Coccarda italiana tricolore

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La coccarda italiana tricolore

La coccarda italiana tricolore è l'ornamento nazionale dell'Italia, ottenuta ripiegando a plissé un nastro verde, bianco e rosso mediante la tecnica detta plissage ("pieghettatura"). È uno dei simboli patri italiani ed è composta dai tre colori della bandiera italiana con il verde al centro, il bianco subito all'esterno e il rosso sul bordo: questa convenzione sulla posizione dei colori deriva dalle coccarde utilizzate a Bologna nel 1794 durante un tentativo di sommossa, che avevano questa composizione cromatica[1]. La coccarda con il rosso e il verde invertiti di posizione è invece quella dell'Iran[2].

La coccarda italiana tricolore comparve per la prima volta a Genova il 21 agosto 1789[3], e con essa i colori i tre colori nazionali italiani[3], anticipando di sette anni il primo stendardo militare tricolore, che venne adottato dalla Legione Lombarda l'11 ottobre 1796[4], e di otto anni la nascita della bandiera d'Italia, che ebbe le sue origini il 7 gennaio 1797, quando diventò per la prima volta vessillo nazionale di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana[5].

La coccarda italiana tricolore è uno dei simboli dell'Aeronautica Militare Italiana e una sua riproduzione in stoffa è cucita sulle maglie delle squadre sportive detentrici delle Coppe Italia che si organizzano in diversi sport di squadra nazionali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime coccarde tricolori italiane[modifica | modifica wikitesto]

Il berretto frigio con appuntata una coccarda tricolore francese, simboli della Rivoluzione

Durante la rivoluzione francese fu adottata, tra gli altri simboli, la coccarda tricolore rossa, bianca e blu, che contribuì all'affermazione dei tre colori sui simboli araldici dei nobili francesi, diventando sinonimo di cambiamento; per alcuni anni, in tutta Europa, coloro che indossavano una coccarda furono visti quindi con molto sospetto. In seguito il significato di cambiamento assegnato alla coccarda tricolore francese valicò le Alpi e arrivò in Italia insieme all'uso della coccarda e a tutto il bagaglio di valori della rivoluzione francese, che furono perpetrati dal giacobinismo delle origini, tra cui gli ideali di rinnovamento sociale – sulla scorta della propugnazione della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 – e successivamente anche politico, con i primi fermenti patriottici indirizzati all'autodeterminazione nazionale che successivamente portarono, nella penisola italiana, al Risorgimento[6][7][8].

La successiva adozione da parte dei patrioti italiani del tricolore verde, bianco e rosso fu immediata, univoca e priva di contrapposizioni politiche: in Francia invece successe l'opposto, visto che il tricolore francese fu preso come simbolo prima dai repubblicani e poi dai bonapartisti, che erano in antagonismo con i monarchici e i cattolici, i quali avevano come vessillo di riferimento la bandiera bianca reale con il giglio di Francia[9].

Camille Desmoulins, che inventò la coccarda francese

Le prime sporadiche dimostrazioni favorevoli agli ideali della rivoluzione francese, da parte della popolazione italiana, avvennero nell'agosto del 1789 con la comparsa, soprattutto nello Stato Pontificio, di coccarde di fortuna costituite da semplici foglie verdi di alberi, che vennero appuntate sui vestiti dei manifestanti richiamando analoghe proteste avvenute in Francia agli albori della rivoluzione poco tempo prima dell'adozione del tricolore blu, bianco e rosso[10].

Il 12 luglio 1789, due giorni prima della presa della Bastiglia, il giornalista rivoluzionario Camille Desmoulins, mentre arringava la folla parigina alla rivolta, chiese ai manifestanti quale colore adottare come simbolo della rivoluzione francese, proponendo il verde speranza oppure il blu della rivoluzione americana, simbolo di libertà e democrazia: i manifestanti risposero "Il verde! Il verde! Vogliamo delle coccarde verdi!"[11]. Desmoulins colse quindi una foglia verde da terra e se l'appuntò al cappello come segno distintivo dei rivoluzionari[11]. Il verde, nella primigenia coccarda francese, fu subito abbandonato in favore del blu perché era anche il colore del fratello del re, il conte d'Artois, che diventò monarca dopo la Restaurazione con il nome di Carlo X[12].

