Coccarda italiana azzurra

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La coccarda italiana azzurra

La coccarda italiana azzurra è uno degli ornamenti rappresentativi dell'Italia, ottenuta pieghettando circolarmente un nastro azzurro. Derivante dal blu Savoia, colore della casa regnante italiana dal 1861 al 1946, la coccarda azzurra è rimasta ufficialmente in uso fino al 1º gennaio 1948, quando è entrata in vigore la costituzione della Repubblica Italiana, dopo di cui è stata sostituita, in tutte le sedi ufficiali, dalla coccarda italiana tricolore. In ambito militare, la coccarda italiana azzurra è stata sostituita da quella tricolore durante il secolo precedente, il 14 giugno 1848, nel corso della prima guerra d'indipendenza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Raffigurazione del 1818 di un Carabiniere. Si può notare, collocata sul cappello, la coccarda italiana azzurra

La coccarda azzurra affonda le sue origini almeno nel XVII secolo, come testimoniato da alcuni documenti, che ne confermano la presenza sulle uniformi militari in uso ai tempi di Vittorio Amedeo II di Savoia[1]. Altre fonti ne testimoniano l'uso anche nel XVIII secolo[2]. Lo Statuto Albertino del Regno di Sardegna, che fu promulgato il 4 marzo 1848 e che diventò poi la legge fondamentale del Regno d'Italia, prevedeva all'articolo 77 la seguente disposizione[3][4]:

«[...] La coccarda azzurra è la sola nazionale. [...]»

(Articolo 77 dello Statuto Albertino)

In questo modo l'azzurro (Blu Savoia), colore storico del Regno di Sardegna e prima ancora del Ducato di Savoia, fu mantenuto a fianco della coccarda tricolore, che era nata nel 1789 e che era invece molto diffusa tra la popolazione. In tale contesto, il 23 marzo 1848, il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia assicurò al Governo provvisorio di Milano formatosi in seguito alle cinque giornate che le sue truppe, pronte a venirgli in aiuto, avrebbero utilizzato, come bandiera militare, un tricolore con lo stemma sabaudo sovrapposto sul bianco[5][6]. In particolare, il proclama del re del 23 marzo 1848 recitava[7]:

«[...] e per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le nostre truppe, entrando nel territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana [...]»

(Proclama di Carlo Alberto di Savoia del 23 marzo 1848)

In questo modo il Regno di Sardegna cambiò ufficialmente la propria bandiera, passando dall'antico vessillo sabaudo al tricolore italiano, fermo restando, come già accennato, il mantenimento della coccarda azzurra come ornamento nazionale[8].

La coccarda italiana tricolore. In ambito militare ha sostituito la coccarda azzurra il 14 giugno 1848, mentre ne ha preso il posto in tutte le sedi ufficiali il 1º gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana

In questo contesto, il 14 giugno 1848, una circolare del Ministero della guerra decretò la sostituzione della coccarda azzurra, che fino a quel momento era collocata sul cappello della divisa dell'Arma dei Carabinieri, con "la coccarda ai tre colori nazionali italiani conforme ai modelli stabiliti"[8]. Ciò non fu un'eccezione: analogamente la coccarda tricolore sostituì quella azzurra, ad esempio, sul fregio dei berretti dei bersaglieri e sui copricapi dei soldati dei reggimenti di cavalleria[8][9][10]. Sul cappello dei Carabinieri la coccarda azzurra era presente fin dalla fondazione dell'Arma, che è datata 1814[11], mentre per l'Arma di cavalleria la sua introduzione è ascrivibile al 1843[12]. La stessa circolare del 14 giugno 1848 del Ministero della guerra infatti recitava[12]:

«Con Circolare ministeriale del 14 giugno 1848 si faceva noto ai Governatori ed al Viceré di Sardegna avere S.M. ordinato, che la Bandiera Tricolore Nazionale Italiana con sopra la Croce di Savoia fosse sostituita a quella esistente nei Forti ed altri luoghi ove si suole inalberare; che tale Bandiera fosse distribuita pure a tutti i Corpi del R. Esercito, e limitata in avvenire ad una sola per ogni Reggimento; e che tanto gli Uffiziali, come le truppe tutte, avessero parimenti a sostituire all'azzurra la Coccarda ai tre colori nazionali italiani; l'uso della quale, secondo le dichiarazioni del Dispaccio ministeriale 13 luglio successivo, dovesse senza dubbio estendersi a tutti i R. Impiegati che vestissero una divisa»

(Circolare ministeriale del 14 giugno 1848 del Regno di Sardegna)

La coccarda azzurra fu in uso invece durante la campagna piemontese in Italia centrale del 1860, l'assedio di Gaeta (anch'esso datato 1860), la repressione del brigantaggio postunitario (1860 - 1870) e la terza guerra d'indipendenza italiana (1866), in tutti i casi appuntata sulle divise dei generali e quella degli ufficiali del Regio Esercito[13].

