Leonardo (rivista)

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Leonardo
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Stato Italia Italia
Periodicità Mensile
Genere Rivista letteraria
Formato giornale, 8 pagine
Fondatore Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini ed altri
Fondazione 4 gennaio 1903
Chiusura agosto 1907
Sede Firenze
Editore Vallecchi
 
Francobollo emesso nel centenario della nascita della rivista.
Programma sintetico del "Leonardo"

"Un gruppo di giovini, desiderosi di liberazione, vogliosi di universalità, anelanti ad una superior vita intellettuale si sono raccolti in Firenze sotto il simbolico nome augurale di Leonardo per intensificare la propria esistenza, elevare il proprio pensiero, esaltare la propria arte.

Nella VITA son pagani e individualisti - amanti della bellezza, dell'intelligenza, adoratori della profonda natura e della vita piena, nemici di ogni forma di pecorismo nazareno e di servitù plebea.

Nel PENSIERO son personalisti e idealisti, cioè superiori ad ogni sistema e ad ogni limite, convinti che ogni filosofia non è che un personal modo di vita - negatori di ogni altra esistenza di fuor dal pensiero.

Nell'ARTE amano la trasfigurazione ideale della vita e ne combattono le forme inferiori, aspirano alla bellezza come suggestiva figurazione e rivelazione di una vita profonda e serena

Fra l'espressioni delle loro forze, de' loro entusiasmi e dei loro sdegni sarà un periodico intitolato

LEONARDO

che pubblicheranno in fascicoli di 8 pagine ornati d'incisioni lignee ed impressi con ogni cura."

Il Leonardo è stata una rivista letteraria italiana degli inizi del Novecento, edita dalla Vallecchi. Fu pubblicata dal 4 gennaio 1903 all'agosto 1907, per 25 fascicoli complessivi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La rivista fu fondata a Firenze da Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, insieme a Giovanni Costetti, Adolfo De Carolis, Alfredo Bona, Ernesto Macinai e Giuseppe Antonio Borgese. La sede fu in via di Porta Rossa n. 9, in una stanza presa in affitto in Palazzo Davanzati con l'autotassazione di dieci lire per ciascun collaboratore[1][2]. Il primo numero fu stampato il 4 gennaio 1903[3]. La testata presentava sotto il titolo Leonardo, un'incisione di Adolfo De Carolis, con una stella che sovrasta un'aquila in volo. La composizione era contornata da una cornice di fronde che riportava in basso, a sinistra, il motto leonardesco: "Non si volge chi a stella è fisso". Tutti i collaboratori adottarono uno pseudonimo. Papini si firmò "Gian Falco", Prezzolini "Giuliano il Sofista"[4].

Un'altra questione dibattuta dagli intellettuali del Leonardo fu quella del possibile "risveglio della borghesia". Fondamentali furono le indicazioni emerse dal "Programma sintetico" che apparve sul primo numero, uscito il 4 gennaio 1903. Nella sua prima fase di vita – dal 4 gennaio al 10 maggio 1903 – fu influenzata dal pensiero di Nietzsche, dall'estetismo dannunziano, dal rinascente idealismo. Con la sua volontà di rinnovamento, la rivista cercò di aprire le porte della cultura italiana alle correnti più vive della filosofia dell'epoca e cercò di interpretare le esigenze religiose appena nate[non chiaro]. Nel maggio 1903 avvenne la rottura tra Papini-Prezzolini da un lato e gli artisti e letterati dall'altro, che uscirono dalla rivista[4][5]. La rivista venne sospesa.

Dopo una pausa di cinque mesi, le pubblicazioni ripresero nel novembre 1904. Papini pubblicò il saggio Morte e resurrezione della filosofia. Il dibattito filosofico, anche a livello internazionale, era incentrato all'epoca sul confronto tra positivisti e pragmatisti. Il Leonardo prese decisamente posizione dalla parte dei secondi. Prezzolini tracciò il profilo di due esponenti del pragmatismo non ancora conosciuti presso il pubblico italiano: il tedesco Ferdinand Schiller e lo statunitense William James[4]. Intervennero mutamenti nel formato, che venne ridotto, e nella testata: Costetti disegnò un nuovo logo che sostituì quello di De Carolis. Nuovi collaboratori stabili furono Giovanni Vailati e Mario Calderoni. Quest'ultimo fu tra i primi studiosi italiani ad analizzare il pensiero di Charles Sanders Peirce.

A partire dal 1906 crebbe l'attenzione di Papini e Prezzolini verso il fenomeno religioso, insieme al misticismo. Si chiesero, da laici, se si potesse trarre conforto o insegnamento dalla religione. Sulla rivista gli articoli di carattere mistico-religioso si moltiplicarono. William James, in una lettera a Papini, lo avvertì di non esagerare nelle sue ricerche sulla telepatia e sugli stati alterati di coscienza[4].

Dalle colonne del Leonardo Papini, venticinquenne, lanciò un appello a tutti i giovani italiani affinché cambiassero la nazione italiana, diventata "sorda", "cieca" e "vile". Solamente osando essere pazzi e abbattendo ogni retorica si poteva sperare di raggiungere tale scopo[4]. L'appello suscitò molti commenti, tanto che per il resto dell'anno la metà della rivista fu riservata alle risposte alle osservazioni dei lettori. Nel 1907 Papini dichiarò sostanzialmente fallita la propria campagna. In agosto uscì l'ultimo numero della rivista. Il titolo dell'articolo d’apertura era inequivocabile: La fine.

Un anno dopo, Papini e Prezzolini intrapresero una nuova avventura intellettuale fondando la rivista «La Voce».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lettera di Prezzolini a Papini 9PPr, datata Firenze, 29 novembre 1902; in: Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Carteggio. I, 1900–1907. Dagli «Uomini Liberi» alla fine del «Leonardo», Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, n. 93, p. 216.
  2. ^ Giovanni Papini, Palazzo Davanzati, in: Id., Un uomo finito, 1913, p. 80.
  3. ^ Giovanni Papini, Palazzo Davanzati, in: Id., Un uomo finito, 1913, p. 81.
  4. ^ a b c d e Leonardo, giovannipapini.it. URL consultato il 19 novembre 2016.
  5. ^ Giuseppe Antonio Borgese fondò l'anno successivo un suo periodico, «Hermes».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Carteggio, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 2003
  • A.A.V.V., La cultura italiana del '900 attraverso le riviste. Volume primo. Leonardo, Hermes, Il Regno. A cura di Delia Frigessi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1960

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]