Leutarnia

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Leutarnia fu un'antica città della Magna Grecia[1], situata probabilmente nei pressi dell'attuale Albidona, in provincia di Cosenza. La città era situata nella regione sibaritica o turina[2]. La sua esistenza non è stata documentata da ricerche archeologiche, come per Sibari e Eraclea, ma si desume dagli svariati testi in cui è stata citata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

« Al di là di Vicesimo, e meno discosta dalla spiaggia seguiva la città di Leutarnia, mentovata da Licofrone, dal quale sappiamo che fu fondata o abitata da esuli trojani dopo la rovina della loro patria. »
(Nicola Coscia, Storia delle due Sicilie: dall'antichità più remota al 1789, 1847)

La città di Leutarnia si trovava nei pressi di Statio ad Vicenumum (considerata l'odierna Trebisacce o Amendolara), ma meno discosta dalla spiaggia.[3] Fu descritta da Licofrone nella sua Alexandra, come città antichissima della Magna Grecia, posta non lontano da Siri, e da Strabone nella sua Geographia.

(LA)

« Multique autem Sirim circa, et Leutarniam Terram habitabunt. »

(IT)

« Molti, invece, nei pressi di Siri e della terra di Leutarnia, abiteranno. »

(Licofrone, Alexandra)

Isacio Tzetza, rifacendosi a queste parole, affermò invece che Siri e Leutarnia furono città e fiumi d'Italia, colonizzate dai superstiti troiani della guerra di Troia, i quali fuggirono dalla città invasa dagli Achei e raggiunsero le coste della Magna Grecia. I coloni erano guidati dal famoso indovino Calcante, accompagnato da Podalirio e Macaone, figli di Esculapio, i quali guidarono nella fuga da Troia trenta navi di soldati. Lo stesso Calcante fu ucciso con un colpo alla testa in questi luoghi, perché non riuscì ad indovinare, su richiesta di Sisifo, il numero di fichi che si trovavano su un albero.[4] Isacio narra, invece, che Podalirio fu ucciso con un pugno da Ercole, e fu sepolto dallo stesso in un sepolcro accanto a quello di Calcante[5].

Strabone, invece, parla di una città chiamata Leuternia, nei pressi di Leuca, dove abitavano secondo il mito i giganti Leuternii, uccisi da Ercole in quel lido, e "chiara personificazione delle solfuree esalazioni", come afferma il Coscia nella Storia delle due Sicilie: dall'antichità più remota al 1789. Quindi, etimologicamente, il termine Leuternia o Leutarnia potrebbe indicare le fetide esalazioni, che accomunano la città di Leuternia, di cui parla Strabone, e la città di Leutarnia, che ospitava nel suo territorio una fonte sulfurea, forse la fontana Fetente, la quale si trova nel Bosco Potente nel territorio di Albidona.[6]

Sebbene le notizie sulla fondazione di Leutarnia siano vaghe e frammentarie, le informazioni sulla sua scomparsa sono ancora più labili. Massimo Nugnes la inserisce nell'elenco di quelle città completamente distrutte dai Saraceni[7], ma non si riscontrano altre fonti che trattano tale argomentazione.

Albidona costruita sulle rovine dell'antica Leutarnia?[modifica | modifica wikitesto]

« [...] Appresso incontra un Castello antichissimo chiamato ne primi tempi della sua fondazione Leutarnia, ma hoggi è chiamato Alvidonia; di questa terra ne parla Licofrone nella Cassandra [...]. »
(Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria)

Le notizie su Leutarnia narrate da Licofrone, Strabone e Isacio, sono citate principalmente nell'opera di Alessio Simmaco Mazzocchi, Commentariorum in regii Herculanensis Musei aeneas Tabulas Heracleenses. Ma saranno il Barrio[8] e il Fiore[9], i primi a ipotizzare che Leutarnia sorgesse nel luogo in cui oggi è situata Albidona. In tempi più recenti ne parlano Giuseppe Antonini[10], l'abate Romanelli[11], l'autore inglese Cramer[12], il Coscia[13] e Gustavo Valente[14], il Vannucci[15], William Hazlitt[16], e Lorenzo Giustiniani[17], rifacendosi alle fonti sopra menzionate. Addirittura nel Vocabolario italiano-latino di Giuseppe Pasini (1817) e nel Vocabula latini italique sermonis, ex auries et optimi scriptoribus... (1833) Leutarnia viene considerata la variante latina di Alvidonia, cioè Albidona.

