Carnevale di Bagolino
| Carnevale di Bagolino e Ponte Caffaro | |
|---|---|
| Periodo | Domenica, lunedì e il martedì di carnevale |
| Celebrata in | Bagolino e Ponte Caffaro |
| Oggetto della ricorrenza | esibizioni in costume |
| Data d'istituzione | XVI secolo |
| Altri nomi | Carnevale Bagosso |
Il carnevale di Bagolino e Ponte Caffaro per il suo folklore tipico, conservatosi tale in virtù della posizione isolata del paese, ha acquisito notorietà crescente, attirando anche l'attenzione di studiosi di etnologia. La festa si articola in due manifestazioni distinte, animate rispettivamente dalle eleganti figure dei Bälärì (ballerini e suonatori) e dalle figure grottesche dei Màscär (maschere).
Folclore carnevalesco
[modifica | modifica wikitesto]Il carnevale di Bagolino (o carnevale Bagosso) è, in realtà, formato da due carnevali con tradizioni diverse. Il più antico è quello dei màscär: figure mascherate che affondano certe loro tradizioni nei saturnali romani. Il secondo è quello dei balarì (compagnie di ballerini e suonatori), più recente del carnevale delle maschere. Si hanno documenti che attestano queste figure risalenti al 1523 (ballerini) e 1518 (suonatori); quest'ultimo è una delibera comunale con cui si disponeva di ricompensare con una forma di formaggio la Compagnia di Laveno che era intervenuta a rallegrare la festa di carnevale.
Una differenza sostanziale tra màscär e balarì è l'organizzazione: i balarì sono organizzati in compagnie molto numerose, con itinerari e tradizioni ferree da seguire. Mentre i màscär sono spesso gruppi di amici o conoscenti, che hanno più libertà, in quanto praticano gli scherzi secondo loro libera iniziativa.[3] Essendo che le date dei due carnevali non coincidono (solamente il lunedì e il martedì grasso le due manifestazioni si sovrappongono), è possibile che un individuo si mascheri sia da màscär che da balarì, in date differenti.
La manifestazione è mutata profondamente nel corso dei secoli; tuttavia, a causa dell’incendio che colpì Bagolino nel 1779, sono oggi pochi i documenti comunali conservati risalenti a periodi anteriori a tale data. Nella seconda metà del XX secolo il carnevale di Bagolino ha attraversato una fase di lento declino, sia per quanto riguarda il numero dei partecipanti, sia per il progressivo allontanamento dalle regole e dalle forme della tradizione.
Tra la fine del XX e gli inizi del XXI secolo, tuttavia, la manifestazione ha conosciuto una fase di rinnovato interesse e rifioritura. Ciò è avvenuto grazie, tra le altre cose, alla costituzione di gruppi di piccoli ballerini, impegnati nell’insegnamento dei passi di danza e dei canti tradizionali ai bambini bagossi, nonché al lavoro di storici e musicisti locali e non, che hanno studiato e recuperato tradizioni e musiche in parte dimenticate. A questo si è aggiunta la crescente notorietà del carnevale come attrazione turistica.
Il carnevale rappresenta una ricorrenza tradizionalmente sentita all’interno della comunità bagossa, sia nel capoluogo di Bagolino sia nella frazione lacustre di Ponte Caffaro. Negli ultimi decenni le compagnie di ballerini sono aumentate di numero e sono stati recuperati elementi delle musiche, delle danze e dei costumi della tradizione che nel tempo avevano subito modifiche o parziali perdite.
I Balarì
[modifica | modifica wikitesto]Balarì
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La tradizione dei balarì, che si esibiscono esclusivamente il lunedì ed il martedì di carnevale, rappresenta l'aspetto più spettacolare del Carnevale Bagosso; essa si è imposta alla attenzione degli studi etnografici per la originalità delle musiche e per la complessità delle danze che vengono eseguite nelle strade e nelle piazze del paese.
