Coccarda italiana tricolore

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La coccarda italiana tricolore

La coccarda italiana tricolore è l'ornamento nazionale dell'Italia, ottenuta pieghettando circolarmente un nastro verde, bianco e rosso. È composta dai tre colori della bandiera italiana con il verde al centro, il bianco subito all'esterno e il rosso sul bordo[1]. La coccarda tricolore, simbolo rivoluzionario per eccellenza, è stata protagonista dei moti che hanno caratterizzato il Risorgimento italiano venendo appuntata sulla giacca o sui cappelli da molti patrioti che vi parteciparono[2]. Il 14 giugno 1848 ha sostituito la coccarda italiana azzurra sulle divise di alcuni reparti delle forze armate italiane, mentre il 1° gennaio 1948 ne ha preso il posto come ornamento nazionale[3].

La coccarda tricolore comparve per la prima volta a Genova il 21 agosto 1789[4], e con essa i tre colori nazionali italiani[4]. La coccarda ha preannunciato di sette anni il primo stendardo militare tricolore, che venne scelto dalla Legione Lombarda l'11 ottobre 1796[5], e di otto anni l'adozione della bandiera d'Italia, che nacque il 7 gennaio 1797, quando assunse per la prima volta il ruolo di vessillo nazionale di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana[6]: per tale motivo la coccarda tricolore è considerata uno dei simboli patri italiani[7]. Le ipotesi che vorrebbero la nascita dei tre colori nazionali italiani ascrivibile al periodo medievale o a quello rinascimentale, oppure legata alla massoneria, sono rigettate dagli storici[8][9].

La coccarda tricolore è dei simboli dell'Aeronautica Militare Italiana, è dipinta su tutti i velivoli delle forze aeree italiane, non solo militari[10], è la base del fregio da parata dei bersaglieri, dei reggimenti di cavalleria, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza[11][12][13], e una sua riproduzione in stoffa è cucita sulle maglie delle squadre sportive detentrici delle Coppe Italia che si organizzano in diversi sport di squadra nazionali[14]. È tradizione, per i membri del governo italiano e per i presidenti dei due rami del parlamento, avere appuntata sulla giacca, durante la parata militare della Festa della Repubblica Italiana, che è celebrata ogni 2 giugno, una coccarda tricolore[15].

Posizione dei colori[modifica | modifica wikitesto]

Da sinistra a destra, le coccarde nazionali di Iran, Bulgaria e Messico

La coccarda italiana tricolore, per convenzione, ha il verde al centro, il bianco in posizione intermedia e il rosso periferico: tale consuetudine sulla posizione dei colori deriva dalle caratteristiche intrinseche delle coccarde, che possono essere viste come bandiere arrotolate intorno all'asta e guardate dall'alto[16].

Nel caso della coccarda italiana tricolore, il verde è situato al centro perché nella bandiera d'Italia questo colore è quello più vicino all'asta[16]. Le coccarde tricolori con il rosso e il verde invertiti di posizione sono invece quelle di Iran[17] e Suriname[18].

La coccarda ungherese possiede la stessa disposizione dei colori della coccarda tricolore italiana: che abbia la posizione dei colori invertiti come la coccarda iraniana e quella surinamese è una leggenda metropolitana[19]. Altre coccarde identiche a quella italiana sono gli ornamenti nazionali di Burundi, Messico, Libano, Seychelles, Algeria e Turkmenistan[18]. Sono sempre coccarde tricolori rosse, bianche e verdi, ma aventi la posizione dei colori differente, gli ornamento nazionali di Bulgaria e Maldive (che sono entrambe, partendo dal centro, bianche, verdi e rosse) e del Madagascar (che è, iniziando dal centro, bianca, rossa e verde)[18].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le premesse: la coccarda francese tricolore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Coccarda francese tricolore.
La coccarda francese tricolore. Da essa ebbe origine, grazie alla sostituzione del blu con il verde, la coccarda italiana tricolore

La coccarda, simbolo rivoluzionario per eccellenza e facilmente realizzabile anche con scarsezza di mezzi, è stata protagonista, nella sua versione tricolore verde, bianca e rossa, dei moti che hanno costellato il Risorgimento, stagione della storia d'Italia caratterizzata da quei fermenti sociali che hanno poi portato, nel XIX secolo, all'unità politica e amministrativa della penisola italiana, venendo spesso appuntata dai patrioti che vi parteciparono[2]: per tale motivo la coccarda tricolore è uno dei simboli patri italiani[7].

La coccarda italiana tricolore, così come tutti gli ornamenti analoghi realizzati nello stesso periodo anche altrove, avevano come caratteristica principale quella di poter essere ben visibile, dando così modo di identificare inequivocabilmente le idee politiche della persona che la indossava, nonché quella di essere, in caso di necessità, meglio nascondibile rispetto, ad esempio, a una bandiera[20].

In particolare, il concetto di coccarda fu inventato nel XV secolo, quindi qualche secolo prima dei moti insurrezionali del XVIII e del XIX secolo, ad opera delle monarchie europee, con uno scopo analogo a quello dei patrioti risorgimentali, dato che i loro eserciti le utilizzavano per indicare la nazionalità dei soldati: questa era un'informazione importante, soprattutto durante le battaglie, durante le quali era fondamentale riconoscere gli alleati dai nemici[21][22]. Queste prime coccarde sono state ispirate dalle fasce distintive colorate e dai nastri che venivano usati nel tardo medioevo dai cavalieri, sia in guerra che nelle giostre, che avevano anch'essi lo scopo di far riconoscere gli alleati dai nemici[23].

Camille Desmoulins, grazie al quale nacque la coccarda tricolore francese. Quest'ultima ispirò poi quella italiana

La coccarda italiana tricolore è stata ispirata da quella francese blu, bianca e rossa, che comparve qualche settimana prima dell'ornamento italiano[24]. Anche per molte bandiere nazionali le premesse alla loro creazione sono state le medesime: molti vessilli tricolori che ebbero origine nello stesso periodo in altre nazioni nacquero, con le modifiche del caso, dalla bandiera francese, essendo anch'essi legati al riscatto nazionale[24].

La coccarda francese tricolore nacque durante la rivoluzione diventando con il tempo simbolo di cambiamento; per alcuni anni, in tutta Europa, coloro che avevano appuntata una coccarda erano visti con molto sospetto, visto il suo uso legato ai moti rivoluzionari. Poco dopo l'inizio della rivoluzione, la consuetudine di utilizzare coccarde durante le rivolte valicò le Alpi e giunse in Italia insieme a tutto il bagaglio di valori e di ideali della rivoluzione francese, che furono veicolati dal giacobinismo delle origini, tra cui la volontà di rinnovamento sociale – sulla scorta dell'elaborazione della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 – e in seguito anche politico, con la nascita dei primi fermenti patriottici indirizzati all'autodeterminazione dei popoli che portarono poi, nella penisola italiana, al Risorgimento[25][26][27].

La coccarda francese tricolore nacque il 12 luglio 1789, due giorni prima della presa della Bastiglia, quando il giornalista rivoluzionario Camille Desmoulins, mentre si rivolgeva alla folla parigina pronta alla rivolta, chiese loro quale colore adottare come simbolo della rivoluzione francese, suggerendo il verde speranza oppure il blu della rivoluzione americana, simbolo di libertà e democrazia: i rivoltosi risposero "Il verde! Il verde! Vogliamo delle coccarde verdi!"[28]. Desmoulins colse quindi una foglia verde da terra e se l'appuntò al cappello come segno distintivo dei rivoluzionari invitando loro a fare altrettanto[28].

Il verde, nella primigenia coccarda francese, fu abbandonato dopo un solo giorno in favore del blu e del rosso, ovvero dagli antichi colori di Parigi, perché era anche il colore del fratello del re, il reazionario conte d'Artois, che diventò monarca dopo la Restaurazione con il nome di Carlo X[29]. La coccarda francese tricolore si completò, in seguito a eventi successivi, con l'aggiunta del bianco, colore dei Borbone[30][31].

La nascita dei colori nazionali italiani su una coccarda[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie degli alberi usate come prime coccarde[modifica | modifica wikitesto]

Delle foglie di alloro. Molte di esse vennero utilizzate come coccarda durante i moti di Roma del 1789

Le prime sporadiche dimostrazioni favorevoli agli ideali della rivoluzione francese, da parte della popolazione italiana, avvennero nell'agosto del 1789 con la comparsa, soprattutto nello Stato Pontificio, di coccarde di fortuna costituite da semplici foglie verdi di alberi, che vennero appuntate sui vestiti dei manifestanti imitando le citate proteste avvenute in Francia agli albori della rivoluzione[7].

