Deus ex machina

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Apparizione di un personaggio divino ex machina in una rappresentazione della Medea di Euripide al teatro greco di Siracusa

Deus ex machina è una frase latina mutuata dal greco "ἀπὸ μηχανὴς θεός" ("apò mēchanḗs theós") che significa letteralmente "divinità (che scende) dalla macchina".[1]

Tale espressione indica, per estensione, chi o ciò che risolve inaspettatamente una vicenda o problema intricato, spesso con modalità apparentemente non correlate rispetto alla logica interna della vicenda, al punto di apparire frutto di genialità o fortuna.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La frase trae origine dal teatro greco: in tale ambito, quando era necessario far intervenire una o più divinità sulla scena, l'attore che interpretava il dio era posizionato su una rudimentale gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani,[3] chiamata appunto mechanè. L'attore veniva calato sulla scena dall'alto, simulando dunque l'intervento di una divinità che scende dal cielo.[1]

L'intervento ex machina degli dei veniva usato, soprattutto dal tragediografo Euripide, per risolvere felicemente una situazione intricata e apparentemente senza possibile via di uscita.[2] Era un espediente utilizzato anche dagli autori meno raffinati per sciogliere facilmente copioni intricati o trame complesse.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Treccani
  2. ^ a b Sabatini Coletti
  3. ^ a b Focus

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]