Francesco di Vannozzo

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Francesco di Vannozzo (Padova, 1330-1340[1]1389 circa) è stato un poeta, giullare e musico italiano appartenente alla famiglia di lanaiuoli e mercanti originari di Arezzo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dai dati biografici pervenutici si sa che fu giullare presso diverse corti dell'Italia settentrionale: nel 1363 operò presso Cansignorio della Scala a Verona, nel 1371 a Padova, nel 1372 a Venezia e in seguito a Bologna.

Nel 1381 venne invitato dal consigliere di Cansignorio, nuovamente a Verona e in questa città rimase fino alla caduta della città sotto il dominio dei Visconti nell'anno 1387.

Rifugiatosi a Padova scrisse otto sonetti raccolti nell'opera La cantilena pro comite virtutum nei quali egli immagina che siano le città italiane ad invocare in prima persona la protezione di Gian Galeazzo Visconti.

Si trasferì in seguito a Milano dove le ultime notizie riguardanti la sua persona risalgono al 1389, anno probabile della sua morte.

Il canzoniere da lui composto, pubblicato a Bologna nel 1928 sotto il titolo di Le Rime di Francesco di Vannozzo, presenta stile e contenuti molto diversi tra loro.

Scrisse alcune lettere di argomento poetico ad alcuni rimatori dell'epoca, tra i quali Marsilio di Carrara, Gidino di Sommacampagna e Nicolò del Bene e fu autore di due sonetti inviati al Petrarca che lo lodò non tanto per la sua bravura di poeta ma per quella di musico.

La produzione poetica di Francesco di Vannozzo è importante come testimonianza della diffusione del toscano nell'Italia settentrionale. Essendo padovano figlio di genitori aretini, Francesco ha completa familiarità con il toscano, il padovano e il veneto. Nei suoi componimenti sono pertanto presenti forme in vernacolo toscano accanto a venetismi. Produce inoltre un sonetto caudato in dialetto veneziano, responsivo ad un altro sonetto anch'esso in padovano di Marsilio da Carrara, e due sonetti e una frottola in dialetto veneziano[2]. La frottola, dal titolo Se Dio m'aide, scritta in occasione della celebrazione di nozze ("mariazo"), successivamente e variamente rielaborata in un componimento drammatico, porterà alle opere Cinquecentesche di Ruzante e di Andrea Calmo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Le rime di Francesco di Vannozzo, a cura di Antonio Medin, Bologna: Commissione per i testi di lingua, 1928, p. XXIX, 325.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giusto Grion, basandosi sul contenuto di un sonetto autobiografico (Io nacqui d'una volpe e d'un bel bracco) sostiene invece che il Vannozzo sarebbe nato a Volpago, come si legge nell'introduzione a Delle rime volgari, trattato di Antonio da Tempo composto nel 1332, Bologna 1869, pp. 18-22
  2. ^ Alfredo Stussi, "Lingua, dialetto e letteratura". In: Ruggiero Romano e Corrado Vivanti (a cura di), Storia d'Italia: i caratteri originali, Torino: Einaudi, 1972, pp. 677-728

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