Petelia

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«Queste terre d'Italia e questa riva / vèr noi vòlta e vicina ai liti nostri, / è tutta da' nimici e da' malvagi / Greci abitata e cólta: e però lunge / fuggì da loro. I Locri di Narizia / qui si posaro; e qui ne' Salentini / i suoi Cretesi Idomeneo condusse; / qui Filottete il melibeo campione / la piccioletta sua Petilia eresse.»

(Virgilio, Eneide, libro III. Traduzione di Annibal Caro)

Petelia è un'antica città del Bruttium, regione antica con cui i Romani identificavano l'attuale Calabria. In passato oggetto di alcuni errori di localizzazione, non vi è dubbio che oggi debba individuarsi nel territorio dell'odiera cittadina di Strongoli in Provincia di Crotone[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La composizione etnica era indigena, ma documenti epigrafici del V secolo a.C. attestano che la comunità era legata a Crotone.

Strabone ci informa che la città, prossimo a Makalla abitato presente dall''età del ferro e fondata secondo il mito da Filottete, fu capitale dei Lucani e poi dei Brettii, che la fortificarono per condurre gli attacchi contro Thourioi. E' con i Bretti che Petelia tra il IV ed III a.C. divenne un centro gerarchimente superiore, così che Makalla subì un continuo decadimento fino al suo abbandono.

A Petelia faceva capo la catena dì comando dei Brettii di un certo numero di unità cantonali che presidiavano il fianco della Sila e tra le quali vi erano almeno tuttì gli oppida a sud dello Hylias (oggi il Fiumenicà)[2]. L'insediamento era presurnibilmente fortificato su ogni lato del colle e tracce di fortificazìoni sono note nelle loc.Gallicello, Lazzovíno e Mollica. Le campagne circostantì il colle di Strongoli, tra la fine del IV e buona parte del III sec. a.C., sono occupate da una fitta rete di piccoli insediamenti rurali posti lungo i dolci pendii e ìn vicinanza deì corsì d' acqua. Si tratta di fattorie con annesse piccole aree cìmeteriali e, a volte, strutture artigíanali per la produzíone di cerarnica.

La parte più nota della storia di Petelia è il patto di amicizia con Roma durante le lotte dei Romani contro i Cartaginesi.

Quando nel 264 a.C. ebbero inizio le guerre puniche, Petelia rimase fedele a Roma. Con la sconfitta di Canne (216 a.C.) l'esercito romano venne dimezzato ed Annibale, dopo aver conquistato gran parte della penisola e dopo aver lasciato a Capua una guarnigione di 700 uomini, si dirisse alla conquista dell'Italia meridionale ed in particolare del Bruttium.

Molte città si schierarono con i Cartaginesi; solo Petelia ebbe l'ardire ed il coraggio di opporsi alle truppe puniche per ben undici mesi, arrivano al punto di mangiare tutte le pelli che si trovavano in città, a consumare le cortecce e i ramoscelli teneri di tutte le piante che trovavano in città.[3] Quando, alla fine i cartaginesi si apprestavano ad entrare nella città, ormai ridotta allo stremo, i Petelini gridarono dall'alto delle loro mura il disprezzo all'ineluttabile disfatta col famoso grido, riportato dal poeta latino Valerio Massimo[4]: «Itaque Hannibali non Peteliam, sed fidei Petelinae sepulcrum capere contigit» («Così ad Annibale toccò prendere non Petelia, ma il sepolcro della fedeltà petelina»).

Questa grande prova valse a Petelia l'appellativo di seconda Sagunto (città della Spagna anch'essa fedele a Roma). L'autore latino Silio Italico con molta ammirazione scrive:

«Fumabat versis incensa Petelia tectis, infelix fidei miseraeque secunda Sagunto» («Fumava Petelia incendiata con i tetti riversi, una seconda Sagunto infelice per la fedeltà compassionevole»).

Durante gli undici mesi di assedio, una piccola delegazione di petilini si recò a alla curia romana per chiedere aiuto, ottenendo un netto rifiuto in quanto gli eserciti romani erano impegnati su altri campi di battaglia. I Romani, ben consapevoli delle difficoltà che Petelia avrebbe dovuto fronteggiare, lasciarono libertà di arrendersi alle truppe nemiche, ma Petelia a costo dell'enorme sacrificio si oppose al nemico e riuscì a frenarlo per undici mesi, al contrario città potenti come Crotone che si erano subito arrese.

Nel frattempo le truppe romane riacquistarono le loro forze e tutte le città perdute furono riscattate ad opera di Publio Sempronio Tuditano. Ormai la guerra stava per arrivare all'epilogo ed Annibale fu richiamato in patria, ma in attesa del vento favorevole per salpare, fu assalito e molti suoi Numidi rimasero uccisi sulle spiagge di Crotone. Circa 1000 Petilini furono riportati nella loro patria dai romani.

Dichiarata quindi Petelia “libera e federata” (si governava con magistrati e leggi proprie) Roma le concesse il diritto di battere moneta.[senza fonte] Fu un grande privilegio quello di coniare monete in bronzo, con tipi e legenda greci uniformati (diritto concesso a pochi); mantenne questi privilegi fino all'89 a.C. quando in seguito alla legge Plautia-Papira cambiò condizione divenendo municipio e fu classificata nella gens Cornelia. Petelia fu la sola a sopravvivere anche alla decadenza di Crotone.

A tutt'oggi il valore della gloriosa città è dimostrata dai continui ritrovamenti archeologici.

Monetazione di Petelia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Petelia.

La monetazione di Petelia, interamente in bronzo, fu l'espressione, a partire del III secolo a.C. dello status di autonomia che la città seppe garantirsi nei rapporti con la potenza di Roma.

Questione sulla identificazione del sito[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente viene identificata con Strongoli. Secondo alcuni eruditi locali sarebbe esistita una seconda antica città dal toponimo simile, Petilia e che avrebbe avuto sede invece più a nord nel Cilento. In mancanza di prove documentali attendibili, molto discussa inoltre, è la tesi se le due città possano essere effettivamente considerate come due distinte realtà urbane o se addirittura possano invece identificarsi come la stessa.

Anche l'attuale città di Petilia Policastro (KR) è stata in passato ritenuta da storici corrispondere all'antica Petelia. Nel corso degli anni è stata del tutto smentita anche questa tesi, ma la città ne ha ereditato comunque il nome.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gak, Strongoli | Gruppo Archeologico Krotoniate (GAK), su www.gruppoarcheologicokr.it, 7 novembre 2019. URL consultato l'11 novembre 2019.
  2. ^ Salvatore Medaglia, Carta archeologica della provincia di Crotone. Paesaggi storici e insediamenti nella Calabria centro-orientale dalla Preistoria all’Altomedioevo. URL consultato l'11 novembre 2019.
  3. ^ Polibio, VII, 1, 3.
  4. ^ Facta dictaque memorabilia, lib. VI cap. VI Ext 2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]