A diffrenza dei màscär, il costume del balarì può essere indossato solo da uomini.[5]
Il costume
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Il costume dei ballerini è caratterizzato da un cappello in feltro interamente ricoperto da un lungo nastro rosso che viene cucito e ripiegato, in modo da formare delle increspature che donano al cappello il suo singolare aspetto. Questo particolare copricapo viene inoltre ornato di ricami su cui sono cuciti monili d'oro (catene, spille, orecchini, anelli) di famiglia o presi in prestito. I balarì non si esibiscono all'aperto in caso di pioggia per evitare che i monili si stacchino e vadano perduti a causa del filo bagnato, che potrebbe rompersi per i salti e i movimenti dei ballerini. A rendere ancora più appariscente il copricapo è il grande fiocco che si trova sul lato sinistro del cappello. Il fiocco è formato da innumerevoli nastri variopinti che, durante le danze, esaltano i movimenti della testa del ballerino.

Il volto dei balarì è nascosto da una maschera priva di espressione di color avorio, un tempo di tela e spalmata all'interno di cera (perché il sudore del ballerino non la bagnasse).
L'abito portato dai balarì è di colore blu scuro o nero, un tempo questo vestito era il comune abito scuro che i bagossi portavano durante l'anno, ma oggi anche il vestito è divenuto un elemento peculiare del carnevale, infatti viene adornato con ricami, disegni e passamanerie di vari colori e forme (talvolta può apparire sul braccio sinistro dell'abito una coccarda particolarmente decorata). I calzoni arrivano al ginocchio del ballerino e, come l'abito, sono di colore scuro e vengono arricchiti con fettucce e ricami.

Il costume del ballerino dispone di un voluminoso scialle con frange, che presenta numerosi disegni, spesso dai colori molto sgargianti. Lo scialle ricade lungo tutta la schiena del ballerino, arrivando fino sotto al ginocchio, e viene fissato alle spalline. Le spalline sono un altro elemento molto appariscente del costume: sono di cotone bianco e presentano vari alamari (talvolta alcune spalline possono avere anche degli ori ricamati, come per il cappello). A differenza degli altri elementi del costume, la tradizione di decorare le spalline è piuttosto recente, infatti è apparsa solo dopo il 1915 (prima le spalline erano più semplici, e il ricamo era formato da una spighetta).

Una fascia di seta riccamente decorata forma una tracolla che parte dalla spalla destra e conclude sul fianco sinistro. Alla fine della fascia sono presenti nappe, coccarde o fiocchi che fanno risaltare il movimento del ballerino durante le danze. Le calze sono di colore bianco e presentano vari ricami lavorati a mano con i 4 ferri. Per evitare che le calze si abbassino durante le danze, queste vengono fissate ai calzoni utilizzando le sènte (passamaneria lavorata al telaio) decorate con le mèsoline (nappe). Inoltre il ballerino indossa delle sottocalze rosse, più leggere e meno lavorate di quelle esterne.
Anche i guanti sono di cotone bianco e vengono ricamati e decorati a mano, presentano inoltre un sottile laccio di cotone, che, venendo annodato, permette al ballerino di fissare i guanti al polso. Esistono anche dei sottoguanti di colore rosso, ma sono raramente utilizzati dai ballerini.
Il costume presenta inoltre un particolare camaglio di cotone nero o blu scuro, che ricopre il collo e la testa del ballerino.
A completare il vestito sono presenti una camicia bianca sotto l'abito, con una cravatta o un fiocco, e le scarpe, di colore nero.
Tradizioni
[modifica | modifica wikitesto]Il carnevale dei Balarì inizia il lunedì mattina con la messa, nella chiesa di San Giorgio a Bagolino e nella chiesa di San Giuseppe a Ponte Caffaro. Dopo la messa le compagnie eseguono i primi balli in onore del parroco all'esterno delle parrocchiali. Secondo la tradizione, il parroco offre brodo di pollo alle compagnie, dopodiché inizia il giro dei balarì per le vie di Bagolino e di Ponte Caffaro.
