Traiano Boccalini

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Segunda parte de los Avissos del Parnaso de Trajano Bocalini caballero romano. Traduxolos del idioma toscano al español Fernando Pérez de Sousa

Traiano Boccalini (Loreto, 1556Venezia, 29 dicembre 1613) è stato uno scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Traiano Boccalini nacque nel 1556 a Loreto da Giovanni da Carpi, architetto della Santa Casa. Fu allo studio di Perugia e fors'anche a quello di Padova; ebbe la ventura di stabilirsi presto in Roma, ottima palestra a penetrare ed esporre in forma vivacemente arguta abditos principum sensus et si quid occultius parant: vi esercitò l'ufficio di giudice in Campidoglio, e il cardinale Guido Bentivoglio narra nelle sue Memorie che ve lo ebbe maestro di geografia. Protetto dai cardinali Scipione Borghese e Bonifazio Caetani, resse poi il governo di varie terre dello Stato della Chiesa, sinché verso il 1611, insofferente di quella vita meschina, tentò la sua fortuna dando alle stampe i Ragguagli di Parnaso, che da anni andava componendo; si trasferì perciò a Venezia, dove poté pubblicarne due centurie (1612-1613). Vi morì poco dopo nel dicembre 1613, e si sospettò, sembra a torto (ma il sospetto fu raccolto anche dal Bentivoglio), che morisse di morte non naturale, ma procuratagli dagli Spagnoli che ne temevano i liberi sensi italiani e la penna mordace.

Quattro opere vanno sotto il nome di questo bizzarro scrittore: le Lettere, i Commentari di Tacito, i Ragguagli di Parnaso e la Pietra del paragone politico.

Le Lettere, apparse nella famigerata Bilancia politica di tutte le opere di Boccalini, Castellana 1678, risultano nel maggior numero messe insieme dopo la morte del Boccalini; anche i Commentari, pubblicati per la prima volta in questa stampa, furono sfacciatamente manomessi; mentre i Ragguagli e la Pietra conservarono indubbiamente nelle stampe la loro forma originale.

Con invenzione non nuova il Boccalini nei Ragguagli sale sul monte Parnaso, dove Apollo siede al governo di una società di uomini eccellenti, di virtuosi, d'ogni tempo e d'ogni nazione, e li convoca a parlamento per discutere di questioni di natura diversa (politica, economia, religione, morale, letteratura, arte); uditi i pareri, Apollo pronuncia la sua decisione. Gazzettiere ufficiale di questo parlamento è il Boccalini stesso, che si qualifica col titolo di Menante. Ciò vuol dire che il Boccalini trasporta in Parnaso la società e la vita sua contemporanea e se ne fa "scherzando sopra le passioni e i costumi degli uomini privati" e "sopra gli interessi e le azioni de' principi grandi", libero e acuto giudice e critico. Per dare un'idea concreta della forma del Ragguaglio boccalinesco, basti dire che nel I, 76 sono chiamati a congresso quanti in Europa nel sec. XVI intesero per forza di pensiero, a migliorare il mondo con sagge riforme. E i nazionalisti propongono che s'innalzino vieppiù le barriere fra nazione e nazione, gli universali che sia libero scambio fra i popoli, i nemici della proprietà che sia tolto dal mondo lo scandalo del mio e del tuo, e così via via di dottrina in dottrina, piacevolmente, sinché il Ragguaglio si conclude col constatare e proclamare che "in questo mondo si vive col manco male più che col bene e che la somma prudenza umana tutta sta posta nell'aver ingegno da saper fare la difficile risoluzione di lasciar questo mondo come altri l'ha trovato". Facile filosofia che ha per base il buon senso e castiga con lo scherzo più o meno pungente e con arguzie e frizzi spesso di buon gusto. Tre avversioni nutrì seriamente il Boccalini: contro gl'ipocriti, contro i principi avidi di dominio e d'impero, contro i riformatori religiosi; e le espresse come poté, spesso circondando cose e persone col velo dell'allegoria.

La Pietra del paragone politico è, per così dire, una sezione riservata di Ragguagli, nella quale il Boccalini denunzia, particolarmente ai principi italiani, l'insaziata cupidigia e le mene subdole degli Spagnoli, ammantate di zelo cattolico. Se ne conserva una copia, manoscritta con dedica al re di Francia, datata del 1607, ma la Pietra uscì in luce solo nel 1614, quando si aprirono le ostilità fra Spagna e Savoia e si presentiva che Venezia si sarebbe schierata accanto al duca Carlo Emanuele I. L'acume politico, l'amor patrio, la satira bene aggiustata, l'opportunità dei tempi diedero subito fama e fortuna all'interessante operetta. In alcune edizioni antiche alla Pietra fu aggiunto un eloquente Discorso... scritto da un gentiluomo italiano e cattolico all'Italia, composto nel 1591; ma non è certo che sia del Boccalini.