L'uso delle coccarde durante moti di protesta avvenuti in Italia non fu un caso isolato[32]. È infatti documentato che il 12 novembre 1789 il governo prussiano vietò alla popolazione della Vestfalia l'utilizzo di coccarde: il suo uso travalicò quindi i confini francesi diffondendosi gradualmente nell'intera Europa[32]. Questa divulgazione fu opera della gazzette che erano stampate nei vari Paesi europei e che diedero ampio risalto al fatto che la coccarda, in Francia, fosse diventata uno dei simboli più importanti dei moti insurrezionali e della lotta del popolo contro i regimi assolutistici[33].

Per quanto riguarda i moti italiani, le proteste più importanti che avvennero nello Stato Pontificio ebbero luogo a Fano e Velletri poco prima del 16 agosto, a Roma tra il 16 e il 28 agosto e a Frascati poco prima del 30 agosto[34]. Fu proprio durante questi moti insurrezionali che vennero indossate, dal popolo, le prime coccarde costituite da foglie di alberi a imitazione degli eventi francesi[34].

A Roma, in particolare, le coccarde, che erano formate da foglie di alloro, furono appuntate sui cappelli[34]. Qui i rivoltosi chiedevano l'abbassamento del prezzo dei beni di prima necessità con la minaccia di scatenare una sommossa paragonabile alle violente proteste parigine in caso di diniego delle autorità[34].

La gazzetta milanese Staffetta di Sciaffusa definì le proteste nello Stato Pontificio, su un articolo apparso il 16 agosto 1789, in questi termini[34]:

«[...] [un] ballo delle coccarde verdi. [...]»

(Articolo del 16 agosto 1789 della Staffetta di Sciaffusa)

Dal settembre 1789 della coccarda completamente verde formata da foglie di alberi, nelle sommosse italiane, non si ebbe più notizia, dato che venne sostituita da coccarde in stoffa[35].

La prima coccarda italiana tricolore[modifica | modifica wikitesto]

Versione schematica della coccarda italiana tricolore rappresentata nella forma "a disco"[36]

Dopo le foglie di alberi, la popolazione italiana iniziò a usare coccarde vere e proprie realizzate in stoffa: al verde delle foglie furono aggiunti il bianco e il rosso in modo da richiamare in modo diretto gli ideali rivoluzionari francesi[37]. Le gazzette italiane dell'epoca avevano infatti creato confusione sulle sommosse francesi, in particolar modo omettendo la sostituzione del verde con il blu e il rosso e riportando l'erronea notizia che il tricolore francese fosse verde, bianco e rosso[37].

Nelle prime settimane della stagione rivoluzionaria restò credenza comune, in Italia, che quello verde, bianco e rosso fosse il tricolore sventolato dai rivoltosi francesi: gli insorti italiani utilizzarono pertanto questi colori a imitazione delle proteste che stavano prendendo piede in Francia e che erano finalizzate – in entrambe le nazioni – ai medesimi obiettivi, ovvero al raggiungimento di migliori condizioni di vita e all'ottenimento dei diritti politici, con questi ultimi che erano da sempre negati dai regimi assolutistici[7].

Il verde, anche quando giunsero in Italia le corrette informazioni sulla reale composizione cromatica della coccarda francese, venne mantenuto dai giacobini italiani perché rappresentava la natura e quindi – metaforicamente – anche i diritti naturali, ovvero l'uguaglianza e la libertà, entrambi principi cari ai rivoluzionari dell'epoca[24].

La prima traccia documentata dell'utilizzo della coccarda italiana tricolore verde, bianca e rossa, che non specifica però la disposizione dei colori nell'ornamento, è datata 21 agosto 1789[4]. Negli archivi storici della Repubblica di Genova è riportato che testimoni oculari avessero visto aggirarsi per la città alcuni manifestanti con apposta sui vestiti[4]:

Panorama di Genova all'inizio del XIX secolo. Qui comparve per la prima volta la coccarda italiana tricolore

«[...] la nuova coccarda francese bianca, rossa e verde introdotta da poco tempo a Parigi [...]»

(Archivio storico della Repubblica di Genova)

È indicativo l'utilizzo del termine "nuova coccarda" sul sopracitato documento del 21 agosto 1789 dell'archivio della Repubblica di Genova: evidentemente in questa città si era già a conoscenza dell'avvenuto passaggio, in Francia, dalle coccarde costituite da foglie alle nuove coccarde in stoffa a due e successivamente a tre colori, nonostante se ignorasse la reale composizione cromatica[38].

A Genova la coccarda tricolore fu vista, dalle autorità statali, con sospetto e avversione dato che era uno dei simboli delle spinte sociale verso il cambiamento che iniziavano a diffondersi in Europa, mutamento che spesso aveva connotati insurrezionali, ribelli e quindi destabilizzanti[4]. Il tricolore italiano verde, bianco e rosso nacque quindi su una coccarda il 21 agosto 1789 a Genova come forma di protesta popolare nei confronti dei regimi assolutistici che all'epoca governavano la penisola e non come una manifestazione patriottica di italianità[7].

Non era infatti ancora avvenuta una presa di coscienza nazionale vera e propria, tant'è che per un breve periodo molti rivoltosi italiani, come già accennato, usavano il tricolore verde, bianco e rosso puramente come gesto imitativo degli eventi che stavano capitando in Francia: il loro obiettivo era solo quello di aderire agli ideali della rivoluzione d'oltralpe manifestando con i medesimi simboli[7].

I tre colori nazionali italiani scolpiti sul pavimento del Palazzo delle Poste di Firenze. Dopo la loro comparsa a Genova in 21 agosto 1789, i colori nazionali italiani sono gradualmente entrati nell'immaginario collettivo degli italiani fino a essere rappresentati nei più svariati ambiti

Non è inoltre escluso che la coccarda tricolore verde, bianca e rossa sia nata prima del 21 agosto, e in una città diversa da Genova: i fermenti rivoluzionari degli eventi francesi sono infatti giunti in Italia, probabilmente, prima del 21 agosto, fermo restando che di questa possibile prima realizzazione della coccarda tricolore non abbiamo tracce documentate[4]. È provato dalle testimonianze scritte che i primi moti rivoluzionari, in Italia, si ebbero in agosto nello Stato Pontificio, ma le fonti in nostro possesso non citano coccarde tricolori, ma solo ornamenti costituiti da foglie di alberi[4].

La creazione della coccarda italiana prima del 21 agosto, e forse in una città diversa da Genova, è un'ipotesi che va presa in considerazione soprattutto sulla scorta della tempistica di arrivo, dalla Francia, delle informazioni sulle coccarde utilizzate oltralpe durante la rivoluzione: già a fine luglio sono giunte in Italia le informazioni sulle coccarde costituite da foglie, mentre a metà agosto sull'utilizzo delle coccarde tricolori francesi con l'erronea convinzione dell'uso del verde in luogo del blu, inesattezza forse causata dal precedente utilizzo di foglie verdi, sia in Francia che in Italia[39].

L'errore sui colori della coccarda francese, chiamata dai mezzi di stampa italiani "coccarda del popolo", "coccarda di cittadini", "coccarda della libertà", "coccarda patriottica", "coccarda nazionale", "segnale della libertà" e "coccarda dell'Assemblea Nazionale" a testimonianza del suo valore universale che trascendeva dalla nazione in cui fu realizzata, si radicò tra i manifestanti anche perché i giornali non corressero subito l'errore, sebbene all'epoca, in Italia, si stampassero circa un ottantina di testate, cinque delle quali nella sola Milano[37][40].

Le notizie pubblicate furono, all'inizio, anche contraddittorie oltre che erronee[40]. Ad esempio La Staffetta di Sciaffusa riportò che la coccarda verde derivata dalle foglie degli alberi del 12 luglio, venne sostituita il giorno successivo da una coccarda bianca e rossa (invece che blu e rossa)[40]. Anche sulla successiva e definitiva coccarda francese rossa, bianca e blu, che venne realizzata il 17 luglio, i giornali fecero confusione riportando, come nel caso de Il Corriere di Gabinetto, che fosse solo rossa e blu oppure, secondo altre testate, come La Gazzetta Enciclopedica di Milano, che fosse bianca e rosa[37].

Notizie più precise, riportate successivamente da tutte le testate italiane, comprese quelle lette a Genova, scrissero correttamente che i colori della coccarda francese fossero tre, ma sbagliando la loro tonalità citando coccarde verdi, bianche e rosse (confusione forse causata, come già accennato, dal precedente utilizzo di foglie verdi) da cui poi l'uso, per le vie di Genova, di questo ornamento, che diede poi origine al tricolore italiano[35].