La coccarda azzurra è rimasta ufficialmente in uso fino al 1º gennaio 1948, quando è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana, venendo sostituita, in tutte le sedi ufficiali, dalla coccarda italiana tricolore. Quest'ultima era già utilizzata in ambiti ufficiali, a partire dal dicembre 1917, sugli aerei della Regia Aeronautica.

Nella musica[modifica | modifica wikitesto]

La coccarda azzurra è citata nel componimento musicale Inno al re, scritto dal poeta Giuseppe Bertoldi nel 1847[14]. Carlo Alberto aveva ancora avversione nei confronti del tricolore, tant'è che ne aveva proibito l'uso in tutto il suo regno, disposizione che annullò, come già accennato, il 23 marzo 1848, quando la bandiera bianca, rossa e verde diventò vessillo ufficiale del Regno di Sardegna. L'Inno al re fu cantato per la prima volta a Genova il 3 novembre 1847[15]:

Carlo Alberto di Savoia. Si noti la sciarpa azzurra indossata dal sovrano sabaudo

«Con l'azzurra coccarda sul petto
Con italici palpiti in core
Come figli d'un padre diletto
Carlalberto, veniamo al tuo pie';
E gridiamo esultanti d'amore:
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Figli tutti d'Italia noi siamo,
Forti e liberi il braccio e la mente;
Più che morte i tiranni aborriamo,
Aborriam più che morte il servir;
Ma del Re che ci regge clemente
Noi Siam figli, e godiamo obbedir.
A compire il tuo vasto disegno
Attendesti il messaggio di Dio:
Di compirlo, o Re grande, sei degno,
Tu c'inalzi all'antica virtù.
Carlalberto si strinse con Pio;
Il gran patto fu scritto lassù.
Se ti sfidi la rabbia straniera,
Monta in sella e solleva il tuo brando,
Con azzurra coccarda e bandiera
Sorgerem tutti quanti con te;
Voleremo alla pugna gridando
Viva il Re ! Viva il Re ! Viva il Re !»

(Inno al re, Giuseppe Bertoldi)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Conosci Torino?, su associazionetommaseo.it. URL consultato il 18 agosto 2018.
  2. ^ Le uniformi da Vittorio Amedeo II a Carlo Emanuele III, su bandieresabaude.it. URL consultato il 18 agosto 2018.
  3. ^ Le origini della bandiera italiana, su siciliapiemonte.com.
  4. ^ Il Tricolore, su 150anni.it.
  5. ^ Bellocchi, p. 49.
  6. ^ Maiorino, p. 179.
  7. ^ Viola, p. II.
  8. ^ a b c La bandiera - Cenni storici e norme per l'esposizione (PDF), su presidenza.governo.it. URL consultato il 18 agosto 2018.
  9. ^ Il cappello piumato, su 66radunobersaglieripiave2018.it. URL consultato il 18 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 13 marzo 2017).
  10. ^ Il contributo della Cavalleria all'Unità d'Italia, su assocavalleria.eu. URL consultato il 18 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2018).
  11. ^ 13 luglio 1814: nasce il corpo dei Carabinieri, su san.beniculturali.it. URL consultato il 18 agosto 2018.
  12. ^ a b Regolamenti su uniformi, equipaggiamento e armi, su eleri.interfree.it. URL consultato il 18 agosto 2018.
  13. ^ I Savoia e il Massacro del Sud, su books.google.it. URL consultato il 17 agosto 2018.
  14. ^ Poesie nazionali italiane di vari autori, su books.google.it. URL consultato il 17 agosto 2018.
  15. ^ Inno al re (PDF), su bottecilindro.it. URL consultato il 18 agosto 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo Bellocchi, Bandiera madre - I tre colori della vita, Reggio Emilia, Scripta Maneant, 2008, ISBN 88-95847-01-6.
  • Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo e Andrea Zagami, Il tricolore degli italiani. Storia avventurosa della nostra bandiera, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002, ISBN 978-88-04-50946-2.
  • Orazio Viola, Il tricolore italiano (PDF), Libreria Editrice Concetto Battiato, 1905, ISBN 978-1-161-20869-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]