Teatro dei burattini

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Il teatro di burattini di Roberto Vernetti a Piazza Plebiscito a Napoli
Il "teatro dei burattini" di Carlo Piantadosi, al piazzale del Gianicolo, Roma
Gioppino e Brighella di Daniele Cortesi
Teatro dei burattini a Napoli nel 1911

Il teatro dei burattini è una forma di spettacolo teatrale in cui uno o più animatori, i burattinai, danno vita ai personaggi tramite particolari pupazzi, detti appunto burattini.

Nella tradizione il burattino è composto da testa e mani di legno fissate ad un camiciotto sopra il quale viene posto il vestito vero e proprio. L'animatore per muoverlo lo inguanta dandogli vita. Il termine burattino sta genericamente ad indicare anche tutti gli oggetti animati ‘da sotto’, dove l'animatore è nascosto, mentre la marionetta viene animata 'da sopra', attraverso dei fili. Fanno eccezione le marionette il cui sostegno è dato da pali di legno che, anche se manovrate da sotto, per caratteristiche e stile rientrano nel novero del teatro delle marionette.

Lo spettacolo dei burattini è generalmente rappresentato all'interno di un teatrino di legno, detto castelletto o baracca.

Etimologia del termine burattino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Burattino.

La parola burattino deriva quasi sicuramente da “buratto”, una stoffa grezza e resistente, usata per abburattare la farina al fine di separarla dalla crusca[1]. Dal XIV secolo il termine viene usato anche per indicare la veste dei personaggi dalla testa di legno ed in seguito per gli stessi fantocci.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Burattinaio.

Solo a partire dalla fine del XVIII secolo in Italia si cominciano ad avere notizie della diffusione del teatro dei burattini.

Fin dal Cinquecento, la presenza dei burattini è testimoniata nelle piazze e nei mercati, a fianco degli altri mestieri (più o meno leciti), sia come spettacolo autonomo sia come accompagnamento di ciarlatani e venditori ambulanti.

Nasce in questo periodo un importante ciclo drammaturgico del Teatro dei Burattini in Italia: i burattinai assumono infatti molti caratteri, maschere e scenari dai loro "vicini di banco", i Commedianti all'Improvviso. Anzi, da allora, il termine più diffuso (a fianco di capoccielli, fracurradi, fantoccini, magatelli, ecc.) diventa quello di "burattino", tratto dall'omonimo e celebre zanni della Commedia dell'Arte. Con la maschera di Pulcinella comincia la carriera fulminante e duratura dei burattinai cinque-seicenteschi.

Verso la fine del '700 si ha un'importante evoluzione: si sono ritrovati, infatti, documenti che testimoniano il consolidamento del genere e la nascita di vere e proprie compagnie di giro e stanziali.

Dalle semplici farse, si passa a rappresentazioni drammatiche o melodrammatiche. L'affermazione del teatro dei burattini avviene subito dopo la rivoluzione francese e la nascita del teatro giacobino, se fino alla fine del Settecento i personaggi erano principalmente gli stessi della Commedia dell'Arte, dopo la rivoluzione francese e nei territori interessati dalle campagne napoleoniche si vietò l'uso delle vecchie maschere assimilabili all'ancien regime, si imposero così un nuovo genere di personaggi di gusto popolare, paesani zotici e ignoranti all'apparenza ma in realtà dotati di una intelligenza pratica e di un senso della giustizia[2]: Fagiolino in Emilia, Guignol nel Lionese, Kasper in Baviera e Svevia, Fasoulis in Grecia.

Nel XIX secolo i burattini diventano un fenomeno comune nelle piazze delle città, diventando un'attrazione in grado di coinvolgere un gran numero di persone; molti personaggi, nati come burattini, diventano in Italia maschere regionali.

Tra i maggiori storici del Teatro dei Burattini spicca il nome del bolognese Alessandro Cervellati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal Dizionario etimologico
  2. ^ http://delteatro.it/dizionario_dello_spettacolo_del_900/b/burattino.php

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