Nella prima parte della sua storia il tricolore italiano verde, bianco e rosso non ebbe quindi valenza patriottica, ma semplicemente imitativa: il significato di "italiano" lo assunse in seguito, con la sua trasformazione in uno dei simboli della presa di coscienza nazionale, nata durante i moti popolari risorgimentali di inizio XIX secolo, che portò poi, nel 1861, all'unità d'Italia[7].

La sua trasformazione in uno dei simboli patri italiani[modifica | modifica wikitesto]

Le Frecce Tricolori disegnano i colori nazionali italiani durante una loro esibizione

L'adozione della coccarda tricolore verde, bianca e rossa non fu immediata e univoca: altre apparizioni di coccarde successive a quella del 1789 a Genova ebbero luogo nel 1790, quando comparirono in Toscana bianche e rosse, nel 1791 a Tolone, in Francia, grazie ad alcuni marinai genovesi, che indossarono coccarde tricolori verdi, bianche e rosse, e nel 1792 a Porto Maurizio, nuovamente bianche e rosse[41].

In seguito la coccarda verde, bianco e rosso si diffuse gradualmente sempre in misura maggiore, divenendo l'unico ornamento utilizzato in Italia dai rivoltosi[7]. I patrioti la iniziarono a definire "coccarda italiana", facendola diventare uno dei simboli del Paese[7]. Chiarito infatti l'errore delle testate giornalistiche sulla coccarda tricolore di Genova del 21 agosto 1789, e assunti di conseguenza i connotati dell'unicità rispetto al tricolore francese, il verde, il bianco e il rosso furono adottati dai patrioti risorgimentali prendendo il nome di "tricolore italiano"[7]. Il tricolore verde, bianco e rosso, acquisendo una valenza patriottica, si trasformò quindi in uno dei simboli della presa di coscienza nazionale, mutamento che lo portò progressivamente a entrare nell'immaginario collettivo degli italiani[7].

La coccarda italiana tricolore, essendo nata il 21 agosto 1789, preannunciò pertanto di sette anni il primo stendardo militare tricolore, che venne scelto dalla Legione Lombarda l'11 ottobre 1796[5], cui è associata la prima approvazione dei colori nazionali italiani da parte delle autorità, in questo caso napoleoniche, e di otto anni l'adozione della bandiera d'Italia, che nacque il 7 gennaio 1797, quando assunse per la prima volta il ruolo di vessillo nazionale di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana[6].

L'adozione del verde, del bianco e del rosso da parte dei patrioti italiani fu esente da contrasti politici: in Francia successe invece l'opposto, dato che il tricolore francese diventò simbolo prima dai repubblicani e poi dai bonapartisti, che erano in contrapposizione politica con i monarchici e i cattolici, i quali avevano come simbolo di riferimento la bandiera bianca reale con il giglio di Francia[24].

La coccarda della sommossa di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione della rivolta e la realizzazione delle coccarde[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Zamboni

Degne di nota, da un punto di vista storico, visto il processo giudiziario e il clamore che ne seguì, furono le coccarde tricolori realizzate nel 1794 da due studenti dell'Università di Bologna, il bolognese Luigi Zamboni e l'astigiano Giovanni Battista De Rolandis, che si posero a capo di un tentativo insurrezionale per liberare Bologna dal dominio pontificio; oltre ai due studenti facevano parte dell'impresa anche due dottori in medicina, Antonio Succi e Angelo Sassoli, che tradirono poi i patrioti riferendo tutto alla polizia pontificia, e altre quattro persone (Giuseppe Rizzoli detto della Dozza, Camillo Tomesani collo torto, Antonio Forni Mago Sabino e Camillo Galli)[42][43][44].

Luigi Zamboni aveva già espresso in precedenza il desiderio di creare un vessillo tricolore che sarebbe diventato la bandiera dell'Italia unita[45]. Nello specifico Zamboni, il 16 settembre 1794, dichiarò[46]:

«[...] Fratelli, spero molto con voi. Iddio ci ha già benedetti.... Oh, la vittoria non può fallire a chi combatte per la patria, nel nome di Dio!... Da secoli divisi, noi manchiamo d'un'insegna che dall'Alpi al Quarnero ci dica figli di una istessa madre; che raccolga gli affetti tutti degli Italiani delle varie provincie. È necessario un vessillo nazionale, tra un popolo che risorge a libertà; necessarissimo a noi, nella lotta che stiamo per incominciare; a noi che quasi stranieri ci guardiamo fra un popolo e l'altro.... Un tale vessillo dobbiamo creare in questa seduta.... Il 16 luglio 1789 il rosso ed il turchino, colori della città di Parigi, erano decretati colori nazionali; ad essi univasi il bianco in onore del re, e così componevasi la bandiera di Francia. Noi al bianco ed al rosso, colori della nostra Bologna, uniamo il verde, in segno della speranza che tutto il popolo italiano segua la rivoluzione nazionale da noi iniziata, che cancelli que' confini segnati dalla tirannide forestiera. [...]»

(Luigi Zamboni)
Giovanni Battista De Rolandis

Durante questo tentativo di sommossa, che avvenne tra il 13 e il 14 novembre 1794 (oppure, secondo altre fonti, il 13 dicembre 1794)[45], i manifestanti guidati da De Rolandis e Zamboni sfoggiarono una coccarda rossa e bianca (che sono anche i colori dello stemma comunale di Bologna) avente una fodera di colore verde[45]. Queste coccarde tricolori vennero realizzate dai genitori di Zamboni, che di mestiere facevano i merciai e che pagarono poi a caro prezzo questa iniziativa[45]. Queste coccarde tricolori avevano il verde al centro, il bianco subito all'esterno e il rosso sul bordo[1].

Durante l'opera di reclutamento, De Rolandis e Zamboni riuscirono a convincere una trentina di persone a partecipare al loro tentativo di insurrezione[45]. I due, per effettuare il tentativo di rivolta, acquistarono alcune armi da fuoco che si rilevarono poi di scarsa qualità[45]. L'obiettivo era quello di diffondere un volantino destinato a far insorgere Bologna e Castel Bolognese, proclama che non sortì poi nessun effetto[45].

Il fallimento della sommossa e il processo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver fallito il tentativo di sollevare la città, i rivoluzionari cercarono di rifugiarsi nel Granducato di Toscana, ma la polizia locale prima li catturò a Covigliaio e poi li consegnò alle autorità pontificie[45]. Dopo la cattura dei fuggiaschi fu istituito presso il tribunale del Torrone (l'Inquisizione di Bologna) un processo Super complocta et seditiosa compositione destributa per civitatem in conventicula armata[47]. Il processo coinvolse tutti i partecipanti al tentativo insurrezionale, i familiari di Zamboni e i fratelli Succi[47].

Zamboni venne trovato morto all'interno di una cella soprannominata "Inferno", che condivideva con due delinquenti comuni, probabilmente da loro ucciso su ordine della polizia o forse suicida dopo un infruttuoso tentativo di fuga[48], il 18 agosto 1795 (altre ipotesi vogliono che in realtà si sia trattato di un omicidio i cui mandanti vanno cercati in alcune famiglie senatorie bolognesi, nella famiglia Savioli in particolare)[49].

Scorcio del Giardino della Montagnola a Bologna, dove vennero seppelliti Zamboni e De Rolandis. Le loro salme furono successivamente disperse

De Rolandis fu giustiziato pubblicamente, dopo essere stato sottoposto a interrogatori preceduti e seguiti da feroci torture[50], il 26 aprile 1796[48]. Il padre di Zamboni morì di cuore quasi a ottant'anni dopo aver subito atroci torture, mentre la madre venne prima frustata per le vie di Bologna e poi condannata al carcere a vita[48]. Gli altri imputati, dopo aver scontato pene minori[47], furono liberati di lì a poco dai francesi, che nel frattempo avevano invaso l'Emilia scacciando i pontifici[48]. Le salme di De Rolandis e Zamboni vennero in seguito solennemente tumulate a Bologna nel Giardino della Montagnola su ordine diretto di Napoleone[51], per essere poi disperse nel 1799 con l'arrivo degli austriaci[48].

Alla coccarda tricolore e alla sommossa di Bologna capitanata da De Rolandis e Zamboni Giosuè Carducci dedicò una strofa dell'ode Nel vigesimo anniversario dell'8 agosto 1848:

«[...] Le mie vittoriose aquile io voglio
Piantar dove moriva il tuo Zamboni
A i tre color pensando; e vo' l'orgoglio
De' tuoi garzoni. [...]»

