Simboli patri italiani

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Stampa allegorica del 1895 celebrante il 25° anniversario della breccia di Porta Pia. La figura contiene numerosi simboli patri italiani associati ad allegorie della storia romana. Il soggetto centrale è formato da tre figure femminili con abiti formanti il Tricolore. Al centro è presente una Vittoria alata sormontata dalla Stella d'Italia e ornata da un collare recante lo stemma Savoia. Sulla sinistra è presente l'Italia turrita, mentre a destra compare la Roma guerriera con elmo romano avente in mano una lancia e uno scudo con l'immagine della Lupa capitolina allattante Romolo e Remo. A sinistra è presente la palma della vittoria, mentre sullo sfondo si riconoscono il Vittoriano, la statua equestre di Marco Aurelio del Campidoglio, il Colosseo, la Colonna Traiana, la scritta SPQR e un putto alato che suona la squilla della vittoria. L'immagine è sormontata da un intreccio di rami di quercia e di corbezzolo, mentre in basso è presente un'aquila con ali spiegate entro una corona d'alloro

I simboli patri italiani sono dei simboli che identificano univocamente l'Italia riflettendone la storia e la cultura. Sono usati per rappresentare la Nazione attraverso emblemi, metafore, personificazioni, allegorie, ecc. che sono condivise dall'intera comunità.

Alcuni di essi sono ufficiali, cioè sono riconosciuti dalle autorità statali italiane, mentre altri fanno parte dell'identità del Paese senza essere definiti normativamente. Altri ancora non sono più utilizzati poiché sostituiti.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I tre simboli ufficiali[1] principali, la cui tipologia è presente nella simbologia di tutte le nazioni, sono:

Di questi solamente la bandiera è menzionata esplicitamente nella Costituzione italiana; questo inserimento normativo pone la bandiera sotto la protezione della legge, rendendo possibili sanzioni penali per vilipendio alla stessa[2].

Altri simboli ufficiali[1] sono:

L'insegnamento nelle scuole dell'inno di Mameli, la riflessione sugli eventi risorgimentali e sull'adozione del tricolore sono prescritti dalla legge nº 222 del 23 novembre 2012[3][4].

Vi sono poi degli altri simboli o emblemi dell'Italia che, pur non essendo definiti normativamente, fanno parte dell'identità italiana:

  • l'Italia turrita, ossia la personificazione nazionale dell'Italia nell'aspetto di una giovane donna con il capo cinto da una corona muraria con relative torri (da cui il termine "turrita");
  • la coccarda italiana tricolore, ovvero il nastro tricolore ripiegato su sé stesso mediante plissé;
  • l'azzurro, il colore nazionale utilizzato in vari ambiti ufficiali, tra cui sulla maglia azzurra, ovvero sull'uniforme adottata da quasi tutte le compagini sportive che rappresentano l'Italia in ambito internazionale;
  • il corbezzolo, ovvero il piccolo albero scelto come pianta nazionale per via delle sue foglie verdi, dei suoi fiori bianchi e delle sue bacche rosse, che richiamano la bandiera italiana[5];
  • la Stella d'Italia, il simbolo identitario più antico della terra italiana[6].

Altri simboli non sono più utilizzati, poiché sostituiti:

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Tricolore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Bandiera d'Italia.
Bandiera della Repubblica Italiana

La bandiera italiana è formata da tre bande verticali di pari dimensioni: la prima (vicino all'asta) di colore verde felce, la seconda (quella centrale) di colore bianco acceso, mentre la terza (quella esterna) di colore rosso scarlatto. La legge n° 22 del 5 febbraio 1998 ("Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea") ne regolamenta l'uso[7].

Come altre bandiere, anche quella italiana si ispira alla bandiera francese introdotta dalla Rivoluzione nel 1790[8][9]. Si diffuse nella Penisola durante la prima campagna d'Italia di Napoleone, che avvenne tra il 1796 e il 1797, tra le armate italiane di ispirazione giacobina solidali con l'esercito francese[9]. In Italia i colori si caricarono di nuovi significati: il bianco e il rosso sono infatti anche caratteristici dell'antichissimo stemma comunale di Milano, che è costituito da una croce rossa su campo bianco, mentre il verde è stato associato al colore delle uniformi della Guardia civica milanese[9].

