Mamuthones

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Un gruppo di mamuthones

I Mamuthones e gli Issohadores sono maschere tipiche del carnevale di Mamoiada in Sardegna. Le due figure si distinguono per i vestiti e per il modo di muoversi all'interno della processione: i Mamuthones procedono affaticati e in silenzio mentre gli Issohadores vestono in modo colorato e danno movimento alla processione. Il nome Mamuthone è un enigma. I pareri sono diversi ed esistono varie ipotesi: c’è chi lo collega semplicemente al nome stesso del paese, in origine una fontana, chi ad altri riferimenti toponomastici, chi risale ad altre civiltà e antichi riti, altri ancora richiamano i nomi degli spaventapasseri, degli idoli bacchici ed esseri spaventevoli della leggenda popolare comuni in tutta la Sardegna. Molto interessanti alcune ipotesi, una delle quali è il termine Miceneo con cui i Sardi-Micenei chiamavano i Fenici, cioè melaneimones, che vuol dire "facce nere" da cui si ricavano le parole maimoni e mamuthones che indicano "demonio" e "maschera nera". Un’altra da ricollegare ad un antico culto delle acque e nel nostro caso in particolare alla impetrazione della pioggia, il nome risulta composto dalle radici mam e muth più il suffisso ones. La prima significherebbe "acqua", la seconda, dal greco muthéomai, sta per "chiamare" ed il gruppo ones corrispondente al suffisso indoeuropeo on ed al suffisso etnico basco on, nonché al greco óntes (oi ontes Polyb. = i vivi) da eimí = essere, ha il chiaro e noto valore di "uomini" per cui i Mamuthones sarebbero gli "uomini invocanti la pioggia". Un’altra ipotesi ancora fa derivare il nome da maimatto, ossia il tempestoso, colui che s'infuria (nel senso che fa infuriare la tempesta), un epiteto dato allo Zeus Pluviale divinità sotterranea identificata con Dioniso, che ogni anno moriva, per rinascere a primavera con la vegetazione dei campi, nel ciclo annuale dell'eterno ritorno. Il gruppo dei Mamuthones è accompagnato dagli Issohadores, caratteristici nell'abbigliamento in forte contrasto con gli scuri compagni di esibizione. Tengono in mano sa soha, si tratta di una particolare lunga fune in giunco, abilmente lavorato e intrecciato da mani esperte ma che prima era di cuoio crudo, spesso e pesante; il nome soha appartiene proprio al tipo usato per legare e catturare il bestiame. Issohadore in sardo significa letteralmente "colui che prende con la soha che reca in mano" e che dà, appunto, il nome alla figura.[1]

S'Issohadore

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine dei mamuthones e issohadores si perde nella notte dei tempi. Ne abbiamo traccia su un riferimento generale da parte dei padri della Chiesa (S. Agostino, sermone 129) sin dai primi secoli dopo Cristo, parlò dei sardi che si mascheravano da animali e compivano riti pagani. Il riferimento più vicino nel tempo è del linguista Max Leopold Wagner nel suo dizionario (DES - Mamoiada); nel 1928 il Touring Club descrive solo il fuoco di Sant'Antonio.[2] Secondo lo stesso studio, comunque, testimonianze orali attestano che i Mamuthones sfilavano già nel XIX secolo. Alcuni sostengono invece che il rito risalga all'età nuragica, come gesto di venerazione per gli animali, per proteggersi dagli spiriti del male o per propiziare il raccolto[3]. Fra le ipotesi avanzate sull'origine della rappresentazione vi è quella un rito totemico di assoggettamento del bue, o anche una processione rituale fatta dai nuragici in onore di qualche nume agricolo e pastorale.[4] Alcuni studiosi sostengono un legame con riti dionisiaci, altri negano questo collegamento, e la includono invece fra i riti che segnano il passaggio delle stagioni[2]. Naturale porsi il problema del rapporto tra tradizione e innovazione. Nella dinamica dei riti la trasformazione è una componente costante nel corso del tempo. Nel caso delle manifestazioni finite specialmente nel Carnevale sarebbe sciocco credere che i riti siano arrivati sino a noi inalterati. È sicuramente avvenuta un'evoluzione dovuta all'opera importante che ha avuto nel processo di rifunzionalizzazione degli elementi a partire dalle normative di papa Gregorio Magno. Non sono da escludere radicali mutamenti persino del significato originario. Che il Carnevale attuale mamoiadino (e quello con maschere simili in genere) sia figlio del cristianesimo pare sia indiscutibile. A Mamoiada intanto la magia del mito, la cerimonia solenne e canonizzata nel tempo si rinnova puntualmente ogni anno e rimane conservata gelosamente e con orgoglio, sia pure relegata tra le manifestazioni del carnevale e a ben osservarla è proprio la solennità dell'esibizione che svela il fatto che di carnevalesco non vi è proprio niente.

Le maschere[modifica | modifica wikitesto]

Sfilata dei mamuthones e issohadores a carnevale

La maschera facciale del mamuthone (visera) è nera e di legno, bianca quella dell'issohadore. Viene assicurata al viso mediante cinghiette in cuoio e contornata da un fazzoletto di foggia femminile. Il corpo del mamuthone viene coperto da pelli di pecora nera (mastruca), mentre sulla schiena, con un complesso sistema di ancoraggio è sistemata una serie di campanacci (carriga). Sul davanti, un mazzo di campanelle bronzee più piccolo. L'Issohadore, invece, indossa un copricapo detto berritta, maschera bianca, un corpetto rosso (curittu), camicia e pantaloni bianchi, bottoni in oro, una bandoliera di campanellini in bronzo (sonajolos), lo scialletto, le ghette in orbace (cartzas), scarponi in pelle ('usinzu) e infine la fune (so'a). Le maschere vengono prodotte con vari tipi di legno successivamente annerito. Oltre al fico viene impiegato l'ontano e l'olmo; qualcuna è in castagno o in noce, mentre anticamente le si produceva in pero selvatico.