(Giosué Carducci, Nel vigesimo anniversario dell'8 agosto 1848)

Delle coccarde tricolori originali di Zamboni e De Rolandis, solo una è giunta sino a noi[1]. La storica coccarda tricolore, che è di proprietà della famiglia De Rolandis, è stata esposta per diverso tempo all'interno del Museo nazionale del Risorgimento italiano di Torino[1]. Nel 2006, in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione, è stata trasferita al Museo europeo degli studenti dell'Università di Bologna, dove è tuttora conservata[1].

L'epoca napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Compagnoni, il "padre del tricolore"

La coccarda tricolore è apparsa, dopo gli eventi di Bologna, il 15 maggio 1796 a Milano durante l'ingresso di Napoleone in città[52]. Queste coccarde, aventi la tipica forma circolare, possedevano il rosso all'esterno, il verde in posizione intermedia e il bianco al centro[53]. Tali ornamenti furono indossati dai rivoltosi anche durante le cerimonie religiose officiate nel Duomo di Milano come ringraziamento per l'arrivo di Napoleone che fu visto, perlomeno all'inizio, come un liberatore[52]. Le coccarde tricolori diventarono poi anche uno dei simboli ufficiali della Guardia nazionale milanese, che fu fondata il 20 novembre 1796[24]. La coccarda tricolore, a partire dal 1796, si diffuse poi anche altrove, soprattutto legata al movimento giacobino[24].

Proprio in occasione della già citata prima adozione della bandiera verde, bianca e rossa da parte di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana, che è datata 7 gennaio 1797 e che è stata decretata da un'assemblea svoltasi in un salone del municipio di Reggio nell'Emilia, in seguito ribattezzato Sala del Tricolore, venne deciso che la coccarda tricolore, considerata anch'essa uno dei simboli ufficiali del neonato Stato napoleonico[54][55], avrebbe dovuto essere indossata da tutti i cittadini[56].

A proporre il 7 gennaio 1797 l'adozione di una bandiera, e di una coccarda, verde, bianca e rossa fu Giuseppe Compagnoni, che per questo è celebrato come il "padre del tricolore"[57][58][59].

La settecentesca Sala del Tricolore, poi diventata sala consiliare del comune di Reggio nell'Emilia

«[...] Dal verbale della Sessione XIV del Congresso Cispadano: Reggio Emilia, 7 gennaio 1797, ore 11. Sala Patriottica. Gli intervenuti sono 100, deputati delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Giuseppe Compagnoni di Lugo fa mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Vien decretato. [...]»

(Verbale della riunione del 7 gennaio 1797 del congresso della Repubblica Cispadana)

In questo contesto, a Bergamo, fu stabilito l'obbligo, da parte dei civili, di indossare una coccarda tricolore appuntata sui vestiti, obbligo sancito, il 13 maggio 1797, anche a Modena e Reggio nell'Emilia[60][61]. Anche senza bisogno di imposizioni da parte delle autorità statali, l'uso della coccarda si estese sempre di più tra la popolazione, che la portava con orgoglio, gettando le basi, insieme ad altri fattori, al movimento popolare risorgimentale[62].

Il 29 giugno 1797 grazie alla fusione tra le repubbliche Cispadana e Transpadana si nacque la Repubblica Cisalpina, un organismo statale filo francese particolarmente esteso avente come capitale Milano[63][64]. Alla cerimonia ufficiale che sanciva la nascita nella neonata repubblica e che ebbe luogo al Lazzaretto di Milano, comparvero una moltitudine di bandiere e coccarde tricolori[65].

L'uso nel Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

I primi moti risorgimentali[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Alberto di Savoia. Fu per breve tempo la speranza dei moti di insurrezione piemontesi del 1820-1821. In seguito, nel 1848, fece diventare il tricolore uno dei simboli ufficiali del Regno di Sardegna

Con la definitiva sconfitta di Napoleone e con la Restaurazione dei regimi assolutistici, i colori nazionali italiani entrarono in clandestinità, trasformandosi in simbolo dei movimenti patriottici che iniziarono a costituirsi in Italia, la cui stagione storica è conosciuta come Risorgimento[52][66][67]. I fermenti sociali che portarono alla nascita del patriottismo italiano ebbero origine, come già accennato, in epoca napoleonica, durante la quale si diffusero gli ideali della Rivoluzione francese, tra cui il concetto di autodeterminazione dei popoli[68].

Infatti, sebbene fossero stati restaurati i regimi pre napoleonici, le idee liberali, che spesso sfociarono nella volontà dei popoli di affrancarsi dalla dominazione straniera costituendo un organismo statale unitario e indipendente, come nel caso italiano, nonché la richiesta, da parte della popolazione, di avere maggiori diritti civili e politici, concetti, non sopirono con la ricostituzione degli Stati assolutistici, ma continuarono a circolare riaffiorando in modo palese nei moti che avrebbero caratterizzato il XIX secolo[69].

La coccarda tricolore, che venne vietata nel Regno Lombardo Veneto pena la condanna a morte[70] dagli austriaci insieme alla bandiera verde, bianca e rossa con l'obiettivo, citando le testuali parole dell'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria, di "fare dimenticare di essere italiani"[71], apparve, per la prima volta durante l'epoca risorgimentale, ancora sporadicamente e non ovunque, visto che apparì principalmente nel Regno delle Due Sicilie, durante i moti del 1820-1821[72], per poi ricomparire durante le rivolte del 1830-1831, che avvennero principalmente nello Stato Pontificio, nel ducato di Modena e Reggio e nel Ducato di Parma e Piacenza, nei quali ci una profusione di fazzoletti e coccarde tricolori[73].

In questo contesto, nel 1820, in occasione dei solenni festeggiamenti legati alla concessione della costituzione da parte di Ferdinando I delle Due Sicilie, i membri della famiglia reale indossarono una coccarda tricolore[74]. I moti del 1820-1821 ebbero infatti le conseguenze maggiori, oltre che nel Regno di Sardegna, dove furono guidate per un breve periodo da Carlo Alberto di Savoia[75], non ancora diventato re, nel Regno delle Due Sicilie, nel quale fu riaperto il Parlamento siciliano e dove venne convocato per la prima volta il Parlamento napoletano[76].

Se le sommosse del XIV e del XV secolo vennero guidate dall'umanesimo, con tutti gli effetti del caso, tra cui il legame con il classicismo, le rivolte patriottiche del XIX secolo, con la loro idea di indipendenza e libertà, e con i loro simboli iconici, tra i quali ci furono le coccarde, erano ispirate dal romanticismo[77].

I moti del 1848 e la sostituzione della coccarda azzurra[modifica | modifica wikitesto]

Reggimento di cavalleria "Lancieri di Montebello" alla Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno 2006. Si può notare la presenza, sul cappello, sotto lo stemma, della coccarda italiana tricolore

Coccarde tricolori continuarono a essere protagoniste, appuntate sul petto o sui cappelli dei patrioti, nelle sollevazioni popolari che seguirono, come durante le cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848), nel corso delle quali ebbero un'ampia diffusione tra gli insorti, tra cui ci furono molti religiosi[78][79]: il clero milanese appoggiò infatti le istanze patriottiche dei propri fedeli[80]. Durante i moti del 1848 le coccarde tricolori comparirono in tutti gli Stati preunitari italiani, dal Regno di Sardegna[81], al Regno Lombardo Veneto[82], dal Regno delle Due Sicilie[83], allo Stato Pontificio[84], dal Granducato di Toscana[85] ai ducati emiliani, sia nel Ducato di Parma e Piacenza che nel Ducato di Modena e Reggio[78]. La coccarda tricolore era tra i simboli più la malvisti dalle autorità: ad esempio, Carlo II di Parma, sebbene non fosse tra i sovrani più reazionari, tant'è che concesse una relativa libertà di stampa, vietò, nel suo ducato, l'uso della coccarda tricolore[86].

In ambito ufficiale la coccarda diventò uno dei simboli ufficiali del Regno di Sicilia, Stato resosi indipendente dal regno borbonico durante la rivoluzione siciliana del 1848[83]. In questo contesto, il 23 marzo 1848, il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia emise un proclama avente decisi connotati politici, con il quale il sovrano sabaudo assicurava al Governo provvisorio di Milano formatosi in seguito alle cinque giornate che le sue truppe, pronte a venirgli in aiuto, avrebbero utilizzato, come bandiera militare, il tricolore italiano[87]:

«[...] e per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le nostre truppe, entrando nel territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana [...]»