Il primo tricolore italiano - con le bande ordinate orizzontalmente - fu adottato il 7 gennaio 1797 come stendardo ufficiale della Repubblica Cispadana, organismo statale napoleonico fondato nel 1796[10]. La bandiera d'Italia era già stato utilizzata in precedenza su una coccarda tricolore e come stendardo militare[11], ma il 7 gennaio 1797 diventò per la prima volta bandiera ufficiale di uno Stato italiano sovrano. Dal 1997 l'evento è celebrato dalla Festa del Tricolore, che si tiene ogni anno il 7 gennaio.

Dopo il Congresso di Vienna e la Restaurazione, il Tricolore continuò ad essere utilizzato come simbolo dell'Italia anche durante il Risorgimento. Fu poi scelto come bandiera nazionale dal Regno d'Italia e, successivamente, dalla Repubblica Italiana.

Inno Nazionale - Il Canto degli Italiani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Il Canto degli italiani.
Fratelli d'Italia part1.jpg
Aiuto
Il Canto degli Italiani (info file)
Versione strumentale eseguita dalla Banda Centrale della Marina Militare Italiana.

Il Canto degli italiani, conosciuto anche come Fratelli d'Italia, Inno di Mameli, Canto nazionale o Inno d'Italia, è l'inno nazionale de facto della Repubblica Italiana. È stato adottato in via provvisoria il 12 ottobre 1946 senza mai diventare inno nazionale de iure, cioè "per legge"; infatti, nei decenni, non è mai stata promulgata una legge specifica, oppure operata una modifica costituzionale, che ufficializzasse il suo status di inno nazionale italiano[12].

Il testo fu scritto nell'autunno del 1847 dal patriota Goffredo Mameli, che lo inviò a Torino per farlo musicare dal maestro Michele Novaro[13]: l'inno debuttò il 10 dicembre 1847 a Genova sul piazzale del santuario della Nostra Signora di Loreto del quartiere di Oregina, in occasione della commemorazione della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di successione austriaca[13].

Emblema della Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Emblema della Repubblica Italiana.
Emblem of Italy.svg

L'emblema della Repubblica Italiana è l'emblema nazionale identificativo dello Stato italiano. È stato approvato dall'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana nella seduta del 31 gennaio 1948: il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947[14]. È stato adottato ufficialmente il 5 maggio 1948 con il decreto legislativo nº 535[15].

È formato dalla Stella d'Italia sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro, che è alla base della Repubblica (vedere l'articolo 1 della Costituzione italiana)[14]. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, situato sulla destra, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di olivo, situato sulla sinistra, che rappresenta la volontà di pace dell'Italia, sia interna che nei confronti delle altre nazioni[14].

Stendardo presidenziale italiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stendardo presidenziale italiano.
Presidential flag of Italy.svg

Lo stendardo presidenziale italiano è il segno distintivo della presenza del Presidente della Repubblica Italiana. Esso segue, pertanto, il Capo dello Stato ogni qual volta si allontani dal Palazzo del Quirinale, presso il quale è esposto durante la sua presenza[16]. Lo stendardo è esposto sui mezzi di trasporto a bordo dei quali sale il presidente, all'esterno delle prefetture quando il presidente è in visita ad una città e all'interno delle sale dove interviene in veste ufficiale[16].

Lo stendardo richiama i colori della bandiera italiana, con particolare riferimento al vessillo della storica Repubblica Italiana del 1802-1805[16]; la forma quadrata e la bordatura azzurra simboleggiano le forze armate italiane, che sono comandate dal presidente[16].