In seguito la popolazione italiana iniziò a usare coccarde vere e proprie realizzate in stoffa: al verde delle foglie degli alberi già impiegato in precedenza, vennero aggiunti il bianco e il rosso in modo da richiamare in modo più marcato gli ideali rivoluzionari rappresentati dal tricolore francese[13]. Il verde, nel tricolore italiano, venne mantenuto per lo stesso motivo: per i giacobini era infatti simbolo della natura e quindi – metaforicamente – anche dei diritti naturali, ovvero dell'uguaglianza e della libertà[9].

La prima traccia documentata dell'utilizzo della coccarda tricolore italiana è datata 21 agosto 1789: negli archivi storici della Repubblica di Genova è infatti riportato che testimoni oculari avessero visto aggirarsi per la città alcuni manifestanti con apposta sui vestiti "[...] la nuova coccarda francese bianca, rossa e verde introdotta da poco tempo a Parigi [...]"[3]. All'epoca non era ancora avvenuta una presa di coscienza nazionale vera e propria, tant'è che per un breve periodo molti manifestanti italiani continuarono erroneamente a credere che la coccarda verde, bianca e rossa rappresentasse il tricolore francese[10].

La coccarda della sommossa di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Gli eventi[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Zamboni

Nel 1794 due studenti dell'Università di Bologna, il bolognese Luigi Zamboni e l'astigiano Giovanni Battista De Rolandis, si posero a capo di un tentativo insurrezionale per liberare Bologna dal dominio pontificio; oltre ai due studenti facevano parte dell'impresa anche due dottori in medicina, Antonio Succi e Angelo Sassoli, che tradirono poi i patrioti riferendo tutto alla polizia pontificia, e altre quattro persone (Giuseppe Rizzoli detto della Dozza, Camillo Tomesani collo torto, Antonio Forni Mago Sabino e Camillo Galli)[14]. Luigi Zamboni aveva già espresso in precedenza il desiderio di creare un vessillo tricolore che sarebbe diventato la bandiera dell'Italia unita[15]. Nello specifico Zamboni, il 16 settembre 1794, dichiarò[16]:

« Fratelli, spero molto con voi. Iddio ci ha già benedetti.... Oh, la vittoria non può fallire a chi combatte per la patria, nel nome di Dio!... Da secoli divisi, noi manchiamo d'un'insegna che dall'Alpi al Quarnero ci dica figli di una istessa madre; che raccolga gli affetti tutti degli Italiani delle varie provincie. È necessario un vessillo nazionale, tra un popolo che risorge a libertà; necessarissimo a noi, nella lotta che stiamo per incominciare; a noi che quasi stranieri ci guardiamo fra un popolo e l'altro.... Un tale vessillo dobbiamo creare in questa seduta.... Il 16 luglio 1789 il rosso ed il turchino, colori della città di Parigi, erano decretati colori nazionali; ad essi univasi il bianco in onore del re, e così componevasi la bandiera di Francia. Noi al bianco ed al rosso, colori della nostra Bologna, uniamo il verde, in segno della speranza che tutto il popolo italiano segua la rivoluzione nazionale da noi iniziata, che cancelli que' confini segnati dalla tirannide forestiera. »
(Luigi Zamboni)
Giovanni Battista De Rolandis

Durante questo tentativo di sommossa, che avvenne tra il 13 e il 14 novembre 1794 (oppure, secondo altre fonti, il 13 dicembre 1794)[15], i manifestanti guidati da De Rolandis e Zamboni sfoggiarono una coccarda rossa e bianca (che sono anche i colori dello stemma comunale di Bologna) avente una fodera di colore verde[15]. Queste coccarde vennero realizzate dai genitori di Zamboni, che di mestiere facevano i merciai e che pagarono poi a caro prezzo questa iniziativa[15]. Queste coccarde avevano il verde al centro, il bianco subito all'esterno e il rosso sul bordo[1].

Durante l'opera di reclutamento, De Rolandis e Zamboni riuscirono a convincere una trentina di persone a partecipare al loro tentativo di insurrezione[15]. I due, per effettuare il tentativo di rivolta, acquistarono alcune armi da fuoco che si rilevarono poi di scarsa qualità[15]. L'obiettivo era quello di diffondere un volantino destinato a far insorgere Bologna e Castel Bolognese, proclama che non sortì poi nessun effetto[15].