(Proclama di Carlo Alberto di Savoia del 23 marzo 1848)
Il fregio da parata dei bersaglieri, che è basato su una coccarda tricolore

I milanesi accolsero poi Carlo Alberto e le sue truppe con una profusione di bandiere e coccarde tricolori[88]. Questo non fu l'unico atto formale di Carlo Alberto di Savoia nei confronti del tricolore: il 14 giugno 1848, una circolare del Ministero della guerra del Regno di Sardegna decretò la sostituzione della coccarda azzurra sabauda, in tutti gli ambiti militari in cui era utilizzata, con la coccarda tricolore[89]:

«[...] Con Circolare ministeriale del 14 giugno 1848 si faceva noto ai Governatori ed al Viceré di Sardegna avere S.M. ordinato, che la Bandiera Tricolore Nazionale Italiana con sopra la Croce di Savoia fosse sostituita a quella esistente nei Forti ed altri luoghi ove si suole inalberare; che tale Bandiera fosse distribuita pure a tutti i Corpi del R. Esercito, e limitata in avvenire ad una sola per ogni Reggimento; e che tanto gli Uffiziali, come le truppe tutte, avessero parimenti a sostituire all'azzurra la Coccarda ai tre colori nazionali italiani; l'uso della quale, secondo le dichiarazioni del Dispaccio ministeriale 13 luglio successivo, dovesse senza dubbio estendersi a tutti i R. Impiegati che vestissero una divisa. [...]»

(Circolare ministeriale del 14 giugno 1848 del Regno di Sardegna)
Carabinieri in alta uniforme alla Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno 2006. Si può notare la presenza, sul cappello, sotto lo stemma, della coccarda italiana tricolore

La coccarda azzurra era fino a quel momento collocata sul cappello della divisa dell'Arma dei Carabinieri, sul fregio dei berretti dei bersaglieri e sui copricapi dei reggimenti di cavalleria[90][91][92]. Sul cappello dei Carabinieri la coccarda azzurra era presente fin dalla fondazione dell'Arma, che è datata 1814[93], per l'Arma di cavalleria la sua introduzione è ascrivibile al 1843[89] mentre per i bersaglieri al 1836[91].

Nello specifico, lo stralcio della circolare del 14 giugno 1848 che decretava la sostituzione sul copricapo dei Carabinieri recitava che la coccarda azzurra sarebbe stata sostituita[90]:

«[...] [con] la coccarda ai tre colori nazionali italiani conforme ai modelli stabiliti. [...]»

(Circolare ministeriale del 14 giugno 1848 del Regno di Sardegna)

In ambito istituzionale la coccarda azzurra ebbe sorte diversa, visto che è rimasta in uso fino al 1° gennaio 1948, quando è entrata in vigore la costituzione della Repubblica Italiana, dopo di cui è stata sostituita, in tutte le sedi ufficiali, dalla coccarda tricolore[94]. Lo Statuto Albertino del Regno di Sardegna, che fu promulgato il 4 marzo 1848 da Carlo Alberto di Savoia, da cui il nome, e che diventò poi la legge fondamentale del Regno d'Italia, prevedeva infatti all'articolo 77 la seguente disposizione[95][96]:

Laura Solera Mantegazza

«[...] La coccarda azzurra è la sola nazionale. [...]»

(Articolo 77 dello Statuto Albertino)

Questo articolo, come l'intero Statuto Alberto, rimase valido fino all'entrata in vigore della costituzione repubblicana che è avvenuta, come già accennato, il 1° gennaio 1948[94].

Gli ultimi eventi risorgimentali[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra d'indipendenza i territori che venivano gradualmente conquistati dal "re eletto"[N 1] Vittorio Emanuele II di Savoia e da Napoleone III di Francia acclamavano i due sovrani come liberatori sventolando bandiere verdi, bianche e rosse e indossando coccarde tricolori; anche le regioni pronte a chiedere l'annessione al Regno di Sardegna attraverso plebisciti esprimevano la loro volontà di far parte di un'Italia unita con lo sventolio di bandiere e l'uso di coccarde sui vestiti[97].

Coccarda tricolore proiettata sulla Rocca estense di San Felice sul Panaro nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia (2011)

Le coccarde tricolori erano presenti anche durante la spedizione dei Mille (1860), iniziando a comparire sulle giacche dei siciliani che mano a mano ingrossavano le fila dei garibaldini[98]. In particolare, fecero il loro debutto poco prima della conquista, da parte di Giuseppe Garibaldi, di Palermo, per poi seguire l'eroe dei due mondi nella sua vittoriosa campagna nel Regno delle Due Sicilie[98].

Le coccarde tricolori erano consegnate agli abitanti del Regno delle Due Sicilie, poco prima di ogni moto di insurrezione, affinché avessero un segno distintivo dal significato inequivocabile[99]. Fecero anche parte della divisa ufficiale del corpo di ordine pubblico istituito da Giuseppe Garibaldi nelle terre che man mano venivano conquistate[100]. In particolare, queste coccarde erano appuntate sul loro berretto[100].

Coccarde tricolori furono realizzate dalle patriote milanesi, guidate da Laura Solera Mantegazza, per finanziare la spedizione dei Mille[101]. A ciascuna coccarda tricolore, che era in vendita a una lira, era associato un biglietto numerato riportante sul fronte l'effige di Giuseppe Garibaldi, il tricolore italiano e la scritta "Soccorso a Garibaldi", mentre sul retro la dicitura "Soccorso alla Sicilia"[101].

Di queste coccarde ne furono venduti 24.442 esemplari, un risultato al di sotto delle aspettative forse a causa di una voce infondata diffusasi tra la popolazione sostenente che parte del guadagno ottenuto dalla vendita delle coccarde sarebbe andato a Giuseppe Mazzini, patriota malvisto da una parte dei milanesi[101].

L'utilizzo delle coccarde tricolori continuò anche a conquiste risorgimentali terminate: nei territori poi soggetti ai plebisciti, anche dopo la consultazione popolare, fu molto comune l'uso di coccarde tricolori appuntate su abiti e berretti[102].

Gli utilizzi successivi[modifica | modifica wikitesto]

Ambito aeronautico e militare[modifica | modifica wikitesto]

Coccarde applicate sulla fusoliera di un caccia Eurofighter Typhoon in mostra alla manifestazione aerea di Dubai, nel 1998. Le coccarde rappresentano, da sinistra, l'Ejército del Aire (Spagna), l'Aeronautica Militare (Italia), Royal Air Force (Regno Unito) e Luftwaffe (Germania)

Terminata la stagione risorgimentale, e con essa i relativi moti insurrezionali, la coccarda tricolore, persa l'originaria funzione identificativa nelle rivolte, venne utilizzata in un altro importante ambito, quello aeronautico[14][103], continuando a essere adoperata in campo militare sui copricapi da parata di alcuni reparti delle forze armate italiane.

Tramontato l'uso di colorare l'intradosso dell'ala inferiore con sezioni verdi, bianche e rosse per il riconoscimento della nazionalità, la coccarda tricolore, nella versione schematica "a disco", comparve nel dicembre 1917 sugli aerei italiani impiegati durante la prima guerra mondiale[103].

Nel 1918 iniziarono a essere raffigurate sulle fusoliere e sulle ali delle coccarde tricolori che avevano, in alcuni casi, il perimetro verde ed il disco centrale rosso, quindi con una posizione dei colori che era l'inverso di quella convenzionalmente utilizzata, per evitare di fare confusione con gli aerei della Royal Air Force britannica e con i velivoli dell'Armée de l'air francese, che operavano nello stesso teatro di guerra e che avevano entrambe la coccarda simile a quella italiana, con il blu in luogo del verde[103]. La coccarda tricolore con il verde all'esterno fu usata fino al 1927, quando venne sostituita da una coccarda raffigurante il fascio littorio, uno dei simboli del fascismo[104].

Gianni Rivera, calciatore del Milan, con la coccarda italiana tricolore nella versione schematica "a disco" appuntata sulla maglia, in un'immagine dell'inizio degli anni settanta del XX secolo
La coccarda italiana tricolore, nella forma schematica "a circolo" e con i colori invertiti, simbolo della vittoria nella Coppa Italia Serie C di calcio

In ambito aeronautico la coccarda tricolore con il rosso verso l'esterno e il verde al centro è tornata in uso, senza più essere cambiata, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale[103], quando avvenne la caduta del fascismo, dopo la quale ci fu la scomparsa di tutti i simboli ad esso legati, fascio littorio compreso[104]. La coccarda tricolore, che è stata poi diffusamente utilizzata sui velivoli italiani, non solo militari[10], è ancora oggi uno dei simboli dell'Aeronautica Militare Italiana[105]. Nel 1991 è stata introdotta la coccarda tricolore a bassa visibilità, che è caratterizzata dalla banda bianca più stretta rispetto alle altre due[106].