Vittoriano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Vittoriano e Milite Ignoto (Italia).
Piazza Venezia - Il Vittoriano.jpg

Il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto con il nome di Vittoriano o Altare della Patria, è un monumento nazionale situato a Roma, in piazza Venezia, sul Campidoglio: è il complesso monumentale dedicato al primo re d'Italia, Vittorio Emanuele II di Savoia, che viene considerato il fondatore della Patria[17]. Oltre la scalinata si trova l'Altare della Patria, dov'è sepolto il Milite Ignoto[18].

L'idea di un monumento che celebrasse, attraverso il Padre della Patria, l'intera stagione risorgimentale fu partorita l'anno della morte del re, nel 1878; il complesso fu poi inaugurato il 4 giugno 1911 dal nipote, Vittorio Emanuele III di Savoia, in occasione dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia[18].

Magistrale esempio dello stile neoclassico di fine Ottocento, il monumento nazionale italiano celebra la grandezza e la maestà di Roma, eletta al ruolo di legittima capitale d'Italia, rappresentando l'unità del paese (Patriae Unitati) e la libertà del suo popolo (Civium Libertati)[18].

Festa della Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Festa della Repubblica Italiana.
Festa della Repubblica 2008-3.jpg

La festa della Repubblica Italiana ricorre il 2 giugno. In questa data si ricorda il referendum istituzionale indetto a suffragio universale il 2 e il 3 giugno 1946, con il quale gli italiani vennero chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo - monarchia o repubblica - dare al Paese[19]. Dopo 85 anni di Regno, con 12.717.923 voti contro 10.719.284, l'Italia diventò repubblica e i monarchi di Casa Savoia vennero esiliati[19].

Il cerimoniale della manifestazione organizzata a Roma comprende la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria e una parata militare lungo via dei Fori Imperiali[20].

La legge n° 260 del 27 maggio 1949 già prevedeva, all'art. 1, il 2 giugno quale "data di fondazione della Repubblica", dichiarandolo festa nazionale; la festività venne poi soppressa dalla legge n° 54 del 5 marzo 1977, per poi essere ripristinata dal 2001 con la legge n° 336 del 20 novembre 2000 per volontà dell'ex Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi[19].

Simboli non ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Azzurro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Azzurro, Blu Savoia e Maglia azzurra (Italia).
Il calciatore Giacinto Facchetti indossa la classica maglia azzurra

L'azzurro è il colore nazionale italiano. Le sue origini risalgono al 1366, quando il Amedeo VI di Savoia, detto il "Conte Verde", in partenza per una crociata, volle che sulla sua nave ammiraglia, accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia sventolasse una grande bandiera azzurra in omaggio alla Madonna[21].

Sempre in omaggio alla Vergine, i nastri del Supremo Ordine della Santissima Annunziata, massima insegna cavalleresca italiana in epoca monarchica, erano di colore azzurro, così come azzurri sono i nastri delle decorazioni al valor militare (Medaglia d'Oro al Valor Militare, Medaglia d'Argento al Valor Militare, Medaglia di Bronzo al Valor Militare, Croce di Guerra al Valor Militare)[22]. Parimenti, gli ufficiali del Regio Esercito si contraddistinguevano per la sciarpa azzurra portata ad armacollo da destra a sinistra, tradizione conservata anche nelle forze armate italiane repubblicane[22]. È azzurra anche la fascia distintiva dei presidenti delle province d'Italia. Lo stendardo presidenziale italiano del Presidente della Repubblica è bordato di azzurro, il colore che in araldica significa legge e comando.

Il 6 gennaio 1911 venne adottata per la prima volta dalla Nazionale italiana di calcio, in omaggio ai Savoia, all'epoca Casa Reale d'Italia, la maglia azzurra[23]. Sull'onda dello straordinario successo del calcio come sport nazionale, l'azzurro divenne gradualmente il colore delle maglie di quasi tutti gli sportivi italiani[24], tanto che dal secondo dopoguerra iniziò ad essere considerato un simbolo patrio al pari della bandiera tricolore[22].