Dopo aver fallito il tentativo di sollevare la città i rivoluzionari cercarono di rifugiarsi nel Granducato di Toscana, ma la polizia locale prima li catturò a Covigliaio e poi li consegnò alle autorità pontificie; dopo la cattura dei fuggiaschi queste ultime istituirono presso il tribunale del Torrone (l'Inquisizione di Bologna) un processo Super complocta et seditiosa compositione destributa per civitatem in conventicula armata. Il processo coinvolse tutti i partecipanti al tentativo insurrezionale, i familiari di Zamboni e i fratelli Succi.

Zamboni venne trovato morto all'interno di una cella soprannominata "Inferno", che condivideva con due delinquenti comuni, probabilmente da loro ucciso su ordine della polizia o forse suicida dopo un infruttuoso tentativo di fuga[17], il 18 agosto 1795 (altre ipotesi vogliono che in realtà si sia trattato di un omicidio i cui mandanti vanno cercati in alcune famiglie senatorie bolognesi, nella famiglia Savioli in particolare)[18].

Scorcio del Giardino della Montagnola a Bologna, dove vennero seppelliti Zamboni e De Rolandis. Le loro salme furono successivamente disperse

De Rolandis fu giustiziato pubblicamente, dopo essere stato sottoposto a interrogatori preceduti e seguiti da feroci torture[19], il 26 aprile 1796[17]. Il padre di Zamboni morì di cuore quasi a ottant'anni dopo aver subito atroci torture, mentre la madre venne prima frustata per le vie di Bologna e poi condannata al carcere a vita[17]. Gli altri imputati, dove aver avuto pene minori[20], furono liberati di lì a poco dai francesi, che nel frattempo avevano invaso l'Emilia scacciando i pontifici[17]. Le salme di De Rolandis e Zamboni vennero in seguito solennemente tumulate a Bologna nel Giardino della Montagnola su ordine diretto di Napoleone[21], per essere poi disperse nel 1799 con l'arrivo degli austriaci[17].

Alla coccarda tricolore e alla sommossa di Bologna capitanata da De Rolandis e Zamboni Giosuè Carducci dedicò una strofa dell'ode Nel vigesimo anniversario dell'8 agosto 1848:

« Le mie vittoriose aquile io voglio
Piantar dove moriva il tuo Zamboni
A i tre color pensando; e vo' l'orgoglio
De' tuoi garzoni »
(Giosué Carducci, Nel vigesimo anniversario dell'8 agosto 1848)

L'unica coccarda superstite[modifica | modifica wikitesto]

Delle coccarde originali di Zamboni e De Rolandis, solo una è giunta sino a noi[1]. La storica coccarda, che è di proprietà della famiglia De Rolandis, è stata esposta per diverso tempo all'interno del Museo nazionale del Risorgimento italiano di Torino[1]. Nel 2006, in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione, è stata trasferita al Museo Europeo degli Studenti dell'Università di Bologna, dove è tuttora conservata[1].

Il dibattito degli studiosi[modifica | modifica wikitesto]

Un Macchi M.C.202 con coccarda tricolore sulla fusoliera

Il tentativo dello Zamboni e del De Rolandis, sia per la poca notorietà delle persone coinvolte che per lo scarso successo avuto, non ebbe subito grande eco, ma un particolare l'avrebbe reso famoso: l'ipotesi, che cominciò a circolare negli anni successivi, che in esso erano contenuti i colori nazionali italiani. Il primo ad attribuire questo merito a Zamboni e De Rolandis fu Giuseppe Ricciardi, che nel suo Martirologio italiano dal 1792 al 1847, testo edito nel 1860, ricostruisce il tentativo di insurrezione, dichiarando che[22]:

« [...] molti fra gli altri congiurati erano, come lo Zamboni, dottori e studenti in legge [e che] venne da loro il color verde che mirasi nella bandiera italiana, avvegnaché, abborenti quali erano di ogni forestierume ed in ispece delle cose francesi, fermarono in una delle loro conventicole di sostituire il verde al turchino del famoso vessillo nazionale repubblicano »
(Giuseppe Ricciardi)
Il fregio da parata dei bersaglieri, che è basato su una coccarda italiana tricolore