Musiche
[modifica | modifica wikitesto]Ogni compagnia di Balarì ha anche una compagnia di Sonädùr (suonatori) associata. Gli strumenti del carnevale sono: violini, chitarre e contrabbassi (quest'ultimo è una versione modificata del contrabbasso classico, e presenta solo 3 corde). Nonostante gli strumenti siano di tradizione nobiliare (e quindi da sala) vengono utilizzati efficacemente anche all'esterno nelle vie del paese.
Danze
[modifica | modifica wikitesto]Il carnevale ha 24 danze, 23 delle quali eseguite su due file come nei balli nobiliari settecenteschi a cui la tradizione si rifà. L'unica eccezione è l'Ariosa, il ballo che conclude il carnevale, che invece che essere ballato su due file viene ballato in cerchio.
I Màscär
[modifica | modifica wikitesto]Màscär
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La tradizione delle maschere ha carattere più popolano e fa riferimento alla burla carnevalesca consumata sempre mantenendo incognita la propria identità. Queste figure sono antichissime e hanno ereditato certe tradizioni addirittura dai saturnali romani: per esempio il "gesto della palpata", utilizzato dalle maschere per canzonare le altre persone, è di origine romana (veniva utilizzato in segno di augurio e fertilità dai commilitoni romani). [6]
I personaggi si muovono disordinatamente tra la folla, con maschere grottesche o paurose e gli sgàlbär ai piedi, questi sono degli zoccoli e sono uno degli elementi più identificativi del Carnevale bagosso. Sono di cuoio rigido e presentano una spessa suola in legno chiodato. La camminata goffa dei màscär fa si che gli sgàlbär vengano strisciati sul terreno e sul selciato delle vie, producendo così quel rumore tipico che fa da fondo al Carnevale. Questi personaggi indossano i costumi, sia maschili che femminili, tipici della tradizione bagossa: il vèciö e la vèciä, e di solito si muovono in coppia o in gruppo. A nascondere l'identità dei màscär contribuisce anche la postura goffa, la camminata strascicata e il ricorso alla voce in falsetto.
Il movimento delle maschere è parte integrante della burla carnevalesca e nei secoli queste figure hanno acquisito vari significati: partendo dai saturnali romani, questi personaggi hanno poi tratto ispirazione da altri fenomeni, come quello dei cosiddetti, in dialetto locale, San Martì. Loro erano contadini e malgari che in inverno si spostavano da una cascina all'altra a seconda delle condizioni climatiche o di convenienza. Proprio per questo motivo ancora oggi le maschere spesso trasportano con loro oggetti della tradizione contadina, come utensili o carretti, che ricordano il movimento dei San Martì.[7]
L'obiettivo delle maschere, con i loro goffi movimenti e comportamenti, è sempre stato quello di canzonare e sdrammatizzare la situazione politica e culturale a loro contemporanea. Infatti c'è stato un periodo in passato in cui le burle hanno avuto come bersaglio polemico persino i Conti di Lodron, signori feudali del comune in tarda epoca medievale, spesso invisi alla gente di Bagolino.
Molto spesso il sesso dell'individuo è lo stesso della maschera che indossa, ma non sempre; talvolta un uomo può mascherarsi da vèciä, viceversa una donna può indossare il ceviöl del vèciö. Anche questo fa parte della burla carnevalesca, oltre che rendere ancor più difficile l'identificazione della persona mascherata.
Un altro aspetto fantasioso delle maschere è la differenza delle burle che possono fare: queste figure spesso sono compagnie di amici o conoscenti che preparano la modalità degli scherzi in anticipo, perciò non è raro vederle portare elementi di ogni tipo, come strumenti musicali, bastoni, carretti, talvolta anche animali, che ricordano la tradizione dei San Martì, ma che talvolta vengono poi utilizzati per le burle; a volte possono anche indossare abiti differenti da quelli della tradizione o utilizzare controfigure non mascherate per rendere più ricca la scenografia degli scherzi.