Grande ammiratore, come molti altri allora, del massimo degli storici morali e politici, il Boccalini attese per tutta la vita a commentare gli Annali e le Istorie di Cornelio Tacito, e prendendo occasione dalle sue sentenze più notabili, passò a rassegna e giudicò liberamente le azioni dei principi dei suoi tempi. Il Boccalini fu uno degli scrittori più celebrati del suo secolo e più diversamente giudicati; i Ragguagli del suo misterioso Parnaso e la Pietra ebbero in Italia e fuori molte ristampe, traduzioni e imitazioni. Non sono opera d'arte, ma di varia dottrina e d'ingegno vivace, e costituiscono un documento importante del pensiero italiano del sec. XVII.

I Ragguagli di Parnaso[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio del Lapis Lydius politicus, traduzione latina di Ernest-Joachim Creutz della Pietra del paragone politico di Traiano Boccalini, Amsterodami, apud Ludovicum Elzevirium, 1640.

L'opera, divisa in tre centurie (le prime due pubblicate in vita dall'autore a Venezia, l'ultima data alle stampe invece nel 1615 con il titolo di Pietra del paragone politico), è costituita da una serie di resoconti, i ragguagli appunto, che descrivono le discussioni e i processi che si svolgono sul monte Parnaso. Qui, secondo l'autore, oltre alle Muse e ad Apollo che vi regna, si trova anche un nutrito gruppo di letterati e politici noti al pubblico colto dell'epoca. Le dispute hanno per oggetto avvenimenti e personaggi del passato e del presente; in questo modo l'autore può satirizzare la vita politica italiana e in particolare quella romana. «La struttura deriva da un sincretismo che rimanda alla più antica satira menippea, a Luciano di Samosata, a Orazio e Giovenale, agli apologhi degli Adagia di Erasmo e al verseggiare bernesco-eroicomico di Caporali[1]

La situazione dell'Italia, così come descritta nell'opera, è molto negativa[2]; eppure, l'autore non pensa a nessun possibile rimedio e assume un atteggiamento di sostanziale rassegnazione: ritiene infatti che di volta in volta vada scelto quello che è il male minore. Boccalini dunque è molto lontano dalla saggistica utopica che, in quegli anni, annoverava tra i propri esponenti Tommaso Campanella e Francesco Bacone.

L'avviso 77 dei Ragguagli, tradotto in latino, fu incorporato come sezione nel manifesto originale dei rosacroce la Fama fraternitatis (edizione del 1614 a Kassel). La Pietra del paragone politico è stata tradotta in francese, tedesco, inglese e latino; la traduzione inglese, opera di Henry Carey, 2º Conte di Monmouth, era intitolata The Politicke Touchstone (Londra, 1674). Boccalini morì a Venezia il 16 novembre 1613. Furono pubblicati postumi i suoi Commentarii sopra Cornelio Tacito (Ginevra, 1669). Molti dei suoi manoscritti sono ancora inediti.[3]

Il pensiero politico[modifica | modifica wikitesto]

Esponente di punta del tacitismo, Boccalini, intellettuale spregiudicato e nemico di ogni dogmatismo, dà dell'autore latino un'interpretazione repubblicana. «Nella sua morfologia del fenomeno, Toffanin assegna a Boccalini un posto del tutto anomalo in quanto unico rappresentante di ciò che lo studioso definisce ‘tacitismo rosso’, e cioè quella zona ideologica che individua nello storiografo latino non un cronista ma un critico dell’impero romano e quindi un avversario del governo monarchico. Commentando Tacito, Boccalini avrebbe voluto esprimere, argomenta Toffanin, sia il suo consenso con questa opinione, sia la sua critica alla situazione contemporanea, dominata da una nascente monarchia assoluta.»[4] L’avversione di Boccalini all’assolutismo non si traduce però in un’ideologia politica alternativa, e il suo apporto alla storia del pensiero politico rimane per questo estremamente deludente. Toffanin ritiene il lauretano incapace di convertire il proprio dissenso in un sistema alternativo che non sia puramente negativo - la critica alla situazione presente - ma possa contribuire invece in modo positivo all’evolversi del pensiero politico secondo le linee suggerite da Machiavelli.[4]

Lo stile[modifica | modifica wikitesto]

La prosa di Boccalini può essere considerata come uno degli ultimi esempi della tradizione tardo-rinascimentale: è infatti molto sobria, in contrasto con le tendenze barocche presenti già all'epoca dei Ragguagli e, più in generale, con lo stile in voga nel Seicento.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diego Poli, La lingua in Traiano Boccalini (PDF), in Laura Melosi e Paolo Procaccioli (a cura di), Traiano Boccalini tra satira e politica Atti del Convegno di Studi (Macerata-Loreto, ottobre 2013), Leo S. Olschki, 2015, p. 366, DOI:10.1400/248775.
  2. ^ Ceccarelli, Alessia, Il Parnaso genovese : una guerra delle scritture nella guerra dei Trent'anni (1625-1634), Nuova rivista storica : XCIV, 3, 2010, Roma : Società editrice Dante Alighieri, 2010.
  3. ^ (EN) Hugh Chisholm (a cura di), Boccalini, Trajano, in Enciclopedia Britannica, XI, Cambridge University Press, 1911.
  4. ^ a b Harald Hendrix, Traiano Boccalini fra erudizione e polemica: ricerche sulla fortuna e bibliografia critica, Leo S. Olschki, 1995, p. 176, ISBN 9788822243676.

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