Il carnevale mamoiadino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Carnevale di Mamoiada.

La sfilata dura dal pomeriggio fino alla tarda sera; per tutto il giorno i figuranti si limitano nel mangiare e nel bere poiché l'esibizione richiede sforzo e le cinghie dei campanacci comprimono il torace.

Il comportamento dei Mamuthones e degli Issohadores non ricorda un'allegra carnevalata quanto una solenne processione composta e ordinata, una cerimonia che ricorda un corteo religioso.[5]

Il passo cadenzato per avanzare e scuotere i campanacci ricorda una danza, «una processione danzata» come l'ha definita l'etnologo Raffaello Marchi che per primo, negli anni '40, ha osservato da vicino questa manifestazione.[6]

Composizioni delle sfilate[modifica | modifica wikitesto]

La processione inizia con due file parallele di Mamuthones che scuotono i campanacci mediante un colpo di spalla con ritmi lenti.

Un Issohadore "guida" impartisce gli ordini ai Mamuthones e dà il ritmo alla danza, mentre gli altri Issohadores, muovendosi più agilmente, lanciano la propria fune verso la folla, catturando solitamente giovani donne, in segno di buon auspicio per una buona salute e fertilità.

Il gruppo è composto tradizionalmente da 12 Mamuthones e 8 Issohadores e sfilano disposti in quest'ordine:

● = Mamuthone

○ = Issohadore

                         ○           ○
                       ●   ●   ●   ●   ●   ●     ○
           o        o
                       ●   ●   ●   ●   ●   ●    ○
                            ○             ○

I Mamuthones sfilano disposti rigorosamente su due file parallele, mentre gli Issohadores, mobilissimi, quasi a protezione, si sistemano in posizione di avanguardia, retroguardia e sui fianchi esterni delle due file. Il "capo" issohadore resta in posizione centrale di modo che i mamuthones possano vedere bene i suoi movimenti.

Il gruppo procede lento e imponente esercitando sui presenti una forte suggestione, quasi un fascino ipnotico.

I diversi movimenti[modifica | modifica wikitesto]

I Mamuthones si muovono a piccoli passi cadenzati, quasi dei saltelli, compiendo un movimento obbligato poiché sono appesantiti dalle attrezzature, dalle pelli di lana grezza e dalla visera e nel procedere devono allo stesso tempo scuotere tutti i campanacci. Nell'avanzare danno tutti insieme dei colpi di spalla ruotando il corpo una volta verso destra e un'altra verso sinistra; questo movimento in due tempi è eseguito in sincronia e produce un unico, fortissimo frastuono dei campanacci; ogni tanto eseguono simultaneamente tre rapidi salti su se stessi. Gli Issohadores si muovono con passi più agili, leggeri e quando vogliono gettano sa soha (il laccio) e tirano delicatamente a sé la persona che hanno scelto nella folla, ma in particolare scelgono le giovani donne, per il buon auspicio di una buona salute e fertilità. La bravura dell'Issohadore sta proprio nel riuscire a catturare anche a lunga distanza (12-13 metri) le persone con questa originale fune assai leggera, fatta di giunco intrecciato. Al contrario delle tradizionali funi di pelle o canapo che vengono usate per gli animali, la leggerezza de sa soha complica la manovrabilità rendendo molto più impegnative le operazioni di lancio; per questo motivo viene solitamente bagnata prima della sfilata. Mentre compiono questo esercizio gli Issohadores possono scambiare qualche parola con la gente che li circonda, mentre i Mamuthones restano muti per tutto il percorso della processione (come degli schiavi in catene).

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Maschere con fogge e nomi simili a quelle del Mamuthone sono diffuse anche fuori da Mamoiada, in particolare sia in buona parte delle Barbagie che nell'Ogliastra sono riscontrabili festeggiamenti con maschere simili, in diversi centri tali maschere prendono il nome di Mumutzones, Mamutzones, Su Maimulu o Maimones. Mascheramenti simili si ritrovano in altre parti dell'Europa, dal mar Egeo alla penisola iberica, dalle Alpi ai Balcani e fino alla Scandinavia, particolarmente in zone di montagna o pedemontane, e sono attestati già nel Basso Medioevo, e questo fa presumere il loro radicamento in epoche e contesti precristiani.[7]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mamuthones e Issohadores, in .:: Mamoiada.org ::., 26 gennaio 2011. URL consultato il 04 marzo 2017.
  2. ^ a b I mamuthones? Signori del tempo. Secondo uno studio segnavano il passaggio delle stagioni, unica.it. URL consultato il 19 giugno 2013.
  3. ^ Storia dell'evento, sardegnacultura.it. URL consultato il 19 giugno 2013.
  4. ^ I riti apotropaici: Mamoiada, Tufara, italica.rai.it. URL consultato il 19 giugno 2013.
  5. ^ Giulio Angioni, Sagre, riti e feste popolari della Sardegna, (a cura di) G. Deidda e A. Della Maria, Newton Compton, Roma
  6. ^ Raffaello Marchi, Le maschere barbaricine, in "Il Ponte", VII, 9-10 Settembre/Ottobre 1951, pp. 1354-1361
  7. ^ Raffaele Ballore, Mamuthones e Issohadores - Nome, personaggi, vestizione, rappresentazione, significato, in .:: Mamoiada.org ::., 26 gennaio 2011. URL consultato il 04 marzo 2017.

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