Sempre in ambito militare, la coccarda tricolore è dal 14 giugno 1848 la base del fregio da parata dei bersaglieri, dei reggimenti di cavalleria, dei Carabinieri, quando ha sostituito in questo ruolo, come già accennato, la coccarda italiana azzurra[13], e della Guardia di Finanza (quest'ultima è stata fondata nel 1862, quindi successivamente al cambio di coccarda, che è datato 1848: pertanto la Guardia di Finanza ha sempre avuto, come base del proprio fregio, la coccarda tricolore)[11].

Ambito istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

È tradizione, per i membri del governo italiano e per i presidenti dei due rami del parlamento, avere appuntata sulla giacca, durante la sfilata militare della Festa della Repubblica Italiana, che è celebrata ogni 2 giugno, una coccarda tricolore[15].

Ambito sportivo[modifica | modifica wikitesto]

Nello sport italiano, seguendo una tradizione nata nel calcio sul finire degli anni cinquanta del XX secolo[14], e ricalcante la prassi dello scudetto, che debuttò sulle maglie del Genoa nella stagione 1924-1925 su idea di Gabriele D'Annunzio[107], la coccarda tricolore è divenuta il simbolo distintivo dei successi nelle coppe nazionali, cucita sulla maglia della squadra detentrice del trofeo: le formazioni vincitrici nelle varie Coppe Italia possono infatti sfoggiare la coccarda tricolore, nella forma schematica "a "disco"[36], sulle proprie divise per l'intera stagione successiva alla vittoria[108].

La coccarda tricolore ha debuttato nel calcio nella stagione 1958-1959 sulle maglie della Lazio[109][N 2]. A partire dalla stagione stagione 1985-1986, la coccarda tricolore utilizzata per le squadre detentrici della Coppa Italia subì una modifica: iniziò ad essere utilizzata la versione con i colori invertiti, ovvero con il verde esterno e il rosso al centro[110][111].

Dalla stagione 2006-2007 è stata ripristinata la tipologia convenzionale, quella con il rosso all'esterno e il verde al centro[112][113]. Nel calcio la coccarda tricolore è anche il simbolo, sempre nella forma "a disco"[36], delle vittorie nella Coppa Italia Serie D, nella Coppa Italia Dilettanti e – con sostanziali differenze stilistiche, visto che è rappresentata nella forma schematica "a circolo" e con il verde all'esterno[36] – nella Coppa Italia Serie C[114].

Le ipotesi rigettate dagli storici[modifica | modifica wikitesto]

Il presunto uso medievale e rinascimentale del tricolore[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di papa Clemente IV, che venne concesso ai guelfi dal pontefice. Si noti la presenza del verde, del bianco e del rosso tra i colori base dello stemma

Spesso nella ricerca storica finalizzata allo studio dell'origine del tricolore italiano si è considerata l'ipotesi che il bianco, il rosso e il verde siano stati utilizzati come colori nazionali fin dall'epoca medievale, volendo far così risalire la creazione della bandiera italiana ad epoche remote: in realtà queste congetture sull'origine del vessillo, che vorrebbero collegare il presunto tricolore medievale a quello nato in età napoleonica sono da un punto di vista storico da rifiutare, vista la totale assenza di fonti che comprovino questo legame[8].

In epoca medievale i tre colori sono stati forzatamente riconosciuti in alcuni eventi della storia d'Italia, come sul pennone del Carroccio durante la battaglia di Legnano, sugli stendardi dei guelfi toscani, il cui stemma era formato da un'aquila rossa su campo bianco sopra un serpente verde, blasone che venne concesso da papa Clemente IV[N 3], sull'insegna della contrada senese dell'Oca, sulle divise tricolori dei servitori della duchessa di Milano Valentina Visconti, mentre in epoca rinascimentale i colori nazionali italiani sono stati immaginati sui tappeti che accolsero Renata di Francia, andata poi in sposa a Ercole I d'Este, al suo arrivo a Ferrara, sulle uniformi tricolori dell'esercito di Borso d'Este e sulla bandiera verde, bianca e rossa che iniziò a garrire dal Duomo di Milano in occasione dell'ingresso nella capitale meneghina di Francesco I di Francia dopo la sua vittoria nella battaglia di Marignano[8][9][115].

Altri studiosi hanno ipotizzato la prefigurazione del tricolore italiano in opere pittoriche; sono infatti rossi, bianchi e verdi gli abiti di alcuni personaggi affrescati sulle pareti di Palazzo Schifanoia di Ferrara, che risalgono al Medioevo[116]. Anche tali ipotesi, basate questa volta su raffigurazioni artistiche, sono da scartare perché non basate su riscontri storici[116].

I tre colori della bandiera italiana sono citati, nella letteratura, in alcuni versi della Divina Commedia, e ciò ha alimentato teorie che vorrebbero la nascita del tricolore collegata a Dante Alighieri: anch'esse sono ritenute infondate dagli studiosi[117], in quanto Dante in questi versi non pensava all'Italia politicamente unita, ma alle virtù teologali, ovvero alla carità, alla speranza e alla fede, con le ultime due che si vollero poi simboleggiate nella bandiera italiana[118]. I versi della Divina Commedia che hanno dato origine a questa ipotesi appartengono al canto XXIX del Purgatorio[119]:

Dante e Beatrice di Carl Oesterley (1845), rappresentati come descritti dal Sommo Poeta nel canto XXX del Purgatorio della Divina Commedia. Si può notare, sulla sinistra, il vestito tricolore di Beatrice

«[...] Tre donne in giro da la destra rota
venian danzando; l'una tanto rossa
ch'a pena fora dentro al foco nota;

l'altr'era come se le carni e l'ossa
fossero state di smeraldo fatte;
la terza parea neve testé mossa. [...]»

(Divina Commedia, Purgatorio, versi 121/126)

In questi versi le virtù teologali sono allegoricamente rappresentate da tre donne che indossano, rispettivamente, un vestito verde (che simboleggia la speranza), un abito bianco (la fede) e un indumento rosso (la carità)[55]. Altri passi della Divina Commedia dove sono citati due dei tre colori della bandiera italiana sono i versi del canto XXX del Purgatorio, in cui Dante descrive Beatrice:

«[...] Sovra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva. [...]»

(Divina Commedia, Purgatorio, versi 28/33)

Anche in questo caso, i tre colori simboleggiano le virtù teologali cristiane: il verde la speranza, il bianco la fede e il rosso la carità[N 4].

L'improbabile origine massonica dei tre colori nazionali italiani[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Cagliostro

Nel 1865 il marchese Francesco Cusani, nella sua opera Storia di Milano dall'origine ai giorni nostri, propose la tesi per la quale la bandiera italiana avrebbe avuto origine massonica, precisamente dal Rito egiziano creato da Cagliostro[120]. Questa sua convinzione nacque da un libretto anonimo (Il Cagliostrismo svelato) pubblicato a Venezia nel 1791, che riportava il seguente stralcio[121]:

«[...] Il famoso impostore Cagliostro, qualche anno prima che scoppiasse la rivoluzione in Francia, introdusse tra i Franchi Muratori la riforma che intitolò degli Illuminati dell’Alta Osservanza o Rito egiziano e la diffuse anche in Italia. Fra le bizzarre cerimonie prescritte per l'accettazione di un aspirante all'iniziazione trovasi la seguente: La benda [posta sugli occhi] deve essere di seta nera larga quattro dita terminata in tre ale, ed avere qualche figura emblematica ricamata sulle tre estremità. Una di queste ale deve essere bianca, una rossa, una verde [...]»

(Il Cagliostrismo svelato, autore anonimo)

Dalla presenza delle tre "ale" sulla benda, paragonabili metaforicamente ai tre colori nazionali italiani, e dal fatto che il nuovo tricolore verde, bianco e rosso fosse stato stranamente accolto senza commenti od opposizioni trasformandosi in breve tempo da coccarda a vessillo militare, venendo poi adottato come bandiera nazionale da vari Stati italiani senza tentennamenti, come se la sua nascita fosse stata guidata su binari precisi, Francesco Cusani ipotizzò l'origine massonica del tricolore italiano[121]. Bisogna anche considerare che Cagliostro, durante in suo tentativo di introdurre il Rito egiziano, soggiornò poco in Italia e riuscì a fondare una sola loggia, precisamente a Rovereto: questo rito ebbe quindi pochissima influenza sullo sviluppo della massoneria italiana e quindi, di riflesso, sugli eventi accaduti all'epoca in Italia[122].