La notizia, secondo quanto dichiarato dal Ricciardi, gli era stata fornita a Londra da un testimone oculare dell'avvenimento precisando, in una lettera diretta ad Augusto Aglebert, di averla avuta «nel 1837 da un vecchio esule italiano parente del giudice inquisitore» del processo Zamboni-De Rolandis[23]. Questa affermazione, passata quasi inosservata, fu ripresa nell'opuscolo dell'Aglebert pubblicato nel 1862 avente come titolo I primi martiri della libertà italiana e l'origine della bandiera tricolore o congiura e morte di Luigi Zamboni di Bologna e Gio. Battista De Rolandis di Castel d'Alfero presso Asti tra da documenti autentici e narrata da Augusto Aglebert[24]. In questa opera l'Aglebert afferma che dagli atti del processo risulta che furono lo Zamboni e i suoi complici a creare «il palladio della libertà popolare e che a Bologna torna l'onore di aver data all'Italia il vessillo tricolore immortale dell'emancipata nazione», riportando le parole pronunciate dallo Zamboni nel proporre ai suoi compagni la nuova bandiera[24].

Gli studi che sostengono che la coccarda bolognese fosse realmente formata dai tre colori nazionali italiani si basano anche sulle testimonianze, al processo che coinvolse De Rolandis, di una delle donne che lavorò alla fabbricazione delle coccarde, Gertrude Nazzari, che confermò di aver ricevuto[17]:

« [...] del cavadino verde e della roba bianca e rossa, da far delle rosettine della grandezza circa due volte di un baiocco di rame. »
(Gertrude Nazzari)
Il calciatore del Milan Gianni Rivera con la coccarda tricolore appuntata sulla maglia

La madre di Zamboni confermò poi la presenza dei tre colori nella coccarda[17]. Questa tesi per la quale la coccarda portata da De Rolandis e Zamboni avesse portato i colori nazionali è anche basata sul fatto che la coccarda bolognese, ispirata alle ideologie politiche della Rivoluzione francese, fosse stata volutamente cucita con la banda verde al posto del turchino per distinguerne chiaramente l'origine ed il simbolismo nazionale, oltre che il significato allegorico intrinseco, ovvero "giustizia, uguaglianza e libertà", concetti dichiarati esplicitamente da Giovanni Battista de Rolandis durante il secondo interrogatorio sostenuto davanti al tribunale dell'Inquisizione[25].

La tesi per la quale nella coccarda bolognese fossero contenuti i colori nazionali italiani fu dichiarata infondata, a dispetto dell'opinione generale[26], da Vittorio Fiorini: infatti (a differenza di quanto dichiarato dall'Aglebert) il Fiorini, negli atti relativi al processo, non trovò traccia della scelta dei colori verde, bianco e rosso quale simbolo della tentata insurrezione ma identificò, sui documenti, solo i colori dello stemma di Bologna, ovvero il bianco e il rosso[27], visto che il verde venne aggiunto sotto forma di fodera e quindi, secondo questa ipotesi, non volutamente[15]:

« [...] i soli, del resto, che convenissero ad una impresa la quale – nonostante le esagerazioni dell'Aglebert – ebbe un carattere e fini quasi esclusivamente locali. Non si tratta della redenzione o libertà d'Italia, ma della Repubblica bolognese »
(Vittorio Fiorini)
Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano durante la cerimonia di premiazione della Coppa Italia 2007-2008 vinta dalla Roma

L'ipotesi che a Bologna non fossero comparsi i tre colori nazionali è sposata anche da studi più recenti, che nella fattispecie sono stati compiuti da Umberto Marcelli[28] e poi da Marco Poli[29]. La congettura che sostiene che i tre colori utilizzati a Bologna non fossero quelli nazionali, dato che mancava il verde, aggiunto a parer loro non volutamente, si basa su quanto dichiarato dallo stesso Zamboni, durante il suo tentativo di difesa alle insistenze del magistrato Pistrucci per sapere se nelle coccarde fosse invece contenuto il color turchino (l'azzurro della bandiera francese)[29]:

« [...] di robbe che potessero formare alcun distintivo col color turchino, non mi ricordo che ne sia mai stata preparata di sorta veruna, anzi son certo, che fra noi quattro, cioè il De Rolandis, io, il Succi, ed il Sassoli era stato stabilito per massima principale di non mischiare verun altro colore con il rosso ed il bianco, e precisamente si era detto il torchino per non somigliare il terzo colore della Francia [...] »
(Luigi Zamboni)

