Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate
| Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate | |
|---|---|
| Tipo | nazionale |
| Data | 4 novembre[1] |
| Celebrata in | |
| Oggetto della ricorrenza | Vittoria dell'Italia nella prima guerra mondiale e completamento dell'unità nazionale |
| Ricorrenze correlate |
|
| Data d'istituzione | 1919 |
| Altri nomi | |
La Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate è una giornata celebrativa nazionale italiana che si celebra ogni 4 novembre. Fu istituita per commemorare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale contro l'impero austro-ungarico, con l'entrata in vigore dell'armistizio di Villa Giusti (firmato il 3 novembre 1918 e reso pubblico il giorno dopo), evento che permise all'Italia l'annessione delle terre irredente di Trento e Trieste. Per tale motivo, l'intervento italiano nella prima guerra mondiale è stato anche considerato il completamento del processo di unificazione risorgimentale come quarta guerra d'indipendenza italiana.
In occasione delle celebrazioni il Presidente della Repubblica rende omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona di alloro all'Altare della Patria al Vittoriano. Inoltre alte cariche dello Stato si recano in visita ai luoghi legati alla prima guerra mondiale. Istituita nel 1919, la celebrazione del 4 novembre è l'unica festa nazionale che abbia attraversato decenni di storia italiana: dall'età liberale, al Fascismo, all'Italia repubblicana[4].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Primi anniversari
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Il 4 novembre 1919 fu dichiarato festivo[5] come primo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. Il 4 novembre 1919, in prossimità delle elezioni politiche, si era svolta una celebrazione militare con conferimento di medaglie al valore in piazza di Siena a Roma[6]

L'anno successivo il 4 novembre non fu dichiarato festivo, ma si svolse la «Festa delle Bandiere», che vide giungere a Roma la bandiera di tutte le unità delle forze armate in Italia o all'estero.[7] Il 4 novembre 1920 era stata anche inaugurata sullo stilobate del sommoportico del Vittoriano un'iscrizione riportante il Bollettino della Vittoria, alla base della quale furono collocati i cippi delle città redente unite all'Italia in seguito al trattato di Rapallo del 1920 e al trattato di Roma del 1924, entrambi accordi di pace a conclusione della prima guerra mondiale. Le municipalità rappresentate furono, nello specifico, Trieste, Trento, Gorizia e Pola, e in un'occasione successiva, anche Fiume e Zara, la cui annessione fu invece legata al trattato di Roma del 1924.[8] Per celebrare l'evento erano state onorate le diverse bandiere dei reparti che avevano partecipato al conflitto[9]. Poi, in seguito ai trattati di Parigi del 1947 firmati come conseguenza della sconfitta dell'Italia nella seconda guerra mondiale, le città di Pola, Fiume e Zara sono passate alla Jugoslavia e – dopo la dissoluzione di quest'ultima – alla Croazia, fermo restando che i cippi delle città cedute non sono stati rimossi e sono esistenti tuttora.

Nel 1921, in occasione delle celebrazioni dell'inumazione del Milite Ignoto» che si svolsero all'Altare della Patria, il 4 novembre fu nuovamente dichiarato festivo.[10] In questa occasione il Milite Ignoto venne sepolto solennemente all'Altare della Patria a Roma[11]. La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto con la traslazione da Aquileia dei resti di un soldato dopo un viaggio in treno speciale attraverso varie città italiane, è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[12], dato che vi partecipò un milione di persone[13].
L'istituzione dell'«anniversario della Vittoria»
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A ottobre del 1922 il secondo governo Facta inserì stabilmente il 4 novembre tra le festività come Anniversario della Vittoria[14], già prima della marcia su Roma. Il fascismo si propose «come unico erede dell'esperienza vittoriosa e impose il ricordo dei caduti nella prospettiva di una pedagogia politica dell'obbedienza e del sacrificio».[15]
Infatti, con la vittoria nella prima guerra mondiale, l'Italia completò l'unità nazionale, iniziata con il Risorgimento, con l'annessione di Trento e Trieste, tant'è che la prima guerra mondiale è considerata la quarta guerra d'indipendenza italiana, sebbene oggi tale termine abbia perso di rilevanza, senza però scomparire.
Il passaggio a «giorno dell'Unità nazionale»
[modifica | modifica wikitesto]Fu il secondo governo Bonomi a ripristinare temporaneamente alcune festività, compreso il 4 novembre sempre come «anniversario della Vittoria»;[16] anche con la riorganizzazione delle festività nel 1946 venne confermata come «anniversario della Vittoria della guerra 1915-18»,[17] mentre nel 1949 divenne «giorno dell'Unità nazionale»,[18] con riferimento all'acquisizione dei territori al termine della prima guerra mondiale.

