Piero Bargellini

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Piero Bargellini
Piero Bargellini.jpg

Sindaco di Firenze
Durata mandato 1º agosto 1966 –
3 novembre 1967
Predecessore Adriano Monarca
Successore Luciano Bausi

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature V
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Circoscrizione Firenze I
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Collegio Firenze
Incarichi parlamentari
  • membro della IX commissione lavori pubblici (29 maggio 1974 - 4 luglio 1976)
  • membro della X commissione trasporti (25 maggio 1972 - 29 maggio 1974)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Tendenza politica Cristianesimo democratico-sociale-liberale
Titolo di studio Geometra
Università Istituto tecnico per geometri Gaetano Salvemini
Professione Pubblicista, scrittore

Piero Bargellini (Firenze, 5 agosto 1897Firenze, 28 febbraio 1980) è stato uno scrittore e politico italiano, sindaco di Firenze durante l'alluvione del 1966.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1897 in una famiglia benestante, iniziò la sua formazione in scuole tecniche, seguendo l'indirizzo ed i consigli del padre, che era ingegnere dell'Istituto Geografico Militare. Si diplomò geometra nel 1914 all'istituto Tecnico fiorentino ed ebbe come compagno Carlo Betocchi, futuro poeta e amico stimato per tutta la vita, anche quando i loro percorsi divergeranno.

Durante la Grande Guerra fu sottotenente del 19° Artiglieria di campagna e si distinse per il suo coraggio. Dopo la guerra iniziò a frequentare la Facoltà di Agraria dell'Università di Pisa, ma abbandonò ben presto gli studi tecnici per frequentare i corsi di lettere, e poi i corsi di pittura presso l'Accademia di Belle Arti.

Abbandonata l'università, ottenne l'abilitazione magistrale. Maestro elementare, poi direttore didattico, nel 1937 fu nominato, per meriti eccezionali, ispettore centrale del ministero dell'Educazione Nazionale, incarico che lasciò nel 1948.

Morì nel 1980. Vennero pubblicate postume pagine autobiografiche.

È sepolto nel cimitero fiorentino di Trespiano.

Attività giornalistica e divulgativa[modifica | modifica wikitesto]

Bargellini fu un animatore del dibattito culturale cattolico: dopo aver fondato e diretto dal 1923 il Calendario dei pensieri e delle pratiche solari, nel 1929 fondò la ben più importante Frontespizio, rivista cattolica di cultura e apologetica di cui fu direttore e ispiratore fino al 1938. Carlo Betocchi e Nicola Lisi furono i primi collaboratori. Per essa scrissero Mario Luzi, lo stesso Betocchi, Carlo Bo e don Giuseppe De Luca.

Dopo aver lasciato la direzione della rivista (che venne chiusa nel 1940) si occupò soprattutto di divulgazione popolare. S'interessò in particolare di storia e di arte e dedicò gran parte delle sue pubblicazioni a Firenze, che fece conoscere e amare anche agli stessi fiorentini. Si dedicò inoltre alla redazione di molti testi scolastici e didattici ed approfondì le sue conoscenze letterarie, confluite poi nell'opera in due volumi Pian dei Giullari, panorama storico della letteratura italiana (1946-1950).

Iscritto al Partito Nazionale Fascista e collaboratore occasionale del periodico La difesa della razza[senza fonte] accolse però spesso e volentieri sulle pagine di Frontespizio scritti che criticavano la filosofia del regime, fino all'articolo di Giovanni Papini Razzia dei Razzisti (dicembre 1934), dura reprimenda di ogni discriminazione. Le ragioni della sua adesione al Manifesto della razza in appoggio all'introduzione delle leggi razziali fasciste sono controverse, soprattutto considerati i toni di accorata protesta riscontrabili nel contemporaneo epistolario con Papini (Roma, 2006) e il coraggioso articolo di dissenso O razza, o stirpe, o schiatta che Bargellini scrisse sempre per la rivista Frontespizio (luglio 1938).

Attività editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Lo studio di Piero Bargellini a Firenze, palazzo Bargellini

Bargellini fu uno scrittore molto prolifico, profondamente consapevole e fiero della sua "fiorentinità". Fu divulgatore e ambasciatore della cultura e dell'arte fiorentina nel mondo. Prosatore arguto e vivace, tanto da ricordare talvolta Giovanni Papini, dedicò i suoi studi e le sue fatiche letterarie alla storia, all'arte e alla spiritualità. I suoi lavori più belli sono forse i ritratti di santi e poeti, di ambienti e periodi storici e artistici, soprattutto della sua amata Toscana. La leggiadria della sua prosa artistica attrae e diletta, la tensione morale che l'attraversa coinvolge il lettore.