La consegna di una di queste coccarde da parte dell'avvocato difensore Antonio Aldini alla famiglia De Rolandis è riportata nell'opera Origine del Tricolore di Ito De Rolandis[30]; questa coccarda (presente sulla copertina dell'opera) si presenta come un tricolore verde-bianco-rosso, anche se lo stesso autore riporta in un'altra pagina che l'avvocato Aldini, durante l'inutile tentativo di salvare la vita a Giovanni Battista De Rolandis, avesse affermato durante il processo che le coccarde[31]:

« [...] dovevano essere considerate solo come immagini dei colori di Bologna, bianco e rosso, e non Tricolore […] Se in molte coccarde i nastrini purpureo e candido anziché essere cuciti su un supporto verde, erano affiancati da un terzo nastrino pure verde, questo era dovuto ad una imperizia da parte di chi aveva confezionato le coccarde stesse »
(Antonio Aldini)

Gli storici sono invece unanimi sul fatto che la coccarda italiana tricolore sia apparsa, dopo gli eventi di Bologna, nel 1796 a Milano: queste coccarde, aventi la tipica forma circolare, avevano il rosso all'esterno, il verde in posizione intermedia e il bianco al centro[32].

Posizione dei colori[modifica | modifica wikitesto]

La coccarda dell'Iran, che ha i colori invertiti rispetto a quella italiana

Come già accennato, la coccarda italiana è un nastro tricolore ripiegato mediante plissé. La coccarda italiana, per convenzione, ha il verde al centro e il rosso periferico. La coccarda con il rosso e il verde invertiti di posizione è quella dell'Iran[2].

La coccarda ungherese possiede invece la stessa disposizione dei colori della coccarda italiana: che abbia la posizione dei colori invertiti come la coccarda iraniana è infatti una leggenda metropolitana[33].

Il suo utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

La coccarda utilizzata per la Coppa Italia Lega Pro, che ha un disegno differente rispetto a quello della coccarda italiana originaria

Sugli aerei italiani impiegati durante la prima guerra mondiale, tramontato l'uso di colorare l'intradosso dell'ala inferiore con sezioni verdi, bianche e rosse per il riconoscimento della nazionalità, a un certo punto, iniziarono a comparire sulle fusoliere e sulle ali delle coccarde circolari tricolori che avevano, in alcuni casi, il perimetro verde ed il disco centrale rosso, quindi con una posizione dei colori che era l'inverso di quella convenzionalmente poi utilizzata per la coccarda italiana tricolore. La coccarda tricolore, che è stata poi diffusamente utilizzata sugli aerei da guerra italiani, è ancora oggi uno dei simboli dell'Aeronautica Militare Italiana.

Nello sport italiano, seguendo una tradizione nata nel calcio sul finire degli anni cinquanta del XX secolo[34] (e ricalcante la prassi dello scudetto, che debuttò sulle maglie del Genoa nella stagione 1924-1925 su idea di Gabriele D'Annunzio[35]), la coccarda tricolore è divenuta il simbolo distintivo dei successi nelle coppe nazionali, cucita sulla maglia della squadra detentrice del trofeo: le formazioni vincitrici nelle varie Coppe Italia possono infatti sfoggiare la coccarda sulle proprie divise per l'intera stagione successiva alla vittoria.