All'inizio di novembre del 1953, in particolare in concomitanza con le celebrazioni del giorno 4, si ebbero moti di rivolta a Trieste, che vennero duramente repressi dal "nucleo mobile" antisommossa della Polizia Civile alle dipendenze del Governo Militare Alleato, la forza di amministrazione militare alleata angloamericana; morirono sei persone.[19]
Tra gli anni sessanta e settanta, in particolare durante la stagione dei movimenti giovanili del Sessantotto, le celebrazioni vennero contestate, spesso attraverso la distribuzione di volantini o l'affissione di manifesti polemici nei confronti delle Forze armate.
Nel 1977, con le disposizioni per aumentare il numero di giorni lavorativi, il 4 novembre smise di essere giorno festivo e le celebrazioni furono spostate alla prima domenica di novembre.[20] Nel corso degli anni Ottanta e Novanta la sua importanza nel novero delle feste nazionali è andata declinando:[21]
Negli anni duemila, grazie all'impulso dato dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, che fu protagonista, all'inizio del XXI secolo, di una più generale azione di valorizzazione dei simboli patri italiani, la festa è tornata a celebrazioni più ampie e diffuse[23].
Il 100º anniversario nel 2018
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Le celebrazioni del centenario della vittoria del Regno d'Italia nella Grande Guerra, portate a festività nazionale il mese prima, sono iniziate già la serata del 3 novembre 2018 con la consegna delle insegne dell'Ordine Militare d'Italia da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di cui è istituzionalmente Gran maestro, al Quirinale.
Il 4 novembre 2018 sono continuate nella deposizione di una corona d'alloro al Milite Ignoto dell'Altare della Patria a Roma da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle altre massime cariche dello stato, seguita dalla visita ufficiale al Sacrario di Redipuglia per poi spostarsi, a conclusione, in Piazza Unità d'Italia a Trieste.
Nella città storica, insieme a Trento, dell'irredentismo italiano, dopo i discorsi della varie autorità presenti, si è svolta la presentazione delle bandiere di guerra ed una rievocazione in divise storiche dello sbarco dei bersaglieri nel porto della città, evocato tramite il mezzo da sbarco "San Marco" della Marina Militare (che presenziava anche con la fregata Luigi Rizzo), seguito a conclusione da dei colpi d'artiglieria a salve verso il mare e dal passaggio delle Frecce Tricolori.
Il cambio di denominazione nel 2024
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Dal 1949 al 2023, rispetto alla denominazione ufficiale di «giorno dell'Unità nazionale», le celebrazioni erano indicate tradizionalmente anche come «giornata delle Forze Armate», come appare dai messaggi inviati dal Presidente Luigi Einaudi e dal ministro della difesa Randolfo Pacciardi per l'anniversario nel 1949 e nel 1950.[24][25][26][27]
Nel 2022 il presidente Sergio Mattarella indicò la necessità di formalizzare la denominazione completa.
Con l'approvazione della legge 1º marzo 2024, n.27 la denominazione è stata effettivamente modificata in Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate,[29] precisando però che non è ripristinata come festività nazionale. Infatti, già nel 2023 la proposta di legge venne modificata per evitare aumenti di spesa.[30]
Celebrazioni
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In occasione delle celebrazioni il Presidente della Repubblica rende omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria al Vittoriano. Inoltre alte cariche dello Stato si recano in visita ai luoghi legati alla prima guerra mondiale.[31]
Durante la giornata la bandiera italiana e la bandiera europea vengono esposte sugli edifici sede di uffici pubblici e istituzioni.[32]
Il Ministero della cultura ha stabilito l'apertura gratuita dei musei e dei parchi archeologici statali in occasione della festività nel 2023[33] e nel 2024.[34]
Ricorrenze correlate
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- Festa del Tricolore (7 gennaio): è una giornata celebrativa nazionale italiana, istituita per ricordare la nascita della bandiera d'Italia. Si festeggia ogni anno il 7 gennaio, con le celebrazioni ufficiali che avvengono a Reggio Emilia, città dove venne approvata per la prima volta l'adozione del Tricolore da parte di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana.
- Giorno del ricordo (10 febbraio): è una commemorazione civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che ricorda i massacri delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata. Questa commemorazione vuole "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale"[35].
- Anniversario dell'Unità d'Italia (17 marzo): è una ricorrenza che cade annualmente il 17 marzo e che celebra la nascita dello Stato italiano, avvenuta in seguito alla proclamazione del Regno d'Italia del 17 marzo 1861 a Torino.
- Anniversario della liberazione d'Italia (25 aprile): è una festa nazionale della Repubblica Italiana, che si celebra ogni 25 aprile per commemorare la liberazione d'Italia dall'occupazione nazista e dal fascismo, a coronamento della cobelligeranza italiana con gli Alleati e della resistenza italiana contro il nazifascismo.
