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Terme Stufe di Nerone

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«Le terme, alimentate da vapori caldi, sono più salubri di qualsiasi bagno riscaldato artificialmente, poiché la Natura eccelle di gran lunga l'umano ingegno ...»

Le Terme Stufe di Nerone sono un antico centro termale romano che si trova tra Bacoli e Pozzuoli nella città metropolitana di Napoli. Nascono principalmente per le cure termali utilizzando le acque termali ed i fanghi provenienti dalle sorgenti e dai laghetti.

Sul luogo, ai tempi dei romani, sorgevano le cosiddette Terme Silvane dedicate a Rea Silvia (madre di Romolo e Remo).[2]

L'area termale di Punta Epitaffio

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Dalle stampe del Morghen (1769) si evince una precisa visione dei resti di epoca romana che furono realizzati lungo le pendici della collina di Punta Epitaffio: insediamenti di ville disposte sui terrazzamenti con vista sul lago di Lucrino, impianti termali privati e pubblici. Infatti durante l'età imperiale, la zona fu molto apprezzata dagli aristocratici romani che solevano trascorrere il loro tempo libero nelle loro lussuose ville.

Il Sudatorio di Tritoli, detto Stufe di Nerone, aveva l'accesso dalla strada che conduce alla vicina cittadina di Baia (frazione di Bacoli).[1] Era costituito da stanze rettangolari con letti completamente scavati nel tufo. In queste stanze veniva convogliato il vapore caldo tramite cunicoli che avevano origine nel cuore caldo della collina dove si trovava una sorgente termale molto attiva.

All'interno delle attuali Stufe è visibile ancora oggi un pezzo di esedra in opera cementizia, con resti di intonaco. Terminante in origine ai lati con due paramenti laterizi, cui si aggiunsero due prolungamenti decorati a conchiglie e tessere mosaicali, la struttura, databile intorno al II secolo, era un ninfeo tutto aperto verso il lago Lucrino e appartenente al complesso esteso sulla collina, del quale tutt'oggi si vede in alto, un muro in opera reticolata.[3]

Sempre a questo complesso, appartiene un lungo cunicolo ad andamento semicircolare, cui si accede dalla sauna posta in basso dell'esedra. Questa area fu utilizzata ancora nel Medioevo e fino al XVIII secolo grazie alla costante presenta di sorgenti termominerali. Queste Stufe sono citate da Vitruvio (II 6.2) e Celso (de Medicina II 17.1).

A poca distanza da queste, ai piedi della collina, sorgeva il Balneum Silvianae e coincide, benché ristrutturato con le Terme Stufe di Nerone. Strutture medievali rinvenute anni fa, voltate a botte e poste alla quota di quelle inferiori romane, sono individuabili invece come sudatorio.[1]

Riferimenti storici e testimonianze del Grand Tour

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Le Stufe di Nerone sono menzionate in diverse testimonianze di viaggio tra XVIII e XIX secolo, periodo in cui i Campi Flegrei erano una tappa significativa del Grand Tour. Il sito, noto per i suoi cunicoli naturali colmi di vapori termali, attirò numerosi viaggiatori europei affascinati dalla commistione tra fenomeni vulcanici e antichità classiche.

Hans Christian Andersen

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Lo scrittore danese Hans Christian Andersen visitò la zona flegrea più volte e menzionò le Stufe di Nerone nei suoi diari di viaggio.

Durante il soggiorno del 14 marzo 1834, Andersen descrive il luogo come segue:

«Poi siamo tornati sulla strada, tra i giardini e il Lago di Lucrino, e siamo arrivati ai resti della Villa e delle Terme di Nerone. Nell’angusto, buio corridoio di pietra sgorga acqua bollente. L’uomo che era lì voleva farci entrare in acqua, ma quelli che ci avevano preceduto sono tornati subito indietro per il vapore bollente. L’uomo si era tolta la camicia, è entrato e ha cotto un uovo nell’acqua, poi è uscito gocciolante di calore. Voleva venderci un Priapo.»<ref>H. C. Andersen, ''Diari di viaggio in Italia'', ed. italiana, passaggio del 14 marzo 1834.</ref>

Andersen tornò nuovamente alle Stufe durante l’ultimo viaggio a Napoli, il 31 maggio 1846:

«Passando per la barriere siamo arrivati fino a Baia, abbiamo visto le Terme di Nerone, un vecchio è entrato a cuocere un uovo. Zemlen si è spogliato ed è andato con lui, sono rimasti dentro a lungo e io ero molto spaventato per lui, è uscito fradicio.»<ref>H. C. Andersen, ''Diari di viaggio in Italia'', ed. italiana, passaggio del 31 maggio 1846.</ref>

Queste testimonianze offrono uno dei ritratti più vividi dell’esperienza termale flegrea nell’Ottocento.

La visita della famiglia Mozart

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Le Stufe di Nerone furono visitate anche dalla famiglia Mozart durante il viaggio in Italia del 1769–1773. In una lettera da Napoli, 16 giugno 1770, indirizzata alla moglie Anna Maria Pertl Mozart, Leopold Mozart annota:

«Alle 5 di mattina ci recammo in carrozza a Pozzuoli, dove giungemmo prima delle 7 e dove ci imbarcammo per dirigerci verso Baia; qui vedemmo le stufe di Nerone, le grotte sotterranee della Sibilla cumana, il Lago d’Averno, il Tempio di Venere, il Tempio di Diana, il Sepolchro d’Agrippina, i Campi Flegrei ovvero Campi Elisi, il mar morto […]».<ref>L. Mozart, ''Lettere'' (1769–1773), lettera da Napoli del 16 giugno 1770.</ref>

La descrizione si inserisce nella più ampia tradizione del viaggio culturale nei Campi Flegrei, area ricca di siti archeologici e fenomeni naturali collegati alla vulcanologia antica.

  1. 1 2 3 (IT, EN, FR)La storia, su termestufedinerone.it, Terme Stufe di Nerone. URL consultato il 31 maggio 2014.
  2. Terme Stufe di Nerone, su icampiflegrei.it. URL consultato il 31 maggio 2014.
  3. Stufe di Nerone, su campiflegrei.it. URL consultato il 31 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 31 maggio 2014).

Collegamenti esterni

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