La coccarda italiana tricolore ha debuttato nel calcio nella stagione 1958-1959 sulle maglie della Lazio[36][N 1]. Nel calcio, a partire dalla stagione stagione 1985-1986, la coccarda utilizzata per le squadre detentrici della Coppa Italia subì una modifica: iniziò ad essere utilizzata la versione con i colori invertiti, ovvero con il verde esterno e il rosso al centro. Dalla stagione 2006-2007 è stata ripristinata la tipologia originaria, quella utilizzata da Zamboni e De Rolandis nel 1794 durante il tentativo di sommossa avvenuto a Bologna, con il rosso all'esterno e il verde al centro. Nel calcio la coccarda è anche simbolo delle vittorie nella Coppa Italia Serie D, nella Coppa Italia Dilettanti e – con sostanziali differenze stilistiche – nella Coppa Italia Lega Pro[37].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'annata 1958-1959 furono disputate due diverse edizioni della Coppa Italia, che venne reintrodotta dalla FIGC dopo 15 anni. La Coppa Italia 1958 ebbe inizio prima che cominciasse la Serie A 1958-1959, mentre la Coppa Italia 1958-1959 venne organizzata durante il campionato. Questo fu dovuto alla volontà dell'UEFA di introdurre una nuova competizione europea a cui avrebbero dovuto partecipare le vincitrici delle coppe nazionali: la Coppa delle Coppe. Le prime partite della Coppa Italia 1958 fanno quindi parte della stagione sportiva 1957-1958.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e La Coccarda alla Biblioteca Museo Risorgimento, castellalfero.net. URL consultato il 7 maggio 2017.
  2. ^ a b Renata Polverini: coccarde tricolori alla sua giunta ma i colori sono invertiti – Il Messaggero, nuovaresistenza.org. URL consultato il 6 maggio 2017.
  3. ^ a b c Nicola Ferorelli, La vera origine del tricolore italiano, in Rassegna storica del Risorgimento, vol. XII, fasc. III, 1925, p. 662.
  4. ^ L’Esercito del primo Tricolore (PDF), difesa.it. URL consultato l'8 marzo 2017.
  5. ^ I simboli della Repubblica (PDF), quirinale.it. URL consultato il 7 maggio 2017.
  6. ^ Maiorino, p. 156.
  7. ^ Fiorini, pp. 239-267 e 676-710.
  8. ^ Nicola Ferorelli, La vera origine del tricolore italiano, in Rassegna storica del Risorgimento, vol. XII, fasc. III, 1925, pp. pp. 654-680.
  9. ^ a b I valori » Il Tricolore, 150anni.it. URL consultato il 3 maggio 2017.
  10. ^ a b Nicola Ferorelli, La vera origine del tricolore italiano, in Rassegna storica del Risorgimento, vol. XII, fasc. III, 1925, p. 668.
  11. ^ a b Giovani del terzo millennio, di Giacomo Bolzano, books.google.it. URL consultato il 9 marzo 2017.
  12. ^ Il verde no, perché è il colore del re. Così la Francia ha scelto la bandiera blu, bianca e rossa ispirandosi all'America, italiaoggi.it. URL consultato il 9 marzo 2017.
  13. ^ Nicola Ferorelli, La vera origine del tricolore italiano, in Rassegna storica del Risorgimento, vol. XII, fasc. III, 1925, p. 666.
  14. ^ Fiorini, p. 249.
  15. ^ a b c d e f g h Colangeli, p. 11
  16. ^ Felice Venosta, Luigi Zamboni, il primo martire della libertà italiana, Francesco Scorza Editore, Milano, 1864, radiomarconi.com. URL consultato il 3 marzo 2017.
  17. ^ a b c d e f g Colangeli, p. 12.
  18. ^ Poli, p. 423.
  19. ^ La sommossa di Bologna, radiomarconi.com. URL consultato il 3 marzo 2017.
  20. ^ Fiorini, p. 253.
  21. ^ Cronologia della nascita della Bandiera Nazionale Italiana sulla base dei fatti accaduti in seguito alla sommossa bolognese del 1794, radiomarconi.com. URL consultato il 12 maggio 2017.
  22. ^ Ricciardi, p. 16.
  23. ^ Fiorini, p. 254.
  24. ^ a b Fiorini, p. 255.
  25. ^ Documento conservato all'Archivio di Stato di Bologna, piazza dei Celestini 4, faldone Interrogatorio Imputati "Processo - Tribunale del Torrone n.8415" «Super complocta et seditiosa .... conventicula armata pro curia Bononiae», vol. 1 p. 577 e seguenti.
  26. ^ Fiorini, p. 247.
  27. ^ Fiorini, p. 258.
  28. ^ Marcelli, p. 352.
  29. ^ a b Poli, p. 425.
  30. ^ De Rolandis, pp. 106-107.
  31. ^ De Rolandis, p. 83.
  32. ^ Colangeli, p. 13.
  33. ^ Festa nazionale con diverse coccarde, scopribudapest.com. URL consultato il 7 maggio 2017.
  34. ^ Quando scudetto e coccarda sono sulla stessa maglia..., in passionemaglie.it, 4 gennaio 2011. URL consultato il 1º maggio 2012.
  35. ^ 150 anni di D'Annunzio, l'ideatore dello scudetto sulle maglie da gioco, su www.fantagazzetta.com. URL consultato il 12 maggio 2017.
  36. ^ Albo d’oro – Storia della Coppa Italia, pronostici.betclic.it. URL consultato il 12 maggio 2017.
  37. ^ Storia Coppa Italia, tifobianconero.it. URL consultato il 12 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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