- Festa della Repubblica Italiana (2 giugno): è una festa nazionale italiana istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana. Si festeggia ogni anno il 2 giugno, data del referendum istituzionale del 1946, con la celebrazione principale che avviene a Roma. La Festa della Repubblica è uno dei simboli patri italiani.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Le celebrazioni sono stabilite per la prima domenica di novembre come da Legge 5 marzo 1977, n. 54, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 7 marzo 1977. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Presidenza della Repubblica Italiana (a cura di), Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa delle Forze Armate, su quirinale.it.
- ↑ Festa delle forze armate: cos’è e da dove nasce la ricorrenza del 4 novembre, su La Stampa, 4 novembre 2022. URL consultato il 14 dicembre 2023.
- ↑ 4 Novembre 1918. Una data da ricordare, su risorgimentofirenze.it. URL consultato il 20 gennaio 2016.
- ↑ Regio decreto 19 ottobre 1919, n. 1888, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 22 ottobre 1919. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Nel primo anniversario della vittoria, in Il Messaggero, 5 novembre 1919, p. 2. URL consultato il 6 luglio 2021 (archiviato il 6 luglio 2021).
- ↑ A. Miniero, Da Versailles al milite ignoto. Rituali e retoriche della vittoria in Europa (1919-1921), Gangemi, 2008, pp. 98-99.
- ↑ Tobia, p. 55.
- ↑ L'esaltazione delle bandiere circonfonde di gloria nuova l'imagine augusta della Patria, in Il Messaggero, 5 novembre 1920, p. 1. URL consultato il 6 luglio 2021 (archiviato il 6 luglio 2021).
- ↑ Regio decreto 28 ottobre 1921, n. 1462, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 29 ottobre 1921. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ MILITE IGNOTO, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 30 gennaio 2016.
- ↑ Tobia, p. 73.
- ↑ Tobia, p. 80.
- ↑ Regio decreto-legge 23 ottobre 1922, n. 1354, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 26 ottobre 1922. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ P. Genovesi, Il culto dei caduti della Grande Guerra nel 'progetto pedagogico' fascista, in L. Bellatalla (a cura di), Lo tsunami delle guerre: guerra, educazione e scuola, collana Annali on-line della Storia dell’educazione e della politica scolastica, vol. 8, n. 12, 2016, p. 89. URL consultato il 25 ottobre 2023.
- ↑ Circolare n. 16939/3.3.3 del 4 novembre, in Bollettino delle poste e delle telecomunicazioni, n. 9, 1º dicembre 1944, p. 387.
- ↑ Decreto legislativo luogotenenziale 22 aprile 1946, n. 185, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 24 aprile 1946. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Legge 27 maggio 1949, n. 260, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 31 maggio 1949. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Dietro le bare dei sei caduti duecentomila triestini in lutto, in La Stampa, 9 novembre 1953, p. 1.
- ↑ Legge 5 marzo 1977, n. 54, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 7 marzo 1977. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Da dove viene la festa del 4 novembre, su Il Post, 4 novembre 2018. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ S. Romano, I travagli del calendario nazionale italiano, in Corriere della Sera, 6 giugno 2007, p. 37.
- ↑ Il significato della festa del 4 novembre, su arezzonotizie.it. URL consultato il 20 gennaio 2016.
- ↑ Per la giornata delle forze armate (1949), in Discorsi e messaggi del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Roma, 2005, pp. 611-612. URL consultato il 30 ottobre 2023.
- ↑ Il 4 novembre. Messaggio di Einaudi alle Forze armate, in Corriere della Sera, 4 novembre 1949, p. 1.
- 1 2 Per la giornata delle forze armate (1950), in Discorsi e messaggi del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Roma, 2005, p. 614. URL consultato il 30 ottobre 2023.
- ↑ La celebrazione del IV novembre. Messaggio di Einaudi alle Forze armate, in Corriere della Sera, 4 novembre 1950, p. 1.
- ↑ Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa delle Forze Armate, su Presidenza della Repubblica, 4 novembre 2022. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Legge 1º marzo 2024, n.27, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 16 marzo 2024. URL consultato il 1º febbraio 2025.
- ↑ Giorno festivo, anzi no: la retromarcia sul 4 novembre dei partiti al governo, su Pagella politica, 11 luglio 2023. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Verso il 4 Novembre: il perché della festività nazionale, su Ministero della Difesa. URL consultato il 29 ottobre 2023.
- ↑ Decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2000, n. 121, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 16 maggio 2000. URL consultato il 29 ottobre 2023.
- ↑ 4 NOVEMBRE 2023, su Ministero della cultura, 6 ottobre 2023. URL consultato il 29 ottobre 2023.
- ↑ 4 NOVEMBRE 2024, su Ministero della cultura. URL consultato il 26 ottobre 2024.
- ↑ Legge 30 marzo 2004, n. 92, su camera.it. URL consultato il 3 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2013).
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