Le maschere puntano a canzonare sia i bagossi non mascherati sia i turisti, senza mai offendere nè farsi riconoscere. Data la forte identità culturale di questi personaggi, le maschere parlano unicamente dialetto bagosso.
A differenza dei ballerini che si esibiscono solo il lunedì e il martedì grasso, i màscär possono apparire nelle strade del paese già dopo l'Epifania, in particolare nei lunedì e nei giovedì che precedono il Carnevale. Il fatto che le maschere siano attive in questi due giorni della settimana si rifà alla tradizione del corteggiamento delle laurette. Queste erano delle ragazze bagosse che in passato lavoravano stipendiate nelle cascine private fuori dall'abitato di Bagolino, i lunedì e i giovedì invernali. I giovani bagossi che volevano andare a trovarle si mascheravano per non farsi riconoscere dagli estranei e mantenere così nascosto il corteggiamento. La caratteristica parlata in falsetto del màscär deriva proprio da questa tradizione. Nel tempo anche queste abitudini si sono sovrapposte ad altre tradizioni, come quelle dei saturnali e dei San Martì, e vanno oggi a completare e arricchire la figura del màscär.[8]
Costumi
[modifica | modifica wikitesto]Il costume maschile, portato dal vèciö, si chiama ceviöl,
ed è formato dai seguenti elementi:
- Abito in fustagno, di color marrone
- camicia bianca
- Calzoni al ginocchio, di colore nero o marrone, presentano una patta quadrata a due bottoni
- Gilet corto, chiamato crozèt
- Calze bianche e ghette di lana rossa, queste ultime sono allacciate lateralmente con una fila di bottoni
- Sgàlbär ai piedi, questi zoccoli vengono strisciati sul terreno e producono quel suono caratteristico dei maschèr e del Carnevale
- Il viso è coperto da una maschera, mentre il capo da un cappello o un foulard
Invece il costume femminile portato dalla vèciä si chiama gùernèl, ed è così composto:
- Abito lungo con o senza maniche, in tela grossa, scura e grezza
- Gédä (grembiule), così come l'abito, in passato veniva tessuta a mano sul telaio.
- Scialle grande e a motivi floreali. Lo scialle può coprire la testa o essere portato sulle spalle e fissato alle estremità sul davanti, al di sotto della “gédä”.
- L'intimo è composto da una camicia bianca e mutandoni lunghi. Mentre le calze hanno colori differenti con significati differenti: di colore bianco per le nubili, rosse per le sposate e viola per la anziane.
- Sgàlbär ai piedi
- Maschera in viso e, talvolta, foulard in testa[9]
I carri
[modifica | modifica wikitesto]Un'altra tradizione della manifestazione è quella dei carri. A differenza di altri carnevali italiani, dove i carri vengono utilizzati principalmente a scopo scenico, i carri del carnevale di Bagolino sono delle piccole casette in legno su ruote, trainate per il paese da trattori (in passato animali). I carri vengono fabbricati direttamente dai bagossi e molto spesso vengono utilizzati da compagnie di amici. Per questo l'arredamento interno può cambiare, però solitamente è formato da una stufa per scaldare e cucinare e da un tavolo dove riunirsi. I carri vengono spostati per le vie del paese e utilizzati come punto di ritrovo mobile. Qui le maschere, ma anche i bagossi che non prendono parte ai travestimenti o fanno una pausa dagli stessi, si ritrovano e mangiano, bevono o chiccherano con i loro amici. Proprio il fatto di avere questi numerosi luoghi di ristoro mobili e privati, contribuisce a creare quel forte senso di comunità all'interno del paese.
Per via di problemi di viabilità sulla statale del Caffaro, a Ponte Caffaro i carri non possono essere spostati durante i giorni di festa: rimangono comunque parcheggiati nei luoghi di ritrovo e nelle piazze del paese, contribuendo così, anche senza lo spostamento, a creare la comunità e l'atmosfera tipica del carnevale.