Coccarda italiana tricolore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Coccarda italiana tricolore.
Coccarda tricolore italiana

La coccarda italiana tricolore, nata all'inizio del Risorgimento, è la coccarda nazionale dell'Italia, ottenuta ripiegando il nastro verde, bianco e rosso mediante plissé.

Pare che il debutto della coccarda tricolore sia stato antecedente a quello della bandiera italiana. La coccarda tricolore forse comparve per la prima volta il 13-14 novembre 1794 a Bologna durante una rivolta contro lo Stato Pontificio grazie ai patrioti Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, che la indossarono insieme agli altri manifestanti[25].

La coccarda italiana tricolore è usata come riconoscimento della vittoria in Coppa Italia in molti sport. È infatti riportata sulle maglie delle squadre che si aggiudicano la coppa nazionale nel calcio, nel baseball, nel softball, nel calcio a 5, nell'hockey, nella pallacanestro, nella pallamano, nella pallanuoto e nel rugby.

Corbezzolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Corbezzolo (simbolo patrio italiano).
Corbezzolo.jpg

Il corbezzolo è la pianta nazionale italiana[26]; esso, infatti, con le sue foglie verdi, i suoi fiori bianchi e le sue bacche rosse richiama la bandiera d'Italia[5]. Il primo che associò il corbezzolo al Tricolore italiano fu Giovanni Pascoli, che per commentare il passo dell'Eneide di Virgilio in cui si parla del cadavere di Pallante adagiato su rami di corbezzolo, scrisse l'ode Al corbezzolo, in cui considera Pallante il primo eroe morto per la causa nazionale e il corbezzolo come una prefigurazione del Tricolore[26][27]. Il tema fu ripreso, sempre da Pascoli, nel carme Inno a Roma[28].

Italia turrita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Italia turrita.
Italiaturrita unalira.jpg

L'Italia turrita è la personificazione nazionale dell'Italia, nell'aspetto di una giovane donna con il capo cinto da una corona muraria con relative torri (da cui il termine "turrita")[29]. Questa rappresentazione allegorica, che è tipica dell'araldica civica italiana, soprattutto di quella relativa ai comuni medioevali, trae le sue origini dall'antica Roma[29]. L'Italia turrita è spesso sovrastata da una stella a cinque punte, la cosiddetta "Stella d'Italia"[29].

Si tratta di una rappresentazione allegorica usata in sculture, su alcune lire e, un tempo, in diversi francobolli, come nella celebre serie ordinaria detta "Siracusana", di cui è rappresentato qui sopra l'esemplare da una lira[30][31].

Stella d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stella d'Italia.
Lo Stellone d'Italia in una cartolina postale della Prima Guerra Mondiale

La Stella d'Italia, conosciuta popolarmente anche come Stellone[14], è una stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana. È il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all'antica Grecia[6]. Nel 1947 la Stella d'Italia è stata inserita al centro dell'emblema ufficiale della Repubblica Italiana, che è stato disegnato da Paolo Paschetto[32]

La mitologia della Stella d'Italia risale al VI secolo a.C., quando il poeta Stesicoro, nel poema Iliupersis (Caduta di Troia), creò la leggenda di Enea che, fuggendo dalla città di Troia presa e incendiata dai Greci, tornò in Italia, la terra dei suoi antenati, guidato dalla Stella di Venere, che subito dopo il tramonto è visibile sull'orizzonte a ovest[6]; nell'antica Grecia all'Italia era infatti associata la Stella di Venere perché posta ad occidente della penisola ellenica[33]. Da questa leggenda nacque uno dei nomi con cui era conosciuta l'Italia in questa epoca storica: Esperia, ovvero "terra delle stelle"[33][34].

Il significato protettivo o provvidenziale della stella, che perdura fino ad oggi, nacque durante l'epoca risorgimentale ed è stato poi ripreso dal Fascismo e dalla Resistenza, oltre che dai repubblicani come dai monarchici in occasione del referendum istituzione del 2 giugno 1946, confermando il suo valore unificatore, che è pari a quello del Tricolore italiano[6].

