Incubo (mitologia)

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Incubo, 1870

Originariamente, secondo il folclore romano, era definito incubo (dal latino incubare, "giacere sopra") un demone di aspetto maschile che giaceva sui dormienti[1], spesso donne[2], ma non solo, per trasmettere sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali[1]. Veniva anche associato, come nome secondario, a Fauno[1], insieme ad altri come Fatuus, Fatuclus e Inuus. Questi demoni erano raffigurati con un berretto conico, che talvolta perdevano mentre folleggiavano. Colui che trovava uno di questi acquistava il potere di scoprire tesori nascosti[3].

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Plinio il Vecchio nel passo 84 del XXX Libro della sua Naturalis Historia descrive i rimedi, offerti dalla medicina popolare, per tutelarsi da incubi ricorrenti: «[…] massaggi mattutini e serali fatti con un decotto di lingua, occhi, fiele e interiora di serpente, lasciato a raffreddare in vino e olio per un giorno e una notte.» Gli incubi continuano a essere presenti nelle leggende medievali dove la loro figura diventa più malvagia. L'incubo sottrae energia dalla donna con cui giace per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia in pessime condizioni di salute. Una versione femminile di questo demone è chiamata succubo.

Durante la caccia alle streghe, l'ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un demone o Satana era uno dei peccati per i quali le donne venivano uccise. Si riteneva che a volte gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famose di un tale caso è quella del mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù. Sembrerebbe che in alcune aree questo mito sia stato modificato sino a rendere l'Incubo protagonista di molte tradizioni locali, ma anche temuto personaggio notturno tutt'oggi; ovviamente i nomi sono stati cambiati e la sua stessa natura di demone spesso viene sostituita.

In Sardegna, in tempi non troppo remoti i pastori sostenevano l'esistenza di creature notturne capaci di "disturbare" chi dorme provocando inevitabilmente incubi. A volte, secondo queste credenze, assumono l'aspetto di esseri muniti d'artigli, quindi facilmente ricollegabili come aspetto a lupi o cani di proporzioni gigantesche, analogamente all'Ammuntadore sardo (il quale capita venga raffigurato in maniere differenti e spesso discordi tra loro); altre volte, però, assumono l'aspetto di folletti (ad es. il Laurieddhu salentino), il cui unico scopo è custodire tesori e disturbare i dormienti (generalmente sedendosi sul loro petto impedendo una respirazione regolare) che, dopo essersi dimostrati pazienti nei loro riguardi, possono entrare in possesso di immense ricchezze[1]. La leggenda è stata ripresa dalla scrittrice Stephenie Meyer per la sua saga di Twilight: nella saga gli Incubi sono vampiri che seducono le donne prima di ucciderle. Dato che in genere si ritiene che la Meyer non si sia sufficientemente documentata e le sue conoscenze siano generiche, non è detto che la fonte diretta sia la mitologia e la leggenda qui citate o piuttosto la letteratura vampiresca (per esempio Carmilla di Sheridan Le Fanu e non solo, in cui di fatto il vampiro che attacca la vittima, donna o bambino, nel sonno, di fatto sta su di lui e gli preme addosso) o viceversa. Altre apparizioni moderne degli incubi si trovano in vari giochi fantasy come D&D e Magic, in cui assumono però l'aspetto di cavalli diabolici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Incubo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 6 novembre 2015.
  2. ^ Sant'Agostino d'Ippona, De Civitate Dei, XV,23: «Ed è notizia assai diffusa e molti confermano di averlo sperimentato o di avere udito chi l'aveva sperimentato che i silvani e i fauni, i quali comunemente sono denominati “incubi”, spesso sono stati sfacciati con le donne e che hanno bramato e compiuto l'accoppiamento con loro.».
  3. ^ Petronio Arbitro, Satyricon, 38: «Io non lo so per certo, l'ho solo sentito, ma gira voce che abbia rubato il berretto a Incubo e ci abbia trovato dentro un tesoro.».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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