Squadra e compasso, uno dei simboli massonici più celebri[123]

Inoltre Francesco Cusani non è molto accurato nelle sue descrizioni, dato che confonde le cerimonie comuni a tutti i tipi di massoneria, tra cui quella della benda, che sono contenute nella prima parte del libretto, con il Cagliostrismo[124]. L'affermazione di Francesco Cusani sul fatto che l'unico collegamento tra le repubbliche napoleoniche italiane da poco costituite fosse la massoneria, è difficilmente condivisibile, dato che in questo modo si attribuisce a quest'ultima, esagerandone l'importanza e l'influenza, la responsabilità degli effetti della Rivoluzione francese[122]. Questa tesi, rilevatasi poi infondata, era all'epoca molto diffusa, specie negli anni seguenti alla caduta del Primo Impero francese[122]. Altro punto a sfavore di questa ipotesi è il fatto che il verde, il bianco e il rosso non rivestano particolare importanza nelle cerimonie massoniche (compaiono infatti solo in quella sopracitata), con il colore principale della benda, il nero, che è completamente ignorato nell'iconografia patriottica italiana[125].

Infine, una spiegazione ermeneutica dei colori, che si presta cioè a interpretazioni, difficilmente avrebbe fatto presa sul popolo, principale "destinatario" della nuova bandiera[9]. Questo ultimo aspetto a sfavore dell'ipotesi che vorrebbe l'origine massonica dei tre colori nazionali è legato alle caratteristiche del tricolore e a quelle dei simboli massonici, la cui forma è antitetica per definizione: se il tricolore identificava in modo palese e immediato l'appartenenza politica del persona che lo indossava come coccarda o che lo sventolava come bandiera, i simboli massonici sono l'esatto opposto, visto che sono notoriamente contraddistinti da un significato criptico e difficile da decifrare[126].

Evoluzione storica[modifica | modifica wikitesto]

In ambito istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

In ambito militare[modifica | modifica wikitesto]

In ambito aeronautico[modifica | modifica wikitesto]

In ambito sportivo[modifica | modifica wikitesto]

Significato dei colori[modifica | modifica wikitesto]

Il significato del tricolore[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera storica, attualmente desuetaLo stendardo dei cacciatori a cavallo della Legione Lombarda, il cui originale è conservato al museo del Risorgimento di Milano

Ci sono varie ipotesi che tentano di spiegare i significati legati al verde, al bianco e al rosso nel tricolore italiano che mutarono rispetto al significato originario nel tricolore francese, che è invece formato dal blu, dal bianco e dal rosso: in quest'ultimo caso il bianco era il colore della monarchia francese, mentre il rosso e il blu sono i colori di Parigi[127]).

Il futuro tricolore italiano era caratteristico, fin dal 1782, delle uniformi della Milizia cittadina milanese, che erano costituite da un abito verde con mostrine rosse e bianche; per tale motivo, in dialetto milanese, i membri di questa guardia comunale erano popolarmente chiamati remolazzit, ovvero "piccoli rapanelli", richiamando le rigogliose foglie verdi di questo ortaggio[128]. Similmente, anche il bianco e il rosso erano comuni sulle divise militari lombarde dell'epoca[6][128][56]. Questi ultimi, in particolare, sono anche i colori dello stemma di Milano[129]. Non fu quindi un caso che il primo stendardo militare verde, bianco e rosso abbia debuttato, l'11 ottobre 1796 sul vessillo da guerra della Legione Lombarda; dopo vari avvenimenti si giunse poi al 7 gennaio 1797, data dell'adozione del tricolore come bandiera nazionale da parte di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana[6].

Durante il periodo napoleonico, che durò dal 1796 al 1815, i tre colori hanno acquisito un significato più idealistico, che con il tempo si è diffuso tra la popolazione: il verde la speranza, il bianco la fede e il rosso l'amore[128][130]. Il verde del tricolore italiano, come già accennato, nelle prime coccarde tricolori, simboleggiava anche i diritti naturali, ovvero l'uguaglianza e la libertà[24].

Ipotesi considerate poco attendibili dagli storici i presunti richiami al tricolore contenuti nella Divina Commedia di Dante Alighieri, nella quale ci sarebbero metaforicamente rappresentate, come già accennato, le virtù teologali, ovvero alla carità, alla speranza e alla fede, con le ultime due che si vollero poi simboleggiate, senza basi storiche, nella bandiera italiana[131]. Tale ipotesi vorrebbe quindi l'interpretazione dei colori nazionali italiani legata a significati religiosi[132], in particolar modo nei confronti del cattolicesimo, religione maggioritaria in Italia[133].

Altra ipotesi che tenta di spiegare il significato dei tre colori nazionali italiani vorrebbe, anch'essa senza basi storiche, che il verde sia legato al colore dei prati e della macchia mediterranea, il bianco a quello delle nevi delle montagne italiane e il rosso al sangue versato dai soldati italiani nelle molte guerre a cui hanno preso parte[134][132].

I colori nazionali italiani, nella forma di una bandiera d'Italia e dello stendardo presidenziale, sulla Lancia Flaminia presidenziale

Per l'adozione del verde esiste anche la cosiddetta "ipotesi massonica": anche per la massoneria il verde era il colore della natura, emblema quindi tanto dei diritti dell'uomo, che sono infatti naturalmente insiti nell'essere umano[56], quanto del florido paesaggio italiano; tale interpretazione, tuttavia, è osteggiata da chi sostiene che la massoneria, in quanto società segreta, non avesse all'epoca un'influenza tale da ispirare i colori nazionali italiani[135].

Altra congettura poco plausibile che spiega l'adozione del verde ipotizza un tributo che Napoleone avrebbe voluto dare alla Corsica, dove nacque[128]. Altra ipotesi, in questo caso totalmente infondata, vorrebbe che il tricolore derivi dalla pizza Margherita, chiamata così in onore della regina Margherita di Savoia, i cui ingredienti principali dovrebbero richiamare i tre colori nazionali italiani, ovvero il verde per il basilico, il bianco per la mozzarella e il rosso per la salsa di pomodoro[136]: ciò sarebbe impossibile, visto che l'invenzione della pizza Margherita risale al 1889[N 5], mentre i colori nazionali italiani comparirono per la prima volta cent'anni prima, nel 1789 a Genova[4].

Il significato dell'azzurro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Blu Savoia.

Con l'Unità d'Italia, con la conseguente estensione dello Statuto Albertino a tutta la penisola italiana, ai tre colori si aggiunse il blu Savoia, colore distintivo della famiglia regnante italiana, che venne inserito nella bandiera del Regno d'Italia sul contorno dello stemma reale per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso del vessillo[137].

La coccarda italiana azzurra

L'origine del colore è datata 20 giugno 1366, quando Amedeo VI di Savoia, in procinto di partire per una crociata indetta da papa Urbano V e finalizzata a prestare aiuto all'imperatore bizantino Giovanni V Paleologo, cugino di parte materna del conte sabaudo, decise di collocare sulla nave ammiraglia della flotta, una galea veneziana, una bandiera azzurra che sventolasse accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia[138]:

«[...] di devozione di Zendado Azzurro con l'immagine di Nostra Signora in campo seminato di stelle (oro). E quel colore di cielo consacrato a Maria è, per quanto a me pare, l’origine del nostro color nazionale. [...]»

(Luigi Cibrario cit. in Carlo Alberto Gerbaix De Sonnaz "Bandiere stendardi e vessilli di Casa Savoia, dai Conti di Moriana ai Re d'Italia (1200-1861)" (Torino, 1911))

Il colore ha quindi un'implicazione mariana, fermo restando che forse l'uso di vessilli azzurri sia iniziato prima del citato evento che ha coinvolto Amedeo VI di Savoia[139]. La tonalità azzurra del colore blu Savoia, già in uso sulle coccarde militari, sulle cravatte delle bandiere e sulle fasce degli ufficiali sabaudi, continuava ad apparire come uno dei colori di riferimento e di riconoscimento dell'Italia, tant'è che è poi diventato la tonalità usata sulle maglie sportive nazionali italiane, sulla sciarpa azzurra usata dagli ufficiali delle forze armate italiane, sulla fascia distintiva dei presidenti delle province d'Italia[140] e sulla coccarda italiana azzurra.

