wilhelm Ostwald, uno dei principali membri della lega monista fondata da Haeckel, attribuì, invece, l'impossibilità conoscitiva affermata d Du Bois-Reymond ai limiti intrinseci alla sua visione meccanicista:

«A questo modo il concetto di energia veniva semplicemente a far parte della concezione meccanica dei fenomeni naturali allora prevalente, secondo la quale tutto ciò che avviene si fonda in ultima istanza su processi meccanici degli atomi. È vero che già Leibniz aveva sollevato contro a ciò la fondata obiezione, che a questa guisa i fenomeni psichici rimangono insoluti. Poiché, se anche in qualche modo noi potessimo vedere tutti i movimenti dei presunti atomi del cervello che accompagnano un dato processo mentale, noi vedremmo solamente delle molecole in moto, ma non il corrispondente pensiero, né il suo formarsi sarebbe spiegato più di prima. Pure il valore di questa obiezione fu trascurato, finché nella scorsa generazione Dubois Reymond la risollevò e vide in essa un ostacolo insuperabile alla teoria meccanica dei fenomeni naturali. Egli era però così convinto dell'esattezza di questa teoria, che non potè giungere a dichiararla insufficiente, ma credette invece di dover senz'altro ammettere qui l'esistenza di una barriera insuperabile alla intelligenza umana. Questo atteggiamento caratterizza il quasi incondizionato dominio della concezione meccanica dei fenomeni naturali.»

(Wilhelm Ostwald, Intorno alla energetica moderna, "Rivista di Scienza", vol. I, 1907)

Sostanzialmente Ostwald aderiva a una sorta di realismo metafisico, ricorrendo al concetto di energia, distinta dalla materia, la quale risulterebbe sottoposta a dei principi che la trascendono. A lui si contrappose Wundt, che continuava a ragionare in termini di materia, ritenendola subordinata ad substrato reale comunque situato nello spazio. Wundt gli contestava il "doppio concetto composto di una parte fenomenica e di una parte puramente concettuale", il quale avrebbe semmai dovuto indurre a "dimostrare decisamente che lo stesso concetto di energia richiede un'analisi che riporti agli elementi dell'osservazione".

Controversie sul versante matematico[modifica | modifica wikitesto]

David Hilbert, uno dei più importanti matematici del XX secolo, l'8 agosto 1900 pronunciò un famoso discorso al secondo Congresso internazionale dei matematici di Parigi, in cui, dopo aver espresso la propria fiducia che "in matematica non ci sono ignorabimus" elencò i 23 principali problemi della matematica ancora da risolvere.[3] Nel 1930, benché la soluzione di molti di questi problemi non fosse ancora stata trovata, estese questa fiducia a tutte le scienze naturali.[4] Hilbert si applicò assieme ad altri matematici per chiarire i fondamenti della matematica secondo un approccio, il formalismo, che cercava di dimostrare che alcuni assunti non dimostrabili, lo erano solo perché assiomi definitori della matematica stessa.

Alcuni dei problemi posti da Hilbert sono stati effettivamente risolti nel secolo successivo, mentre il Teorema di incompletezza, pubblicato nel 1931 da Gödel, ha dimostrato che ci sono limiti alla possibilità di dimostrare alcuni assunti matematici all'interno della matematica stessa; motivo per cui alcuni dei problemi di Hilbert sono indecidibili. Il teorema di incompletezza, tuttavia, è stato inteso da Gödel e altri filosofi come una conferma del platonismo matematico e delle concezioni risalenti a Pitagora e Parmenide, secondo cui i numeri e i contenuti della mente sono delle entità oggettive e assolute proprio perché, paradossalmente, la loro verità, accessibile intuitivamente dall'uomo, è irriducibile alla nozione di dimostrabilità, essendo semmai dei principi che rendono possibile ogni altra dimostrazione.[5]

Controversie sul versante filosofico[modifica | modifica wikitesto]

Gli enigmi dell'universo sottolineati da Du Bois-Reymond corrispondono a problemi fondamentali ben noti nella storia della filosofia e nel caso del problema mente-corpo successivamente affrontati anche nell'ambito di diverse discipline scientifiche (fra cui la neurofisiologia e l'informatica). Essi sono tuttora un campo di ricerca e di discussione molto ampio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Presentata al 45° Congresso dei naturalisti e medici tedeschi tenutosi a Lipsia.
  2. ^ Trad. di Giuseppe Roncoroni, Soluzione per mente e cervello in accordo con la storia della filosofia, 2005
  3. ^ D. Hilbert, Mathematical Problems: Lecture Delivered before the International Congress of Mathematicians at Paris in 1900, in Bulletin of the American Mathematical Society, vol. 8, 1902, pp. 437–79, DOI:10.1090/S0002-9904-1902-00923-3, MR 1557926.
  4. ^ Prolusione all'incontro annuale dell'Associazione degli scienziati e dei medici tedeschi ("Gesellschaft der Deutschen Naturforscher und Ärzte"). tenuta a Königsberg l'8 settembre 1930.
  5. ^ Rebecca Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Godel, Torino, Codice Edizioni, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emil du Bois-Reymond, Über die Grenzen des Naturerkennens. 1872, Nachdruck u. a. in: Emil du Bois-Reymond: Vorträge über Philosophie und Gesellschaft. Meiner, Hamburg 1974
  • Emil du Bois-Reymond, Die sieben Welträthsel, 1880, Nachdruck u. a. in: Emil du Bois-Reymond: Vorträge über Philosophie und Gesellschaft. Meiner Hamburg 1974
  • Emil du Bois-Reymond,(1881), I confini della conoscenza della natura, Feltrinelli, Milano, 1957.
  • Emil du Bois-Reymond,I confini della conoscenza della natura (a cura di Vincenzo Cappelletti), Milano, Feltrinelli, 1973. (Contiene, in trad. italiana: Uber die Grenzen des Naturerkennens ; Die sieben Weltrathsel).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]