Marco Livio Druso (tribuno)

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Marco Livio Druso (in latino: Marcus Livius Drusus; 124 a.C.91 a.C.) fu tribuno della plebe della Repubblica romana; riuscì a garantirsi il sostegno di molti membri del Senato romano, ma fu assassinato quando propose di estendere la cittadinanza romana a tutti gli Italici.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Druso fu figlio di Marco Livio Druso, fratello di Livia Drusa (moglie di Marco Porcio Catone Saloniano) e padre adottivo di Marco Livio Druso Claudiano.

Come tribuno della plebe, nel 91 a.C., mise in atto una politica che andò a favore della classe senatoriale, conferendole la giurisdizione sulle giurie sottratta all'ordine equestre come punizione per l'ingiusta condanna di Publio Rutilio Rufo nel 92 a.C. Tra i suoi interventi a favore della plebe, installò una commissione per garantirle più terre, sia a Roma sia nelle nuove colonie, e impose l'abbassamento del prezzo del grano]].

Giunse ad ottenere il sostegno di molti influenti senatori, tra cui Marco Emilio Scauro, ma lo perse quando volle garantire la cittadinanza romana agli alleati italici. Si inimicò il Senato, i membri dell'ordine equestre, il popolo di Roma che non voleva che gli Italici divenissero cittadini, e persino i ricchi possidenti terrieri italici, che temevano di perdere le proprie terre. Le sue leggi precedenti vennero dichiarate invalide, e dopo poco Druso venne assassinato.

La sua morte segnò l'inizio della Guerra sociale del 91-88 a.C., con gli Italici che si rivoltarono.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]