Controversie
[modifica | modifica wikitesto]Agli inizi degli anni '70 del secolo scorso la Regione Lombardia, accortasi della ricchezza culturale presente a Bagolino, finanzia studi etnologici e antropologici riguardanti queste tradizioni. A seguito degli studi, vengono pubblicati numerosi articoli, documentari, film e dischi riguardanti l'evento. Ciò diede al carnevale una risonanza mediatica mai vista prima, che comportò diversi problemi nelle relazioni tra la comunità locale e la regione; primo tra tutti la proprietà intellettuale delle opere che, di fatto, appartenevano alla regione, sebbene riguardassero tradizioni secolari tramandate da sempre oralmente e che mai (nel caso delle musiche) erano state messe per iscritto. Un altro motivo di tensione tra i due enti fu il fatto che quasi la totalità degli studi venne pubblicata da ricercatori esterni alla comunità, che talvolta avevano avuto contatti minimi o nulli con la popolazione locale.[10][11]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Luca Ferremi, Riti, miti, ricorrenze religiose della bassa Lombardia, Treccani – Regione Lombardia, 2017, p. 38.
- ↑ Riti, miti, ricorrenze religiose della bassa Lombardia, in Luca Ferremi (a cura di), Treccani – Regione Lombardia, 2017, p. 38.
- ↑ Loft Podcast, Smascherato il carnevale di Bagolino, su YouTube, Loft Podcast, 28/02/2025. URL consultato il 21/02/2026.«Intervista a un balarì, minuto 22:56.»
- ↑ Il Carnevale di Bagolino, in Roberto Leydi-Bruno Pianta, Brescia e il suo territorio, il mondo popolare in Lombardia, vol. 3, Milano, Silvana, pp. 25-43
- ↑ Loft Podcast, Smascherato il carnevale di Bagolino, su YouTube, Loft Podcast, 28/02/2025. URL consultato il 21/02/2026.«Intervista a un balarì, minuto 21:15.»
- ↑ Loft Podcast, Smascherato il carnevale di Bagolino, su YouTube, Loft Podcast, 28/02/2025. URL consultato il 09/02/2026.«Intervista a Luca Ferremi, minuto 0:57.»
- ↑ Regione Lombardia assessorato ai beni e alle attività culturali, bagolino 1972 remaster, su YouTube, Orti filmstudio, 28/01/2025. URL consultato il 31/01/2026.«Intervista a Eligio Zanetti, minuto 35:30.»
- ↑ Loft Podcast, Smascherato il carnevale di Bagolino, su YouTube, Loft Podcast, 28/02/2025. URL consultato il 10/02/2026.«Intervista ai tre ballerini, minuto 6:40.»
- ↑ Bagolino, su bagolinoinfo.it. URL consultato il 19 novembre 2025.
- ↑ Regione Lombardia assessorato ai beni e alle attività culturali, bagolino 1972 remaster, su YouTube, Orti filmstudio, 28/01/2025. URL consultato l'08/02/2026.«Intervista finale, minuto 46:40.»
- ↑ Loft Podcast, Smascherato il carnevale di Bagolino, su YouTube, Loft Podcast, 28/02/2025. URL consultato l'08/02/2026.«Intervista a Luca Ferremi, minuto 3:34.»
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Francesca Cappelletto, Il carnevale: organizzazione sociale e pratiche cerimoniali a Bagolino, Brescia, Grafo, 1995, p. 238, ISBN 978-88-7385-270-4.
- Nerio Richiedei, Il Carnevale di Bagolino in Val Sabbia, in Luca Giarelli (a cura di), Carnevali e folclore delle Alpi. Riti, suoni e tradizioni popolari delle vallate europee, 2012, ISBN 978-88-6618-948-0.
- Roberto Leydi-Bruno Pianta, Il Carnevale di Bagolino, in Brescia e il suo territorio, il mondo popolare in Lombardia, (autore del capitolo Italo Sordi), vol. 2, Milano, Silvana, 1976, pp. 25-43.
Voci correlate
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