Vallecchi

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Vallecchi
StatoItalia Italia
Fondazione1913
Fondata da
Sede principaleFirenze
GruppoGruppo Maggioli
Persone chiave
  • Paolo Maggioli (AD)
  • Alessandro Bacci (direttore editoriale)
SettoreEditoria
Slogan«Un sogno lungo un secolo»
Francobollo che ritrae Attilio Vallecchi (1880-1946)

La Vallecchi è una storica casa editrice italiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fondazione al 1946[modifica | modifica wikitesto]

Sin dal 1914 Attilio Vallecchi era titolare di uno stabilimento tipografico in Via Ricasoli. Oltre a stampare «La Nazione» il principale quotidiano fiorentino, era attivo nella pubblicazione di opere dei futuristi e delle giovani generazioni dei letterati fiorentini: era noto il suo sodalizio culturale con Giovanni Papini ed Ardengo Soffici. Nel 1919 fondò una casa editrice col suo nome nella sede di via Ricasoli.[1]

Fin dall'inizio pubblicò diverse riviste letterarie: Il Leonardo, La Voce, Lacerba, Il Selvaggio, L’Ultima. Rivista di poesia e metasofia[2] e tanti autori che fanno parte della cultura italiana del novecento.

Stampò, tra le altre, le opere di Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Bruno Cicognani e Dino Campana.
Uscirono per i suoi tipi anche opere di:

Il primo direttore editoriale della casa editrice fu Ernesto Codignola. Dal 1923 curò tutte le collane edite da Vallecchi: Il pensiero moderno, La nostra scuola, Uomini e idee, Collana storica, Classici antichi, Classici moderni, La critica letteraria, Fontana viva, Manuali scientifici, Classici filosofici commentati, Classici italiani commentati[4].

Nel 1931 nacque la Biblioteca Vallecchi, una delle prime collane economiche nella storia dell'editoria italiana: libri di oltre 300 pagine con sovraccoperta e rilegatura in cartone messi in vendita al prezzo di 3 lire[5]. Iniziò una nuova grande stagione della casa editrice fiorentina. Gli autori di punta della Vallecchi negli anni trenta furono Romano Bilenchi e Alfonso Gatto (quest'ultimo fu anche redattore di una rivista che comparve nel 1938, Campo di Marte)[6]. Vallecchi continuò a pubblicare anche le opere prime di giovani promettenti autori: nel 1941 esordì con Il tappeto verde Vasco Pratolini.

Dal 1946 al 2000[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946 Attilio Vallecchi muore. La direzione della casa editrice passa al figlio Enrico, che continua nella tradizione del padre pubblicando opere di nomi illustri della cultura (Carlo Bo, Geno Pampaloni, Angelo Fiore, Tommaso Landolfi, Armando Meoni e altri). Lo stesso Pampaloni viene nominato direttore della casa editrice, nel tentativo di risollevarne le sorti, già declinanti.
Nel 1958 crea la collana per ragazzi Il Martin Pescatore, per opera di Donatella Ziliotto[7] che ne fu anche direttrice fino alla chiusura sette anni più tardi per difficoltà economiche dell'editore[8].

È di questi anni, infatti, un periodo di crisi dell'azienda che verrà venduta nel 1962 e riacquistata da Enrico Vallecchi nel 1983. Nei due successivi decenni, con la consulenza letteraria di Giorgio Luti e la direzione editoriale di Alberto Busignani, nasce la nuova collana "Narratori Vallecchi", che comprende anche nomi nuovi. In questo periodo la presenza sul mercato si fa sempre più rarefatta.

Gli anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

«Seppi per caso da un amico, Fiorenzo Smalzi, proprietario dello storico caffè fiorentino le Giubbe Rosse, a fine luglio, che la Vallecchi era in vendita e non ci ho pensato un attimo, all'inizio di agosto avevo già firmato la lettera d’intenti per l’acquisto della casa editrice. Un atto emotivo, istintivo, da appassionato della cultura del Novecento quale sono, di cui la Vallecchi è senza dubbio una delle più grandi rappresentanti nel panorama culturale italiano[9]

Nel 1999 la Vallecchi, che ormai ha ridotto al minimo le proprie pubblicazioni (in magazzino era obsoleto, vi si trovavano molte opere datate ma pochi nuovi titoli)[10], viene acquisita da Fernando Corona. L'editore teramano tenta di valorizzarne il catalogo, in particolare, con ristampe su richiesta, e occupandosi anche di edizioni d'arte e architettura. In particolare, vengono riedite in ristampa anastatica la storica rivista "Lacerba" e la collana "Officine del '900".[11]

Fernando Corona rimane al timone della casa editrice fino alla sua scomparsa, avvenuta il 16 ottobre 2020[12]. Nel 2019 il marchio è stato acquisito dal Gruppo Maggioli, che nel 2021 ha rilevato la proprietà della casa editrice[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La dicitura «Vallecchi editore» comparve per la prima volta in una lettera a Giovanni Papini del 14 luglio 1919. Vedi Francesco Giubilei, Strapaese, Odoya, 2021, p. 105.
  2. ^ OXILIA, Adolfo, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. ^ Il sodalizio nacque nel 1919 e continuò anche negli anni seguenti: nel 1934 Palazzeschi pubblicò infatti Sorelle Materassi con Vallecchi.
  4. ^ F. Giubilei, op. cit., p. 97.
  5. ^ F. Giubilei, op. cit., p. 98.
  6. ^ F. Giubilei, op. cit., p. 115, p. 182.
  7. ^ Flavia Bacchetti, Complessità e varietà della letteratura per l'infanzia, in Flavia Bacchetti (a cura di), Percorsi della letteratura per l'infanzia: Tra leggere e interpretare, Bologna, Clueb Edizioni, 2013, p. 23, ISBN 9788849138573.
  8. ^ I 70 anni di Pippi Calzelunghe, su www.consumatrici.it, 25 marzo 2015. URL consultato il 12-04-15.
  9. ^ Intervista a Fernando Corona da "Il Cittadino mensile", Teramo, dicembre 2005, pagine 20-21
  10. ^ Nistri: “Fernando Corona, l’uomo che fece risorgere la Vallecchi”, su barbadillo.it. URL consultato il 22 settembre 2021.
  11. ^ Censimento editori fino al 2002, su fondazionemondadori.it. URL consultato il 2 luglio 2019.
  12. ^ Muore a 68 anni l’editore teramano Corona, su ilcentro.it. URL consultato il 22 settembre 2021.
  13. ^ Rinasce l’editrice Vallecchi acquisita dal Gruppo Maggioli. Direttore editoriale Alessandro Bacci, su primaonline.it. URL consultato il 22 settembre 2021.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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