Raggiunse una certa notorietà con le sue prime opere: Fra Diavolo (1932) e San Bernardino da Siena (1933). L'ispirazione cattolica ed apologetica lo guidò fin dall'inizio della sua attività culturale e letteraria, tesa a propiziare l'incontro tra la fede e la cultura. Non è un caso che proprio una delle prime opere di Bargellini, Figlio dell'Uomo, Figlio di Dio, edita nel 1933 da Morcelliana, sia stata scritta a quattro mani con il sacerdote lucano don Giuseppe De Luca, pensatore e rigoroso studioso.

I suoi scritti di spiritualità sono stati dedicati per lo più all'agiografia. In tal genere fu capace di raccogliere le tradizioni e le leggende con simpatia e, pur correggendo il facile amore popolare per il meraviglioso, lo indirizzò nuovamente all'evangelica sostanza senza cancellarne il ricordo. Eccellenti opere letterarie sono la biografia di San Bernardino da Siena (per stendere quest'opera pregevole egli attinse abbondantemente dai Sermoni dell'illustre Santo toscano) e la biografia di San Francesco; scrisse anche la prefazione alla pubblicazione delle opere di Camilla da Varano, ossia la clarissa sr. Battista. A livello popolare furono molto noti i volumi sui Santi del giorno, trascritti da conversazioni radiofoniche quotidiane.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Assessore sotto La Pira[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine della seconda guerra mondiale Bargellini aderì alla Democrazia Cristiana.

Per la sua comprovata competenza letteraria ed artistica, e certamente anche per la sua fede cattolica, Giorgio La Pira, detto il "Sindaco Santo" di Firenze, lo volle accanto a sé come assessore alle Belle Arti e alla Pubblica Istruzione. Sotto la sua guida furono restaurati palazzi, monumenti e tabernacoli, fu riscattato il Forte Belvedere, rinnovate le mense scolastiche, creata la Mostra dell'Antiquariato e furono potenziati il Maggio Musicale Fiorentino e la Mostra dell'Artigianato.

Sindaco di Firenze: la grande alluvione[modifica | modifica wikitesto]

« Fiorentini! In questo momento mi giunge la triste notizia che l'acqua dell'Arno è arrivata in Piazza del Duomo. In alcuni quartieri l'alluvione giunge al primo piano. Ed è lì che deve giungere anche l'aiuto più urgente della città. Invito tutti alla calma e a ridurre al minimo la circolazione, mentre prego i possessori di battelli di gomma e di mezzi anfibi, anche in plastica, di farli affluire in Palazzo Vecchio, per gli immediati soccorsi sanitari, alimentari e di salvataggio. Importante è che vengano segnalati all'ufficio di Palazzo Vecchio i casi veramente urgenti e drammatici! »
(Piero Bargellini, parlando alla radio durante l'alluvione.[1])

Nel 1966 lui stesso fu eletto sindaco di Firenze, rimanendo in carica fino all'anno successivo (1967).

Affrontò con coraggio i giorni drammatici dell'alluvione abbattutasi sulla città nei primi di novembre del 1966, chiamando a raccolta tutte le forze cittadine e non (basti pensare ai coraggiosi bagnini della Versilia giunti in città con pattìni e gommoni) venendo in seguito ricordato da tutti come il "Sindaco dell'alluvione". Nei giorni successivi al disastro per far fronte alla situazione d'emergenza Bargellini, coadiuvato dalla prefettura fiorentina, utilizzò le unità dell'esercito inviate in città per liberare le strade dal fango, mise a lavoro gli operai della Nuova Pignone e i sommozzatori della polizia di stato per ripristinare i servizi idrici e liberare le fogne[2] e requisì abitazioni private sfitte per alloggiarvi temporaneamente gli sfollati. Sul lungo periodo cercò di stimolare la ripresa economica attraverso la circolazione del denaro in città ed i consumi distribuendo le offerte di denaro provenienti da tutto il mondo, stimolando la creazione di fondi per gli artigiani e le piccole imprese sinistrate, istituendo un fondo per chi nell'alluvione aveva perso tutto il proprio mobilio[3], raccogliendo e distribuendo stufe a gas e a cherosene per combattere l'umidità ed i rigori dell'inverno[4].

In quel momento difficile il sindaco lamenterà la poca attenzione data inizialmente dai telegiornali alla catastofe abbattutasi sulla città oltre che i ritardi negli aiuti (che per i primissimi tempi arrivarono solamente dagli angeli del fango) da parte dello stato centrale non pienamente cosciente del dramma fiorentino. L'azione di Bargellini riuscirà a riportare la città ad una sorta di normalità in poche settimane, tanto che fu possibile addobbare il centro storico per le feste di Natale con alberi decorati con residuati dell'alluvione. In quei giorni, in qualità di sindaco, ebbe modo di incontrare, tra gli altri, Amintore Fanfani, i ministri Paolo Emilio Taviani, Giovanni Pieraccini, Luigi Gui, il presidente del consiglio Aldo Moro, il presidente del Senato Cesare Merzagora, il presidente della repubblica Giuseppe Saragat, Papa Paolo VI e Ted Kennedy venuti a visitare la città dopo l'alluvione.

