Podalirio

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Podalirio
Statue of Podalirius.JPG
Statua di Podalirio
SagaCiclo troiano
Nome orig.Ποδαλείριος
SessoMaschio
ProfessioneMedico

Podalirio (in greco antico: Ποδαλείριος, Podalèirios) è un personaggio della mitologia greca, figlio di Asclepio ed Epione.[1] Celebre medico imparò le sue arti guaritrici dal padre e dal maestro Chirone.
Era tra i pretendenti di Elena.

Coinvolto nella guerra di Troia poiché vincolato dal giuramento di Tindaro giunse al porto di Aulide insieme al fratello Macaone, portando con sé trenta navi[2].

« E poi le genti di Tricca, quelli di Itome rocciosa, di Ecalia, la città di Eurito: li guidano i due figli di Asclepio, Podalirio e Macaone, medici illustri. Schierano trenta navi ricurve. »

(Omero, Iliade, Canto II 732)

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Giunto a Troia si distinse tra le file achee come brillante medico liberando i Greci da una violenta epidemia sotto le mura della città ed insieme al fratello curò l'ulcera di Filottete, portato via dal suo isolamento nell'isola di Lesbo[3].
Macaone veniva considerato un chirurgo mentre lui come un medico generico.

Podalirio vendicò la morte di Macaone uccidendo l'amazzone che l'aveva trafitto anche se secondo la tradizione più accreditata fu invece Euripilo figlio di Telefo ad uccidere Macaone e quest'ultimo venne poi ucciso a sua volta da Neottolemo.

Dopo la guerra Podalirio si stabilì in Caria, perché un oracolo (si presume l'oracolo di Delfi) gli aveva predetto di stabilirsi in un paese dove il cielo cade sulla terra ed in Caria ci sono montagne così alte che sembrano sostenere il cielo.
Qui, il re Dameto lo accolse felice in quanto aveva una figlia malata di un male che pareva incurabile ma il giovane riuscì facilmente a guarirla e Dameto in segno di riconoscenza gli diede in moglie la figlia Sirna, dalla quale denominò la città che fondò nella regione, Sirno.

I nomi di Podalirio e di suo fratello Macaone sono stati attribuiti da Linneo a due specie di farfalle: Iphiclides podalirius e Papilio machaon.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Omero, Iliade, libro II, versi 731-732.
  • Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III, 10, 8; Epitome, IV, 5, ; V, 1.

Traduzione delle fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Rosa Calzecchi Onesti, Omero. Iliade, seconda edizione, Torino, Einaudi, 1990, ISBN 978-88-06-17694-5. Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti.
  • Marina Cavalli, Apollodoro, Biblioteca. Testo originale a fronte, Milano, Oscar Mondadori, 2008, ISBN 978-88-04-55637-4. Traduzione di Marina Cavalli.

Moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierre Grimal, Dizionario di mitologia, Parigi, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50482-1. Traduzione di Pier Antonio Borgheggiani.
  • Angela Cerinotti, Miti dell'antica Grecia e di Roma Antica, Verona, Demetra, 1998, ISBN 978-88-440-0721-8.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III, 10, 8.
  2. ^ Omero, Iliade, libro II, versi 729 ss.
  3. ^ Pseudo-Apollodoro, Epitome, libro V.

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