Coccarda

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Coccarde sportive

La coccarda è una decorazione o un distintivo di forma tondeggiante realizzata pieghettando un nastro, che è spesso usata come insegna dagli Stati sovrani. È anche usata come premio nelle competizioni sportive o come segno di appartenenza.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È costituita da una rosetta di nastro ripiegato, sovente con al centro un largo bottone che riporta le indicazioni della manifestazione o del premio. A completamento ci possono essere due o più strisce di nastro che scendono dalla rosetta attaccate al suo retro.

Il materiale che costituisce i nastri era storicamente la seta[senza fonte], anche se oggi le materie plastiche l'hanno quasi completamente soppiantata, infatti sono ormai usati nastri stampati, anche a imitazione del tessuto, come quelli impiegati per legare i pacchetti o per l'addobbo floreale.

Il colore è un elemento importante nelle coccarde, legato ad appartenenze e al valore del premio. Nelle competizioni equestri il colore è legato alla posizione nella classifica. Di solito, ad esempio, si usa la coccarda di colore blu come primo premio perché il blu rappresenta vittoria[senza fonte].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Coccarde applicate sulla fusoliera di un caccia Eurofighter Typhoon in mostra alla manifestazione aerea di Dubai, nel 1998. Le coccarde rappresentano, da sinistra, l'Ejército del Aire (Spagna), l'Aeronautica Militare (Italia), Royal Air Force (Regno Unito) e Luftwaffe (Germania)

La coccarda fu introdotta nel XV dalle monarchie europee, che la utilizzavano per indicare le nazionalità dei loro militari[1][2][3]. La loro origine è legata alla fascia distintiva colorata e ainastri che si usavano nel tardo medioevo dai cavalieri, sia in guerra che nelle giostre. Ai cavalieri medievali le fasce e i nastri avevano lo scopo di far riconoscere gli amici oppure i nemici sul campo di battaglia. Le prime coccarde, aventi forma a nastro, furono indossate su elmi e sui cappelli a tesa larga. Sui caschi si usavano invece delle coccarde di metallo. Altre coccarde ancora, a forma di bottone, erano cucite sui chepì oppure sui berretti con visiera[4][5].

Le coccarde diventarono, dopo al Rivoluzione francese, il simbolo rivoluzionario per eccellenza, diventando protagonista dei moti che hanno caratterizzato il XIX secolo e venendo appuntata sulla giacca o sui cappelli da molti rivoluzionari dell'epoca. In questo contesto storico e sociale nacque la coccarda francese tricolore.

Lo Statuto albertino prevedeva all'articolo 77 «La coccarda azzurra è la sola nazionale». In questo modo l'azzurro (Blu Savoia), colore storico del Regno di Sardegna e prima ancora del ducato di Savoia fu mantenuto a fianco del Tricolore italiano. Ancora oggi l'azzurro è il colore delle casacche della Nazionale italiana nelle competizioni sportive e compare anche nel vessillo del Presidente della Repubblica, mentre la Coccarda italiana tricolore è uno dei simboli dell'Aeronautica Militare Italiana, è la base del fregio da parata dei bersaglieri e una sua riproduzione in stoffa è cucita sulle maglie delle squadre sportive detentrici delle Coppe Italia che si organizzano in diversi sport di squadra nazionali.

In tempi moderni la coccarda è usata come distintivo ottico su veicoli militari, in particolar modo sugli aeromobili (aeroplani ed elicotteri). Solitamente può essere applicata sulle ali, dorso e ventre, ai lati della fusoliera e sulle derive, integrando o sostituendo i Fin Flash.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) R.W. Adye, The Little Bombardier, and Pocket Gunner. By Ralph Willett Adye, T. Egerton, 1802, p. 271. URL consultato il 5 marzo 2017.
  2. ^ (EN) D. Troiani, J.L. Kochan, J. Coates e J. Kochan, Don Troiani's Soldiers in America, 1754-1865, Stackpole Books, 1998, p. 99, ISBN 9780811705196. URL consultato il 5 marzo 2017.
  3. ^ (EN) A. Lockmiller, Teacher's Guide for Beau, Doctor of France, Lulu.com, 2012, p. 32, ISBN 9781105786174. URL consultato il 5 marzo 2017.
  4. ^ (EN) D. Stone, The Kaiser's Army: The German Army in World War One, Bloomsbury Publishing, 2015, ISBN 9781844862924. URL consultato il 5 marzo 2017.
  5. ^ R.S. Kidd, MILITARY UNIFORMS IN EUROPE 1900 - 2000 Volume One, LULU Press, 2013, p. 128, ISBN 9781291187441. URL consultato il 5 marzo 2017.

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