Simboli disusati[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma del Regno d'Italia.
Coat of arms of the Kingdom of Italy (1890).svg

Lo stemma del Regno d'Italia è stato l'emblema nazionale del Regno d'Italia. È essenzialmente formato da una croce sabauda (di rosso alla croce argento) a cui sono aggiunti ornamenti esteriori; fu normato per la prima volta con una deliberazione della Consulta Araldica il 4 maggio 1870[35]. In seguito venne modificato due volte, nel 1890 e nel 1929. Fu sostituito nel 1946 dall'emblema della Repubblica Italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b I simboli della Repubblica, quirinale.it. URL consultato il 7 febbraio 2016.
  2. ^ Calabrese, p. 109.
  3. ^ Legge 23 novembre 2012, n. 222, normattiva.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  4. ^ Legge 23 novembre 2012, n. 222, gazzettaufficiale.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  5. ^ a b Il corbezzolo simbolo dell'Unità d'Italia. Una specie che resiste agli incendi, altovastese.it. URL consultato il 25 gennaio 2016.
  6. ^ a b c d Rossi, p. 38
  7. ^ Legge n. 22 del 5 febbraio 1998, radiomarconi.com. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  8. ^ Otto mesi prima di Reggio il Tricolore era già una realtà, radiomarconi.com. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  9. ^ a b c I simboli della Repubblica (PDF), quirinale.it. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  10. ^ Bologna, 28 ottobre 1796: Nascita della Bandiera Nazionale Italiana, radiomarconi.com. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  11. ^ Vecchio, p.42.
  12. ^ Bassi, p. 47.
  13. ^ a b Maiorino, p. 18.
  14. ^ a b c d I simboli della Repubblica – L'emblema, su quirinale.it.
  15. ^ Decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 535, in materia di "Foggia ed uso dell'emblema dello Stato."
  16. ^ a b c d Lo Stendardo presidenziale, Quirinale.it. URL consultato il 22 settembre 2010.
  17. ^ Romano, p. 9
  18. ^ a b c Altare della Patria, difesa.it. URL consultato l'8 febbraio 2016.
  19. ^ a b c Perché la Festa della Repubblica è proprio il 2 giugno, ilpost.it. URL consultato il 19 gennaio 2016.
  20. ^ Festa della Repubblica: le foto della parata a Roma, panorama.it. URL consultato il 19 gennaio 2016.
  21. ^ Martinelli, p. 45
  22. ^ a b c Luigi Atzori, Azzurri - origine del colore della nazionale, su aserramanna.it, 29 luglio 2012.
  23. ^ Marchesini, p. 317
  24. ^ Eccetto che negli sport automobilistici, dove il colore assegnato all'Italia è tradizionalmente il rosso corsa, e in altre discipline come ciclismo e sport invernali, che sovente fanno uso del bianco.
  25. ^ Mostra Giovan Battista De Rolandis e il Tricolore, 150.provincia.asti.it. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  26. ^ a b Alfredo Cattabiani, Florario: miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, 1996, p. 321.
  27. ^ Perri, p. 1
  28. ^ Lungo la vita di Giovanni Pascoli, classicitaliani.it. URL consultato il 7 febbraio 2016.
  29. ^ a b c L'immagine dell'Italia, eredità antica - Dall'avventura coloniale al primo dopoguerra (sezione III, parte V) (PDF), archeobologna.beniculturali.it. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  30. ^ L'immagine dell'Italia, eredità antica - Dall'Unità d'Italia ai primi anni del Novecento (sezione III, parte IV) (PDF), archeobo.arti.beniculturali.it. URL consultato il 27 gennaio 2016.
  31. ^ Bazzano, p. 173
  32. ^ Bazzano, p. 174
  33. ^ a b Bazzano, p. 101
  34. ^ Bazzano, p. 12
  35. ^ Araldica della Real Casa di Savoia, ossml.altervista.org. URL consultato l'8 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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