Il blu Savoia è stato poi conservato anche in ambito istituzionale repubblicano: di questa tonalità è infatti il bordo dello stendardo presidenziale italiano; il blu Savoia è anche il colore dominante delle bandiere istituzionali di alcune alte cariche pubbliche (presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, Ministro e sottosegretari della difesa, alti gradi della Marina e dell'Aeronautica Militare).

I colori nazionali italiani nelle arti[modifica | modifica wikitesto]

Nella musica[modifica | modifica wikitesto]

Le cinque giornate di Milano. Uno dei suoi simboli fu il tricolore, sia sotto forma di bandiera, che di coccarda

Alla coccarda tricolore è stata dedicata una celebre canzone scritta da Francesco Dall'Ongaro e musicata da Luigi Gordigiani[141]:

«E lo mio amore se n'è ito a Siena,
portommi la coccarda di tre colori:
il candido è la fé che c'incatena,
il rosso è l'allegria de' nostri cuori.
Ci metterò una foglia di verbena
ch'io stessa alimentai di freschi umori.
E gli dirò che il verde, il rosso e il bianco
gli stanno ben con una spada al fianco,
e gli dirò che il bianco, il rosso e il verde
gli è un terno che si gioca e non si perde
e gli dirò che il verde, il bianco e il rosso
vuoi dir che Italia il giogo suo l'ha scosso,
Infine gli dirò che il tricolore
emblema è di fè, di pace e amore.»

(La coccarda tricolore, di Francesco Dall'Ongaro e Luigi Gordigiani)

Mentre ai tre colori nazionali italiani, e al loro significato idealistico, è celebre una delle strofe della canzone militare Passa la ronda di Teobaldo Ciconi, che fu composta nel 1848 avendo poi avuto numerose varianti[142]:

«[...] Siamo le guardie dai tre colori,
Verde, la speme dei nostri cori,
Bianco, la fede stretta fra noi,
Rosso, le piaghe dei nostri eroi. [...]»

(Passa la ronda, di Teobaldo Ciconi)

Nelle arti visive[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio di Il bacio di Francesco Hayez (1859): il colore verde traspare dalla manica dell'uomo e sotto la mano della donna, il cui abito azzurro ha guarnizioni bianche. Il tricolore è completato dai pantaloni rossi dell'uomo

Il noto dipinto Il bacio (1859) del pittore Francesco Hayez nasconde un riferimento al tricolore italiano: al di là del soggetto romantico, l'opera ha un significato storico e politico: Hayez, attraverso i colori utilizzati (il bianco della veste, il rosso della calzamaglia, il verde del risvolto del mantello e l'azzurro dell'abito della donna), vuole rappresentare l'alleanza avvenuta tra l'Italia e la Francia attraverso gli accordi di Plombières (21 luglio 1858), di natura segreta, che furono la premessa della seconda guerra d'indipendenza[143].

L'opera di Hayez venne ripresa tre anni dopo da Giuseppe Reina nel suo dipinto Una triste novella, in cui il pittore compone ben in evidenza un tricolore, accostando una scatola verde, uno scialle rosso e la gonna bianca della figura femminile rappresentata[144]. In precedenza Hayez aveva già artatamente inserito il tricolore in altri due suoi dipinti, I due apostoli Giacomo e Filippo (1825-1827) e Ciociara (1842): in entrambe le opere sono ancora i colori degli indumenti dei soggetti ritratti a richiamare i colori nazionali italiani[143].

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Episodio delle Cinque Giornate in Piazza Sant'Alessandro (fine XIX secolo) di Carlo Stragliati
Foglie, fiori e bacche del corbezzolo, i cui colori richiamano i colori nazionali italiani: per tale motivo questo cespuglio è considerato uno dei simboli patri italiani

Molti poeti del romanticismo dedicarono alcune delle loro opere letterarie, traendone accostamenti e simbolismi, ai tre colori nazionali italiani[145]:

«Se una rosa vermiglio o un gelsomino
a una foglia d'allor metti vicino
i tre colori avrai più cari e belli
a noi che in quei ci conosciam fratelli
i tre colori avrai che fremer fanno
chi ancor s'ostina ad essere tiranno.»

(Domenico Carbone, Sono Italiano, 1848)

«Il bianco mostra ch'ella è santa e pura
il rosso che col sangue è a pugnar presta
e quell'altro color che vi si innesta
che mai mancò la speme alla sventura.»

(Giovanni Battista Niccolini)

«O puro bianco di cime nevose,
soave olezzo di vividi fior,
rosseggianti su coste selvose,
dolce festa di vaghi color.»

(Ernesta Bittanti Battisti, ripresa dell'Inno al Trentino, dove i 'vaghi colori' (i colori cioè grati alla vista del patriota) sono quelli nazionali italiani: Trento, 1911[146])

«Con un'ostia tricolore
ognun s'è comunicato.
Come piaga incrudelita
coce il rosso nel costato,
ed il verde disperato
rinforzisce il fiele amaro.»

(Gabriele D'Annunzio, La canzone del Quarnaro)

Giovanni Pascoli, nell'ode Al corbezzolo, vide in Pallante il primo martire della causa nazionale e la metafora del tricolore nel corbezzolo, sui cui rami fu adagiato il suo corpo esanime[147]. Il corbezzolo, infatti, viene considerato un simbolo patrio italiano per via delle foglie verdi, dei fiori bianchi e delle bacche rosse, che richiamano i colori nazionali italiani[148].

«Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome»

(Giovanni Pascoli, Al corbezzolo)

Nelle prosa è celebre la definizione data da Grazia Deledda ai tre colori nazionali italiani[149]:

«[...] Appena aperti gli occhi alla luce del giorno, il cinghialetto vide i tre più bei colori del mondo: il verde, il bianco, il rosso. - sullo sfondo azzurro del cielo, del mare e dei monti lontani. [...] Una nube violenta lo avvolse: stramazzò, chiuse gli occhi; ma dopo un momento sollevò le corte palpebre rossicce e per l'ultima volta vide i più bei colori del mondo - il verde della quercia, il bianco della casina, il rosso del suo sangue. [...]»

(Grazia Deledda nella novella Il cinghialetto, tratta da La volpe e altre novelle)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Re eletto", ovvero in procinto di diventare re d'Italia. Il termine "eletto" ha infatti, tra suoi i sinonimi, "designato", "investito", "prescelto" e "acclamato".
  2. ^ Nell'annata 1958-1959 furono disputate due diverse edizioni della Coppa Italia, che venne reintrodotta dalla FIGC dopo 15 anni. La Coppa Italia 1958 ebbe inizio prima che cominciasse la Serie A 1958-1959, mentre la Coppa Italia 1958-1959 venne organizzata durante il campionato. Questo fu dovuto alla volontà dell'UEFA di introdurre una nuova competizione europea a cui avrebbero dovuto partecipare le vincitrici delle coppe nazionali: la Coppa delle Coppe. Le prime partite della Coppa Italia 1958 fanno quindi parte della stagione sportiva 1957-1958.
  3. ^ L'aquila rossa su campo bianco sopra un serpente verde era infatti anche lo stemma di papa Clemente IV.
  4. ^ Questo non esclude tuttavia che, successivamente, la tradizione letteraria non abbia operato un collegamento tra i colori della bandiera nazionale e la nota allegoria dantesca, come dimostra il discorso del Carducci proferito in occasione del centenario della bandiera, un cui stralcio è riportato nel paragrafo "Dalla presa di Roma alla prima guerra mondiale". La figura di Dante, infatti, assurse a simbolo risorgimentale per eccellenza proprio con Mazzini e, sulla sua falsariga, con altri patrioti e letterati, tra i quali Carducci: cfr. Eugenia Querci (a cura di), Dante vittorioso, Allemandi, Torino-Londra-Venezia-New York 2011 ISBN 978-88-422-2040-4. Questo accadde in particolare con la celebrazione a Firenze, ma anche in altre città italiane come Verona o Trento, del "Centenario dantesco", vale a dire la commemorazione del sesto centenario di nascita del Sommo Poeta (1865), definito da Carducci «poetico centenario».
  5. ^ Quella che oggi è chiamata pizza Margherita era tuttavia già stata preparata nel 1866, prima della dedica alla regina d'Italia, come attesta Francesco De Bourcard in: Usi e costumi di Napoli, riedizione in copia anastatica, tiratura limitata a 999 copie, Napoli, Alberto Marotta, 1965 [1866] p.124.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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