Anni successivi[modifica | modifica wikitesto]

La sua vita politica, negli anni seguenti, proseguì in Parlamento venendo eletto nel 1968 al Senato e, successivamente, nel 1972 alla Camera dei deputati.

Selezione di opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Figlio dell'Uomo, Figlio di Dio, Brescia, Morcelliana, 1933.
  • San Bernardino da Siena, Brescia, Morcelliana, 1933.
  • Giosuè Carducci, Brescia, Morcelliana, 1934.
  • Architettura con fregio polemico, Firenze, Frontespizio, 1934.
  • Città di pittori, Firenze, Vallecchi, 1939.
  • Via Larga, Firenze, Vallecchi, 1940.
  • Volti di pietra, Firenze, Vallecchi, 1943.
  • Caffè Michelangiolo, Firenze, Vallecchi, 1944.
  • Santi come uomini, Firenze, Vallecchi, 1956.
  • Santi del giorno, 2 voll., Firenze, Vallecchi, 1958.
  • Belvedere: Panorama storico dell'arte, 12 voll., Firenze, Vallecchi, 1972-1974 (3' ed.).
  • La splendida storia di Firenze, 4 voll., Firenze, Vallecchi, 1964.
  • Pian dei Giullari, panorama storico della letteratura italiana, 2 voll., Firenze, Vallecchi, 1965.
  • Vedere e capire Firenze, guida storico-artistica, Firenze, Arnaud, 1968.
  • LEI - Racconti della vita di Maria, Firenze, Vallecchi, 1969.
  • LUI - Racconti della vita di Gesù, Firenze, Vallecchi, 1969.
  • San Francesco d'Assisi, Brescia, Morcelliana, 1979.
  • Ennio Guarnieri (a cura di) Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1980. ISBN 978-88-8029-452-8
  • I Medici, Firenze, Bonechi, 1980.

Opere postume[modifica | modifica wikitesto]

  • Pagine di una vita, Firenze, Vallecchi, 1981.
  • Otello Pampaloni, San Casciano, un paese nel Chianti, Firenze, Edizioni Medicea, 1985.
  • Il tempo de «Il Frontespizio», Roma, San Paolo Edizioni, 1998.
  • Giuseppe De Luca, Carteggio (1929-1932), vol. 1, Roma, Storia e Letteratura, 1998. ISBN 978-88-87114-17-1
  • Carlo Betocchi, Lettere (1920-1979), Novara, Interlinea, 2005. ISBN 978-88-8212-502-8
  • Piero Bargellini, Lelia Cartei Bargellini (a cura di), Il miracolo di Firenze. I giorni dell'alluvione e gli «angioli del fango», Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2006. ISBN 978-88-6032-022-3
  • Sessa Maurizio, Carducci massone e la legge sul divorzio : l'ironia gratia plena di Piero Bargellini, Nuova antologia : 614, 2273, 1, 2015 (Firenze (FI) : Le Monnier, 2015).

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Non tutti ricordano che nel novembre 1966, al momento dell'alluvione, la giunta comunale fiorentina guidata da Bargellini era dimissionaria dalla fine di settembre ed avrebbe dovuto rassegnare l'incarico l'8 novembre[5].
  • Come racconta la figlia Bernardina Bargellini Nardi nel libro intitolato L'alluvione di Piero Bargellini, durante l'inondazione anche il palazzo ove abitavano i Bargellini, situato nel quartiere di Santa Croce, fu duramente colpito dalle acque, da allora il sindaco venne chiamato dalla popolazione, con umorismo tipicamente fiorentino, primo alluvionato anziché primo cittadino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'alluvione di Piero Bargellini di Bernardina Bargellini Nardi, Firenze, Polistampa, 2006, pag. 20.
  2. ^ L'alluvione di Piero Bargellini di Bernardina Bargellini Nardi, Firenze, Polistampa, 2006, pag. 100.
  3. ^ L'alluvione di Piero Bargellini di Bernardina Bargellini Nardi, Firenze, Polistampa, 2006, pag. 112-113.
  4. ^ L'alluvione di Piero Bargellini di Bernardina Bargellini Nardi, Firenze, Polistampa, 2006, pag. 106-107.
  5. ^ L'alluvione di Piero Bargellini di Bernardina Bargellini Nardi, Firenze, Polistampa, 2006, pag. 46.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pier Francesco Listri, Tutto Bargellini. L'uomo - lo scrittore - il sindaco. Con il diario inedito dei giorni a Palazzo Vecchio, Firenze, Nardini, 1989.
  • Pier Luigi Ballini, Piero Bargellini, in Pier Luigi Ballini (a cura di) Fiorentini del Novecento, vol. 3, Firenze, Polistampa, 2004, pp. 41–55.
  • Bernardina Bargellini Nardi, L'alluvione di Piero Bargellini, Firenze, Polistampa, 2006. ISBN 978-88-596-0123-4

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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Lelio Lagorio 1966 - 1967 Luciano Bausi
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