(LA)

« Supra est Levidonia oppidum et ipsum vetustum, Leutarnia olim dictum, distat a Vicenumo m.p. quattuor, cuius meminit Lycophron in Alex. ubi ait: "Multi vero Syrim circa et Leutarniam terram habitabunt": super quibus verbis Isacius ait: "Syris et Leutarnia civitates sunt et fluvii Italiae, quas incoluerunt reliquiae troianorum, qui ex Ilio evaserunt fugientes in Italiam". Per haec loca Podalirius filius Esculapii pugno ab Hercule interfectus est, et sepultus prope sepulchru Calcantis, ut Lycophron et Isacius aiunt. Adfuit praesens Padalirius bello troiano cum fratre Machaone, duxeruntque naves triginta, ut Dyctis Cretensis refert. Levidonensis ager frumenti et aliarum frugum ferax est, secus littus pinastri frequentes nascuntur. In hoc agro legitur manna, nascuntur cappares, fit et amygdalarum copia. »

(IT)

« Sopra si trova il borgo di Levidonia e anch'esso antico, inoltre detto Leutarnia, dista da Vicenumo quattro miglia, di cui ricorda Licofrone nell'Alexandra, dove dice: "Molti, in verità, abiteranno nei pressi di Siri e della terra di Leutarnia": sulle quali parole Isacio afferma: "Siri e Leutarnia sono città e fiumi dell'Italia, che abitarono i superstiti dei troiani, i quali evasero da Troia fuggendo in Italia. Per questi luoghi Podalirio, figlio di Esculapio, fu ucciso in battaglia da Ercole, e fu sepolto vicino al sepolcro di Calcante, come affermano Licofrone e Isacio. Podalirio fu presente vicino nella guerra di Troia con il fratello Macaone, e condussero trenta navi , come riporta Ditti Cretese. Il terreno Levidonese è fertile di frumento e di altri raccolti, diversamente nel litorale nascono numerosi pini selvatici. In questo territorio, si legge, come la manna, nascono i capperi, e si trova abbondanza di mandorle. »

(Gabriele Barrio, De antiquitate et situ Calabriae)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigi Galanti, Geografia fisica e politica
  2. ^ Giuseppe del Re, Descrizione topografica, fisica, economica, politica de' reali Domini al di qua del faro nel Regno delle due Sicilie con cenni storici fin da' tempi avanti il dominio de' Romani, tomo I, 1830
  3. ^ Nicola Coscia, Storia delle due Sicilie - Dall'antichità più remota al 1789, 1847
  4. ^ Licofrone, Alexandra
  5. ^ Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria
  6. ^ Anche Licofrone nella Alexandra parla di una fonte sulfurea che emana un odore fetido, dove morì l'indovino Calcante; ciò trova riscontro con la fontana Fetente, situata nel territorio di Albidona.
  7. ^ Massimo Nugnes, Storia del regno di Napoli dall'origine de' suoi primi popoli sino al presente
  8. ^ Gabriele Barrio, De antiquitate et situ Calabriae, Mainardi, Roma, 1571
  9. ^ Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, a cura di D. e A. Parrino, Napoli, 1691
  10. ^ Giuseppe Antonini, La Lucania: discorsi di Giuseppe Antonini, 1797
  11. ^ Domenico Romanelli, Antica topografia istorica del regno di Napoli, 1815
  12. ^ John Anthony Cramer, A geographical and historical description of ancient Italy, 1826
  13. ^ Nicola Coscia, Storia delle due Sicilie: dall'antichità più remota al 1789, 1847
  14. ^ Gustavo Valente, Dizionario dei luoghi della Calabria, Frama's, 1973
  15. ^ Atto Vannucci, Storia d'Italia fino all'invasione dei Longobardi, volume 1
  16. ^ William Hazlitt, The classical gazetteer; a dictionary of ancient geography, sacred and profane
  17. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, volume 1

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]